Sintesi
Il Supporto per la formazione e il lavoro è stato avviato dal Governo centrale il 1° settembre 2023, mentre l’Assegno di inclusione è entrato in vigore il 1° gennaio 2024, prendendo il posto del Reddito di cittadinanza attraverso 2 strumenti distinti: il primo collegato alla partecipazione a percorsi formativi e occupazionali, il secondo destinato ai nuclei familiari in condizioni di fragilità.

Tra gennaio 2024 e giugno 2026, l’Assegno di inclusione ha raggiunto 1.018.611 nuclei e 2.420.226 persone, con un’erogazione media mensile di 683 euro. Il 67% delle famiglie e il 72% delle persone coinvolte risiedono nel Sud e nelle Isole. In Sicilia sono stati interessati 202.152 nuclei, composti complessivamente da 530.564 persone, con un importo medio di 715 euro.

Nel solo mese di giugno 2026, i nuclei beneficiari sono stati circa 690mila e l’importo medio è sceso a 672 euro. Le famiglie raggiunte comprendono minori, persone con disabilità, ultrasessantenni, soggetti in condizioni di svantaggio e componenti con carichi di cura, categorie che possono sovrapporsi all’interno dello stesso nucleo.

Dall’avvio del Supporto per la formazione e il lavoro fino a giugno 2026, almeno un pagamento è stato ricevuto da 277.844 persone. L’80% dei beneficiari si concentra nel Mezzogiorno e nelle Isole. La Sicilia, con 45.776 persone coinvolte, rappresenta il 16% del totale nazionale. Nel mese di giugno sono state pagate 84.304 indennità, quasi il 64% delle quali destinate a donne.
Dal 2025 e, in misura più ampia, dal 2026 sono stati modificati i criteri economici di accesso. È stata resa più favorevole la valutazione dell’abitazione principale e dei nuclei con figli, mentre dal 1° gennaio 2026 è stato eliminato il mese senza pagamento che separava la conclusione delle prime 18 mensilità dal successivo rinnovo.
Il rapporto sulle migrazioni pubblicato il 3 agosto 2026 ha registrato una diminuzione degli espatri dei cittadini italiani nel corso del 2025, ma ha confermato la persistente perdita di giovani qualificati. Tra il 2019 e il 2024 il saldo dei laureati italiani tra 25 e 34 anni è stato negativo per 78mila unità, compensato dall’arrivo netto di 88mila coetanei stranieri con titolo universitario.
La situazione è risultata più grave nel Mezzogiorno quando ai trasferimenti verso l’estero sono stati aggiunti quelli interni. Tra il 2019 e il 2025 le regioni meridionali hanno perduto complessivamente circa 150mila giovani laureati italiani. Il saldo della Sicilia è stato negativo per 35.300 unità, mentre la Campania ha registrato il dato regionale peggiore, con una diminuzione di circa 42mila persone.
Articolo
Le 2 principali misure che hanno sostituito il Reddito di cittadinanza e la Pensione di cittadinanza hanno avuto origine dalla legge 29 dicembre 2022, n. 197, che ha previsto la cessazione dei precedenti strumenti entro il 31 dicembre 2023. Il decreto-legge 4 maggio 2023, n. 48, convertito con modificazioni dalla legge 3 luglio 2023, n. 85, ha successivamente istituito il Supporto per la formazione e il lavoro dal 1° settembre 2023 e l’Assegno di inclusione dal 1° gennaio 2024.
L’ADI (Assegno di inclusione) è una prestazione economica destinata alle famiglie nelle quali sia presente almeno un minore, una persona con disabilità, un componente di almeno 60 anni oppure un soggetto in condizione di svantaggio inserito in un programma di assistenza. Non costituisce soltanto un trasferimento monetario, poiché è accompagnato, secondo le caratteristiche dei beneficiari, da percorsi sociali, formativi o lavorativi.
Il SFL (Supporto per la formazione e il lavoro) è invece una misura individuale rivolta alle persone che possono essere inserite in attività di orientamento, qualificazione, riqualificazione e accompagnamento all’occupazione. L’indennità viene riconosciuta soltanto durante l’effettiva partecipazione ai percorsi previsti. Dal gennaio 2025 l’importo è stato innalzato da 350 a 500 euro mensili e la durata massima di 12 mesi può essere prolungata per ulteriori 12 mensilità quando il percorso formativo non è ancora terminato. Il pagamento avviene mediante bonifico e non attraverso una carta dedicata.
Il rapporto diffuso dall’INPS il 30 luglio 2026, aggiornato al precedente 30 giugno, ha indicato che dall’avvio dell’ADI almeno una mensilità è stata percepita da 1.018.611 nuclei, comprendenti 2.420.226 persone, con un importo medio nazionale di 683 euro; nel Sud e nelle Isole si sono concentrati 682.952 nuclei e 1.736.427 componenti, con una media di 706 euro; la Sicilia ha contato 202.152 famiglie beneficiarie, 530.564 persone coinvolte e una corresponsione media di 715 euro. Per calcolo sui valori ufficiali, nell’Isola risiede quasi 1 nucleo su 5 tra tutti quelli raggiunti in Italia e oltre 1 persona su 5 tra quelle complessivamente interessate.
