Messina, 3 vittime nel crollo di Pistunina: proseguono le ricerche e l’inchiesta sui lavori

Dalle macerie sono stati recuperati i corpi di Carmelo e Rosa Leone e della 21enne Alessandra Frazzica. Restano 3 dispersi, mentre la Procura ha iscritto 2 imprenditori e un ingegnere nel registro degli indagati

Sintesi

La palazzina di via Giorgio La Pira 31, a Pistunina, nella zona meridionale di Messina, è crollata nel pomeriggio di giovedì 30 luglio 2026. L’edificio, costruito alla fine degli anni Ottanta dalla famiglia Leone, aveva ospitato per lungo tempo una conosciuta attività di vendita di elettrodomestici. Al momento del cedimento erano presenti abitazioni, esercizi commerciali e locali sottoposti a lavori di ristrutturazione. Inizialmente sono risultate disperse 6 persone e altre 3 sono rimaste ferite.

Venerdì 31 luglio i Vigili del fuoco hanno recuperato il corpo dell’imprenditore Carmelo Leone, 71 anni. Intorno alle 4 di sabato 1 agosto è stata estratta la sorella Rosa Leone, 60 anni, identificata dalla figlia. Nel tardo pomeriggio è stato ritrovato anche il corpo di Alessandra Frazzica, 21 anni, impiegata nel bazar del primo piano.

All’alba del 2 agosto le ultime informazioni pubbliche disponibili indicano ancora come dispersi Sara Leone, Santino Magazzù e Lhairu Warnakulasuriya, lavoratore originario dello Sri Lanka residente da 18 anni a Messina. Le squadre di soccorso hanno continuato a scavare giorno e notte, affrontando solai sovrapposti, strutture instabili, calore, fumo e combustioni rimaste attive sotto i detriti.

La Procura ha sequestrato sia l’area del disastro sia il parcheggio rosso dello stadio San Filippo, destinato allo stoccaggio controllato delle macerie. Sono stati notificati gli avvisi di garanzia ad Alessandro Panarello, Pasquale D’Alì e Pietro Leone. Gli accertamenti dovranno chiarire la natura delle opere, le condizioni dei pilastri, l’esistenza delle prescritte comunicazioni amministrative e l’eventuale rapporto causale tra i lavori e il crollo. L’iscrizione nel registro degli indagati non costituisce accertamento di responsabilità.

Articolo

Prima dell’alba di sabato 1 agosto, dopo un’altra notte di interventi ininterrotti, le macerie della palazzina di Pistunina (rione della zona sud del comune di Messina) hanno restituito il corpo della seconda vittima. I Vigili del fuoco hanno concluso intorno alle 4 il recupero di Rosa Leone, 60 anni, sorella di Carmelo, il cui cadavere era stato estratto il giorno precedente. La donna, che abitava nell’area residenziale dello stabile, è stata riconosciuta dalla figlia Clelia.

La tragedia è cominciata nel pomeriggio di giovedì 30 luglio, quando l’edificio di via Giorgio La Pira 31 è collassato su sé stesso. La costruzione era stata realizzata alla fine degli anni Ottanta da Giuseppe Leone, commerciante che vi aveva trasferito gran parte della propria attività di vendita di elettrodomestici. Nei locali avevano lavorato anche i figli e, nel tempo, gli spazi erano stati destinati ad abitazioni e attività commerciali. Al primo piano operava un bazar, mentre al piano terra erano in corso interventi di ammodernamento per una nuova macelleria.

La prima ipotesi di un’esplosione provocata dal gas ha progressivamente lasciato spazio a quella di un cedimento strutturale. I primi elementi raccolti hanno descritto una probabile implosione, con la rottura di elementi portanti ai livelli inferiori e il trascinamento verso l’interno dei piani superiori. Si tratta tuttavia di una ricostruzione preliminare, che dovrà essere confermata attraverso perizie, analisi dei materiali e verifiche sulla documentazione tecnica.

Venerdì 31 luglio è stato recuperato Carmelo Leone, 71 anni, conosciuto in città per la precedente attività familiare. Il corpo era rimasto bloccato sotto un solaio e sono state necessarie diverse ore per raggiungerlo ed estrarlo. Nel corso della stessa giornata le squadre hanno isolato almeno un elemento strutturale danneggiato, destinato agli esami tecnici utili a valutare la qualità del calcestruzzo, delle armature e delle parti portanti.

Dopo il recupero della sorella, avvenuto nella notte successiva, nel tardo pomeriggio di sabato è stata raggiunta Alessandra Frazzica, 21 anni, giovane messinese che lavorava nel bazar. Il corpo si trovava in una delle zone più profonde e difficili delle macerie ed è stato riconosciuto dai familiari. La posizione nella quale è stata rinvenuta ha fatto ipotizzare che avesse tentato di dirigersi verso l’uscita, ma anche questa circostanza dovrà essere verificata dagli investigatori.

