Sicilia. 40 incendi tra evacuazioni, blackout e siti minacciati: caldo oltre 44 gradi e rischio alto

Ieri 19 luglio 2026 le fiamme hanno impegnato senza sosta squadre terrestri e mezzi aerei, avvicinandosi a case, ospedali, impianti e aree archeologiche. Il pericolo è rimasto elevato anche oggi 20 luglio

Sintesi

L’ondata di calore annunciata a partire dal 15 luglio 2026 ha prosciugato la vegetazione e accresciuto il rischio di incendi nelle zone abitate e rurali. Il 18 luglio le fiamme hanno raggiunto Enna Bassa e Modica, rendendo necessarie evacuazioni precauzionali e un massiccio impiego di mezzi aerei. Ieri 19 luglio sono stati censiti 40 incendi in Sicilia, con 50 interventi nel palermitano, nuovi fronti nel Belice e sul Monte Iato, danni alle reti elettriche nel Siracusano e roghi nelle province di Catania, Messina e Agrigento. In tutta l’isola sono stati attivati mezzi a terra e in volo, Vigili del fuoco e volontari. Tre persone sono rimaste intossicate a Enna, circa 50 famiglie sono rimaste temporaneamente senza luce e acqua a Siracusa e abitazioni, aziende, impianti e siti archeologici sono stati minacciati in diverse località. Il 18 luglio Caltagirone nel catanese ha registrato 45,3 °C. mentre per oggi 20 luglio è stata confermata una pericolosità alta in tutte le province e il livello massimo per le ondate di calore a Palermo, Catania e Messina. L’arretramento dell’anticiclone ha fatto prevedere una progressiva attenuazione delle temperature tra il 21 e il 23 luglio, senza eliminare nell’immediato il rischio di ulteriori incendi.

Articolo

L’emergenza che ha investito la Sicilia non è stata determinata da un unico incendio, ma dalla contemporanea propagazione di numerosi roghi boschivi, agricoli e d’interfaccia, cioè sviluppati nelle aree in cui la vegetazione entra in contatto con abitazioni, strade e infrastrutture. Le temperature eccezionalmente elevate, l’umidità molto bassa, il vento e la presenza di vegetazione secca hanno favorito la rapida estensione delle fiamme, rendendo più difficili le operazioni di spegnimento.

Il preallarme era stato diramato già il 13 luglio da Salvo Cocina (dirigente generale della Protezione civile della Regione Siciliana), che aveva indicato dal 15 luglio l’arrivo della prima intensa ondata di calore dell’estate, con valori potenzialmente compresi tra 42 e 44 °C. Ai sindaci era stato chiesto di controllare il territorio, aggiornare i piani comunali e predisporre, quando necessario, l’apertura dei COC (Centri operativi comunali), incaricati di coordinare gli interventi locali durante le emergenze.

Il bollettino regionale n. 146, pubblicato il 18 luglio e valido per il giorno successivo, ha classificato come alta la pericolosità da incendio in tutte le 9 province siciliane, associandola alla fase operativa di attenzione. Le previsioni indicavano temperature massime molto elevate, umidità minima compresa tra il 10 e il 30% nelle zone interne e venti occidentali destinati a rinforzare durante il pomeriggio. Il documento non ha quindi limitato il livello più elevato ad alcune aree dell’Isola, ma lo ha esteso all’intero territorio regionale.

La fase più grave è iniziata il 18 luglio a Enna Bassa (nella zona dell’area urbana), dove il rogo di contrada Baronessa ha raggiunto le vicinanze dell’ospedale Umberto I e ha imposto l’allontanamento precauzionale di famiglie residenti in villette e condomini. Le fonti hanno riferito di almeno 12 nuclei evacuati nella prima fase e, successivamente, di decine di abitazioni interessate dalle misure di sicurezza. Sono intervenuti 2 Canadair, 3 elicotteri pesanti e ulteriori velivoli leggeri, mentre le squadre a terra hanno lavorato durante la notte per impedire alle fiamme di raggiungere il presidio sanitario.

