Sicilia. Condanna a 10 anni e 6 mesi per il rogo che devastò la riserva naturale di Capo Gallo

Il tribunale di Palermo ha riconosciuto l'uomo colpevole dell’incendio del luglio 2023 che distrusse centinaia di ettari nella riserva di Capo Gallo e raggiunse Mondello

Sintesi

Il Tribunale di Palermo ha condannato un 29enne a 10 anni e 6 mesi di reclusione per disastro ambientale e incendio boschivo doloso legato al devastante rogo del 24 luglio 2023 nella riserva naturale orientata di Capo Gallo. Le fiamme distrussero circa 650 ettari di vegetazione, di cui 585 all’interno dell’area protetta, arrivando fino a Mondello e provocando gravi danni ambientali e patrimoniali. La sentenza dispone anche il ripristino dei luoghi a spese dell’imputato, 4 anni di libertà vigilata e il risarcimento dei danni alle parti civili. Determinanti per l’accusa sono state le immagini delle telecamere, le intercettazioni telefoniche, le conversazioni su Whatsapp e alcune frasi considerate dagli investigatori una confessione. La difesa sostiene invece che non vi sarebbe la prova di un gesto intenzionale ma, al massimo, di una condotta colposa e imprudente. Negli ultimi anni la giurisprudenza italiana ha irrigidito le pene per gli incendi boschivi dolosi e per i reati di disastro ambientale, soprattutto dopo le modifiche normative introdotte per contrastare i reati contro l’ambiente.

Articolo

Una condanna definita tra le più severe emesse negli ultimi anni in Sicilia per un incendio boschivo ha colpito Francesco Ficano, 29 anni, ritenuto responsabile del rogo che il 24 luglio 2023 devastò la riserva naturale orientata di Capo Gallo, area protetta che domina il litorale di Mondello, a Palermo. La quarta Sezione del tribunale, presieduta dal giudice Bruno Fasciana, ha inflitto una pena pari a 10 anni e 6 mesi di carcere per i reati di incendio boschivo doloso e disastro ambientale, reato introdotto nel codice penale nel 2015 con la legge sugli ecoreati, cioè i delitti contro l’ambiente.

Secondo la ricostruzione della Procura della Repubblica di Palermo, coordinata dal Pubblico ministero Eugenio Faletra, l’incendio partì da una zona vicina a via del Semaforo e si propagò rapidamente fino a raggiungere vaste porzioni della riserva. Il bilancio finale fu enorme: circa 650 ettari di vegetazione distrutti, 585 dei quali all’interno dell’area naturale protetta di Capo Gallo. Le fiamme arrivarono fino alle abitazioni di Mondello, provocarono evacuazioni, danni strutturali agli edifici e una forte emissione di sostanze tossiche nell’aria, compresa la diossina, composto altamente inquinante derivante dalla combustione.

I Giudici hanno disposto anche il ripristino dei luoghi, ove possibile, a spese del condannato, oltre a 4 anni di libertà vigilata e al risarcimento dei danni nei confronti delle parti civili costituite nel processo. Tra queste figurano Nicola Felice Mascellaro, Lucia Romana Camilla Bracciante e Marzia Mascellaro, assistiti dagli avvocati Alessandro Martorana e Claudia Brucato. La loro abitazione di via Saffo 19, inserita nell’area travolta dal fronte del fuoco, venne evacuata perché le elevate temperature compromisero struttura portante, impianti, arredamenti e beni personali. L’edificio, sviluppato su più livelli, risultò quasi completamente da ricostruire e la sola richiesta di risarcimento patrimoniale supera i 2 milioni e mezzo di euro.

Le indagini dei Carabinieri della compagnia San Lorenzo e della task force incendi partirono dalle immagini di videosorveglianza. Gli investigatori individuarono Ficano mentre lasciava il residence di via Capo Gallo 20 a bordo di uno scooter Piaggio Zip con un sacchetto trasparente contenente una bottiglia di plastica. Le telecamere mostrarono il motociclo sparire per alcuni secondi in direzione della montagna e tornare poco dopo senza il sacchetto. Subito dopo iniziò a levarsi il fumo. Gli investigatori individuarono il punto di innesco in un terreno incolto vicino a un palo telefonico, sotto alcuni arbusti. Una simulazione tecnica stabilì che il tempo di assenza dalle riprese era sufficiente per appiccare le fiamme.

Tra gli elementi ritenuti decisivi figurano anche messaggi telefonici e conversazioni intercettate. In una chat inviata al cugino il giorno stesso dell’incendio, l’imputato avrebbe scritto: “Per sbaglio ho buttato la sigaretta e con il caldo ha preso fuoco tutta la montagna”. In altre conversazioni avrebbe invece tentato di ridimensionare l’accaduto sostenendo di non sapere se fosse realmente responsabile. Gli investigatori hanno inoltre acquisito una fotografia inviata tramite Whatsapp, applicazione di messaggistica istantanea statunitense, che secondo i Carabinieri mostrava l’area vicina al punto di partenza del rogo. La madre del giovane, parlando dal telefono del figlio, manifestò timore per alcune conversazioni compromettenti presenti nelle chat. Durante un colloquio registrato in carcere, relativo a un’altra inchiesta, Ficano avrebbe infine ammesso: “Sono stato io”.

La difesa, rappresentata dagli avvocati Vincenzo ed Emanuele Zummo, ha annunciato l’intenzione di presentare appello dopo il deposito delle motivazioni della sentenza. La linea difensiva sostiene che non esisterebbe la prova certa della volontarietà del gesto e che, nella peggiore delle ipotesi, si tratterebbe di una condotta imprudente e colposa, cioè non intenzionale.

Il procedimento giudiziario si inserisce in un contesto normativo sempre più severo verso gli incendi dolosi e i reati ambientali. Negli ultimi anni la Corte di Cassazione, massimo organo della giustizia italiana, ha più volte confermato pene elevate per gli incendi boschivi capaci di compromettere ecosistemi, aree protette e sicurezza pubblica. La legge n. 353 del 2000 disciplina gli incendi boschivi in Italia, mentre la legge n. 68 del 2015 ha introdotto nel codice penale i delitti ambientali, compreso il disastro ambientale. Dopo le devastazioni provocate dagli incendi in Sicilia, Calabria e Sardegna negli ultimi anni, il Parlamento e il Governo hanno inoltre rafforzato controlli, videosorveglianza e sanzioni contro i piromani, termine utilizzato per indicare gli incendiari seriali o dolosi.