Messina: la nuova Giunta Basile riparte da bilancio, municipalità e fondi europei

Dopo la riconferma elettorale, il 2° mandato si apre con una riunione operativa carica di scadenze: regolamento delle 7 Municipalità, rendiconto 2025, cantieri, risorse europee, partecipate e confronto con il Governo

Sintesi

Dopo il voto amministrativo del 24 e 25 maggio 2026, Federico Basile è stato proclamato sindaco il 28 maggio con 64.512 voti e il 58,40% dei consensi, diventando il 1° sindaco rieletto consecutivamente a Messina nell’epoca dell’elezione diretta avviata nel 1993. Il 22 giugno è stata presentata la nuova Giunta, con Laura Castelli vicesindaco e con alcune deleghe strategiche trattenute direttamente dal primo cittadino, tra cui bilancio, risanamento, fondi europei, personale, Polizia municipale, Protezione civile e rapporti istituzionali. Il 23 giugno, a Roma, si è svolto il Coordinamento ANCI (Associazione nazionale comuni italiani) delle Città metropolitane, nel quale i sindaci hanno posto al Governo questioni nazionali come Piano Casa, TPL (Trasporto pubblico locale), sicurezza urbana, PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza), tagli agli Enti locali e risorse del PN (Programma nazionale) Metro Plus e Città medie Sud. Il 25 giugno la nuova squadra comunale è chiamata alla 1ª riunione operativa, con il regolamento delle 7 Municipalità, il rendiconto della gestione finanziaria 2025, il controllo sui fondi europei, l’aggiornamento dei cantieri e i progetti in scadenza. Sullo sfondo restano la futura riorganizzazione delle società partecipate, il nodo del risanamento abitativo e il quadro normativo che impone agli Enti locali rigore contabile, rispetto dei termini di bilancio, corretta gestione dei fondi europei e tutela dell’autonomia comunale secondo i principi affermati anche dalla più recente giurisprudenza costituzionale.

Articolo

La nuova amministrazione comunale di Messina non parte da una pagina bianca, ma da una continuità politica e amministrativa che il sindaco Federico Basile vuole trasformare in una fase più ordinata, più selettiva e più concentrata sulle scadenze. Dopo le elezioni del 24 e 25 maggio 2026, la proclamazione ufficiale del 28 maggio e la presentazione della Giunta del 22 giugno, la 1ª riunione convocata per il 25 giugno assume il valore di un avvio operativo: sul tavolo ci sono il Regolamento delle 7 Municipalità, il Rendiconto di gestione dell’esercizio finanziario 2025, il punto sulle risorse del PON (Programma operativo nazionale) Metro e del PN (Programma nazionale) Metro Plus e Città medie Sud 2021-2027, la verifica dei principali cantieri e il controllo dei progetti prossimi alle rispettive scadenze.

Il passaggio elettorale è stato chiuso con un risultato netto. Il sindaco è stato confermato con 64.512 voti, pari al 58,40%, davanti a Marcello Scurria, Antonella Russo, Gaetano Sciacca e Lillo Valvieri. La riconferma consecutiva, nell’assetto dell’elezione diretta introdotta dal 1993, dà al 2° mandato un peso politico particolare: non si tratta più soltanto di amministrare una fase, ma di dimostrare se il modello costruito negli anni precedenti sia in grado di reggere una stagione più complessa, segnata da risorse europee da spendere, bilanci da tenere in equilibrio, opere da completare e società partecipate da ricollocare dentro una regia coerente.

Nella fase intermedia tra le dimissioni, la campagna elettorale e il ritorno del sindaco a Palazzo Zanca, il commissario straordinario Piero Mattei ha assicurato la prosecuzione delle procedure già avviate. È un passaggio non secondario, perché consente alla Giunta appena insediata di non ripartire da pratiche sospese, ma da fascicoli già istruiti e da percorsi amministrativi che ora devono essere portati a decisione. Lo stesso sindaco ha indicato come priorità immediata il lavoro sui contenuti, partendo dal regolamento del decentramento e dal documento contabile 2025.

Il tema delle 7 Municipalità riguarda il rapporto tra il centro amministrativo e i territori cittadini. Il decentramento non è soltanto una questione organizzativa, ma incide sulla capacità del Comune di ascoltare quartieri, villaggi, comitati civici e aree periferiche. Per questa ragione la delega affidata a Nino Carreri sui rapporti con il Consiglio comunale, sull’attuazione del decentramento e sul collegamento con municipalità e comitati assume un ruolo concreto: il regolamento dovrà chiarire funzioni, spazi di intervento e strumenti di partecipazione, evitando che le Municipalità restino organismi consultivi deboli o privi di reale incidenza.