Michele Burgio (comandante provinciale dei Vigili del fuoco di Messina) ha assicurato che le operazioni sarebbero proseguite per tutto il tempo necessario, con turnazioni organizzate anche durante la notte. Dopo il ritrovamento della giovane, i soccorritori hanno trasferito gli scavi verso un altro settore, nel quale ritenevano potessero trovarsi più persone vicine tra loro.

Sono rimasti da localizzare Sara Leone, sorella delle prime 2 vittime, Santino Magazzù, marito di Rosa, e Lhairu Warnakulasuriya, collaboratore domestico di 48 anni originario dello Sri Lanka (Stato insulare dell’Asia meridionale situato nell’Oceano Indiano). Quest’ultimo vive e lavora da 18 anni nella città dello Stretto e ha una moglie e 2 figlie. La comunità srilankese si è riunita accanto ai familiari nell’area riservata all’attesa, allestita a breve distanza dal luogo del disastro.

Santino Tornesi (direttore dell’Ufficio Migrantes dell’Arcidiocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela) ha portato la solidarietà dell’organismo ecclesiale. Padre Lanka Deshapariya, cappellano della chiesa di Sant’Elia e riferimento religioso per la comunità, ha pregato insieme alle persone presenti. Volontari e operatori della protezione civile hanno garantito sostegno psicologico, assistenza e informazioni ai parenti rimasti per ore in attesa.

Il superamento delle prime 36 ore ha progressivamente ridotto le probabilità statistiche di trovare superstiti, ma non ha determinato l’interruzione delle ricerche. Quel limite costituisce un riferimento operativo e non una soglia oltre la quale la sopravvivenza diventa automaticamente impossibile. Ruspe, escavatori e squadre specializzate hanno continuato a rimuovere i detriti con cautela, alternando l’impiego dei mezzi meccanici allo scavo manuale.

Circa 70 vigili del fuoco, compresi gli specialisti USAR (Urban Search and Rescue, ricerca e soccorso in ambiente urbano), sono stati impegnati nell’intervento. I 3 solai sovrapposti hanno formato una massa compatta simile a un “sandwich” (struttura a strati sovrapposti), rendendo complesso individuare cavità eventualmente rimaste libere. Le combustioni di plastiche, polistirolo e batterie al litio hanno inoltre prodotto calore, fumo e gas infiammabili. L’ingresso improvviso di ossigeno durante gli scavi avrebbe potuto riattivare le fiamme e mettere in pericolo sia i soccorritori sia eventuali superstiti.

Salvatore Cocina (ingegnere e dirigente generale del Dipartimento regionale della Protezione civile) ha spiegato che l’edificio appariva interessato da un collasso interno, precisando però che soltanto gli accertamenti giudiziari potranno stabilirne l’origine. Nelle sue prime osservazioni tecniche ha richiamato l’attenzione sull’aspetto del calcestruzzo, sui ferri d’armatura sfilati, sulle staffe di dimensioni ridotte e sulla snellezza di alcune travi prefabbricate. Ha comunque chiarito che tali impressioni non costituiscono una perizia e che non consentono di attribuire il cedimento ai lavori, a sovraccarichi o a difetti preesistenti.

La particolare rilevanza delle condizioni costruttive deriva anche dalla classificazione di Messina in zona sismica 1, quella associata al livello di pericolosità più elevato. La classificazione non significa, da sola, che ogni fabbricato debba resistere senza danni a qualsiasi evento o manomissione, ma impone criteri progettuali, controlli e procedure più rigorosi per gli interventi riguardanti strutture portanti.

Parallelamente ai soccorsi è stata avviata l’inchiesta coordinata da Antonio D’Amato (procuratore capo della Procura di Messina). Le indagini sono state affidate ai carabinieri, allo SPRESAL (Servizio prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro) dell’ASP (Azienda sanitaria provinciale) e ai tecnici dei Vigili del fuoco. Nel fascicolo operano anche Anita Siliotti e Antonietta Ardizzone (pubblici ministeri) con Marco Colamonici (procuratore aggiunto).

Gli avvisi di garanzia sono stati notificati ad Alessandro Panarello, imprenditore che aveva preso in locazione il piano terra per realizzarvi una macelleria, a Pasquale D’Alì, titolare dell’impresa incaricata degli interventi, e a Pietro Leone, ingegnere legato da rapporti di parentela alla famiglia proprietaria. Secondo le ricostruzioni finora pubblicate, il tecnico era stato interessato da Carmelo per affrontare problemi riguardanti alcuni pilastri, emersi dopo la rimozione di precedenti rivestimenti in legno deteriorati. Questo passaggio dovrà essere documentato attraverso incarichi, relazioni, comunicazioni, progetti e testimonianze.