La differenza tra il 67% dei nuclei e il 72% delle persone residenti nelle regioni meridionali e insulari dipende dalla diversa composizione familiare. La dimensione media nazionale è di 2,4 componenti, sale a 2,5 nel Mezzogiorno e scende a 2 nelle aree settentrionali. Il maggiore peso percentuale delle persone non deriva quindi da un conteggio incongruente, ma dalla presenza di famiglie mediamente più numerose.
Nel giugno 2026 sono stati raggiunti 690.260 nuclei, ai quali è stato corrisposto mediamente un assegno di 672 euro. Tra essi, in circa 251mila erano presenti minori; in 288mila vivevano persone con disabilità; 366mila comprendevano almeno un ultrasessantenne; 254mila presentavano carichi di cura; 13mila includevano soggetti riconosciuti in condizione di svantaggio. Questi valori non possono essere sommati, poiché una stessa famiglia può appartenere contemporaneamente a più categorie.
Per il SFL, dall’inizio della misura al 30 giugno 2026 sono stati registrati 277.844 beneficiari di almeno un pagamento, dei quali 223.032 residenti nel Sud e nelle Isole. La Campania ha raccolto il 28% dei destinatari; la Sicilia il 16%; la Puglia il 15%; la Calabria il 12%. Le 4 regioni hanno concentrato insieme il 71% della platea nazionale. Nell’Isola sono state coinvolte esattamente 45.776 persone.
Nel solo giugno sono risultate in pagamento 84.304 indennità, suddivise tra 53.914 donne e 30.390 uomini. La componente femminile ha pertanto sfiorato il 64%. La fascia più numerosa è stata quella tra 18 e 24 anni, con 21.383 destinatari, seguita dai 55-59enni, pari a 13.148, e dai 50-54enni, pari a 12.845. I dati hanno mostrato una graduale diminuzione delle fasce più anziane e un aumento relativo dei partecipanti giovani.
Le condizioni economiche sono state modificate già dalla legge 30 dicembre 2024, n. 207. Dal 1° gennaio 2025 la soglia ordinaria dell’ISEE (Indicatore della situazione economica equivalente) è salita da 9.360 a 10.140 euro, mentre il limite del reddito familiare è passato da 6.000 a 6.500 euro. Per i nuclei composti da persone con almeno 67 anni o con disabilità grave il parametro è aumentato da 7.560 a 8.190 euro.
La legge 30 dicembre 2025, n. 199, ha introdotto dal 1° gennaio 2026 un indicatore specifico più favorevole per alcune prestazioni familiari e di inclusione. Il valore dell’abitazione principale escluso dal patrimonio è stato portato a 91.500 euro e a 120.000 euro per chi risiede nei comuni capoluogo delle città metropolitane. La franchigia cresce inoltre di 2.500 euro per ogni figlio convivente successivo al primo, mentre la scala di equivalenza attribuisce un peso maggiore alle famiglie con figli. In sostanza una famiglia con figli viene considerata più numerosa e con maggiori spese, di conseguenza, può avere più possibilità di accedere al beneficio oppure ricevere un importo più elevato rispetto a un nucleo senza figli con lo stesso reddito. La nuova modalità è stata recepita nelle procedure e nella DSU (Dichiarazione sostitutiva unica) aggiornata nel marzo 2026.
Nel 2025 il decreto-legge 26 giugno, n. 92, convertito dalla legge 1° agosto 2025, n. 113, aveva riconosciuto ai nuclei costretti a interrompere l’ADI dopo le prime 18 mensilità un contributo straordinario equivalente alla prima rata del rinnovo, entro il limite di 500 euro. La legge di bilancio per il 2026 ha esteso l’intervento alle famiglie che hanno completato il primo ciclo nel novembre 2025 e, dal 1° gennaio successivo, ha cancellato il mese di sospensione. La continuità è stata comunque accompagnata dalla riduzione al 50% della prima mensilità rinnovata, con un incremento delle risorse autorizzate per il 2026 pari a 160 milioni di euro.
Sul piano giuridico, la più recente pronuncia di rilievo generale ha riguardato il precedente Reddito di cittadinanza. Con la sentenza n. 31 del 20 marzo 2025, la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il requisito che imponeva 10 anni di residenza in Italia, stabilendo che il periodo dovesse essere ridotto a 5 anni perché la durata originaria era irragionevole e sproporzionata. L’esito non modifica direttamente i dati dell’ADI, che è disciplinato da una normativa successiva, ma conferma che le condizioni di radicamento territoriale richieste per accedere alle misure sociali devono rispettare i principi costituzionali di ragionevolezza e proporzionalità.
