Milleproroghe, via libera della Camera tra rinvii fiscali, sanità digitale e nodi su rottamazione e dazi

Il decreto ottiene 154 voti favorevoli a Montecitorio e approda al Senato per l’ok conclusivo. Prorogati i termini per il recupero degli aiuti di Stato, rinviati al 1° gennaio 2027 i Testi unici della delega fiscale, resa strutturale la ricetta elettronica del Ssn (Servizio sanitario nazionale). Restano aperti i dossier su rottamazione quater, contributo sui minipacchi extra Ue e Iva sulle permute

Sintesi

Il decreto Milleproroghe ha ricevuto l’approvazione della Camera con 154 sì, 64 no e 4 astenuti e passa ora al Senato per la conversione definitiva, consolidando proroghe fiscali e amministrative tra cui: l’estensione di 2 anni dei termini per il recupero degli aiuti di Stato fino al 31 dicembre 2027 non registrati bene nel registro nazionale.; e il rinvio al 1° gennaio 2027 dell’entrata in vigore dei Testi unici della delega fiscale. Viene resa permanente la ricetta elettronica del Ssn e si consente ad Asl e ospedali di trattenere medici fino a 72 anni oltre alla possibilità di richiamare pensionati, con stanziamenti per l’assistenza agli sfollati ucraini e conferma dello scudo penale per il personale sanitario limitato ai casi di colpa grave. Sul fronte fiscale emergono il salva delibere Tari per il 2025 con pubblicazione entro il 6 marzo 2026, la proroga del Fondo di garanzia Pmi fino al 31 dicembre 2026, il rinvio dell’obbligo assicurativo per chi gestisce risorse pubbliche e misure su Zes, bonus occupazionali e criptoattività, mentre restano in sospeso la riapertura della rottamazione quater, la revisione del contributo di 2 euro sui minipacchi extra Ue in vista del dazio europeo dal 1° luglio e le criticità applicative sull’Iva nelle vendite con permuta dal 2026.

Articolo

Il decreto Milleproroghe, approvato lunedì 23 dalla Camera con 154 voti favorevoli, 64 contrari e 4 astensioni, è stato trasmesso al Senato per la seconda lettura con tempi ridotti, in vista della conversione in legge entro i termini costituzionali previsti dall’articolo 77 della Costituzione. Il provvedimento, di natura eterogenea, conferma la propria impostazione omnibus ampliata durante l’esame nelle Commissioni Affari costituzionali e Bilancio di Montecitorio.

Sul piano tributario si rafforza la proroga di 2 anni per la notifica degli atti di recupero relativi agli aiuti di Stato e agli aiuti de minimis automatici e semiautomatici non registrati correttamente nei registri nazionali. In termini semplici: lo Stato italiano si è dato ancora 2 anni di tempo in più per inviare le richieste ufficiali di restituzione (notifiche) di soldi pubblici percepiti come aiuti di Stato o aiuti de minimis (piccoli aiuti) che erano automatici o semiautomatici (cioè non legati a un’autorizzazione precisa o il cui importo si capiva solo dopo), ma che non sono stati registrati correttamente nel registro nazionale degli aiuti (RNA). Senza questa proroga molti termini sarebbero già scaduti o stavano per scadere, quindi aziende/enti coinvolti avranno più probabilità di ricevere una richiesta di restituzione nei prossimi anni. L’estensione, inizialmente riferita alle scadenze comprese tra il 31 dicembre 2023 e il 31 dicembre 2025, viene ora ampliata fino al 31 dicembre 2027, concedendo più tempo all’amministrazione finanziaria per il recupero delle somme indebitamente percepite. La relazione illustrativa evidenzia che la dilazione consente un’azione graduale, evitando sovrapposizioni con periodi d’imposta già interessati da precedenti proroghe.

Slitta al 1° gennaio 2027 l’entrata in vigore dei Testi unici previsti dalla delega fiscale, mentre viene sospesa per 1 anno l’abrogazione disposta dal Dlgs 186/2025 in materia di rettifica della detrazione Iva, permettendo una correzione per masse e non più analitica su singoli beni o servizi, con effetti semplificativi per i contribuenti (in parole semplici: il decreto del 2025 aveva eliminato la possibilità di correggere la detrazione IVA in blocco, “per masse”, cioè su gruppi di beni/servizi in un’unica soluzione) quando si cambia regime fiscale o attività. Ora questa eliminazione è stata sospesa per 1 anno, fino al 2027, quindi nel 2026 i contribuenti possono ancora usare il metodo più semplice e veloce di rettifica massiva invece di doverla fare analiticamente bene per bene).

