Scuola, oltre 200.000 precari secondo la Cgil. In Sicilia gli idonei chiedono l’accesso al ruolo

Il Ministero assicura nomine e supplenze quasi completate. L’Europa richiama l’Italia sull’abuso dei contratti a termine. Il caso dei magistrati onorari offre un precedente sulle tutele dei precari, ma senza automatismi per il ruolo

Sintesi

Il Ministero dell’Istruzione ha comunicato che entro il 31 agosto sono stati immessi in ruolo 37.430 docenti, contro 29.685 alla stessa data dello scorso anno, mentre la quasi totalità di circa 118.000 supplenze sarebbe già stata assegnata. Sono stati inoltre confermati 55.814 supplenti di sostegno e nominati 342 dirigenti scolastici. Le 12.284 assunzioni Ata risultano ancora in fase di conclusione. Le cattedre possono quindi essere coperte fin dal primo giorno senza che questo significhi avere eliminato il precariato.

La FLC Cgil calcola infatti circa 200.000 supplenze complessive tra docenti e Ata nell’anno che sta iniziando. Il dato sindacale non può essere sommato né confrontato direttamente con le 118.000 indicate dal Ministero, perché cambia il perimetro considerato e il momento della rilevazione. Una scuola può avere il personale presente e continuare a dipendere massicciamente dai contratti a termine.

In Sicilia il contingente previsto per le immissioni in ruolo dei docenti è stato fissato in 1.979 posti, mentre l’Ufficio scolastico regionale ha proseguito durante l’estate con più turni, scorrimenti e rettifiche. Per il personale Ata, secondo FLC Cgil Sicilia, sono state autorizzate 567 assunzioni a tempo indeterminato a fronte di 1.636 posti vacanti e disponibili, pari a circa il 35%. Nelle graduatorie permanenti provinciali figurerebbero circa 6.322 aspiranti. È soprattutto negli Ata che nell’Isola emerge con maggiore nettezza la distanza tra posti liberi e possibilità di ruolo.

Sul precariato è intervenuta anche la Corte di giustizia dell’Unione europea: il 13 maggio ha stabilito che il sistema italiano non protegge adeguatamente il personale Ata dall’abuso dei contratti a termine successivi. Non esiste però oggi una regola generale secondo cui, superati 36 mesi, scatti automaticamente l’assunzione. Nella Pubblica amministrazione la trasformazione automatica resta esclusa e, se il Giudice accerta l’abuso, può essere riconosciuta un’indennità da 4 a 24 mensilità. Tre anni di supplenze, da soli, al momento in Italia non fanno quindi scattare il posto fisso.

Tuttavia, un precedente significativo arriva dalla magistratura onoraria, della quale Mediterranea24 si è già occupata. Nel 2026 il Consiglio di Stato ha riconosciuto a una ex giudice di pace, dopo 17 anni di incarichi, ferie, TFR, contributi previdenziali e 14 mensilità di risarcimento per l’abuso dei rapporti a termine, senza trasformare però il rapporto in un posto pubblico a tempo indeterminato. Poco dopo la Corte costituzionale ha cancellato anche l’obbligo di rinunciare ai diritti europei maturati prima della conferma. Il posto fisso non scatta da solo, ma l’abuso non può restare senza conseguenze.

In Sicilia le lezioni inizieranno il 15 settembre, ma il caldo ha aperto un altro fronte: sui 1.815 plessi per i quali risultano disponibili le informazioni sugli impianti, soltanto 201 dispongono di climatizzazione, poco più dell’11%, e non necessariamente in tutte le aule. La Regione non prevede un rinvio generalizzato, mentre a Rosolini il sindaco ha già disposto la chiusura dal 15 al 18 settembre e il rientro il 21. La campanella regionale resta fissata, ma almeno in un Comune il caldo l’ha già fatta slittare.

Articolo

Le assunzioni concluse prima della campanella

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM, amministrazione statale competente per il sistema scolastico) ha comunicato il 3 settembre di avere completato entro il 31 agosto le operazioni di immissione in ruolo per 37.430 docenti su posto comune, sostegno e insegnamento della religione cattolica, rispetto ai 29.685 registrati alla medesima data nel 2025. Giuseppe Valditara (ministro dell’Istruzione e del Merito) ha sintetizzato il risultato affermando che il nuovo anno parte “con tutti i docenti in cattedra”. Il Ministero ha aggiunto che i posti non attribuiti a tempo indeterminato riguardano insegnamenti per i quali le graduatorie disponibili si sono esaurite.