Dopo il contenimento del fronte principale, il fuoco ha ripreso vigore nelle contrade Mugavero, Santa Mariola e Floristella. Tre persone sono rimaste intossicate dal fumo e sono state accompagnate in ospedale, mentre un altro fronte si è avvicinato all’area di Calderari, dove si trova una struttura utilizzata per i lavori della nuova linea ferroviaria. Vladimiro “Mirello” Crisafulli (sindaco eletto nel maggio 2026 da una coalizione di centrosinistra ed ex parlamentare regionale e nazionale) ha annullato lo spettacolo pirotecnico previsto nei pressi del Castello di Lombardia per la conclusione delle celebrazioni della Madonna della Visitazione, patrona della città.

Nelle stesse ore un incendio ha continuato a interessare la collina di Monserrato, a Modica (comune del Libero consorzio comunale di Ragusa), avvicinandosi alle abitazioni e richiedendo ripetuti lanci di acqua da parte di Canadair ed elicotteri. Il rogo, attivo da più giorni e riacceso dal vento, ha danneggiato anche alcune case e automobili prima di essere dichiarato spento.

Il 19 luglio sono stati complessivamente segnalati 40 incendi nell’Isola. Vigili del fuoco, Corpo forestale, Protezione civile, volontari e piloti dei mezzi aerei sono stati impegnati in tutte le province. Nel solo territorio palermitano, tra le 8 e le 20, sono stati eseguiti 50 interventi, 33 dei quali per incendi, soprattutto di vegetazione. Il dispositivo regionale era già stato rafforzato per la stagione estiva attraverso 12 squadre aggiuntive dei vigili del fuoco, operative dal 24 giugno al 13 settembre nei diversi comandi provinciali.

Una delle situazioni più complesse si è verificata a Castronovo di Sicilia (comune della Città metropolitana di Palermo), dove il fronte ha attraversato zone boscate e agricole, raggiungendo il territorio di Cammarata e danneggiando linee elettriche. Secondo il resoconto fornito, sono state mobilitate 10 squadre, 2 Canadair e 2 elicotteri del Corpo forestale e della Protezione civile comunale. Le fiamme hanno minacciato l’impianto di depurazione e il potabilizzatore gestito da Siciliacque, rendendo necessario concentrare uomini e mezzi attorno alle infrastrutture.

Altri incendi sono divampati a Misilmeri, Villafrati e San Giuseppe Jato, tutti comuni della Città metropolitana di Palermo. Sul Monte Iato, rilievo compreso tra San Giuseppe Jato e San Cipirello e sede di una rilevante area archeologica, i Canadair hanno ripreso le operazioni fin dalle prime ore del mattino. Il fuoco ha minacciato abitazioni, aziende agricole, boschi e il parco archeologico, imponendo l’evacuazione precauzionale di alcune case. Lo spettacolo “Le lacrime delle donne – La guerra è finita”, programmato nell’Antiquarium di Case d’Alia, è stato cancellato poco prima dell’inizio per ragioni di sicurezza.

Nel Belice, valle della Sicilia occidentale compresa tra i territori di Trapani, Palermo e Agrigento, il fronte più esteso ha interessato Salaparuta e Poggioreale, comuni del Libero consorzio comunale di Trapani. Il rogo, iniziato nel primo pomeriggio nei pressi degli impianti sportivi, ha percorso quasi 100 ettari di bosco e vegetazione, lambendo il centro abitato, un’area giochi e l’isola ecologica prima di propagarsi verso il comune vicino. Sono intervenuti vigili del fuoco, forestali, volontari e 2 mezzi aerei.

Michele Saitta (sindaco di Salaparuta) e Carmelo Palermo (sindaco di Poggioreale) hanno ipotizzato un’origine intenzionale, sostenendo che le fiamme abbiano messo in pericolo i 2 centri e provocato danni estesi al patrimonio ambientale. La presenza dei Carabinieri ha consentito di avviare le verifiche, ma al momento delle informazioni disponibili non è stata comunicata una conclusione investigativa capace di dimostrare la natura dolosa degli inneschi.

Nel siracusano, in contrada Tivoli, alle porte di Siracusa, il fuoco ha danneggiato le principali linee elettriche. Circa 50 famiglie sono rimaste temporaneamente senza corrente e, poiché numerosi impianti idrici domestici dipendono da pompe elettriche, anche senza acqua. Il DRPC (Dipartimento regionale della Protezione civile) ha predisposto assistenza alla popolazione e un punto straordinario di approvvigionamento con un’autobotte, mentre i tecnici hanno successivamente riparato la rete.

