Palermo. Mafia delle case popolari: straniero frustato davanti alla famiglia perché lasciasse la casa assegnatagli

Aggressione a un cittadino cingalese per costringerlo a lasciare un alloggio pubblico regolarmente assegnato. Indagini sul controllo mafioso delle abitazioni e possibili complicità negli enti

Sintesi

A Palermo un uomo originario dello Sri Lanka, assegnatario legittimo di una casa popolare allo Zen 2, è stato picchiato e frustato davanti ai familiari per obbligarlo ad andare via. La vittima ha denunciato l’accaduto al commissariato San Lorenzo e ha deciso di restare nonostante minacce quotidiane. Gli investigatori ricostruiscono un sistema di racket che controlla le assegnazioni, le utenze e lo spaccio nel quartiere. Sotto verifica anche il ruolo dell’Istituto autonomo case popolari per eventuali irregolarità e mancate verifiche.

Articolo

Un nuovo episodio di violenza legata al controllo delle abitazioni pubbliche scuote Palermo. Nei padiglioni dello Zen 2, un cittadino originario dello Sri Lanka, arrivato da pochi mesi con la moglie e i figli, è stato aggredito sotto gli occhi dei familiari per costringerlo a lasciare l’alloggio popolare che gli era stato assegnato in modo regolare. L’uomo è stato colpito con calci, pugni e cinture, trasformate in vere e proprie frustate, con un messaggio esplicito: “Dovete andarvene dallo Zen”.

Secondo quanto ricostruito, la famiglia era diventata subito sgradita a chi nel quartiere gestisce il racket delle case popolari e decide chi può restare e chi deve abbandonare gli appartamenti. Le prime minacce non avevano prodotto l’effetto sperato. L’uomo, che lavora come collaboratore domestico presso alcune famiglie, aveva scelto di non cedere. La decisione di resistere ha fatto scattare la spedizione punitiva, eseguita da giovani affiliati su mandato dei referenti criminali che controllano gli affari nella zona.

Nonostante la paura e le intimidazioni ripetute, la vittima ha denunciato l’aggressione agli agenti del Commissariato San Lorenzo, dando avvio alle indagini. La famiglia ha ribadito la volontà di restare nella casa attesa a lungo, affermando “Noi resistiamo”. Le vessazioni però non si sono fermate. Quasi ogni sera, al rientro, qualcuno si fa trovare nei pressi dell’abitazione per ribadire lo stesso ordine di andarsene, alimentando un clima di pressione costante finalizzato a riprendere il controllo dell’alloggio ed escluderlo dal circuito illegale.

Gli investigatori stanno mettendo in ordine cronologico episodi di violenza e intimidazione che, secondo gli inquirenti, seguono un filo preciso riconducibile alle stesse famiglie che nel quartiere gestiscono le assegnazioni abusive, controllano l’erogazione dell’acqua e coordinano anche lo spaccio di droga. Lo schema sarebbe lo stesso già emerso in altri casi recenti, come l’incursione in un alloggio di via Agesia di Siracusa, dove una famiglia straniera era stata presa di mira e poi difesa da un presidio della società civile con il coinvolgimento di professori universitari, esponenti politici e associazioni.

Le attenzioni del racket si concentrerebbero soprattutto sui nuclei familiari non italiani. Tra Natale e Capodanno sarebbero state registrate altre aggressioni nei confronti di famiglie di origine nigeriana, episodi che però non sono stati denunciati. Un fenomeno che si inserisce in un mercato illecito delle abitazioni popolari alimentato anche da pratiche fraudolente, come separazioni fittizie all’interno dello stesso nucleo familiare per ottenere più assegnazioni. Una casa viene realmente abitata mentre le altre finiscono nel circuito criminale.

In questo contesto viene citato anche il caso della famiglia di Gaetano Maranzano*, reo confesso dell’omicidio del ventenne Paolo Taormina, dove i genitori risultano assegnatari di due alloggi diversi senza che risulti documentata una separazione formale. Per questo motivo l’inchiesta potrebbe estendersi anche all’Istituto Autonomo Case Popolari (IACP, ente che gestisce l’edilizia residenziale pubblica), per verificare se nel tempo vi siano state complicità interne, pratiche agevolate o assenza di controlli che abbiano favorito il sistema di dominio mafioso sugli alloggi.

