Police-One e CUI: nasce l’identità digitale per le indagini con le informazioni in una sola banca dati

Il Viminale accelera sull’integrazione delle banche dati di polizia con un sistema capace di collegare biometria, DNA e informazioni giudiziarie

Sintesi

Negli ultimi anni le Forze dell’ordine italiane hanno gestito una crescente mole di informazioni distribuite tra numerose banche dati spesso non completamente integrate tra loro. Per superare questa frammentazione il Ministero dell’Interno ha avviato il progetto Police-One, sviluppato in attuazione del Regolamento europeo Prüm II, introducendo il CUI (Codice Univoco Identificativo), una chiave digitale destinata a collegare dati anagrafici, impronte digitali, profili genetici, elementi biometrici, precedenti di polizia e provvedimenti amministrativi e giudiziari riferiti alla stessa persona. Il progetto prevede la realizzazione del CIR (Common Identity Repository, Archivio Comune delle Identità), nel quale confluiranno informazioni provenienti da numerose amministrazioni pubbliche e sistemi investigativi nazionali. L’infrastruttura consentirà alle Forze dell’ordine di effettuare controlli più rapidi e accurati anche attraverso dispositivi mobili utilizzati sul territorio. Il sistema sarà inoltre integrato con le principali piattaforme europee e internazionali per la cooperazione di polizia. Gli interventi mirano a rendere più efficace l’identificazione delle persone controllate dalle Forze di polizia e a migliorare lo scambio di informazioni tra le amministrazioni pubbliche. Un’attenzione particolare è rivolta alle aree del Mezzogiorno interessate da una maggiore presenza della criminalità organizzata (Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia) e ai territori coinvolti nei flussi migratori via mare, dove il rafforzamento dei sistemi informativi e delle banche dati è considerato uno strumento strategico per incrementare la sicurezza e l’efficacia delle attività investigative. Nel 2025 il patrimonio informativo interforze ha superato i 617 milioni di entità registrate e oltre 766 milioni di trattamenti per finalità di polizia, confermando la crescente centralità dei dati nelle attività di sicurezza. Il progetto ha suscitato interesse tra esperti e operatori del settore per le potenzialità investigative offerte dall’integrazione delle informazioni, ma anche attenzione sotto il profilo della tutela della privacy e della protezione dei dati personali, materie disciplinate dalla normativa nazionale ed europea e sottoposte al controllo del Garante per la Protezione dei Dati Personali.

Articolo

Per decenni identificare una persona entrata nel circuito delle forze dell’ordine ha significato consultare archivi differenti, verificare informazioni conservate in sistemi separati e ricostruire un’identità attraverso molteplici banche dati. Oggi il Ministero dell’Interno punta a superare questo modello attraverso il CUI (Codice Univoco Identificativo), una chiave digitale destinata a unificare e collegare in tempo reale tutte le principali informazioni disponibili su un soggetto.

Il progetto Police One rientra nel Programma Operativo Complementare (POC) Legalità 2014-2020 ed è promosso dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno attraverso la Direzione Centrale della Polizia Criminale. L’iniziativa punta a rafforzare la prevenzione e il contrasto alla criminalità organizzata, soprattutto nelle regioni maggiormente esposte ai fenomeni di infiltrazione mafiosa come Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Il programma prevede la completa digitalizzazione dei processi investigativi e una maggiore interoperabilità tra le banche dati del Ministero dell’Interno e quelle del Ministero della Giustizia, attraverso il potenziamento del Sistema di Indagine (SDI), del Sistema Automatizzato di Identificazione Biometrica (ABIS), del Sistema Informativo Nazionale Schengen (NSIS) e della Banca Dati Nazionale del DNA. Avviato il 7 aprile 2025, il progetto si concluderà a dicembre 2026 dopo 20 mesi di attività e dispone di risorse pari a 73,25 milioni di euro, finanziate sia dal POC sia da fondi ordinari dello Stato.