Il quadro va però letto insieme al decreto del Presidente della Repubblica del 7 agosto 2026. L’atto aveva autorizzato, sui posti effettivamente vacanti e disponibili e nei limiti delle graduatorie valide, 46.642 assunzioni di personale docente, delle quali 10.810 sul sostegno, oltre a 2.628 insegnanti di religione cattolica, 12.284 unità Ata, 365 dirigenti scolastici e 79 educatori. Le autorizzazioni rappresentavano il limite entro il quale assumere, non la garanzia che tutti quei posti potessero essere effettivamente trasformati in contratti a tempo indeterminato.

Il punto che divide Ministero e sindacato

Il Ministero riferisce inoltre che al 31 agosto era stata coperta la quasi totalità di circa 118.000 supplenze e che 55.814 insegnanti a tempo determinato sul sostegno erano stati confermati su richiesta delle famiglie, quasi 10.000 in più rispetto al 2025/2026. Tutti i docenti interessati dalle nomine a tempo determinato e indeterminato hanno preso servizio dal 1° settembre. Sono entrati in ruolo anche 342 dirigenti, mentre le procedure per le 12.284 assunzioni del personale ATA (amministrativo, tecnico e ausiliario) erano ancora in fase conclusiva.

È proprio su questo punto che Ministero e FLC Cgil danno una lettura diversa della situazione. Il sindacato parla di circa 200.000 supplenze tra docenti e Ata e sostiene che la scuola continui a dipendere in modo strutturale dal lavoro precario.

Le cifre, però, non indicano esattamente la stessa cosa. Il Ministero conta soprattutto i posti di supplenza da assegnare e coperti entro il 31 agosto; la FLC Cgil guarda invece all’insieme dei contratti a tempo determinato utilizzati durante l’anno scolastico. Anche i 55.814 insegnanti di sostegno confermati rientrano già nel sistema delle supplenze e non vanno sommati automaticamente ai 118.000 posti indicati dal Ministero.

Di conseguenza, l’affermazione “tutti i docenti in cattedra” riguarda soprattutto la tempestività con cui sono state effettuate le nomine, non la natura stabile dei rapporti di lavoro. Un supplente già presente il primo giorno risolve il problema della cattedra senza insegnante, ma resta un lavoratore a tempo determinato.

In Sicilia 1.979 posti per le immissioni dei docenti

Per l’Isola, il contingente delle immissioni in ruolo dei docenti previsto dal decreto ministeriale del 10 luglio è stato indicato in 1.979 posti. L’USR (Ufficio scolastico regionale) per la Sicilia ha quindi aperto diversi turni informatizzati di nomina durante luglio e agosto e il quadro non si è cristallizzato in un solo provvedimento: il portale istituzionale registra ancora una parziale rettifica il 1° settembre, dopo il quarto turno concluso ad agosto.

Al 4 settembre non risulta pubblicato dall’USR un unico prospetto regionale definitivo che consenta di affermare quanti dei 1.979 posti siano stati effettivamente trasformati in contratti di ruolo. È quindi più corretto indicare 1.979 come contingente assegnato e non come numero certo degli insegnanti siciliani già assunti. Lo stesso portale regionale documenta una sequenza di rettifiche, scorrimenti e aggiornamenti delle graduatorie che mostra quanto il reclutamento rimanga articolato anche dopo la prima distribuzione dei posti.

Il problema era già emerso pubblicamente a Palermo il 1° luglio, quando il Comitato precari idonei 2021 ha manifestato davanti alla sede dell’USR Sicilia. FLC Cgil Palermo, Anief Palermo e Uil Scuola Rua Palermo hanno sostenuto la protesta degli idonei del concorso ordinario 2020 che, pur avendo superato la procedura, chiedono da anni maggiori possibilità di accesso al ruolo. La delegazione ha chiesto un intervento legislativo capace di coordinare le diverse graduatorie e le nuove procedure concorsuali.

Ata, 567 assunzioni per 1.636 posti disponibili

Il dato siciliano più significativo riguarda però il personale Ata. Secondo i numeri diffusi il 6 agosto dalla FLC Cgil Sicilia, le assunzioni a tempo indeterminato autorizzate sono 567 rispetto a 1.636 posti dichiarati vacanti e disponibili, con una copertura a ruolo del 35%. La differenza è di 1.069 posti che non rientrano nel contingente delle stabilizzazioni autorizzate e che, laddove necessari al funzionamento delle scuole e disponibili per le nomine, devono essere coperti attraverso gli strumenti previsti per il personale non di ruolo.