In materia di fiscalità locale arriva un salva delibere Tari valido per il solo 2025. I regolamenti e le tariffe saranno considerati tempestivi se pubblicati sul portale del federalismo fiscale entro il 6 marzo 2026. La misura tutela in particolare Roma Capitale, che aveva ritardato la pubblicazione rischiando di compromettere le riduzioni promesse grazie al recupero dell’evasione sulla tassa rifiuti. Contestualmente, il termine per l’adeguamento del capitale sociale delle società che gestiscono liquidazione, accertamento e riscossione dei tributi locali viene differito al 31 dicembre 2026.

Nel comparto sanitario diventa strutturale la ricetta elettronica del Ssn, ossia il Servizio sanitario nazionale, con obbligo di prescrizioni esclusivamente digitali in formato dematerializzato, pur restando la facoltà di stampa per l’assistito. Per tutto l’anno in corso Asl e ospedali potranno mantenere in servizio medici fino a 72 anni e riassumere professionisti già collocati in quiescenza, con esclusione degli incarichi apicali e del personale universitario. Sono stanziati 45 milioni di euro per il 2026 e 9 milioni per il 2027 destinati all’assistenza sanitaria dei cittadini ucraini sfollati. Confermato inoltre per il 2026 lo scudo penale per esercenti le professioni sanitarie, limitato ai casi di colpa grave in situazioni di grave carenza di organico, in attesa della riforma organica collegata alla delega sulle professioni sanitarie all’esame parlamentare.

Per le imprese viene prorogata fino al 31 dicembre 2026 la disciplina speciale del Fondo di garanzia per le Piccole e medie imprese (Pmi), con un fabbisogno stimato in circa 2,9 miliardi di euro. Nelle aree Zes, ossia Zone economiche speciali (come il Mezzogiorno), le agevolazioni per i datori di lavoro vengono estese includendo Marche e Umbria. L’incentivo per l’assunzione di donne svantaggiate resta operativo fino al 31 dicembre 2026, mentre bonus giovani e bonus Zes sono prorogati fino al 30 aprile 2026 con decontribuzione al 70%, elevata al 100% solo in presenza di incremento occupazionale netto.

Sul fronte dei trasporti si dispone un’ulteriore sospensione dell’aggiornamento delle sanzioni del Codice della strada e si autorizza l’impiego di sedicenni come assistenti bagnanti (o bagnini di salvataggio, sono professionisti abilitati alla sorveglianza, prevenzione e salvataggio in piscine, spiagge e laghi e vigilano sulla sicurezza dei bagnanti, intervengono in caso di annegamento e somministrano il primo soccorso (RCP). È richiesto un brevetto) fino al termine della stagione balneare 2026 e comunque non oltre il 1° ottobre 2026. Vengono riorganizzati i fondi per operatori ferroviari nei porti con 500mila euro annui fino al 2030 e rinviati termini su revisione dei mezzi agricoli e coperture assicurative contro rischi catastrofali per imprese turistiche.

Numerosi ordini del giorno approvati impegnano il Governo su dossier fiscali ancora aperti. Tra questi la possibile riapertura della rottamazione quater per i contribuenti decaduti dopo il mancato pagamento della rata del 30 novembre 2025. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo ha dichiarato “Vediamo se recuperare quell’emendamento”, subordinando l’intervento alla copertura finanziaria e alla ridefinizione delle scadenze. Analogo impegno riguarda la sospensione del contributo di 2 euro sui minipacchi provenienti da Paesi extra Ue in vista dell’introduzione del nuovo dazio europeo dal 1° luglio, il cui gettito sarà destinato per il 75% al bilancio dell’Unione europea e per il restante 25% agli Stati membri a titolo di rimborso spese.

Resta infine controversa la nuova disciplina Iva sulle vendite con permuta in vigore dal 1° gennaio 2026, che sostituisce il criterio del valore normale con quello dei costi riferibili ai beni e servizi scambiati, generando difficoltà applicative nei contratti pluriennali. In parole semplicissime: dal 1° gennaio 2026, nelle permuta (scambio di beni o servizi senza soldi o con conguaglio), l’IVA non si calcola più sul valore di mercato (valore normale) dei beni/servizi scambiati, ma sui costi effettivamente sostenuti da chi cede/presta (cioè quanto gli è costato produrli o acquistarli), questa novità, che dovrebbe allineare l’Italia alle regole UE e spesso ridurre l’IVA da pagare, crea però dubbi e problemi pratici, specialmente nei contratti pluriennali già in corso o vecchi, perché non è sempre chiaro come calcolare quei costi nel tempo e come gestire le fatturazioni. Una possibile revisione nel decreto fiscale potrebbe differire l’impatto sui contratti in corso, attenuando gli effetti sul gettito stimati in 15,3 milioni di euro.

Il quadro complessivo evidenzia un provvedimento che consolida proroghe e differimenti su fisco, sanità, enti locali e imprese, rinviando tuttavia a successivi interventi correttivi alcune misure di maggiore impatto politico e finanziario.