Sintesi
Dal 19 marzo il Governo ha applicato una riduzione temporanea delle accise, poi progressivamente ridimensionata fino alla scadenza del 3 luglio. Dal 14 luglio i prezzi alla pompa hanno ripreso a salire, con il gasolio aumentato quasi il doppio della benzina. Tra il 13 e il 19 luglio il prezzo medio dell’elettricità all’ingrosso è arrivato a 161,23 euro al MWh e la Sicilia ha raggiunto 166,05 euro. Il 22 luglio la media nazionale è salita a 1,949 euro al litro per la benzina e a 2,124 euro per il diesel, mentre nell’Isola sono stati registrati rispettivamente 1,969 e 2,181 euro. Nella medesima giornata il Brent ha superato 94 dollari al barile e la riduzione della capacità di raffinazione europea, insieme alle tensioni nello Stretto di Hormuz e nel Bab el-Mandeb, ha continuato a esercitare una forte pressione sugli approvvigionamenti energetici.

Articolo
La nuova accelerazione dei prezzi è partita dai mercati petroliferi internazionali. Il Brent, benchmark (parametro di riferimento) utilizzato per determinare il valore di gran parte del greggio scambiato nel mondo, prende il nome dall’omonimo giacimento del Mare del Nord (area marina compresa tra Regno Unito, Norvegia e altri Paesi dell’Europa settentrionale). Il relativo contratto future (contratto finanziario con consegna o regolazione futura) è stato introdotto nel 1988 e, con il progressivo esaurimento del campo originario, è stato esteso a un insieme più ampio di greggi marittimi della stessa area geografica. Oggi 22 luglio 2026 la quotazione ha superato gli 94 dollari al barile, dopo avere toccato anche gli 95, risentendo dell’inasprimento delle ostilità tra Stati Uniti e Iran e dei timori per la sicurezza delle principali vie commerciali mediorientali.

Le preoccupazioni hanno riguardato soprattutto lo Stretto di Hormuz (passaggio marittimo tra Iran e Oman che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman), attraversato da una quota rilevante delle esportazioni mondiali di petrolio e gas, e il Bab el-Mandeb (stretto tra Yemen e Corno d’Africa che unisce il Mar Rosso al Golfo di Aden). Il traffico non risulta necessariamente interrotto in maniera totale e continuativa, ma le riduzioni dei transiti, l’aumento dei rischi assicurativi, le deviazioni delle navi e la possibilità di nuovi attacchi hanno accresciuto i costi logistici e la volatilità delle quotazioni.

