Sintesi
La Pubblica amministrazione (PA) si prepara a 1 forte ricambio generazionale, con oltre 1 milione di dipendenti destinati a lasciare gli uffici entro il 2032 per pensionamento e con 1 piano di reclutamento già avviato. Dal 2023 al 2025, secondo il ministro Paolo Zangrillo, sono state assunte 641.000 persone e nel 2026 l’obiettivo è inserire tra 200.000 e 250.000 lavoratori, anche per rafforzare sanità, Enti locali, scuola e amministrazioni centrali. La trasformazione punta su giovani, competenze digitali, formazione, intelligenza artificiale (IA, sistemi informatici capaci di svolgere attività complesse) e valutazione del merito. Sullo sfondo restano i rinnovi dei CCNL (Contratti collettivi nazionali di lavoro), il DDL (disegno di legge) sul merito e il principio costituzionale del concorso pubblico, confermato anche dalla recente giurisprudenza della Corte costituzionale.

Articolo
La Pubblica amministrazione italiana entra in 1 fase decisiva di sostituzione del personale. Intervenendo il 23 maggio 2026 al Festival dell’Economia di Trento, nell’incontro “Pubblica amministrazione, entro 8 anni 1 milione di assunti”, presso il Palazzo della Regione Autonoma Trentino Alto Adige, ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo ha spiegato che nei prossimi 6-7 anni lo Stato dovrà affrontare 1 sforzo di reclutamento molto ampio, perché oltre 1 milione di dipendenti maturerà i requisiti per lasciare il lavoro. Il dato centrale è stato confermato da più fonti: dal 2023 al 2025 sono già entrate 641.000 persone nella PA e per il 2026 il Governo stima tra 200.000 e 250.000 nuove assunzioni. Nel solo gennaio 2026, secondo il comunicato della Provincia autonoma di Trento, i nuovi ingressi sono stati oltre 24.000, con attenzione particolare a sanità ed enti locali.

La cronologia degli atti e dei passaggi principali parte dal decreto legislativo 165/2001, cioè il testo base sul pubblico impiego, e dall’articolo 97 della Costituzione, che impone buon andamento, imparzialità e accesso tramite concorso, salvo eccezioni stabilite dalla legge. Nel 2021 il decreto legge 80/2021, convertito nella legge 113/2021, ha rafforzato il portale inPA (Portale nazionale del reclutamento), pensato per rendere più rapido e digitale l’incontro tra domanda e offerta di lavoro pubblico, anche in collegamento con il PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza). Nel 2023 il decreto legge 44/2023 ha previsto misure urgenti per potenziare la capacità amministrativa e, fino al 31 dicembre 2026, consente per alcuni profili non apicali procedure con sola prova scritta. Sempre nel 2023, il DPR (decreto del Presidente della Repubblica) 82/2023 ha modificato le regole di accesso agli impieghi pubblici, innovando il vecchio DPR 487/1994 e rafforzando il ruolo del portale inPA.