Nel catanese, territorio della Città metropolitana di Catania, sono stati eseguiti interventi a Misterbianco, Aci Sant’Antonio e Palagonia. In quest’ultima località le fiamme hanno raggiunto contrada Croce, vicino al cimitero comunale, mentre ad Aci Sant’Antonio è stato necessario inviare rinforzi per contenere un vasto incendio di vegetazione.

Nel messinese, le squadre hanno operato tra Roccalumera e l’area dell’IRCCS (Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico) Bonino Pulejo. A sostegno del personale a terra sono stati utilizzati 2 Canadair, un Erickson S-64 Air Crane (gru aerea), elicottero pesante impiegato per il trasporto e il lancio dell’acqua, e il velivolo Falco, destinato alla ricognizione e al coordinamento dall’alto.

Nell’Agrigentino, territorio del Libero consorzio comunale di Agrigento, le fiamme si sono avvicinate alle abitazioni di Cammarata e hanno minacciato un opificio per la lavorazione del marmo in contrada Savarini, a Bivona. Le squadre terrestri sono rimaste a lungo in attesa dell’intervento dei mezzi aerei, mentre il vento continuava a spingere il fuoco verso le strutture produttive.

Sul piano meteorologico, il valore più elevato del 18 luglio è stato registrato a Caltagirone nel catanese, con 45,3 °C. Aragona, nell’Agrigentino, ha raggiunto nello stesso giorno 45 °C, mentre il 19 luglio la stazione locale della SIAS (Servizio informativo agrometeorologico siciliano) ha misurato 44,2 °C, dato più alto della rete regionale in quella giornata. Il caldo ha quindi superato diffusamente i 40 °C.

Per le ondate di calore è necessario distinguere i dati del 19 luglio da quelli del giorno successivo. Il 19 luglio Palermo aveva il livello 3, corrispondente al bollino rosso, mentre Catania e Messina erano al livello 2. Il bollettino n. 147, pubblicato il 19 luglio e valido per il 20, ha invece portato tutte e 3 le città al livello 3, con temperature massime previste rispettivamente di 39, 38 e 40 °C. Nello stesso documento la pericolosità da incendio è rimasta alta in tutte le province siciliane.

L’arretramento verso sud-est dell’alta pressione africana ha fatto prevedere un primo ridimensionamento del caldo più intenso tra martedì 21 e mercoledì 22 luglio, seguito da una diminuzione più graduale nei giorni successivi. Il ritorno alle temperature tipiche del periodo non è stato però immediato né uniforme e il rischio di incendi è rimasto legato alla vegetazione ormai secca, al vento e alla possibilità di nuovi inneschi.

La prevenzione organizzata degli incendi boschivi ha avuto origine a livello nazionale con i primi provvedimenti degli anni Settanta ed è stata riordinata dalla legge n. 353 del 21 novembre 2000. In Sicilia il sistema è stato disciplinato dalla legge regionale n. 16 del 1996 e dai successivi aggiornamenti. Il Piano AIB (Antincendio boschivo) per il triennio 2023-2025, predisposto dal Corpo forestale, è stato aggiornato con la revisione 2025 e approvato mediante il decreto presidenziale n. 521 del 24 marzo 2026. La campagna regionale del 2026 è iniziata il 15 maggio e terminerà il 31 ottobre, secondo il decreto assessoriale n. 63 del 12 marzo.

Il quadro penale continua a fare riferimento all’articolo 423-bis del Codice penale, che punisce l’incendio boschivo intenzionale e disciplina anche l’ipotesi colposa. Il decreto-legge n. 120 del 2021 ha inoltre rafforzato gli strumenti di prevenzione, il censimento delle aree percorse dal fuoco e le attività sostitutive delle Regioni quando i Comuni non completano le perimetrazioni previste.

Una recente pronuncia della Corte di cassazione, depositata il 30 marzo 2026, ha precisato che l’attenuante collegata al ravvedimento operoso può essere riconosciuta anche quando l’autore non abbia già ottenuto il completo risanamento del danno, purché abbia compiuto azioni concrete e inequivocabili per evitare ulteriori conseguenze. La decisione ha riguardato anche carenze di sicurezza collegate allo svolgimento di uno spettacolo pirotecnico, circostanza che conferma la necessità di valutare con particolare prudenza fuochi d’artificio e manifestazioni durante le giornate a elevato rischio.