Sintesi
La raccolta dei rifiuti elettronici in Italia torna a crescere nel 2025 dopo anni di contrazione. I volumi aumentano grazie soprattutto ai grandi elettrodomestici e all’elettronica di consumo. Persistono però forti squilibri territoriali con il Nord più efficiente e il Sud in ritardo. Alcune categorie come televisori e sorgenti luminose registrano un calo. L’Italia resta comunque lontana dagli obiettivi europei fissati per il riciclo dei Raee.

Articolo
Il sistema italiano di gestione dei Raee (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) evidenzia nel 2025 un’inversione di tendenza rispetto al biennio precedente, con una crescita complessiva della raccolta pari al 2,4% e un totale di 366.891 tonnellate avviate a corretto trattamento. Il dato, certificato dal Centro di Coordinamento Raee, conferma il consolidamento di una dinamica positiva già emersa nel 2024, accompagnata da un incremento della raccolta pro capite che raggiunge i 6,22 chilogrammi per abitante.

L’analisi merceologica evidenzia come l’espansione sia sostenuta principalmente dai grandi elettrodomestici e dall’elettronica di consumo, che registrano incrementi rispettivamente del 5,4% e del 5,1%, attestandosi su volumi significativi. Andamento favorevole anche per altre categorie, mentre risultano in contrazione le sorgenti luminose e i dispositivi televisivi e monitor.

Dal punto di vista geografico emerge una marcata disomogeneità . Il Nord Italia si conferma area trainante con oltre 192.000 tonnellate raccolte e una media superiore ai 7 chilogrammi per abitante, seguito dal Centro con risultati intermedi, mentre il Sud si mantiene su livelli inferiori, con una raccolta pro capite significativamente più bassa. Le performance migliori si registrano in Molise, Abruzzo, Puglia, Lazio e Sardegna, mentre le flessioni più rilevanti riguardano Basilicata e Sicilia.
Tra le regioni più virtuose in termini di raccolta pro capite si distinguono Valle d’Aosta, Sardegna, Toscana e Liguria, mentre permane un ritardo significativo in Campania. La maggior parte dei rifiuti elettronici viene conferita nei centri comunali, seguiti dai punti di raccolta della distribuzione, a conferma del ruolo centrale delle infrastrutture pubbliche nella gestione del ciclo dei rifiuti.
Sul piano economico, il sistema ha distribuito oltre 30 milioni di euro in premi di efficienza a Comuni e operatori della raccolta, con la Lombardia principale beneficiaria in termini assoluti, mentre Liguria, Toscana ed Emilia-Romagna si distinguono per contributi medi più elevati per tonnellata raccolta. Questo meccanismo incentivante, finanziato dai produttori attraverso i sistemi collettivi, rappresenta uno strumento chiave per migliorare le performance operative.
Nonostante i segnali incoraggianti, il divario rispetto agli obiettivi europei resta ampio. Secondo il direttore generale del Centro di Coordinamento Raee, Fabrizio Longoni, per raggiungere il target del 65% rispetto all’immesso sul mercato, l’Italia dovrebbe arrivare a circa 800.000 tonnellate annue, con un deficit ancora significativo. Le prospettive di miglioramento sono legate sia agli investimenti in comunicazione previsti per il 2026 sia alle recenti semplificazioni normative che ampliano la platea dei soggetti autorizzati alla raccolta.
Il quadro normativo di riferimento si inserisce nelle direttive europee sull’economia circolare e sulla gestione dei rifiuti elettronici, che impongono standard stringenti in termini di recupero e riciclo. In questo contesto, l’evoluzione del sistema italiano dipenderà dalla capacità di ridurre i divari territoriali, rafforzare le infrastrutture e promuovere comportamenti virtuosi tra cittadini e imprese, in un percorso ancora lungo ma orientato verso una maggiore sostenibilità ambientale ed economica.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