Il nuovo codice rappresenta il fulcro di Police-One, il vasto programma di modernizzazione delle banche dati interforze coordinato dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza e sviluppato con il contributo strategico della Direzione Centrale della Polizia Criminale. L’iniziativa, sostenuta dal Capo della Polizia Vittorio Pisani, non costituisce un semplice aggiornamento informatico ma una profonda revisione dell’intero sistema di identificazione nazionale, finalizzata a rendere più veloce, efficiente e integrata la consultazione delle informazioni investigative.

L’esigenza nasce dalla progressiva stratificazione tecnologica accumulata negli anni. Le diverse amministrazioni hanno sviluppato piattaforme autonome, spesso costruite in epoche differenti e caratterizzate da standard non sempre omogenei. Il risultato è stato un ecosistema informativo estremamente articolato, con applicazioni vicine all’obsolescenza e procedure di integrazione talvolta complesse. Police-One è stato progettato proprio per razionalizzare questo patrimonio informativo.

Il programma, realizzato nell’ambito dell’attuazione del Regolamento Prüm II (è una normativa dell’Unione Europea che permette alle Forze di polizia degli Stati membri di scambiarsi automaticamente dati sensibili per prevenire e indagare reati) dispone di un investimento complessivo pari a 82,7 milioni di euro. Le risorse derivano dal Programma Operativo Complementare “Legalità” 2014-2020, dai finanziamenti diretti del Ministero dell’Interno e dai fondi destinati alla manutenzione ordinaria dell’infrastruttura tecnologica.

Il punto centrale dell’intero progetto è il CIR (Common Identity Repository, Archivio Comune delle Identità), un archivio che raccoglierà e organizzerà informazioni provenienti da numerose banche dati pubbliche. Confluiranno nel sistema i dati dell’Autorità Giudiziaria, quelli contenuti nello SDI (Sistema di Indagine), le informazioni biometriche provenienti da AFIS (Automated Fingerprint Identification System, Sistema Automatizzato di Identificazione delle Impronte Digitali) e ABIS (Automated Biometric Identification System, Sistema Automatizzato di Identificazione Biometrica), oltre a elementi provenienti dall’Agenzia delle Entrate, dalla Motorizzazione Civile, dall’ANPR (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente), dagli archivi sui permessi di soggiorno e dalla Banca Dati Nazionale del DNA (Acido Desossiribonucleico).

Grazie al CUI, ogni individuo potrà essere individuato utilizzando differenti chiavi di ricerca. Nome e cognome, documento d’identità, impronta digitale, immagine del volto, elemento biometrico o profilo genetico diventeranno punti di accesso a un’unica identità digitale aggiornata automaticamente ogni volta che verranno registrate nuove informazioni amministrative, documentali o investigative.

La novità più significativa riguarda l’operatività sul territorio. Agenti della Polizia di Stato, militari dell’Arma dei Carabinieri e appartenenti alla Guardia di Finanza potranno utilizzare dispositivi mobili per verificare in tempo reale l’identità biometrica di una persona e consultare immediatamente le informazioni disponibili nei sistemi di polizia. Ciò renderà più difficile l’utilizzo di false generalità e consentirà controlli più rapidi e approfonditi.

Le ricadute investigative appaiono particolarmente rilevanti nella ricerca dei latitanti e nel contrasto alla criminalità organizzata. Il caso di Matteo Messina Denaro, arrestato nel gennaio 2023 dopo una lunga latitanza durante la quale utilizzò l’identità di Andrea Bonafede, viene spesso richiamato come esempio delle criticità che un sistema di identificazione biometrica integrato potrebbe contribuire a ridurre. L’associazione immediata tra identità reale e dati biometrici restringerebbe infatti gli spazi per l’utilizzo di documenti riconducibili a soggetti diversi.