Il rendiconto della gestione 2025 rappresenta invece il banco di prova contabile. Non è un adempimento formale, ma il documento che fotografa entrate, spese, equilibri, residui, risultati di amministrazione e sostenibilità delle scelte compiute. La sua approvazione arriva in un momento in cui i Comuni devono confrontarsi con una doppia pressione: da un lato la necessità di spendere correttamente le risorse straordinarie, dall’altro i tagli alla finanza locale e l’aumento dei costi dei servizi. Per Messina, che ha collocato bilancio, programmazione economica e fondi europei direttamente nelle mani del sindaco, il documento diventa anche un segnale politico sulla direzione del 2° mandato.

Il confronto romano del 23 giugno, nella sede dell’ANCI, ha inserito la vicenda messinese dentro un quadro nazionale. Alla riunione del Coordinamento delle Città metropolitane hanno partecipato, tra gli altri, Matteo Lepore, Gaetano Manfredi, Sara Funaro, Roberto Lagalla, Roberto Gualtieri, Simone Venturini, Emmanuel Conte, Vito Leccese, Stefano Lo Russo e Massimo Zedda. I temi discussi sono quelli che oggi pesano maggiormente sui grandi centri urbani: Piano Casa, TPL (Trasporto pubblico locale), sicurezza, PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza), riforma della Polizia locale, risorse correnti, autonomia degli enti e strumenti operativi per completare gli interventi.

Sul Piano Casa, la posizione dei sindaci è stata prudente e critica. Le risorse annunciate, pari a 970 milioni di euro tra il 2026 e il 2030, di cui 116 milioni nel 2026, vengono considerate insufficienti rispetto al fabbisogno dell’ERP (edilizia residenziale pubblica). La sindaca di Firenze, nella sua funzione di delegata ANCI alle politiche abitative, ha richiamato il tema dei 60.000 alloggi pubblici inagibili e la necessità di evitare che il futuro commissario nazionale si sovrapponga alle amministrazioni locali. Per Messina il punto è ancora più delicato, perché il risanamento delle baraccopoli, la riqualificazione urbana, ARISME (Agenzia risanamento Messina), Patrimonio Messina Spa (società per azioni), IACP (Istituto autonomo case popolari) e il commissario regionale per il Risanamento compongono già un sistema articolato, nel quale un nuovo livello decisionale rischierebbe di complicare competenze e responsabilità.

Il PNRR presenta un quadro meno allarmante, ma non privo di ostacoli. L’ANCI ha riferito che la grande maggioranza dei progetti risulta in linea con le scadenze, mentre alcune opere restano rallentate da bonifiche, contenziosi amministrativi e autorizzazioni. Per gli Enti locali, però, il nodo non è soltanto completare i cantieri, ma riuscire a rendicontare correttamente la spesa e a non perdere finanziamenti. In questa prospettiva, il controllo sui progetti messinesi in scadenza non può essere trattato come un riepilogo burocratico, ma come una verifica puntuale di tempi, responsabilità, uffici coinvolti e possibili criticità.

Altro fronte decisivo è quello del PN Metro Plus e Città medie Sud 2021-2027, che per Messina ha una dotazione di oltre 191 milioni di euro, con una flessibilità che può portare il valore complessivo verso 220 milioni. Le risorse sono destinate a transizione ecologica, inclusione sociale, innovazione, rigenerazione urbana, messa in sicurezza delle aree a rischio idrogeologico e idraulico, efficientamento energetico, economia circolare e mobilità sostenibile. È una partita centrale perché lega la programmazione locale ai fondi europei e perché richiede capacità amministrativa, continuità tecnica e rapidità nelle procedure.

La preoccupazione dei sindaci riguarda anche i tagli agli Enti locali. La legge di bilancio 2024 ha previsto un concorso alla finanza pubblica per il periodo 2024-2028, con 200 milioni di euro annui a carico dei Comuni e 50 milioni annui per Province e Città metropolitane. Il riparto tiene conto della spesa corrente, al netto della missione sociale, e delle risorse PNRR assegnate. Per molti amministratori questo criterio finisce per penalizzare proprio gli Enti che hanno ottenuto più fondi per opere pubbliche e interventi sociali, cioè quelli che hanno progettato di più e che ora devono sostenere maggiori costi di attuazione.

