Robot umanoidi, l’Italia prepara gli incentivi. Sicilia già in campo

Catania sperimenta Cesarino per la riabilitazione. Palermo studia assistenza e interazione con l’uomo. Il Governo punta a sostenere produzione e utilizzo industriale

Sintesi

L’Italia punta a sviluppare una propria filiera dei robot umanoidi per ridurre la dipendenza tecnologica da Cina e Stati Uniti. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha annunciato incentivi destinati sia a chi costruisce robot avanzati sia alle imprese che li utilizzeranno. Le misure dovrebbero trovare spazio nei prossimi provvedimenti economici, ma importi e modalità definitive devono ancora essere stabiliti.

La Sicilia è già dentro questa trasformazione. A Catania il robot umanoide “Cesarino” viene utilizzato per studiare perdita dell’equilibrio, mobilità e riabilitazione, nell’ambito del progetto Medrob4rehab sviluppato con l’Università Politecnica delle Marche e l’Azienda ospedaliera Cannizzaro. Sempre a Catania sono attivi studi sui sistemi robotici antropomorfi e sull’impiego dei robot nella riabilitazione. La ricerca punta quindi a far lavorare la macchina come strumento di supporto alla persona.

A Palermo il RoboticsLab dell’Università studia da anni l’interazione tra uomini e robot umanoidi, mentre il nuovo AIRH Lab utilizza Pepper per ricerche che uniscono intelligenza artificiale, linguistica, filosofia, creatività e coscienza artificiale. Un altro progetto dell’Ateneo ha studiato robot di compagnia destinati a sostenere l’invecchiamento attivo e l’autonomia degli anziani. La robotica siciliana guarda quindi anche alla società e all’assistenza.

A livello nazionale uno dei progetti industriali più avanzati è quello di Generative Bionics e Fincantieri per un umanoide saldatore, destinato ad affiancare gli operai nelle attività più pesanti e ripetitive. I primi test nel cantiere di Sestri Ponente sono previsti entro la fine del 2026. L’obiettivo non è soltanto costruire robot che assomiglino all’uomo, ma trovare attività nelle quali possano essere realmente utili.

Il nodo resta il rapporto con il lavoro. Gli esperti invitano a evitare sia l’entusiasmo indiscriminato sia la paura di una sostituzione generalizzata delle persone. La prospettiva più concreta è quella della collaborazione tra uomo e macchina, soprattutto nell’industria, nella logistica, nella sanità e nell’assistenza. Il valore dei robot dipenderà dalla loro effettiva utilità, dai costi e dalla sicurezza.

Articolo

L’Italia prepara la filiera dei robot umanoidi

L’Italia vuole entrare nella corsa mondiale ai robot umanoidi senza limitarsi a importare tecnologie sviluppate in Cina o negli Stati Uniti. Il Governo sta preparando incentivi per sostenere sia la produzione nazionale di robotica avanzata sia l’impiego di queste macchine nelle imprese.

Adolfo Urso (ministro delle Imprese e del Made in Italy) ha annunciato a settembre che robotica avanzata e umanoidi entreranno tra le priorità dei prossimi interventi di politica industriale. L’orientamento è sostenere l’intera filiera, dal produttore della macchina fino all’impresa che la inserisce nello stabilimento.

La misura specifica non è però ancora definitiva. Le anticipazioni su un possibile fondo dedicato devono quindi essere distinte dagli stanziamenti già approvati. Esistono intanto strumenti più generali che possono interessare anche queste tecnologie: il Mimit ha aggiunto 87,7 milioni agli Accordi per l’innovazione e ha aperto “Scoperta imprenditoriale II”, con oltre 505 milioni per ricerca e sviluppo nel Mezzogiorno, Sicilia compresa.

La Sicilia non parte da zero

Il collegamento con la Sicilia è concreto e particolarmente recente. Il 14 settembre l’Università di Catania ha presentato “Cesarino”, acronimo di Controlled Experimental System for mobility, Assistive Robotics Integration in Novel Operational scenarios (sistema sperimentale controllato per la mobilità e l’integrazione della robotica assistiva).