Il mercato nero delle case popolari, secondo le indagini, continua intanto a crescere. Le richieste possono arrivare fino a 20000 euro per un appartamento. Chi non è in grado di pagare viene costretto a “lavorare” per i clan, diventando manodopera disponibile. Gli alloggi migliori vengono assegnati agli affiliati più fedeli, ristrutturati e utilizzati come basi operative. Emblematico il caso di un appartamento a pianterreno* in via Bronte, a Borgo Nuovo, occupato per anni da un esponente del clan Cintura e trasformato in centrale dello spaccio, poi devastato e incendiato dopo lo sgombero e l’arresto nel corso di un blitz della Squadra Mobile.

Il quadro che emerge è quello di un controllo capillare e violento sul patrimonio abitativo pubblico, con intimidazioni sistematiche e un chiaro accanimento verso le famiglie straniere considerate più vulnerabili. Le indagini proseguono per individuare i responsabili delle aggressioni, ricostruire la rete di interessi e accertare eventuali responsabilità amministrative, mentre la famiglia aggredita resta nel mirino ma continua a ribadire la scelta di non arretrare.

* Gaetano Maranzano, 28enne figlio di Vincenzo “Gnu Gnu” Maranzano, noto per il suo coinvolgimento in faide criminali e condanne legate al controllo della droga nello Zen di Palermo, è reo confesso dell’omicidio di Paolo Taormina, un giovane di 21 anni ucciso nella notte tra l’11 e il 12 ottobre 2025. Il delitto è avvenuto nel cuore della movida palermitana, all’esterno del pub “O scrusciu” in via Spinuzza (zona Olivella, vicino al Teatro Massimo), dove Taormina – che gestiva il locale con la famiglia – era intervenuto per sedare una rissa. Maranzano ha sparato un colpo di pistola alla nuca alla vittima, per poi fuggire in scooter; un video ha ripreso la scena. Fermato poco dopo, ha confessato di aver “perso il controllo” e di portare sempre con sé l’arma, inizialmente motivando il gesto con una presunta vendetta per il corteggiamento della sua ragazza da parte di Taormina, sebbene le indagini successive abbiano messo in dubbio questo movente, puntando su una dinamica legata alla rissa stessa e a un possibile “sfida” percepita. Dopo la convalida del fermo da parte del Gip, Maranzano è rimasto in carcere, mentre la Procura per i minorenni ha disposto il trasferimento in una comunità protetta, lontana da Palermo, per la moglie e la figlia minore dell’indagato; le indagini proseguono per chiarire eventuali complici o il ruolo di amici nella lite, con perquisizioni nel quartiere Zen.

* Un appartamento al pianterreno in via Bronte, nel quartiere Borgo Nuovo di Palermo, è stato a lungo il cuore di attività illecite gestite dal clan Cintura, una fazione criminale radicata tra Borgo Nuovo e il CEP, specializzata in spaccio di droga, estorsioni, violenze e racket delle case popolari. L’immobile, occupato abusivamente, era stato trasformato in un vero e proprio centro nevralgico per il traffico di stupefacenti riconducibile al clan. A seguito di un ordine di sgombero emesso dal Comune, l’appartamento è stato vandalizzato e poi dato alle fiamme (episodio avvenuto intorno a ottobre 2025), in un evidente tentativo di ritorsione e di impedire la riassegnazione legale. Grazie a un finanziamento regionale di circa 70.000 euro e a lavori di ristrutturazione completati in tempi record, l’immobile è stato recuperato e definitivamente assegnato a una famiglia legittima verso la fine del 2025, segnando un importante segnale di legalità nel contrasto al controllo mafioso sugli alloggi popolari. Nel frattempo, il clan Cintura ha subito duri colpi: a febbraio 2026, un blitz della Polizia ha portato all’arresto di diversi esponenti (tra cui Giuseppe Cintura) per estorsioni, rapine aggravate e minacce ai commercianti della zona, tra Borgo Nuovo e viale Michelangelo.