Nel medesimo quadro rientra il timore per la rimodulazione del FSC (Fondo per lo sviluppo e la coesione) e per i ritardi legati agli atti d’obbligo del Metro Plus. I Comuni denunciano il rischio di un accentramento decisionale a Roma e chiedono un nuovo tavolo urgente con il Governo. La questione non è soltanto finanziaria, perché eventuali ritardi o riduzioni di risorse possono incidere direttamente su inclusione sociale, transizione ecologica, servizi ai cittadini, investimenti nei quartieri e capacità di completare gli interventi già programmati.

La scelta del sindaco di trattenere per sé deleghe pesanti conferma la volontà di controllare direttamente i dossier più sensibili. Restano in capo a lui rapporti con Governo e istituzioni regionali, nazionali ed europee, bilancio, programmazione economica e finanziaria, Ponte sullo Stretto, Piano strategico urbano dell’Area dello Stretto, gruppo pubblico locale, risorse umane, fondi europei 2021-2027 e 2028-2034, Polizia municipale, risanamento e rigenerazione urbana, Protezione civile, difesa del suolo e Smart City (città intelligente, digitale e connessa). È un accentramento politico-amministrativo che può garantire rapidità, ma che aumenta anche la responsabilità diretta del vertice.

La Giunta, intanto, distribuisce competenze operative su settori decisivi: Francesco Caminiti segue infrastrutture, lavori pubblici, edilizia, pianificazione urbana, mobilità, energia, mare, demanio e fiumi; Liana Cannata si occupa di decoro, arredo urbano, pari opportunità, ambiente, transizione ecologica e agroalimentare; Laura Castelli, oltre al ruolo di vicesindaco, ha contenzioso, contrasto all’evasione tributaria locale, patrimonio, cerimoniale, gabinetto e sistemi informativi; Alessandra Calafiore mantiene politiche sociali, casa, salute, volontariato e tutela animale; Massimo Finocchiaro segue manutenzioni, pronto intervento, sicurezza dei luoghi di lavoro, servizi al cittadino, eventi, attività produttive e cimiteri; Enzo Caruso conserva cultura, turismo, brand Messina, rapporti con gli enti teatrali, fortificazioni, tradizioni e toponomastica; Stellario Vadalà ha istruzione, servizi scolastici, formazione e sport; Iris Forami rappresenta il segnale di apertura alle nuove generazioni con politiche giovanili e impatto generazionale sulle politiche pubbliche.

Resta aperta la partita delle partecipate. Dopo la fase degli amministratori unici, la nuova governance potrebbe non essere definita tutta insieme, ma secondo una tabella di marcia graduale. Le prime società osservate sono Messinaservizi Bene Comune, Messina Social City, ATM (Azienda trasporti Messina), AMAM (Azienda meridionale acque Messina), Patrimonio Messina Spa, Fondazione Messina per la Cultura e ARISME. La scelta dei vertici non sarà soltanto una questione di nomi, ma di metodo: servizi pubblici, rifiuti, trasporti, acqua, politiche sociali, patrimonio e risanamento costituiscono la struttura attraverso cui il Comune incontra ogni giorno i cittadini.

Sul piano normativo, il Rendiconto di gestione è regolato dall’articolo 227 del D.Lgs. (decreto legislativo) 267/2000, cioè il TUEL (Testo unico degli Enti locali), che fissa ordinariamente il termine del 30 aprile dell’anno successivo per l’approvazione consiliare. In Sicilia va considerato anche l’OREL (Ordinamento regionale degli enti locali), mentre il decentramento comunale trova riferimento nella disciplina sulle circoscrizioni e nei regolamenti locali adottati dallo Statuto comunale. La recente giurisprudenza costituzionale, in particolare le sentenze n. 71 del 2023 e n. 45 del 2025, ha ribadito che autonomia finanziaria, fondi perequativi, livelli essenziali dei servizi e risorse comunali devono muoversi dentro un equilibrio coerente con l’articolo 119 della Costituzione. È dentro questo intreccio di politica, contabilità, fondi europei e regole pubbliche che si misura ora il 2° mandato: non più sulla sola promessa di continuità, ma sulla capacità di trasformare procedure, finanziamenti e scadenze in risultati visibili per la città.