È un robot umanoide del Laboratorio di Robotica del gruppo Rosys del Dipartimento di Ingegneria elettrica, elettronica e informatica. La sua funzione può apparire insolita: deve inciampare, sbandare e perdere l’equilibrio. Lo scopo è studiare ciò che accade durante queste situazioni e utilizzare i risultati per sviluppare tecnologie capaci di assistere persone con difficoltà motorie.

Cesarino rientra nel progetto Medrob4rehab (un’iniziativa di ricerca scientifica che mira a sviluppare una soluzione robotica avanzata e integrata per la riabilitazione motoria domiciliare di pazienti con disturbi della deambulazione, con un’attenzione particolare alle persone colpite da lesioni midollari), dedicato alla robotica per la riabilitazione motoria, realizzato insieme all’Università Politecnica delle Marche e all’Unità Spinale dell’Azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania. Il progetto complessivo, finanziato con 686.000 euro, è iniziato nel giugno 2025 e si conclude nel novembre 2026.

Ad aprile l’Università di Catania aveva già pubblicato gli atti per la fornitura di un robot umanoide destinato proprio a Medrob4rehab. Non si tratta quindi soltanto di un esperimento dimostrativo, ma di una linea di ricerca formalmente inserita in un programma sulla riabilitazione e sull’assistenza.

A Catania anche bracci antropomorfi e robot controllati dai segnali cerebrali

L’attività dell’Ateneo catanese è più ampia. Nel febbraio 2026 il Dipartimento di Matematica e Informatica ha bandito una ricerca sui sistemi robotici antropomorfi, comprendente controllo dei bracci robotici, sensori per ricostruire l’ambiente tridimensionale e algoritmi per programmare il movimento della macchina.

Un’altra linea, avviata attraverso il progetto HOME4.0 (o Casa 4.0, indica un’abitazione intelligente e sostenibile che unisce domotica avanzata, efficienza energetica e uso di intelligenza artificiale per gestire i consumi, migliorare il comfort e ridurre l’impatto ambientale) riguarda una piattaforma nella quale i segnali cerebrali possono essere utilizzati per comandare sistemi robotici applicati alla casa. Qui robotica, intelligenza artificiale e interfacce cervello-computer vengono studiate insieme per sviluppare nuove forme di assistenza.

La ricerca catanese sugli umanoidi ha anche un precedente più divulgativo: nel 2023 uno studente di Ingegneria informatica aveva realizzato Sonny, robot umanoide costruito come progetto di tesi e capace di interagire verbalmente attraverso sistemi di intelligenza artificiale.

Palermo, Pepper e i robot che interagiscono con le persone

Un secondo polo siciliano si trova all’Università di Palermo. Il RoboticsLab del Dipartimento di Ingegneria, diretto dal professore Antonio Chella, lavora sull’interazione tra persone, intelligenza artificiale e robot umanoidi.

Da questa esperienza è nato anche l’AIRH Lab (Artificial Intelligence and Robotics for Humanities Lab) del Dipartimento di Scienze Umanistiche, promosso dalla professoressa Arianna Pipitone. Il laboratorio dispone del robot umanoide Pepper e mette insieme competenze normalmente lontane tra loro: robotica, linguistica, filosofia, arte, intelligenza artificiale e studio della coscienza.

Tra le linee di ricerca ci sono la creatività computazionale, l’utilizzo dei robot nelle arti, i modelli di coscienza artificiale e specificamente la robotica umanoide applicata alle scienze umane. L’obiettivo non è quindi costruire una macchina destinata alla fabbrica, ma capire come un robot possa percepire, comunicare e convivere con le persone.

A Palermo è stato sviluppato anche MHARA (Motivating Healthy and Active Aging through Robotic Companionship), progetto dedicato all’utilizzo di robot socialmente interattivi per sostenere gli anziani nelle attività quotidiane, dall’attività fisica alla vita domestica. Il progetto disponeva di un finanziamento superiore a 316.000 euro.

