Sintesi
L’aumento dei casi di epatite A* a Napoli e provincia ha iniziato svilupparsi a partire da fine gennaio 2026 con i primi segnali di contaminazione nei molluschi dell’area flegrea. L’inizio di febbraio segna la comparsa dei primi pazienti negli ospedali mentre il 18 e 19 febbraio vengono confermati i casi e introdotti i primi divieti sanitari. Nel mese di marzo si registra un picco anomalo di ricoveri con ospedali sotto pressione ma senza emergenza dichiarata. La diffusione del virus è collegata alla trasmissione oro fecale e al consumo di frutti di mare contaminati. Le Istituzioni regionali hanno rafforzato i controlli e avviato campagne di prevenzione e vaccinazione per le categorie a rischio. Il quadro complessivo evidenzia criticità nella sicurezza alimentare e nella gestione sanitaria ma anche una risposta coordinata per contenere il fenomeno.

Articolo
L’incremento dei contagi da epatite A* nell’area di Napoli e provincia si inserisce in una sequenza temporale precisa che parte dalla fine di gennaio 2026 e arriva fino alla fase acuta registrata a marzo. Il fenomeno, concentrato inizialmente nell’area flegrea, si è progressivamente esteso coinvolgendo un numero crescente di pazienti e determinando un forte afflusso nelle strutture ospedaliere.

Alla fine di gennaio 2026 vengono individuati i primi segnali di contaminazione nei molluschi bivalvi provenienti da Bacoli, Varcaturo e Nisida. Le analisi su 150 campioni evidenziano 8 positività al virus HAV (Hepatitis A Virus, virus dell’epatite A), con 7 casi nelle cozze e 1 nelle ostriche. Questo dato suggerisce una contaminazione antecedente, verosimilmente collocabile all’inizio dell’anno, con possibili correlazioni a fenomeni di sversamento di acque reflue non depurate, le cosiddette “scolmate”, che possono aver compromesso la qualità delle acque marine.

Nei primi giorni di febbraio, concluso il periodo di incubazione del virus, emergono i primi casi clinici negli ospedali cittadini, tra cui il Cotugno e il Cardarelli, strutture di riferimento per le malattie infettive. Il sistema sanitario attiva i protocolli di sorveglianza epidemiologica, monitorando l’andamento dei contagi.
Il 18 febbraio rappresenta un passaggio decisivo, con la conferma ufficiale della presenza del virus HAV nei campioni analizzati. Il giorno successivo, il 19 febbraio, l’Asl (Azienda Sanitaria Locale) Napoli 2 Nord emette un provvedimento formale di divieto di raccolta dei molluschi nello specchio acqueo di Bacoli, coinvolgendo aziende, istituzioni regionali, Arpac (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania) e altri enti di controllo. Contestualmente, la Regione Campania avvia un piano straordinario di monitoraggio lungo tutta la filiera dei molluschi, dai siti di produzione alla distribuzione commerciale, mentre i Nas (Nuclei Antisofisticazioni e Sanità dei Carabinieri) intensificano le verifiche. Il Comune di Napoli introduce un’ordinanza che vieta il consumo di molluschi crudi, seguita da analoghe misure in altri territori regionali.
Nel corso di marzo si registra un aumento significativo dei ricoveri, con una concentrazione di casi gravi. Presso l’ospedale Cotugno si contano 43 pazienti ricoverati, un dato anomalo rispetto alla media stagionale, quando i casi si limitano generalmente a forme lievi gestibili a domicilio. La pressione sulle strutture sanitarie si manifesta con reparti saturi e pazienti in attesa nei pronto soccorso. Tra i casi più complessi emerge quello di un uomo di 46 anni con insufficienza epatica severa, trasferito per valutazione di trapianto.
Nonostante l’incremento dei contagi, le Autorità sanitarie precisano che la situazione resta sotto controllo e non configura una emergenza. Il flusso dei nuovi accessi viene definito moderato e gestibile dal punto di vista organizzativo. Alla data del 18 marzo si registrano 133 casi ufficiali, con un numero reale potenzialmente più elevato a causa del lungo periodo di incubazione del virus.
La trasmissione dell’epatite A avviene per via oro fecale, attraverso ingestione di alimenti contaminati. I molluschi bivalvi rappresentano un vettore privilegiato poiché filtrano grandi quantità di acqua, accumulando eventuali agenti patogeni presenti. Tra gli alimenti più a rischio si individuano cozze e ostriche, mentre non emergono evidenze scientifiche certe su altre categorie alimentari nel contesto specifico analizzato.
Sul piano sanitario, il tema della prevenzione torna centrale. La vaccinazione contro l’epatite A, pur essendo disponibile, non è obbligatoria in Italia e viene adottata principalmente da categorie professionali a rischio. La Regione Campania ha recentemente disposto l’acquisto di dosi vaccinali e il potenziamento dell’offerta gratuita per operatori sanitari, addetti alla filiera alimentare, soggetti fragili e popolazione pediatrica, in base al rischio epidemiologico.
L’impatto del focolaio si estende anche al tessuto economico e sociale, con ripercussioni sul settore della ristorazione e della pesca. Il timore del contagio ha determinato una riduzione della domanda di prodotti ittici, con effetti negativi sull’intera filiera, amplificati dalla stagionalità legata al periodo pasquale.
Il quadro complessivo evidenzia una criticità sanitaria circoscritta ma significativa, che richiama l’attenzione sulla sicurezza alimentare, sulla gestione delle risorse ambientali e sull’importanza della prevenzione. La risposta istituzionale, articolata tra controlli, ordinanze e campagne vaccinali, mira a contenere la diffusione del virus e a ridurre l’impatto sul sistema sanitario e sull’economia locale.
* L’epatite A è un’infezione acuta e autolimitante del fegato causata dal virus HAV (picornavirus), come si apprende dal testo fornito dalle schede ufficiali del Ministero della Salute (aggiornate al 23 maggio 2024) e dall’Epicentro dell’ISS. Di solito benigna, senza cronicizzazione né sequela cronica, con immunità permanente post-guarigione, trasmissione principalmente oro-fecale tramite acqua o alimenti contaminati (molluschi bivalvi crudi come cozze/vongole/ostriche, verdure, frutti di bosco) o contatti stretti (anche sessuali), incubazione 15-50 giorni, sintomi spesso asintomatici nei bambini o con febbre/stanchezza/nausea/ittero, e prevenzione primaria tramite vaccino efficace più norme igieniche rigorose (lavaggio mani, cottura cibi, acqua potabile).
Recentemente, il bollettino SEIEVA dell’ISS di novembre 2025, ha registrato un netto aumento dei casi: 247 nel primo semestre 2025 contro 159 del 2024 e 105 del 2023. La dottoressa Maria Elena Tosti del Centro nazionale per la salute globale dell’ISS ha sottolineato in commenti ufficiali «la necessità di stretta sorveglianza nazionale ed europea e di azioni tempestive di prevenzione per contenere focolai», ribadendo il ruolo chiave della vaccinazione per “contatti stretti”, viaggiatori in aree endemiche e MSM (Men who have Sex with Men – uomini che fanno sesso con uomini). Contestualmente, nel marzo 2026 l’ASL Napoli 1 Centro ha diffuso un vademecum ufficiale, supportato da ordinanza sindacale, per divieto di consumo crudo nei pubblici esercizi, che rafforza l’igiene delle mani e la cottura uniforme di molluschi e frutti di bosco surgelati a 100°C per 2 minuti, nonché lavaggio di frutta/verdura e acquisto da fonti autorizzate.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.



