Sintesi
Le elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026 nel Messinese segnano un rafforzamento delle leadership locali già consolidate e un riassetto degli equilibri politici territoriali. Federico Basile ottiene a Messina una riconferma storica e amplia il consenso dell’area politica guidata da Cateno De Luca. Pippo Midili conquista un secondo mandato consecutivo a Milazzo, evento mai verificatosi nella storia amministrativa della città. A Barcellona Pozzo di Gotto Melangela Scolaro vince al primo turno diventando la seconda donna sindaco della città. Giardini Naxos sceglie Salvatore Agatino Bosco, premiando una campagna basata su ascolto, presenza sul territorio e una visione orientata a sviluppo, turismo e rilancio della città. Il voto evidenzia la forza delle aggregazioni civiche e territoriali e mostra contemporaneamente le difficoltà dei tradizionali schieramenti nazionali nel costruire un’alternativa competitiva in diversi territori della provincia messinese.

Articolo
L’ordine cronologico degli eventi politici che hanno portato al voto parte dal febbraio 2026, quando Federico Basile rassegna le proprie dimissioni anticipate dalla guida di Palazzo Zanca aprendo la strada a nuove elezioni amministrative. La scelta viene interpretata come una mossa politica destinata a ricompattare la maggioranza e consolidare il progetto politico avviato nel 2018 da Cateno De Luca. Successivamente vengono depositate liste e candidature nei principali comuni interessati dal voto, mentre la campagna elettorale si sviluppa attorno ai temi della continuità amministrativa, dei servizi, delle opere pubbliche e del futuro economico dei territori.

A Messina arriva il risultato politicamente più significativo. Federico Basile supera ampiamente il risultato ottenuto nel 2022 e conquista una riconferma che assume un valore storico. Dall’introduzione dell’elezione diretta del sindaco, nessun primo cittadino era riuscito a ottenere due successi consecutivi con una simile ampiezza di consenso. Il risultato rafforza anche Sud chiama Nord, il movimento guidato da suo leader Cateno De Luca nonché deputato regionale e sindaco di Taormi, che consolida la propria presenza territoriale e politica nella Città dello Stratto. Basile attribuisce il successo alla continuità amministrativa, al contatto diretto con il territorio e ai risultati ottenuti durante il mandato precedente.

La competizione messinese produce invece un arretramento delle coalizioni tradizionali. Il Centrodestra con Marcello Scurria non riesce a ridurre il distacco, mentre il Centrosinistra con Antonella Russo registra un risultato inferiore alle aspettative. Le critiche rivolte al modello politico-amministrativo costruito attorno all’asse De Luca-Basile non sembrano aver inciso in modo significativo sull’orientamento dell’elettorato.
Anche Milazzo consegna un risultato destinato a entrare nella storia amministrativa cittadina. Pippo Midili viene riconfermato sindaco con circa il 58,8 per cento dei consensi e diventa il primo sindaco uscente capace di ottenere due mandati consecutivi nella storia locale. La città, storicamente caratterizzata dall’alternanza politica, sceglie questa volta continuità e stabilità amministrativa. Midili individua tra le priorità del nuovo mandato il lungomare, la viabilità, il decoro urbano, il turismo e la valorizzazione del patrimonio cittadino.
A Barcellona Pozzo di Gotto emerge invece una delle novità più significative di questa tornata elettorale. Melangela Scolaro, sostenuta da Sud chiama Nord, conquista la vittoria al primo turno con il 40,50 per cento dei voti e diventa la seconda donna sindaco nella storia cittadina dopo Maria Teresa Collica. La campagna elettorale costruita sul contatto diretto con i quartieri, sulle relazioni personali e sulla presenza costante sul territorio sembra avere rappresentato un elemento decisivo nel successo elettorale.
Giardini Naxos cambia guida politica scegliendo Salvatore Agatino Bosco, premiato da una campagna elettorale intensa, partecipata e fondata sul contatto diretto con i cittadini. Il suo progetto ha puntato su vivibilità urbana, rilancio turistico, mobilità sostenibile, riqualificazione degli spazi pubblici, partecipazione e programmazione amministrativa. La vittoria assume anche un valore politico più ampio nell’area jonica e taorminese, confermando quanto nei territori contino presenza costante, ascolto della comunità e capacità di proporre una visione credibile per il futuro.
Sul piano politico generale emerge un elemento comune. Le realtà territoriali sembrano premiare sempre di più figure percepite come vicine ai cittadini, amministratori considerati pragmatici e modelli civici radicati nel territorio piuttosto che appartenenze esclusivamente ideologiche o nazionali. Il voto nel Messinese sembra avere espresso soprattutto una domanda di continuità amministrativa, presenza sul territorio e concretezza nelle risposte ai problemi quotidiani.
La disciplina dell’elezione diretta dei sindaci e dei consigli comunali in Sicilia è regolata principalmente dalla Legge Regionale n. 35 del 15 settembre 1997, intitolata “Nuove norme per l’elezione diretta del sindaco, del presidente della provincia, del consiglio comunale e del consiglio provinciale”, successivamente modificata e integrata da diverse norme, tra cui la Legge Regionale n. 6 del 5 aprile 2011 e la Legge Regionale n. 17 dell’11 agosto 2016, che hanno introdotto modifiche relative a voto disgiunto, soglie di sbarramento, premio di maggioranza, doppia preferenza di genere e specifici meccanismi elettorali per i comuni siciliani, mantenendo alcune peculiarità dell’ordinamento autonomo regionale rispetto al resto d’Italia.
Tra i commenti politici delle ultime ore emerge la lettura di diversi osservatori secondo cui il voto messinese rappresenta un test politico rilevante non soltanto per l’area dello Stretto ma anche per gli equilibri futuri dell’intera Sicilia orientale.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