Adriano Rizza (segretario generale FLC Cgil Sicilia) ha inoltre indicato circa 6.322 aspiranti presenti nelle graduatorie permanenti provinciali, osservando che i 567 posti rappresentano meno del 10% di questa platea. Il confronto deve essere letto correttamente: le 6.322 persone in graduatoria non corrispondono ad altrettanti posti vacanti, ma mostrano l’ampiezza del bacino dal quale si continua ad attingere personale.

Anche gli uffici scolastici siciliani (URS) mostrano che le assunzioni a tempo indeterminato non bastano a coprire tutti i posti. A fine agosto risultavano ancora disponibilità da assegnare con contratti a termine, compresi quelli sul sostegno, mentre continuavano gli scorrimenti delle graduatorie per altri profili.

Questo significa che una scuola può avere tutti i posti coperti senza che tutti i lavoratori siano stati stabilizzati: una cosa è garantire il personale necessario, un’altra è trasformare quei rapporti in posti di ruolo.

La Corte europea boccia il sistema Ata

Sul personale Ata è intervenuta il 13 maggio 2026 anche la Corte di giustizia dell’Unione europea. Con la sentenza nella causa C-155/25 Commissione contro Italia ha stabilito che l’Italia è venuta meno agli obblighi europei perché non ha adottato misure efficaci per prevenire l’abuso della successione di contratti a tempo determinato del personale Ata supplente delle scuole pubbliche.

La decisione assume particolare rilievo in quanto la Corte ha rilevato che il sistema italiano non prevede per questo personale né una durata complessiva massima efficace della successione dei rapporti né un numero massimo di rinnovi, mentre i concorsi e le procedure di reclutamento non sono stati considerati, da soli, una misura equivalente sufficientemente certa per prevenire gli abusi.

I 36 mesi non fanno scattare automaticamente il ruolo

Su questo punto va corretta una convinzione molto diffusa. Oggi non esiste nella scuola una regola generale per cui al superamento di 36 mesi di supplenze si diventa automaticamente dipendenti a tempo indeterminato. Il limite dei 36 mesi era stato introdotto nel 2015 per la successione di determinati contratti scolastici, ma quella disposizione è stata successivamente abrogata nel 2018. Proprio l’assenza di un meccanismo preventivo adeguato per gli Ata è stata uno dei problemi evidenziati dalla Corte europea nel 2026.

Resta inoltre fermo il principio previsto dall’articolo 36 del decreto legislativo 165 del 2001: la violazione delle norme sull’assunzione o sull’impiego di personale nella Pubblica amministrazione non determina la conversione automatica del rapporto in un contratto a tempo indeterminato. Se viene invece accertato giudizialmente un abuso nella successione dei contratti, il Giudice può riconoscere un’indennità compresa fra 4 e 24 mensilità dell’ultima retribuzione utile per il trattamento di fine rapporto, valutando gravità, numero dei contratti e durata complessiva, oltre all’eventuale maggior danno dimostrato dal lavoratore.

Non è quindi corretto trasformare i 36 mesi in una soglia automatica né affermare che chiunque l’abbia superata abbia automaticamente diritto al massimo risarcimento. L’abuso e la relativa tutela devono essere valutati sulla concreta successione dei rapporti e sulla normativa applicabile al singolo caso. Anche ricostruzione della carriera, anzianità e differenze retributive riguardano profili giuridici collegati alla parità di trattamento, ma non coincidono automaticamente con il risarcimento per abuso del contratto a termine.

Il precedente dei magistrati onorari

Un precedente utile per comprendere questa distinzione viene dalla magistratura onoraria e riguarda una vicenda già approfondita da Mediterranea24. Con la sentenza n. 2716 del 2 aprile 2026 il Consiglio di Stato, pronunciandosi definitivamente sull’appello di una ex giudice di pace rimasta in servizio dal 2002 al 2019, ha riconosciuto la natura di lavoratrice a tempo determinato ai limitati fini delle tutele derivanti dal diritto europeo e le ha attribuito ferie retribuite, TFR, ricostruzione previdenziale e un risarcimento pari a 14 mensilità per l’illegittima reiterazione degli incarichi. Non ha invece trasformato quel rapporto in un impiego pubblico a tempo indeterminato. Il principio era stato costruito anche sulla sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione europea del 7 aprile 2022 e ha ricevuto poche settimane dopo un ulteriore rafforzamento dalla Corte costituzionale: con la sentenza n. 71/2026 la Consulta ha dichiarato illegittima la norma che imponeva ai magistrati onorari confermati di rinunciare ai diritti europei maturati prima della stabilizzazione. Il parallelo con la scuola deve quindi essere circoscritto, perché discipline e procedure di reclutamento sono differenti, ma evidenzia un principio comune: la reiterazione del lavoro precario nella Pubblica amministrazione non produce automaticamente il ruolo, ma quando diventa abusiva deve essere accompagnata da una tutela effettiva e proporzionata.