Il quadro demografico conferma la necessità di intervenire. La Ragioneria generale dello Stato, nel Conto annuale, segnala che l’età media del pubblico impiego è salita in modo rilevante nel periodo 2001-2023, superando i 50 anni in comparti come Funzioni centrali e Funzioni locali, mentre dal 2022 le nuove assunzioni hanno iniziato a ridurre gradualmente l’età media. Nel 2023 l’età media complessiva del personale pubblico era pari a 48,9 anni, ma nelle Funzioni centrali raggiungeva 52,8 anni e nelle Funzioni locali 51,8 anni. Questi numeri spiegano perché il ricambio non sia soltanto 1 scelta politica, ma 1 necessità organizzativa per evitare vuoti di competenze negli uffici.
Il piano indicato da Zangrillo non riguarda solo il numero delle assunzioni, ma anche la qualità delle competenze. Il ministro ha parlato di giovani “nativi digitali”, cioè persone cresciute in 1 contesto già segnato dall’uso quotidiano di tecnologie informatiche, piattaforme online e strumenti digitali. L’obiettivo è sostituire progressivamente competenze in uscita con professionalità nuove, capaci di lavorare su dati, servizi digitali, semplificazione amministrativa e intelligenza artificiale. In 1 audizione alla Camera del 26 giugno 2025, Zangrillo aveva già richiamato l’uso dell’intelligenza artificiale nei concorsi pubblici, ricordando che nel 2024 la PA aveva bandito 22.000 concorsi e annunciando la sperimentazione di 1 assistente virtuale per aiutare i candidati a orientarsi tra le opportunità più adatte al loro profilo.
Il capitolo dei contratti resta parallelo a quello del reclutamento. Al Festival di Trento, Zangrillo ha rivendicato la chiusura della tornata 2019-2021 nel 2023, il completamento della tornata 2022-2024 e lo stanziamento di 30 miliardi per i cicli 2022-2024, 2025-2027 e 2028-2030. Per la tornata 2025-2027, il ministro ha sottolineato che le trattative sono partite nel 1° anno di riferimento, circostanza presentata come 1 cambio di passo rispetto al passato. La newsletter della Funzione pubblica di aprile 2026 ha inoltre registrato la sottoscrizione dell’ipotesi economica del CCNL Istruzione e ricerca 2025-2027, con 137 euro lordi medi mensili per circa 1,2 milioni di dipendenti, e l’apertura del tavolo per le Funzioni locali il 27 aprile 2026, che interessa oltre 403.000 lavoratori non dirigenti.
Sul merito, il passaggio legislativo più recente è il DDL A.C. 2511, presentato alla Camera il 10 luglio 2025, esaminato dalla I Commissione Affari costituzionali dal 25 settembre 2025, concluso in Commissione il 22 gennaio 2026 e approvato da Montecitorio il 28 gennaio 2026. Il testo riguarda accesso e progressione della carriera dirigenziale, valutazione della performance (risultati e qualità del lavoro svolto) del personale dirigente e non dirigente e delega al Governo per rivedere gli organismi indipendenti di valutazione. Dopo il 1° via libera della Camera, il provvedimento è passato al Senato come S. 1778, con scheda parlamentare aggiornata al 12 maggio 2026.
Il disegno di legge ha prodotto commenti contrastanti. Zangrillo lo presenta come 1 strumento per valorizzare chi lavora nella PA e permettere progressioni fondate su capacità, responsabilità e leadership, termine inglese che indica attitudine alla guida e al coordinamento. In 1 intervista a Radio Radicale del 28 gennaio 2026, il ministro ha collegato il provvedimento al superamento di 1 modello troppo rigido nella crescita professionale interna. La FP CGIL (Funzione pubblica della Confederazione generale italiana del lavoro) ha invece definito il DDL un passo indietro, sostenendo che non risponda alla reale esigenza di riconoscere professionalità e competenze. Di segno diverso il giudizio di Unadis e Confdas, organizzazioni rappresentative della dirigenza pubblica, secondo cui il testo valorizza la carriera e conserva il concorso come strumento principale, affiancandolo a criteri di merito, competenza e imparzialità.
Il riferimento giuridico resta il concorso pubblico. La Corte costituzionale, con la sentenza 145/2025, ha ribadito che il principio del concorso previsto dall’articolo 97 della Costituzione non è incompatibile con norme che valorizzino esperienze lavorative già maturate nella stessa amministrazione, purché sia rispettato l’equilibrio tra ragionevolezza, buon andamento e imparzialità. Questo orientamento è importante perché delimita il perimetro entro cui possono muoversi le riforme: valorizzare il personale interno è possibile, ma senza trasformare le progressioni in scorciatoie arbitrarie o prive di garanzie pubbliche.
Il piano da 1 milione di ingressi entro il 2032, dunque, non è un semplice somma di concorsi. È un passaggio strutturale che intreccia pensionamenti, assunzioni, contratti, formazione, digitalizzazione, intelligenza artificiale e nuove regole sul merito. La sfida sarà rendere la PA più giovane e più preparata senza indebolire trasparenza, imparzialità e qualità dei servizi. I numeri indicati da Zangrillo mostrano una macchina già in movimento, ma la riuscita dipenderà dalla capacità di trasformare il ricambio generazionale in un rafforzamento reale degli uffici, non solo in 1 sostituzione anagrafica del personale.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









