Sintesi
Il 13 maggio 2026 l’Ars (Assemblea regionale siciliana) ha approvato l’emendamento promosso da Antonello Cracolici, deputato del Pd e presidente della Commissione regionale Antimafia, per fermare fino al 31 dicembre 2027 le assunzioni negli Enti e nelle società del GAP (Gruppo amministrazione pubblica) della Regione Siciliana, lasciando fuori gli uffici regionali, il personale sanitario, alcune figure stagionali, le stabilizzazioni già avviate e altri casi specifici. La norma, però, alla data del 4 giugno 2026 non risulta ancora entrata in vigore poiché la pubblicazione in GURS è il passaggio che dà pubblicità legale alle leggi regionali, e lo Statuto siciliano prevede l’entrata in vigore dopo la pubblicazione, salvo diversa disposizione della singola legge. Il ritardo ha creato una zona utile per gli Enti che hanno già deliberato o pubblicato procedure prima dell’efficacia del divieto, poiché il testo approvato salva reclutamenti, mobilità e stabilizzazioni già avviati o definiti. In questo spazio temporale l’Istituto Sperimentale Zootecnico per la Sicilia ha pubblicato atti per 24 stabilizzazioni, per una selezione a tempo determinato da 14 unità e per un concorso a tempo indeterminato da 7 posti, mentre una successiva delibera del 29 maggio ha annullato e sostituito una precedente procedura da 14 unità a termine. Le voci su possibili accelerazioni nei Consorzi di bonifica e nella Società degli Interporti Siciliani restano, allo stato, meno documentate rispetto agli atti dello Zootecnico. Il caso è politico perché il blocco era nato per frenare possibili assunzioni clientelari prima delle elezioni regionali del 2027. È anche giuridico poiché incrocia il principio del concorso pubblico, le deroghe sulle stabilizzazioni, il ricorso al lavoro somministrato tramite agenzie interinali e il tema dell’efficacia delle leggi regionali dopo la pubblicazione.

Articolo
La vicenda parte dal voto del 13 maggio 2026, quando Sala d’Ercole ha approvato la norma blocca-assunzioni proposta da Antonello Cracolici deputato del Partito Democratico nonché presidente della Commissone regionale antimafia. L’obiettivo dichiarato era impedire che, nella fase precedente alle elezioni regionali del 2027, enti e partecipate potessero trasformarsi in strumenti di promessa occupazionale. Secondo la ricostruzione del voto, il testo è passato con il sostegno del Pd, del M5s (Movimento 5 stelle) e di alcuni deputati della maggioranza, mentre il governo regionale ha dovuto prendere atto della volontà dell’Aula. La norma riguarda gli enti del GAP, cioè il Gruppo amministrazione pubblica regionale, e le società partecipate o controllate dalla Regione, ma non blocca i concorsi dell’amministrazione regionale né il personale delle aziende sanitarie e ospedaliere.

Il testo approvato contiene però una deroga decisiva. Il divieto non si applica alle procedure di reclutamento, mobilità e stabilizzazione già avviate o definite alla data di entrata in vigore della disposizione. Questo significa che il punto centrale non è solo il giorno del voto all’Ars, ma il momento in cui la legge viene pubblicata ed entra realmente in vigore. La GURS è lo strumento di pubblicità legale delle leggi, dei regolamenti e degli atti regionali, mentre lo Statuto della Regione Siciliana stabilisce che leggi e regolamenti entrano in vigore 15 giorni dopo la pubblicazione, salvo diversa previsione contenuta nel singolo testo.