In Italia l’intervento pubblico è cominciato con il decreto-legge 18 marzo 2026, n. 33, entrato in vigore il giorno successivo e successivamente convertito, con modificazioni, dalla legge 13 maggio 2026, n. 79. La riduzione delle accise è stata concepita come una misura provvisoria e ha subito diversi ridimensionamenti. Nell’ultima fase lo sconto è stato pari a 5 centesimi al litro, corrispondenti a circa 6,1 centesimi comprendendo l’IVA (Imposta sul valore aggiunto), ed è terminato il 3 luglio. L’insieme degli interventi fiscali ha comportato un onere stimato intorno a €2 miliardi, inducendo l’Esecutivo a non procedere con una nuova proroga generalizzata.
Le misure di sostegno alle categorie maggiormente esposte sono state introdotte in momenti differenti. Per l’autotrasporto e la pesca è stato previsto un credito d’imposta straordinario collegato ai maggiori costi del carburante, mentre per l’agricoltura sono state rafforzate successivamente le agevolazioni sul gasolio, con risorse complessive indicate in €90 milioni. Non si è trattato, quindi, di un unico provvedimento adottato contemporaneamente per tutti e 3 i comparti, ma di una successione di interventi destinati a settori nei quali la domanda di diesel è meno comprimibile.
Dopo la fine dello sconto fiscale, i rincari si sono trasferiti rapidamente alla rete distributiva. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, MIMIT, ha rilevato il 14 luglio medie nazionali pari a 1,884 euro al litro per la benzina e a 1,996 euro per il gasolio. Il 21 luglio i valori sono arrivati rispettivamente a 1,942 e 2,107 euro, mentre il giorno seguente hanno raggiunto 1,949 e 2,124 euro. In 8 giorni la benzina è quindi aumentata di 6,5 centesimi al litro e il diesel di 12,8 centesimi, quasi il doppio. Le medie sono calcolate sui prezzi comunicati dagli impianti situati fuori dalle autostrade e, per i 2 carburanti principali, riguardano la modalità self service (fai da te).
La crescita più marcata del gasolio è coerente con una domanda meno elastica, poiché questo combustibile continua a essere largamente utilizzato nel trasporto delle merci, nelle lavorazioni agricole, nella pesca e in diverse attività industriali. Ciò non significa che ogni aumento possa essere attribuito esclusivamente ai consumi interni. La formazione del prezzo dipende anche dalle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati, dalla disponibilità degli impianti, dalle scorte, dai costi di trasporto, dalla fiscalità e dai tempi con cui le variazioni si trasferiscono lungo la filiera.
In Sicilia il 22 luglio il diesel ha raggiunto una media di 2,181 euro al litro e la benzina 1,969 euro. L’Isola si è collocata pertanto fra i territori più costosi, ma non al 1° posto. Nella Provincia autonoma di Bolzano (territorio del Trentino-Alto Adige, nell’Italia nord-orientale) sono stati rilevati 2,166 euro per il gasolio e 1,987 euro per la benzina. In Friuli Venezia Giulia (regione dell’Italia nord-orientale) i valori sono stati pari a 2,151 e 1,971 euro, con la verde leggermente più cara rispetto al dato siciliano.
Alla pressione sui carburanti si è sommata quella dell’elettricità. Nella settimana compresa tra il 13 e il 19 luglio, il Gestore dei Mercati Energetici, GME, ha registrato un PUN Index GME, cioè l’indice del Prezzo unico nazionale dell’energia scambiata sul mercato all’ingrosso, pari a 161,23 euro al MWh. Il MWh (megawattora) è l’unità utilizzata per misurare grandi quantità di energia elettrica. La settimana precedente, dal 6 al 12 luglio, la media era stata di 144,09 euro, con un incremento di circa il 11,9%. Fra le aree di mercato il valore più basso è stato quello della Sardegna, pari a 160,45 euro, mentre il più elevato è stato raggiunto dalla zona siciliana con 166,05 euro.
Il 21 luglio il prezzo giornaliero è salito ulteriormente a 177,30 euro al MWh. Alla crescita del gas, condizionata dalla crisi internazionale, si sono aggiunte le temperature elevate, che hanno aumentato l’uso dei climatizzatori e la richiesta di energia. Il 15 luglio la domanda elettrica nazionale ha raggiunto un picco provvisorio di 57.985 MW, superiore del 4,6% al massimo registrato nel 2025.
La capacità di raffinazione è stata descritta come una risorsa strategica. Secondo l’associazione, UNEM, acronimo di Unione Energie per la Mobilitàche deriva dalla precedente Unione Petrolifera e riunisce imprese impegnate nella raffinazione, nella logistica, nella distribuzione dei prodotti petroliferi e nello sviluppo di soluzioni low carbon, a basse emissioni di carbonio) gli impianti italiani hanno contribuito a mantenere i prezzi industriali nazionali inferiori di oltre 10 centesimi rispetto alla media dell’area euro. Il continente europeo, al contrario, ha perso dal 2009 circa il 20% della propria capacità produttiva, con la chiusura di 30 raffinerie sulle 100 allora operative e una riduzione stimata in 157 milioni di tonnellate. Questo arretramento ha accresciuto la dipendenza dalle importazioni di carburanti già lavorati, in particolare diesel e jet fuel (carburante per aviazione).
Tra marzo e giugno la minore autonomia europea avrebbe determinato, secondo le stime presentate, un extracosto di circa €10 miliardi per acquistare quasi 50 miliardi di litri di gasolio e carburante aeronautico rispetto ai prezzi rilevati negli Stati Uniti. Per l’Italia l’aumento della produzione interna avrebbe permesso di coprire circa il 75% del fabbisogno aeronautico, contro il 50% del 2025. La relazione annuale del comparto aveva indicato per marzo e aprile una copertura prossima al 70%, mentre il valore più alto riportato nell’intervista costituisce un aggiornamento riferito al periodo successivo.
La questione non riguarda soltanto il prezzo pagato dagli automobilisti. La perdita di raffinerie può tradursi in minore occupazione industriale, maggiore esposizione alle crisi internazionali e ridotta capacità di reagire quando una rotta commerciale viene ostacolata. Per questa ragione è stato richiesto il rafforzamento della struttura logistica europea, delle scorte e delle vie alternative di approvvigionamento. L’andamento delle prossime settimane dipenderà soprattutto dalla durata delle ostilità, dalla regolarità dei passaggi marittimi, dalla disponibilità di prodotti raffinati e dall’eventuale ricorso alle riserve strategiche.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