I primi 2 si trovavano nella struttura quando si è verificato il collasso. Il locatario ha riportato lesioni lievi ed è stato dimesso, mentre l’imprenditore edile ha subito un politrauma cranio-facciale ed è rimasto ricoverato nel reparto di Otorinolaringoiatria del Policlinico universitario “Gaetano Martino” di Messina, diretto da Franco Galletti (professore e medico specialista), in attesa di un intervento chirurgico. Tra i feriti figura anche Davide Lambiase, 26 anni, che stava svolgendo un periodo di prova nel bazar ed è riuscito a mettersi in salvo dopo avere tentato di fuggire insieme alla collega successivamente deceduta.

Le ipotesi di reato indicate nel comunicato della Procura sono l’omicidio colposo plurimo previsto dall’articolo 589 del Codice penale, la rimozione od omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro disciplinata dall’articolo 437 e i delitti colposi di danno contemplati dall’articolo 449. Quest’ultima disposizione comprende, tra gli altri eventi, il disastro cagionato per colpa. Gli interrogatori sono stati fissati per l’inizio della settimana e saranno svolti con l’assistenza dei difensori.

La contestazione dell’articolo 437 richiederà di verificare non soltanto l’assenza o la rimozione di una cautela, ma anche l’eventuale consapevolezza della sua funzione preventiva. La giurisprudenza considera questa fattispecie un reato doloso di pericolo e distingue l’omissione intenzionale dall’inosservanza dovuta a negligenza, imprudenza o imperizia. La qualificazione definitiva dipenderà quindi dalle prove raccolte e non dalla sola circostanza che nell’immobile fossero in corso lavori.

Un altro punto da chiarire riguarda le pratiche amministrative. L’articolo 93 del Dpr 380/2001 (Decreto del presidente della Repubblica contenente il Testo unico dell’edilizia) impone, per costruzioni, riparazioni e interventi strutturali nelle zone sismiche, il preavviso scritto allo Sportello unico, che trasmette gli atti all’ufficio tecnico regionale competente. La concreta necessità di questa procedura dipende però dalla natura effettiva delle opere eseguite, che dovrà essere ricostruita attraverso sopralluoghi e documenti acquisiti al Comune e al Genio civile.

Il decreto legislativo 81/2008 disciplina inoltre gli obblighi del committente e del responsabile dei lavori nei cantieri, compresa la valutazione delle misure di sicurezza e, quando ricorrono le condizioni previste, la designazione dei coordinatori. La Cassazione, con la sentenza 34387 del 2024, ha ribadito che l’esistenza del cantiere deve essere valutata considerando l’intera opera e che esso termina soltanto con l’effettiva conclusione di tutti gli interventi collegati. Anche questo principio potrà assumere rilievo soltanto dopo avere definito soggetti, incarichi e consistenza del cantiere di Pistunina.

L’intera zona del crollo è stata sottoposta a sequestro, con prescrizioni dirette a consentire le ricerche senza disperdere gli elementi probatori. I sigilli hanno interessato anche il parcheggio rosso dello stadio San Filippo, individuato con ordinanza contingibile e urgente del 31 luglio per il deposito temporaneo delle macerie. Pilastri, travi, ferri, frammenti di calcestruzzo e materiali provenienti dal cantiere dovranno essere catalogati e analizzati per individuare il possibile punto iniziale del cedimento.

Federico Basile (sindaco rieletto nel 2026 con una coalizione civica guidata da Sud chiama Nord) ha definito encomiabile l’opera dei soccorritori e ha sospeso gran parte delle iniziative estive cittadine. Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana ed esponente di Forza Italia) ha raggiunto il luogo della tragedia il 1 agosto, partecipando a un confronto operativo con le autorità, la Protezione civile e i responsabili delle ricerche.

La priorità rimane il ritrovamento dei 3 dispersi. Soltanto dopo la conclusione delle operazioni sarà possibile procedere a rilievi più estesi, consulenze strutturali, esami di laboratorio e verifiche sulle autorizzazioni. La Procura ha ricordato che gli atti compiuti appartengono alla fase iniziale delle indagini preliminari e sono destinati anche a tutelare gli stessi indagati, evitando conclusioni anticipate prima dell’acquisizione completa delle prove.

Nota

Il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari, durante la quale vige il principio di presunzione di innocenza (principio giuridico secondo cui una persona è considerata non colpevole fino a sentenza definitiva).