Milano. Rapporto Auditel: la televisione si trasforma ma resta al centro della vita anche dei giovani

Streaming, Smart Tv e antenna convivono in un nuovo modello di consumo domestico

Sintesi

La televisione non è stata abbandonata dalle nuove generazioni ma si è adattata ai cambiamenti tecnologici e alle nuove abitudini di consumo. Il Secondo Rapporto Auditel-Ipsos Doxa presentato a Milano, mostra che i giovani continuano a utilizzare il televisore integrandolo con smartphone, piattaforme digitali e servizi in streaming. Le Smart Tv aumentano la loro presenza nelle abitazioni e la connessione a Internet si affianca al tradizionale segnale via antenna. Le diverse fasi della vita influenzano il rapporto con il televisore che torna protagonista soprattutto quando i giovani formano una nuova famiglia. La Tv tradizionale non scompare ma si trasforma in un sistema ibrido sempre più connesso e personalizzato.

Articolo

L’idea diffusa secondo cui i giovani avrebbero progressivamente abbandonato la televisione trova una smentita nelle più recenti analisi sul settore. Il Secondo Rapporto Auditel-Ipsos Doxa, presentato a Milano nel 2026, descrive una realtà diversa nella quale il televisore continua a occupare una posizione rilevante nella vita quotidiana, anche se con modalità profondamente cambiate rispetto al passato. La televisione non è stata sostituita ma ha modificato il proprio ruolo integrandosi con strumenti digitali e servizi disponibili attraverso Internet.

I dati più aggiornati mostrano che nelle abitazioni italiane sono presenti circa 44,3 milioni di televisori, dei quali 25,4 milioni sono Smart Tv, cioè apparecchi collegabili alla rete e capaci di utilizzare applicazioni e contenuti online. Negli ultimi anni il numero di questi dispositivi è cresciuto costantemente, mentre il livello di connessione degli apparecchi continua ad aumentare. Le famiglie giovani possiedono mediamente schermi più grandi, maggiore qualità video e tecnologie avanzate come il 4K, cioè una risoluzione ad altissima definizione dell’immagine.

L’indagine distingue inoltre tre differenti condizioni di vita tra i giovani di età compresa tra 18 e 34 anni. Da una parte vi sono i cosiddetti “nidi che non si svuotano”, rappresentati da chi vive ancora nella famiglia d’origine. Vi sono poi i “giovani in volo”, cioè coloro che hanno lasciato la casa dei genitori per motivi di studio o lavoro. Infine compaiono i “nidi giovanissimi”, costituiti da chi ha creato una nuova famiglia con figli. Questa distinzione aiuta a comprendere come il rapporto con la televisione cambi nel tempo. Quando i giovani vivono da soli o condividono abitazioni tendono a utilizzare maggiormente smartphone e dispositivi mobili. Quando invece costruiscono un nuovo nucleo familiare il televisore torna a essere centrale nella casa.

Un elemento particolarmente significativo riguarda la convivenza tra tecnologia tradizionale e nuovi sistemi digitali. Oltre 9 televisori su 10 presenti nelle abitazioni dei giovani restano collegati all’antenna pur essendo contemporaneamente connessi a Internet. Questo dimostra che il modello lineare, cioè la televisione trasmessa secondo palinsesti tradizionali, non è stato sostituito ma si integra con contenuti su richiesta.

Cresce inoltre in modo rilevante il fenomeno del Bvod (Broadcast Video On Demand, servizio di contenuti audiovisivi a richiesta fornito dagli operatori televisivi tradizionali), che rappresenta la forma di streaming sviluppata dagli stessi broadcaster (operatori televisivi). Nei nuovi nuclei familiari giovanili gli utenti di tali piattaforme sono passati dal 4% al 29% nell’arco di 6 anni, evidenziando una trasformazione delle modalità di visione più che un allontanamento dalla televisione stessa.

Tra i commenti più recenti, Paolo Lugiato, direttore generale Auditel, ha spiegato che i giovani continuano a portare con sé la televisione nelle varie fasi della loro vita e la inseriscono in un sistema mediatico più ampio nel quale convivono piattaforme internazionali, televisione lineare e servizi digitali. Anche Nando Pagnoncelli, presidente di Ipsos Doxa, ha sottolineato che i giovani non costituiscono una categoria uniforme ma realtà differenti che influenzano in modo diretto comportamenti e consumi mediatici.

L’evoluzione osservata suggerisce quindi che la televisione via antenna non stia attraversando una fase di scomparsa ma una fase di adattamento. La vecchia Tv non appare indebolita ma ridefinita, capace di trasformarsi e convivere con il mondo digitale senza perdere la propria funzione centrale nella vita domestica.