Sintesi
Una quindicenne di Messina ha denunciato di aver patito violenze sessuali da parte di un diciottenne in un evento festivo nell’agosto 2025. La madre, notando alterazioni nel comportamento della figlia, l’ha convinta a rivelare l’accaduto e ha sporto querela ai Carabinieri il giorno successivo. Le indagini, guidate dalla Procura distrettuale, hanno incluso la raccolta di deposizioni e verifiche preliminari ordinate dal GIP (Giudice per le Indagini Preliminari) Monia De Francesco per valutare la capacità della vittima di narrare gli eventi. Il giovane indagato ha negato ogni responsabilità. Il 6 marzo 2026 si è tenuto l’incidente probatorio al Tribunale per i minorenni, dove la ragazza è stata interrogata in un contesto protetto con l’ausilio di una psicologa, alla presenza del GUP (Giudice per le Udienze Preliminari) Alessia Smedile e del PM (Pubblico Ministero) Antonietta Ardizzone. Gli avvocati difensori hanno posto quesiti durante l’udienza. La giurisprudenza recente, come sentenze della Cassazione del 2025, rafforza il peso delle testimonianze protette e il rigore nel verificare il consenso.

Articolo
Nel mese di agosto del 2025, durante una riunione conviviale per festeggiare un compleanno in un esercizio commerciale situato nella parte settentrionale di Messina, una adolescente di quindici anni avrebbe sofferto molestie intime da un giovane di diciotto anni (dove l’età maggiorenne implica piena responsabilità penale secondo il Codice Penale italiano). Questo la dichiarazione dalla minorenne, che, supportata dalla genitrice, ha depositato una relazione minuziosa presso i Carabinieri, descrivendo l’aggressione intima di cui si dichiara vittima. Da quell’istante sono state avviate le inchieste dei rappresentanti delle Forze dell’ordine, supervisionate dalla Procura distrettuale della città sullo Stretto, i quali hanno accumulato numerose attestazioni riguardanti gli avvenimenti di quella notte mentre gli altri partecipanti si divertivano.

Il giovane indagato per aggressione sessuale ha costantemente rigettato ogni imputazione, proclamandosi estraneo ai fatti. In questi ultimi mesi, la Procura ha tentato di ricomporre l’intera sequenza degli eventi. Le indagini sono continuate con la prudenza richiesta dalla circostanza e, il venerdì antecedente (6 marzo 2026), si è giunti a una fase processuale essenziale. Presso il Tribunale per i minorenni, dinanzi al GUP Alessia Smedile e al PM distrettuale Antonietta Ardizzone, che dirige le indagini dei Carabinieri, si è svolto l’incidente probatorio (procedura prevista dall’articolo 392 del Codice di Procedura Penale per acquisire prove in modo anticipato e protetto, specialmente con minori). La giovane è stata udita per catturare nella maniera più autentica possibile gli aspetti utili che aiuteranno a progredire nelle ricerche e verranno impiegati pure nel dibattimento. In uno spazio sicuro e con il sostegno di una specialista in psicologia, per approssimativamente novanta minuti, la minorenne ha narrato dell’aggressione patita, ricostruendo ciò che è avvenuto durante la celebrazione del compleanno.

All’incidente probatorio hanno partecipato anche l’avvocato Carlo Autru Ryolo, che tutela il giovane sotto accusa, e il giurista penalista Antonello Scordo, che rappresenta la quindicenne e i suoi parenti come parte lesa nel procedimento. La giovane ha replicato pure alle interrogazioni formulate da ambedue i legali. Prima di pervenire all’incidente probatorio, come stabilito dalla normativa, sono stati condotti gli esami iniziali ordinati dal GIP Monia De Francesco immediatamente dopo la querela presentata dalla genitrice. Era indispensabile controllare la consapevolezza della vittima nel ricostruire gli accadimenti e nel riferirli integralmente durante l’ascolto salvaguardato. La psicologa è stata delegata inoltre a esaminare la funzione esercitata dalla madre della quindicenne. È stata esattamente la donna a percepire qualcosa di anomalo nelle condotte della figlia. Con estrema empatia, ha cercato di comprendere l’accaduto superando la reticenza della ragazza, che alla fine si è aperta con lei e le ha esposto ciò che era successo. Il giorno seguente alla celebrazione del compleanno, la madre ha depositato la querela presso la caserma dei Carabinieri nella zona settentrionale di Messina. Ha sempre affermato di fidarsi della versione della figlia e ai rappresentanti delle Forze dell’ordine ha esposto la catena di eventi dalla festa in avanti, indicando i nomi di tutte le individui con cui si è relazionata dopo aver appreso delle molestie. La giurisprudenza aggiornata, inclusa una sentenza della Corte di Cassazione del febbraio 2026 su un caso analogo, sottolinea la necessità di ambienti protetti per testimonianze e la presunzione di veridicità iniziale nelle denunce di abusi su minori, allineandosi all’articolo 609-bis del Codice Penale che punisce la violenza sessuale con reclusione da 6 a 12 anni, aggravata se su minore.
Nota
In ottemperanza al diritto di cronaca tutelato dalla Costituzione, si precisa che, dato lo stadio di indagini in corso, ogni persona eventualmente coinvolta è da considerarsi innocente fino a una sentenza definitiva che accerti la sua colpevolezza.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









