Occupazione in crescita, ma Italia ancora in coda in Europa. Sicilia, Calabria e Campania come la Guyana francese d’oltremare

I dati Eurostat mostrano un miglioramento lieve ma insufficiente. Il Mezzogiorno continua a registrare le performance più deboli, mentre il gap tra uomini e donne rimane strutturale e tra i più elevati nell’Ue

Sintesi

Il tasso di occupazione in Europa cresce moderatamente nel 2025 con un incremento rispetto agli anni precedenti. L’Italia registra un miglioramento ma resta ultima tra i grandi Paesi dell’Unione europea soprattutto per la scarsa partecipazione femminile al lavoro. Le regioni del Sud continuano a occupare le ultime posizioni della classifica europea nonostante lievi progressi. Il divario di genere rimane molto ampio e superiore alla media europea. Alcuni Paesi come Grecia e Spagna mostrano crescite più rapide riducendo il distacco rispetto alla media. Il confronto con le economie più forti evidenzia un ritardo strutturale italiano difficile da colmare nel breve periodo.

Articolo

Nel 2025 il quadro occupazionale europeo evidenzia un miglioramento contenuto ma diffuso, secondo le più recenti rilevazioni di Eurostat (l’ufficio statistico dell’Unione Europea, con sede in Lussemburgo, che opera come direzione generale della Commissione Europea e fornisce dati statistici di alta qualità, armonizzati e confrontabili tra i paesi membri, fondamentali per le decisioni politiche ed economiche europee. Raccoglie dati dagli istituti nazionali (come l’ISTAT) e copre vari ambiti, dall’economia alla società). Il tasso di occupazione nell’Unione europea (UE) registra un incremento di 0,3 punti percentuali rispetto al 2024 e di 0,8 punti rispetto al 2023, segnalando una dinamica positiva ma non uniforme tra i diversi Stati membri.

Le performance migliori si osservano nei Paesi con sistemi del lavoro più consolidati e inclusivi, come Malta con un tasso dell’83,6%, i Paesi Bassi (Olanda) con l’83,4% e la Repubblica Ceca con l’82,9%. Questi valori confermano una forte partecipazione al mercato del lavoro e una maggiore capacità di assorbimento occupazionale rispetto alla media europea.

All’opposto, persistono aree di forte criticità, in particolare nel Mezzogiorno italiano. Calabria, Campania e Sicilia si collocano tra le cinque regioni con i livelli occupazionali più bassi dell’intera Unione europea, precedute soltanto dalla Guyana francese, una regione francese d’oltremare, situata sulla costa nord-orientale del Sudamerica. Nel dettaglio, nel 2025 la Calabria raggiunge il 46,4% in crescita rispetto al 44,8% dell’anno precedente, la Campania il 46,7% rispetto al 45,4% del 2024 e la Sicilia il 47,3% rispetto al 46,8%. A completare la lista delle aree più deboli si trova Melilla, enclave spagnola, con il 47,4%.

La situazione appare ancora più critica se si analizza la componente femminile. Le quattro regioni europee con la più bassa occupazione femminile si trovano tutte in Italia: Campania con il 33,9%, Sicilia con il 34,6%, Calabria con il 34,9% e Puglia con il 37,9%. In confronto, la Guyana francese registra un valore superiore, pari al 38,4%. Il divario interno è evidente anche rispetto alle regioni più dinamiche del Paese, con Bolzano che raggiunge il 68,5% di occupazione femminile e l’Emilia-Romagna il 64,7%. Va segnalato che Campania, Calabria e Puglia mostrano segnali di avanzamento, mentre la Sicilia registra una flessione.

A livello nazionale, il tasso di occupazione italiano tra i 15 e i 64 anni sale al 62,5% nel 2025, ma il dato resta significativamente inferiore alla media dell’Unione europea, che si attesta al 71%, con uno scarto di 8,5 punti percentuali. La distanza si riduce per la componente maschile, dove l’Italia raggiunge il 71,2% contro il 75,4% europeo, mentre per le donne il divario supera i 13 punti, con un tasso del 53,8% in Italia rispetto al 66,6% dell’UE.

La crescita italiana risulta leggermente superiore alla media europea nell’ultimo anno, con un incremento di 0,3 punti contro lo 0,2% dell’Unione, ma resta insufficiente per recuperare il ritardo accumulato. Altri Paesi mostrano dinamiche più incisive: la Grecia registra un aumento di 1,3 punti nel 2025 raggiungendo il 64,6% e una crescita complessiva di 8,5 punti dal 2019, mentre l’Italia nello stesso periodo si ferma a un incremento di 3,5 punti, in linea con la media europea di 2,9. Anche la Spagna evidenzia un progresso significativo, con un aumento di 0,9 punti rispetto al 2024 e di 3,7 punti dal 2019.

Il principale elemento di debolezza del sistema occupazionale italiano resta il divario di genere. Nel 2025 la differenza tra uomini e donne nella fascia 15-64 anni è pari a 17,4 punti percentuali, in lieve riduzione rispetto ai 17,8 del 2024 ma ancora quasi doppia rispetto alla media europea di 8,8 punti. Le donne occupate sono il 53,8% contro il 71,2% degli uomini.

Considerando la fascia 20-64 anni, la situazione migliora marginalmente, con un tasso italiano del 67,6% contro il 76,1% europeo. Tuttavia, il divario tra uomini e donne resta molto ampio: 58% per le donne contro il 77,1% per gli uomini, con una differenza di 19,1 punti rispetto ai 9,6 della media europea. Anche nella fascia centrale 25-54 anni, quella più rappresentativa della piena attività lavorativa, le donne italiane occupate raggiungono il 65%, in crescita rispetto al 60,3% del 2019, ma con uno scarto di quasi 20 punti rispetto agli uomini, che registrano un tasso dell’84,6%.

Il confronto con i principali partner europei evidenzia ulteriormente il ritardo italiano. I Paesi Bassi (Olanda) guidano la classifica con un tasso complessivo dell’82,3% e del 78,9% tra le donne, mentre la Germania registra il 77,2% complessivo e il 74,1% femminile, valori superiori di oltre 20 punti rispetto a quelli italiani.

Nel complesso, i dati confermano una dinamica di crescita occupazionale nel 2025 ma evidenziano una struttura del mercato del lavoro italiano ancora fragile e disomogenea. Il Mezzogiorno continua a rappresentare l’area più critica e il divario di genere resta il principale fattore che frena la convergenza con gli standard europei, delineando una criticità strutturale che richiede interventi mirati e di lungo periodo.