Al quadro delle fragilità economiche si è aggiunto il rapporto sulle migrazioni interne e internazionali pubblicato dall’Istat il 3 agosto 2026. Nel 2025 gli espatri dei cittadini italiani sono diminuiti a 109.004, rispetto ai 141.056 dell’anno precedente, con una riduzione del 22,7%. Il saldo migratorio degli italiani è rimasto negativo, ma è migliorato da -83mila a -53mila unità. Il picco del 2024 era stato influenzato anche dalle disposizioni più severe riguardanti l’iscrizione all’AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all’estero). In pratica nel 2024 molti italiani già residenti all’estero hanno regolarizzato più rapidamente la propria posizione, perché erano state introdotte regole e sanzioni più rigide per chi non si iscriveva all’AIRE. Di conseguenza, le statistiche hanno registrato un numero particolarmente alto di espatri, ma non tutte quelle persone erano necessariamente partite proprio nel 2024.
La flessione annuale non ha però eliminato la dispersione del capitale umano qualificato. Tra il 2019 e il 2024 sono espatriati 247mila cittadini italiani tra 25 e 34 anni e ne sono rientrati 86mila, con una perdita netta complessiva di 161mila giovani. Limitando l’osservazione a chi possedeva almeno una laurea triennale, il saldo italiano è stato negativo per 78mila unità. Nello stesso intervallo, il saldo dei laureati stranieri è risultato positivo per 88mila persone e ha determinato un guadagno complessivo di poco inferiore a 10mila unità.
Tra i giovani stranieri con istruzione universitaria arrivati nel Paese, il 12,4% proveniva dall’Unione europea, il 15,2% dagli altri Stati europei, oltre un terzo dall’Asia e il 17,8% dal Sud America . Le principali destinazioni dei laureati italiani sono state il Regno Unito e la Germania, che tra il 2019 e il 2025 hanno accolto complessivamente oltre 38mila persone. Francia e Svizzera ne hanno ricevute circa 12mila ciascuna, mentre gli Stati Uniti sono stati la prima destinazione extraeuropea, con 7mila trasferimenti.
La compensazione garantita dall’arrivo di giovani stranieri è risultata positiva per l’Italia nel suo complesso, ma non ha corretto le distanze territoriali interne. Tra il 2019 e il 2025 il saldo con l’estero dei laureati italiani di 25-34 anni è stato negativo per circa 49mila unità nel Nord, 15mila nel Centro e 28mila nel Mezzogiorno. Le regioni settentrionali hanno però ricevuto dal Sud circa 108mila giovani qualificati e hanno chiuso con un guadagno complessivo di 59mila unità. Le regioni centrali ne hanno acquisiti 14mila, quasi compensando le partenze dirette all’estero.
Nel Mezzogiorno si sono invece sommati 2 fenomeni sfavorevoli: il saldo negativo di 28mila laureati con l’estero e quello di 122mila persone trasferite nel Centro-Nord. La perdita complessiva ha quindi raggiunto circa 150mila giovani italiani con titolo universitario. La Campania ha registrato un saldo di -42mila unità, la Sicilia di -35.300, la Puglia di -30.800 e la Calabria di -19.500.
Il fenomeno assume maggiore rilievo poiché nel 2024 soltanto il 31,6% degli italiani tra 25 e 34 anni possedeva un titolo universitario, rispetto al 44,2% rilevato mediamente nell’Unione europea. L’Italia è risultata penultima tra i Paesi europei per quota di giovani con istruzione terziaria, mentre in Sicilia e Puglia l’incidenza è rimasta inferiore al 25%. La partenza di una parte di questa popolazione, già quantitativamente limitata, riduce ulteriormente la disponibilità di competenze nei territori di origine.
Un richiamo al valore di queste competenze è arrivato il 23 luglio 2026 durante il Graduation Day (giornata celebrativa dei laureati) dell’Università degli Studi di Messina, ospitato a Taormina (comune della città metropolitana di Messina, in Sicilia). Giovanna Spatari (rettrice dell’Ateneo) ha invitato i neolaureati a conservare metodo critico, curiosità e capacità di verificare le informazioni. Gianni Riotta (giornalista, editorialista e accademico) ha sottolineato che il bagaglio formativo acquisito può permettere ai giovani di diventare protagonisti del cambiamento e di offrire un contributo del quale la Sicilia ha particolare necessità.
I 2 rapporti descrivono fenomeni differenti e non consentono di stabilire un rapporto automatico di causa ed effetto tra il ricorso ai sostegni economici e la partenza dei laureati. Considerati insieme, tuttavia, mostrano una doppia debolezza strutturale: da una parte l’elevato numero di famiglie che necessita di protezione sociale, dall’altra la difficoltà del Mezzogiorno e dell’Isola nel trattenere una parte rilevante dei giovani sui quali sono state investite risorse formative.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









