Serradifalco: arrestato 48enne per l’aggressione al nuovo compagno dell’ex moglie

Il provvedimento del GIP di Caltanissetta dopo le indagini dei carabinieri di Montedoro: entrato con la forza in casa della vittima aggredendolo con calci e pugni

Sintesi

Un 48enne di Serradifalco, comune in provincia di Caltanissetta, è stato portato in carcere dai Carabinieri su ordinanza del GIP (Giudice per le indagini preliminari) su richiesta dalla Procura, poiché indagato per atti persecutori, violenze, minacce e irruzione nell’abitazione del nuovo compagno dell’ex moglie. L’episodio più grave risale al 14 marzo, quando l’uomo, secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe entrato con la forza nella casa della vittima, un 59enne di Montedoro nella medesima provincia, aggredendolo con calci e pugni. Le indagini avrebbero poi fatto emergere un contesto più ampio di molestie, pressioni psicologiche e minacce di morte tra marzo e aprile, mai denunciate prima per timore di ritorsioni. Il caso rientra nel quadro dei reati di “stalking” (atti persecutori) e richiama le norme del Codice rosso, rafforzate dalla legge 69/2019 e dalla legge 168/2023.

Articolo

Sarebbe nato dalla gelosia per la nuova relazione dell’ex moglie il grave episodio al centro dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Caltanissetta. I Carabinieri della Stazione di Montedoro hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un 48enne residente a Serradifalco, comune in provincia di Caltanissetta, già noto alle Forze dell’ordine, indagato per atti persecutori nei confronti del nuovo compagno della donna. Il provvedimento è stato emesso dal GIP (Giudice per le indagini preliminari) del Tribunale di Caltanissetta, su richiesta della Procura della Repubblica, dopo gli accertamenti avviati dai militari. In questa fase, le accuse restano ipotesi investigative e vale la presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.

La ricostruzione temporale parte dal 14 marzo 2026. Quel giorno si sarebbe presentato nell’abitazione della vittima, un 59enne di Montedoro, comune della medesima provincia, introducendosi con la forza e aggredendolo con calci e pugni. La persona offesa avrebbe riportato lesioni, ma non si sarebbe fatta refertare per paura di nuove ritorsioni.

Gli accertamenti successivi avrebbero allargato il quadro oltre la singola aggressione. Tra marzo e aprile, secondo la ricostruzione dei Carabinieri, la vittima sarebbe stata bersaglio di violenze psicologiche, molestie e ripetute minacce di morte, mai denunciate prima per il timore di conseguenze più pesanti. La relazione sentimentale tra l’ex coniuge dell’arrestato e il 59enne viene indicata dagli investigatori come il movente delle condotte contestate. Da qui la richiesta della Procura e la decisione del GIP, che ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza ed esigenze cautelari, disponendo la misura in carcere.

Sul piano giuridico, la contestazione principale richiama l’articolo 612-bis del codice penale, cioè gli atti persecutori, comunemente definiti “stalking” (persecuzione insistente mediante minacce, molestie o condotte ripetute). La norma punisce le condotte reiterate che provocano nella vittima un grave stato di ansia o paura, un fondato timore per la propria incolumità o un cambiamento delle abitudini di vita. Nel caso di Serradifalco e Montedoro, le ipotesi indicate nel testo comprendono anche violazione di domicilio, lesioni, minacce e violenza, tutte fattispecie che dovranno essere verificate nel procedimento penale.

Il riferimento normativo moderno parte dal decreto legge 11/2009, che ha introdotto nel codice penale il reato di atti persecutori. Nel 2019 è poi arrivata la legge 69, nota come Codice rosso, che ha rafforzato la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, ha aggravato le pene per gli atti persecutori e ha imposto tempi più rapidi per l’avvio delle indagini nei casi più delicati. La Camera dei deputati ricorda che la legge 69/2019 interviene sul codice penale, sul codice di procedura penale, sul codice antimafia e sull’ordinamento penitenziario, con l’obiettivo di accelerare la protezione delle persone offese.

Il quadro è stato ulteriormente rafforzato dalla legge 168/2023, che ha introdotto misure più incisive contro la violenza domestica e di genere. Tra queste figurano le misure urgenti di protezione della persona offesa, con termini più serrati per la richiesta del PM (Pubblico ministero) e la decisione del giudice, e l’arresto in flagranza differita, possibile entro 48 ore dal fatto anche per maltrattamenti, violazione del divieto di avvicinamento e atti persecutori, quando vi siano documentazioni video, fotografiche o informatiche.

La giurisprudenza recente conferma l’attenzione verso questo tipo di reati. La Cassazione penale, con sentenza del 1° ottobre 2025, n. 32506, ha ribadito che per configurare gli atti persecutori non è necessario dimostrare sempre il cambiamento delle abitudini di vita della vittima, perché può bastare anche lo stato di ansia o il timore per la propria incolumità. Questo principio è rilevante nei casi in cui minacce, molestie e pressioni ripetute non lasciano necessariamente segni fisici evidenti, ma incidono sulla libertà e sulla sicurezza psicologica della persona offesa.

L’inchiesta resta nella fase preliminare e sarà il procedimento a stabilire eventuali responsabilità. Il dato già emerso, però, è quello di una vicenda che non viene letta dagli investigatori come un singolo scontro violento, ma come il possibile approdo di una sequenza di pressioni, minacce e condotte persecutorie maturate nel contesto di una relazione finita e di una nuova frequentazione sentimentale.