Il parallelo con i magistrati onorari va però delimitato. Un docente assunto a tempo determinato ha già diritto, indipendentemente da una causa per precariato, alle ferie proporzionate al servizio, al TFR e alla copertura contributiva previdenziale; la Cassazione, con le sentenze n. 16525 e 16530 del 27 maggio 2026, ha inoltre precisato quando ai supplenti spetta il trattamento economico sostitutivo per le ferie non godute. Se invece viene accertato un abuso nella successione dei contratti a termine, l’articolo 36 del decreto legislativo 165/2001 consente al Giudice di riconoscere un’indennità complessiva fra 4 e 24 mensilità dell’ultima retribuzione utile per il TFR, valutando durata e numero dei rapporti e gravità della violazione. Le 14 mensilità una tantum riconosciute alla ex giudice di pace rappresentano dunque la misura stabilita in quel singolo giudizio, non un importo automaticamente spettante anche ai precari della scuola.

Il sostegno resta il grande serbatoio delle supplenze

Il ricorso al tempo determinato è particolarmente evidente nel sostegno. Il Ministero ha comunicato di avere confermato quest’anno 55.814 supplenti su richiesta delle famiglie, quasi 10.000 più dell’anno precedente. Si tratta della procedura introdotta per favorire la continuità didattica degli alunni con disabilità, ma la conferma non trasforma il rapporto in un ruolo.

Mediterranea24 aveva già ricostruito la continuità dei docenti di sostegno spiegando che la richiesta della famiglia non produce automaticamente la conferma: servono la valutazione del dirigente, la disponibilità del posto, il diritto del docente alla nomina e la sua volontà di accettare. L’aumento delle conferme può quindi migliorare la continuità per gli studenti, ma allo stesso tempo fotografa quanto una quota rilevante del sostegno continui a essere garantita da personale non stabilizzato.

Il caldo riapre il problema degli edifici siciliani

A questo quadro occupazionale si è sovrapposta l’emergenza climatica. Il calendario regionale prevede l’avvio delle lezioni martedì 15 settembre 2026, ma i dati dell’Anagrafe dell’edilizia scolastica mostrano una copertura molto limitata degli impianti. In Sicilia risultano censite 3.183 sedi e le informazioni su condizionamento e ventilazione sono disponibili per 1.815 plessi: soltanto 201 risultano dotati di climatizzazione, poco più dell’11% del campione con dato disponibile. La presenza dell’impianto non significa inoltre che tutte le aule dell’edificio siano climatizzate.

Girolamo Turano (assessore regionale dell’Istruzione e della Formazione professionale) ha escluso, allo stato, un rinvio generalizzato dell’apertura delle scuole siciliane, spiegando che lo slittamento comporterebbe anche uno spostamento della conclusione delle lezioni verso un giugno altrettanto caldo. La Regione ha annunciato invece un confronto con Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana), il ministro Valditara e il GSE (Gestore dei servizi energetici) per individuare interventi sugli edifici.

La SIMA (Società italiana di medicina ambientale) ha assunto una posizione diversa, proponendo di valutare nel Mezzogiorno la chiusura fino all’equinozio d’autunno, tra il 21 e il 23 settembre, per tutelare studenti e personale durante le ondate di caldo. La proposta non è un provvedimento e non modifica i calendari regionali. Intanto la FLC Cgil ha contestato lo stanziamento ministeriale di 20 milioni destinato ai dispositivi di raffrescamento, calcolando che, rapportato a circa 350.000 classi statali, corrisponderebbe indicativamente a 57 euro per aula. Valditara ha replicato richiamando gli investimenti strutturali per l’efficientamento energetico.

In Sicilia il dibattito ha già prodotto un caso concreto. A Rosolini (Comune della provincia di Siracusa) Giovanni Spadola (sindaco) ha disposto la chiusura dei plessi dal 15 al 18 settembre, con ritorno in classe lunedì 21, motivando l’ordinanza anche con la persistente ondata di caldo e con l’assenza di adeguata climatizzazione nelle aule. Mentre la Regione mantiene il 15 settembre, una prima Amministrazione locale ha quindi scelto di rinviare realmente la campanella.

Nell’immagine di copertina, manifestazione dei precari idonei davanti all’USR Sicilia, manifestazione FLC Cgil scuola e conferenza stampa del ministro Giuseppe Valditara.