Niscemi. Frana arrestatasi, ma rischio persistente: via libera ai rientri. Proseguono indagini e interventi

Il commissario straordinario Fabio Ciciliano conferma la stabilizzazione parziale del movimento franoso, ma restano criticità strutturali, piani di demolizione e verifiche giudiziarie sulle responsabilità pregresse

Sintesi

La frana di Niscemi risulta attualmente ferma ma ancora instabile, con una fascia di sicurezza tra 100 e 150 metri dal ciglio ritenuta abitabile e una zona rossa fino a 100 metri ancora interdetta. I residenti possono rientrare secondo l’ordinanza comunale di fine febbraio, anche se persistono timori diffusi tra la popolazione. Il Governo ha stanziato 150 milioni di euro destinati in parte alla prevenzione e in parte alla demolizione e ricollocazione degli sfollati. Gli interventi previsti riguardano opere idrauliche per ridurre l’accumulo di acqua nel corpo della frana. Parallelamente la Procura di Gela indaga per disastro colposo su eventuali omissioni legate a precedenti finanziamenti e progetti mai realizzati risalenti anche al 1997.

Articolo

La situazione della frana che interessa il territorio di Niscemi evidenzia una fase di apparente stabilità senza tuttavia escludere condizioni di rischio residuo. Secondo quanto dichiarato da Fabio Ciciliano, capo del Dipartimento della Protezione Civile e nominato commissario straordinario dal Governo, il movimento franoso ha interrotto la sua avanzata, ma il versante resta fragile e richiede interventi tecnici complessi. La fascia compresa tra 100 e 150 metri dal margine della frana viene considerata sicura, mentre permane una zona rossa tra il ciglio e i 100 metri, dove l’accesso resta vietato per motivi precauzionali.

In base all’ordinanza emanata dall’Amministrazione comunale alla fine di febbraio, i cittadini inizialmente evacuati possono fare ritorno nelle proprie abitazioni situate nelle aree ritenute non a rischio. Tuttavia, il rientro è accompagnato da un diffuso senso di incertezza tra i residenti, preoccupati per la possibile evoluzione del fenomeno. Le abitazioni collocate a ridosso del costone collinare, direttamente esposte alla frana, saranno invece oggetto di demolizione secondo un piano in fase di definizione da parte delle autorità competenti.

L’evento franoso, definito “di dimensioni eccezionali”, si sviluppa lungo un pendio che degrada verso la piana di Gela e ha richiesto l’intervento straordinario dello Stato. Le risorse stanziate ammontano a 150 milioni di euro, articolate in due direttrici principali destinate alla realizzazione di opere infrastrutturali di prevenzione e alla gestione dell’emergenza abitativa attraverso demolizioni e ricollocazione dei nuclei familiari colpiti, con contributi economici erogati in collaborazione con il Comune.

Dal punto di vista tecnico, le strategie di mitigazione prevedono interventi di ingegneria idraulica finalizzati alla riduzione della pressione idrica nel piede della frana, elemento determinante per la stabilità del versante. La presenza di acqua nel sottosuolo rappresenta infatti uno dei principali fattori di innesco dei movimenti franosi. Nonostante ciò, lo stesso commissario ha sottolineato che intervenire immediatamente sul corpo della frana potrebbe risultare pericoloso, evidenziando la necessità di una progettazione accurata e di tempistiche adeguate. In questo contesto, viene ribadito che la rapidità operativa non deve tradursi in interventi affrettati privi di adeguata pianificazione.

Parallelamente alla gestione emergenziale, si sviluppa il filone giudiziario coordinato dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Gela, guidata dal procuratore capo Salvatore Vella. L’indagine, attualmente iscritta a carico di ignoti per i reati di disastro colposo e danneggiamento conseguente a frana, mira ad accertare eventuali responsabilità legate a omissioni o ritardi negli interventi di prevenzione. Nel fascicolo sono stati acquisiti atti relativi a precedenti opere di consolidamento risalenti alla frana del 1997 e al progetto di sistemazione idraulica del torrente Benefizio, interventi per i quali erano stati previsti finanziamenti ma che non risultano pienamente attuati.

L’inchiesta si concentra dunque sulla verifica della correlazione tra la mancata realizzazione delle opere previste e l’evento attuale, con l’obiettivo di stabilire se il dissesto potesse essere evitato attraverso una corretta gestione delle risorse e una tempestiva esecuzione degli interventi programmati. In questo quadro, la gestione futura del territorio di Niscemi appare strettamente legata non solo alla realizzazione delle opere di messa in sicurezza, ma anche agli esiti delle verifiche giudiziarie e amministrative in corso, che potrebbero ridefinire responsabilità e modelli di prevenzione del rischio idrogeologico.