Sintesi
Il rapporto 2026 Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, fondata nel 1946): “Un Paese, due emigrazioni”, evidenzia che tra il 2002 e il 2024 270000 giovani del Sud si sono trasferiti al Centro-Nord compensando i 270000 coetanei settentrionali emigrati all’estero, mentre il Mezzogiorno registra una perdita netta di 270000 laureati under 35 e un esodo crescente verso l’estero con un danno economico stimato in 6,8 miliardi per la formazione e 1,1 miliardi per chi lascia il Paese. La Sicilia mostra una capacità parziale di trattenere laureati ma soffre salari più bassi rispetto al Nord e una forte mobilità sanitaria degli over 75 che tra il 2002 e il 2024 sono quasi raddoppiati costando 220 milioni alla Regione. Il Nord compensa le proprie uscite con un saldo positivo di 270000 unità dal Sud. La Svimez sollecita politiche per il diritto a restare e un rafforzamento della Zes unica e della formazione nelle discipline Stem e Step.

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Il divario territoriale italiano si manifesta attraverso un flusso migratorio costante che, dal 2002 al 2024, ha ridisegnato equilibri demografici, occupazionali e formativi. Il rapporto 2026 “Un Paese, due emigrazioni”, presentato a Roma dalla Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, fondata nel 1946) insieme a Save the Children (la più grande organizzazione internazionale indipendente dedicata, dal 1919, alla difesa dei diritti dei bambini e al miglioramento delle loro vite in oltre 115 paesi), documenta che in 22 anni 270000 giovani residenti nel Centro-Nord si sono trasferiti all’estero, mentre nello stesso arco temporale 270000 giovani meridionali hanno lasciato il Sud per stabilirsi nelle regioni centro-settentrionali, determinando un saldo nullo per il Nord e una perdita strutturale per il Mezzogiorno.

Nel dettaglio cronologico, tra il 2002 e il 2024 quasi 350000 laureati under 35 hanno abbandonato il Sud per il Centro-Nord, con una perdita netta di 270000 unità al netto dei rientri. La quota di laureati tra i migranti meridionali di età compresa tra 25 e 34 anni è passata dal 20% del 2002 al 60% del 2024, triplicando il proprio peso relativo. Parallelamente oltre 63000 giovani laureati del Sud hanno scelto la rotta estera, con una perdita netta di 45000 unità. Nel solo 2024 23000 laureati meridionali si sono spostati verso il Centro-Nord e più di 8000 hanno lasciato l’Italia, producendo in un anno un saldo negativo di 24000 giovani qualificati.

L’impatto economico stimato dalla Svimez è rilevante: 6,8 miliardi rappresentano il costo sostenuto dal Mezzogiorno per l’istruzione e la formazione dei giovani poi trasferitisi al Nord; 1,1 miliardi è il valore associato a coloro che hanno scelto l’estero. Il Centro-Nord, pur registrando tra il 2002 e il 2024 l’uscita di 154000 laureati e un picco nel 2024 di 21000 under 35 emigrati oltreconfine rispetto ai circa 10000 del 2019, compensa ampiamente grazie al saldo positivo di 270000 unità provenienti dal Sud.
In questo quadro la Sicilia presenta dinamiche contraddittorie. A 3 anni dal conseguimento del titolo il 68,1% dei laureati resta nell’Isola o comunque nel Mezzogiorno, mentre il 17% si dirige nel Nord-Ovest, il 7% nel Nord-Est, il 5,9% al Centro e il 2% all’estero. Tuttavia Campania e Sicilia insieme rappresentano il 50% degli studenti che si immatricolano in atenei del Centro-Nord, segnalando una migrazione formativa anticipata. Il differenziale salariale incide sulle scelte: la retribuzione media di un laureato in Sicilia è di 1549 euro contro i 1793 euro del Piemonte, con un divario di genere che vede 1676 euro per gli uomini e 1480 euro per le donne.
Accanto alla mobilità giovanile emerge il fenomeno dei cosiddetti “nonni con la valigia”, ossia over 75 che mantengono la residenza al Sud ma vivono di fatto al Nord per ricongiungimento familiare o per accedere a prestazioni sanitarie non adeguatamente garantite nei territori d’origine. Tra il 2002 e il 2024 il loro numero è passato da 96556 a 184483 unità, quasi raddoppiando. La mobilità sanitaria comporta un onere di 1,2 miliardi per le regioni meridionali, di cui 220 milioni gravano sulla Regione siciliana.
La Svimez richiama l’esigenza di politiche orientate al “diritto a restare”, concetto che implica occupazione qualificata, salari competitivi e qualità del lavoro. Viene inoltre indicata la necessità di rafforzare la Zes unica del Sud, ossia la Zona economica speciale finalizzata ad attrarre investimenti produttivi, integrandola con percorsi formativi nelle discipline Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics, Scienza Tecnologia Ingegneria e Matematica) e Step (Strategic Technologies for Europe Platform, Piattaforma europea per tecnologie strategiche), ritenute strategiche in un contesto geopolitico in trasformazione.
Il principio dei vasi comunicanti, secondo cui a un flusso in uscita corrisponde uno in entrata, nel caso del Mezzogiorno risulta alterato. Alla fuoriuscita di capitale umano non segue un equivalente ingresso di competenze. Il Nord mantiene stabile la propria dotazione professionale grazie all’apporto meridionale, mentre il Sud continua a impoverirsi sul piano demografico e produttivo, con ripercussioni sulla crescita, sulla sostenibilità dei servizi pubblici e sulla coesione sociale.
L’opinione
Il Mezzogiorno e con esso la Sicilia, appaiono segnati da una cultura opportunistica che tende a rifugiarsi nell’esaltazione dei popoli antichi che l’hanno attraversata, ma che fatica a misurarsi con la storia più recente, quella degli ultimi 100 anni, durante i quali, criminalità organizzata e una parallela parte di deviata ma altrettanto potente borghesia socio-politico-istituzionale, hanno inciso profondamente sul destino del Sud della Penisola Italiana e delle sue due grandi Isole, irrigidendone i meccanismi e rallentandone lo sviluppo.
In questo contesto, chi non riesce a trovare spazio nel circuito pubblico-politico o non accetta un sistema percepito come soffocante e permeato da logiche di “appartenenza”, preferisce spesso partire, cercando altrove condizioni di vita e di lavoro più libere e meritocratiche.
Emerge inevitabilmente del Mezzogiorno l’immagine reale di aree di straordinaria bellezza paesaggistica e culturale, ma di fatto dietro il fascino, appesantite da omertà, connivenze e conformismi che ne hanno limitato il pieno riscatto civile. Sembra così riproporsi al Sud, in forme diverse, l’idea che tutto si trasformi affinché nulla cambi davvero, in un annnoso equilibrio apparente che frena rinnovamento e responsabilità collettiva.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.