Da qui nasce il sospetto politico sollevato da Cracolici. A distanza di oltre 20 giorni dall’approvazione, la norma non era ancora pubblicata e quindi non aveva prodotto il suo effetto pieno. La spiegazione circolata negli uffici riguarda il percorso tecnico del testo, passato dalla Ragioneria per l’aggiornamento delle tabelle finanziarie collegate alle altre norme della legge, poi tornato all’Ars per la collazione definitiva e infine trasmesso a Palazzo d’Orléans per la pubblicazione. La GURS ha inoltre comunicato che, per la festività del 2 giugno 2026, le istanze relative alle inserzioni da pubblicare venerdì 5 giugno dovevano arrivare entro il 29 maggio, confermando il ruolo della scadenza settimanale nella formazione dei fascicoli.
Nel frattempo alcuni atti sono stati effettivamente adottati. Il caso documentato più rilevante riguarda l’Istituto Sperimentale Zootecnico per la Sicilia. Il 21 maggio 2026 l’ente ha deliberato l’avvio delle procedure di stabilizzazione per personale a tempo determinato impiegato nei servizi di assistenza tecnica e controlli funzionali, poi rettificate con delibera n. 35 del 27 maggio. L’avviso allegato parla di 24 posti a tempo pieno e indeterminato, destinati alla trasformazione dei rapporti da tempo determinato a tempo indeterminato, con riferimento al D.L. (Decreto legge) n. 44 del 22 aprile 2023, convertito nella legge n. 74 del 21 giugno 2023.
Sempre il 27 maggio 2026 l’Istituto ha approvato anche la delibera n. 37 per un concorso pubblico da 7 unità a tempo indeterminato e pieno nell’area assistenti, richiamando il PIAO (Piano integrato di attività e organizzazione) 2025-2027 e la pianta organica già autorizzata. Lo stesso atto cita una comunicazione del 25 maggio con cui l’ente informava dell’avvio di procedure per 18 unità a tempo determinato e 7 a tempo indeterminato, ma il bando allegato alla delibera n. 37 riguarda in modo specifico i 7 posti a tempo indeterminato.
Per il personale a termine, la sequenza è più articolata. La delibera n. 36 del 27 maggio aveva avviato il reclutamento di 14 unità con contratto a tempo determinato per assistenza tecnica e controlli funzionali. La delibera n. 38 del 29 maggio, pubblicata il 1 giugno nell’archivio dell’Ente, ha però annullato quella precedente e l’ha sostituita con una nuova procedura sempre da 14 unità per 12 mesi, ripartite tra 11 controllori zootecnici, 2 agronomi e 1 veterinario. Ne deriva che, dagli atti ufficiali , risultano 24 stabilizzazioni, 7 assunzioni a tempo indeterminato tramite concorso e una procedura attiva da 14 contratti a tempo determinato.
Il direttore dell’Istituto, Vincenzo Pernice, ha sostenuto che le procedure non sarebbero state accelerate per aggirare la nuova legge, ma sarebbero il risultato di un percorso amministrativo già aperto, legato al bilancio, alla nuova pianta organica e alla necessità di assicurare i controlli negli allevamenti. Questa difesa trova un riscontro parziale negli atti, perché la delibera di stabilizzazione richiama decisioni precedenti, la convenzione con l’Associazione italiana allevatori del 10 dicembre 2025, il PIAO e la deliberazione di Giunta regionale n. 305 del 14 ottobre 2025 sulla nuova pianta organica. Resta però politicamente sensibile il fatto che la pubblicazione delle procedure sia arrivata dopo il voto dell’Ars e prima dell’efficacia della norma blocca-assunzioni.
Sui Consorzi di bonifica la vicenda appare diversa. In Aula erano stati indicati tra gli Enti potenzialmente interessati dal blocco, perché inseriti nel perimetro del GAP regionale e perché da tempo al centro di procedure e fabbisogni di personale.
Anche la Società degli Interporti Siciliani viene citata come possibile caso di aggiramento, poiché avrebbe avuto necessità di personale per mandare avanti le attività. Tuttavia la soluzione prospettata non passerebbe da assunzioni dirette, bensì da agenzie interinali, cioè operatori autorizzati alla somministrazione di lavoro. Qui si apre una falla della norma: se l’Ente non assume direttamente ma acquista un servizio da un’agenzia, il rapporto formale non è un’assunzione dell’ente, ma un appalto o una somministrazione. È una distinzione giuridica rilevante, perché potrebbe consentire di coprire fabbisogni di personale senza violare letteralmente il blocco, pur lasciando aperta una questione di coerenza con lo spirito della legge.
Il contesto normativo nazionale rafforza la delicatezza della materia. L’articolo 35 del D.Lgs. (Decreto legislativo) n. 165 del 30 marzo 2001 stabilisce che l’assunzione nelle Pubbliche Amministrazioni avviene tramite procedure selettive, cioè concorsi o selezioni rispettose dei principi di imparzialità, pubblicità e trasparenza. Le stabilizzazioni, invece, sono deroghe ammesse solo quando una legge le consente e quando ricorrono i requisiti previsti, come avviene per alcune categorie richiamate dal D.L. n. 44 del 2023 e dalle sue successive modifiche.
La giurisprudenza costituzionale continua a muoversi attorno allo stesso equilibrio: il concorso resta la regola generale dell’accesso al pubblico impiego, mentre le stabilizzazioni e le procedure riservate devono essere giustificate da esigenze specifiche e non possono diventare una scorciatoia ordinaria. Non risultano, al momento, decisioni specifiche sulla norma siciliana approvata il 13 maggio 2026, ma il quadro di riferimento resta quello dell’articolo 97 della Costituzione, del buon andamento amministrativo e dell’imparzialità, principi che spiegano perché il ritardo nella pubblicazione sia diventato immediatamente un caso politico oltre che tecnico.
Il nodo, dunque, non è stabilire se le procedure avviate prima dell’entrata in vigore siano automaticamente illegittime. La stessa norma le salva se risultano già avviate o definite. Il punto è capire chi abbia utilizzato consapevolmente questa finestra temporale e se il rinvio della pubblicazione sia stato un normale passaggio burocratico o un varco utile per mettere al sicuro nuove selezioni. Per questo la richiesta di Cracolici presidente della Commmissione reginale antimafia, di verificare gli Enti che si sono mossi nel frattempo è il seguito naturale di una norma nata per bloccare il sospetto di assunzioni pre-elettorali, ma rimasta sospesa proprio nel momento in cui avrebbe dovuto produrre il suo primo effetto.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