Sono quindi almeno 2 i principali filoni che emergono nell’Isola: Catania guarda soprattutto alla mobilità, alla riabilitazione e alla robotica antropomorfa; Palermo approfondisce l’interazione sociale, l’assistenza, la coscienza artificiale e il rapporto tra uomo e macchina.

Fincantieri prepara l’umanoide saldatore

Sul versante industriale italiano uno dei progetti più avanzati è quello di Generative Bionics e Fincantieri. L’accordo, firmato l’11 febbraio, prevede 4 anni di sviluppo per realizzare un umanoide specializzato nella saldatura navale.

La macchina dovrà utilizzare intelligenza artificiale, sistemi di visione e capacità di manipolazione per operare nei cantieri accanto agli addetti. I primi test sono programmati entro la fine del 2026 nel cantiere Fincantieri di Sestri Ponente.

Fincantieri indica tra gli obiettivi la riduzione delle attività più ripetitive, gravose o sfavorevoli dal punto di vista ergonomico e collega l’introduzione della robotica anche alla crescente difficoltà nel reperire alcune professionalità specializzate.

Il vero valore è nell’intelligenza della macchina

L’elemento decisivo non è soltanto il corpo del robot. La cosiddetta Physical AI (intelligenza artificiale fisica) permette a un sistema di percepire ciò che lo circonda attraverso sensori, elaborare le informazioni e agire fisicamente nell’ambiente.

È questa combinazione a distinguere sempre più i nuovi robot dalle macchine industriali tradizionali, programmate per ripetere continuamente la stessa operazione.

Ma anche qui serve prudenza. Un umanoide deve camminare, mantenere l’equilibrio, evitare ostacoli, riconoscere persone e oggetti e utilizzare le mani. Ogni capacità aggiuntiva aumenta complessità e costo. Per questo la robotica industriale continuerà a utilizzare anche bracci fissi, cobot (robot collaborativi) e piattaforme mobili quando risultano più efficienti.

Robot e lavoro, il confronto che deve ancora aprirsi davvero

La questione più delicata riguarda il lavoro. Gli umanoidi possono sostituire persone in alcune operazioni, ma possono anche intervenire dove il lavoro è pericoloso, particolarmente pesante oppure dove le imprese faticano a trovare personale.

Il Governo indica una prospettiva nella quale la tecnologia dovrebbe affiancare la persona più che eliminarla dal processo produttivo, ma le misure specifiche e le relative garanzie dovranno essere definite nei provvedimenti annunciati.

La differenza sarà determinata dall’uso concreto. Un robot che salda in un ambiente pericoloso, sostiene una persona durante la riabilitazione o aiuta un anziano nelle attività quotidiane pone questioni differenti da una macchina introdotta esclusivamente per ridurre il personale.

Dalla Sicilia emerge già un modello diverso dalla fabbrica senza uomini

Le esperienze di Palermo e Catania mostrano infatti una direzione meno spettacolare ma probabilmente più vicina agli impieghi immediati: robot che collaborano con medici, terapisti, anziani, persone con difficoltà motorie, ricercatori e lavoratori.

Cesarino viene fatto perdere volontariamente l’equilibrio per comprendere meglio come assistere chi rischia di cadere; Pepper viene impiegato per studiare comunicazione, creatività e relazione con le persone; altri sistemi antropomorfi vengono sviluppati per imparare a muoversi e interagire con l’ambiente.

La Sicilia, dunque, non ospita ancora una grande industria produttrice di umanoidi paragonabile ai progetti che stanno nascendo nel Nord Italia, ma possiede già nuclei di ricerca direttamente collegati alla nuova robotica. Ed è proprio il passaggio dalla ricerca alle applicazioni industriali, sanitarie e assistenziali che gli incentivi nazionali dovranno riuscire a sostenere.

La corsa agli umanoidi non si misurerà quindi dal numero di macchine capaci di assomigliare all’uomo, ma da quante sapranno svolgere meglio attività realmente necessarie, in sicurezza e con un costo sostenibile.

Nell’immagine di copertina, il robot umanoide Cesarino dell’Università di Catania; il robot Pepper utilizzato nelle ricerche dell’Università di Palermo; un robot umanoide destinato alle applicazioni industriali.