Sintesi
Il leader di Sud chiama Nord propone le dimissioni dell’Assemblea regionale siciliana per arrivare a elezioni anticipate entro l’autunno. Nel frattempo il quadro politico si complica nel campo progressista dopo le aperture del segretario regionale del Partito Democratico verso una possibile interlocuzione con Cateno De Luca. Le reazioni interne ai democratici e degli alleati di sinistra risultano fortemente critiche. Il nodo principale resta il Ponte sullo Stretto e la strategia delle alleanze. Il contesto resta fluido in vista delle prossime scadenze elettorali regionali e nazionali.

Articolo
Si intensifica la tensione politica in Sicilia dove il deputato regionale e leader di Sud chiama Nord, Cateno De Luca, rilancia la proposta di dimissioni collettive dell’Assemblea regionale siciliana per provocare elezioni anticipate. L’iniziativa, avanzata dopo le recenti aperture del segretario regionale del Partito Democratico Anthony Barbagallo, si fonda su una previsione statutaria che consente il ritorno alle urne in caso di dimissioni di 36 deputati, con elezioni da indire entro 90 giorni. L’obiettivo dichiarato è arrivare al voto entro ottobre, costruendo una coalizione “civica, autonomista e progressista”.

Nel ricostruire la sequenza degli eventi, secondo De Luca ci sono strati errori di valutazione prima delle elezioni europee del 2024, durante le quali, il Partito Democratico avrebbe attuato una strategia invalidante rifiutando una candidatura indipendente, con ripercussioni negative sul risultato elettorale in Sicilia. Ultimamente l’eventuale coalizione con il leader di SudchiamaNord è ritornato di attualità, poiché nei primi mesi del 2026 si sono registrando delle dichiarazioni di potenziale apertura del segretario regionale Anthony Barbagallo del Pd manifestate durante la direzione del partito a Niscemi anche se immediatamente seguite da polemiche interne all’intera coalizione progressista regionale.

Le parole del segretario regionale del Partito Democratico hanno infatti innescato una reazione sia all’interno del partito sia tra gli alleati. Barbagallo aveva sostenuto che “il Pd è il baricentro della coalizione” e che il metodo principale per la scelta del candidato resta quello delle primarie, aprendo alla possibilità di considerare Sud chiama Nord come interlocutore politico, anche alla luce del ruolo di opposizione svolto all’Assemblea regionale siciliana. Questa posizione ha provocato un’ondata di critiche, in particolare dalla componente messinese del partito.
Il segretario provinciale di Messina Armando Hyerace aveva escluso qualsiasi ipotesi di dialogo politico con De Luca, chiarendo che le dichiarazioni regionali sono state interpretate in modo distorto e ribadendo una distanza netta “nel merito e nel metodo”, soprattutto sul tema del Ponte sullo Stretto, dove le posizioni risultano opposte. Analoghe prese di distanza sono arrivate anche da Alleanza Verdi e Sinistra, che ha criticato le aperture non condivise, ritenute dannose per la costruzione di un percorso unitario.
Il contrasto non riguardava soltanto il metodo ma anche i contenuti politici. Esponenti della sinistra, come rappresentanti di Sinistra Italiana ed Europa Verde, hanno evidenziato una incompatibilità di fondo con la linea di De Luca, soprattutto su infrastrutture strategiche come il Ponte sullo Stretto, sostenuto dal leader di Sud chiama Nord mentre osteggiato da una parte consistente del fronte progressista. Questa divergenza programmatica rappresenta uno dei principali fattori di divisione.
Il caso più emblematico è rappresentato dalla competizione amministrativa di Messina, dove Sud chiama Nord sostiene la ricandidatura del sindaco uscente Federico Basile, mentre il Partito Democratico appoggia la candidatura alternativa di Antonella Russo. Questa contrapposizione locale viene interpretata dagli alleati come una prova concreta dell’incompatibilità politica a livello regionale, rendendo difficile immaginare una coalizione unitaria.
All’interno dello stesso Partito Democratico si registrano tensioni crescenti tra la segreteria regionale e parte del gruppo parlamentare all’Ars. Il presidente della commissione Antimafia regionale, Antonello Cracolici, ha lanciato un avvertimento sul rischio di marginalizzazione politica in caso di divisioni interne prolungate, sottolineando la necessità di una linea condivisa sulle alleanze.
Nel frattempo, Cateno De Luca continua a sostenere la possibilità di una strategia politica più ampia, affermando che le divergenze locali non dovrebbero impedire un’intesa su scala regionale o nazionale. Ha inoltre rilanciato il tema del “campo largo”, contrapponendolo provocatoriamente al rischio di un “Camposanto”, per indicare una coalizione destinata all’immobilismo. Ha annunciato nuove tappe politiche, tra cui un appuntamento a Caltagirone nel gennaio 2027 per definire un progetto condiviso per la Sicilia.
Barbagallo, pur mantenendo una posizione più prudente dopo le polemiche, ha ribadito la distanza politica su temi cruciali come la riforma della giustizia, il conflitto internazionale e il Ponte sullo Stretto, confermando che allo stato attuale non esistono le condizioni per un accordo strutturato. Tuttavia, ha lasciato aperta la possibilità di valutazioni future, soprattutto alla luce delle dinamiche elettorali in evoluzione.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