Police-One è stato progettato anche per dialogare con le principali reti internazionali di cooperazione di polizia. Il sistema sarà collegato a Interpol, all’area Schengen, a Prüm II e a Eurodac (European Dactyloscopy Database, banca dati europea delle impronte digitali utilizzata per la gestione delle richieste di asilo e dell’immigrazione). Un ruolo importante sarà svolto dall’ESP (European Search Portal, Portale Europeo di Ricerca), che consentirà di interrogare simultaneamente numerosi sistemi informativi europei attraverso un unico accesso.

L’obiettivo è sostituire le molteplici verifiche oggi necessarie con una sola interrogazione capace di restituire un quadro completo e immediatamente consultabile. In questo modo ingressi e uscite dai Paesi dell’Unione Europea, visti, autorizzazioni ai viaggi, dati biometrici e precedenti giudiziari dei cittadini extraeuropei potranno essere verificati in maniera più rapida.

I numeri confermano la dimensione dell’ecosistema informativo gestito dalla Direzione Centrale della Polizia Criminale. Nel 2025 risultavano registrate 196.610.286 persone fisiche, 6.258.159 persone giuridiche, 13.742.708 armi, 265.208.044 documenti, 84.807.099 targhe, 12.429.057 veicoli e 38.179.843 titoli o effetti, per un totale superiore a 617 milioni di entità censite, con una crescita del 6,3% rispetto al 2024.

Ancora più significativo appare il dato relativo ai trattamenti effettuati per finalità di polizia. Nel 2025 sono state registrate oltre 766 milioni di operazioni, con un incremento dell’8,3% rispetto all’anno precedente. Tra queste figurano oltre 415 milioni di controlli territoriali effettuati attraverso il sistema Co.Pe. (Cruscotto Operativo), dato che evidenzia il ruolo sempre più centrale delle banche dati nelle attività quotidiane delle forze dell’ordine.

Parallelamente continua ad ampliarsi il patrimonio biometrico nazionale. Il Casellario Centrale d’Identità conserva circa 11 milioni di cartellini fotosegnaletici gestiti attraverso AFIS e APFIS (Advanced Palmprint and Fingerprint Identification System, Sistema Avanzato di Identificazione di Impronte Digitali e Palmari). La Banca Dati Nazionale del DNA contiene attualmente 195.463 profili genetici, dei quali 154.500 riferiti a persone identificate, 39.858 relativi a tracce biologiche sconosciute rinvenute sulle scene del crimine e 1.105 collegati a persone scomparse, familiari e resti umani.

I soggetti sottoposti a prelievo biologico hanno raggiunto quota 401.242. Nel solo 2025 sono stati inseriti 39.840 nuovi profili genetici di persone arrestate o detenute, 3.251 profili derivanti da tracce ignote e 111 profili collegati a persone scomparse o resti umani. Questi dati non restano confinati entro i confini nazionali ma vengono confrontati automaticamente con le banche dati genetiche europee nell’ambito della cooperazione internazionale prevista dagli accordi di Prüm.

Sul piano normativo il progetto trova fondamento nel Regolamento UE 2024/982, noto come Prüm II, che aggiorna il sistema europeo di scambio automatizzato delle informazioni di polizia, rafforzando la cooperazione transfrontaliera nella lotta al terrorismo, alla criminalità organizzata e ai reati gravi. Restano inoltre applicabili il Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR, General Data Protection Regulation – Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati), la Direttiva UE 2016/680 relativa ai trattamenti effettuati per finalità di polizia e giustizia e il Codice della Privacy italiano contenuto nel Decreto Legislativo 196/2003.

Tra i più recenti commenti autorevoli provenienti dal mondo istituzionale emerge l’orientamento favorevole espresso dai vertici della sicurezza nazionale, che considerano l’interoperabilità delle banche dati uno strumento indispensabile per contrastare criminalità organizzata, terrorismo e traffici internazionali. Parallelamente, giuristi ed esperti di protezione dei dati sottolineano la necessità di mantenere elevati livelli di garanzia, proporzionalità e controllo nell’utilizzo di archivi così estesi, affinché il rafforzamento dell’efficacia investigativa proceda in equilibrio con la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini.