Meloni torna a Niscemi, 150 milioni per l’emergenza frana e ciclone. Ciciliano commissario straordinario

Nuovo decreto in Consiglio dei Ministri per demolizioni, ristori e infrastrutture. Indagini su mancati interventi dopo il 1997. Fondi anche per Santa Teresa di Riva devastata dal ciclone Harry

Sintesi

Il Governo vara un decreto da 150 milioni per fronteggiare l’emergenza frana di Niscemi e i danni provocati dal ciclone Harry, con la nomina di Fabio Ciciliano a commissario straordinario e misure che prevedono sospensione dei tributi, stop ai mutui, ammortizzatori sociali, demolizioni, messa in sicurezza e ristori per famiglie e imprese. Il ritorno di Giorgia Meloni in Sicilia riaccende il confronto politico sulla gestione dell’emergenza e sulla scelta del commissariamento, mentre la Procura di Gela indaga per disastro colposo e danneggiamento e vengono riesaminati gli atti successivi alla frana del 12 ottobre 1997, con fondi allora stanziati e interventi mai completati. La popolazione chiede risarcimenti rapidi e soluzioni abitative certe per evitare i ritardi del passato. A Santa Teresa di Riva partono i primi interventi finanziati per ripristinare il lungomare devastato dal ciclone, con un piano complessivo che comprende opere urgenti, nuova viabilità e la realizzazione di 14 pennelli contro l’erosione costiera per tutelare economia e territorio.

Articolo

Il Consiglio dei Ministri si prepara a varare il cosiddetto “decreto Niscemi”, un provvedimento da 150 milioni destinato a fronteggiare la nuova emergenza che ha colpito il territorio dopo la frana del 25 gennaio e il passaggio del ciclone Harry tra il 19 e il 21 gennaio lungo la fascia ionica siciliana. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni è tornata a sorpresa a Niscemi, sorvolando l’area in elicottero e raggiungendo il belvedere insieme al prefetto Fabio Ciciliano, capo del Dipartimento della Protezione Civile, nominato commissario straordinario con poteri in deroga, e al sindaco Massimiliano Conti.

Il decreto prevede la sospensione dei tributi fino a ottobre, il blocco dei mutui e strumenti di sostegno al reddito per lavoratori e agricoltori impossibilitati a svolgere l’attività. Le linee di intervento indicate dalla premier riguardano demolizioni degli edifici compromessi, messa in sicurezza del versante e acquisizione di nuovi immobili per gli sfollati, oltre al ripristino della rete infrastrutturale e dei servizi essenziali e agli indennizzi per le attività economiche, con particolare attenzione al comparto agricolo. La gestione operativa sarà affidata alla struttura commissariale guidata da Ciciliano.

Niscemi era già stata colpita da questo dramma. Il precedente storico risale al 12 ottobre 1997, quando una vasta frana colpì la collina di Niscemi. Nel settembre 1998 la Protezione civile regionale siciliana comunicò di avere impiegato 137 miliardi di lire sui 180 stanziati dall’ordinanza nazionale successiva all’emergenza. In una relazione indirizzata all’allora assessore regionale Titti Bufardeci, l’ingegnere Tuccio D’Urso, primo responsabile della struttura regionale di protezione civile, descriveva un piano articolato in due fasi, la prima destinata a contenere l’emergenza e la seconda finalizzata al riassetto complessivo dell’area attraverso opere di consolidamento, interventi idraulici e forestali e studi propedeutici. Tra le somme erogate figuravano 4,5 milioni di lire per ciascun nucleo familiare evacuato e 50 milioni per ogni impresa. Tuttavia il consolidamento definitivo del versante e la regimentazione delle acque del torrente Benefizio non furono mai completati. Solo nel 2025 la Regione Siciliana ha stanziato ulteriori 4 milioni di euro per chiudere il capitolo dei ristori e delle demolizioni rimaste in sospeso.

La Procura della Repubblica di Gela ha avviato un’inchiesta per disastro colposo e danneggiamento in relazione alla frana del 25 gennaio, che ha raggiunto una lunghezza di 5 chilometri. Sono già stati ascoltati tecnici informati sui fatti circa la mancata realizzazione degli interventi strutturali nel corso degli anni. La strada provinciale 11 resta sotto monitoraggio dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (ente di ricerca che studia i fenomeni sismici e vulcanici) e del Centro operativo comunale, con semafori installati da Anas per regolare il traffico in caso di ulteriori movimenti del terreno.

Nel frattempo la comunità locale, segnata da evacuazioni e interdizioni della cosiddetta “zona rossa”, chiede ristori rapidi per evitare i ritardi registrati dopo il 1997. Comitati spontanei di residenti, commercianti e sfollati hanno rappresentato le criticità alla presidente del Consiglio, sottolineando la necessità di tornare alla normalità senza abbandonare il territorio. La proposta di alloggi dell’Istituto autonomo case popolari tra Gela, Butera e Mazzarino resta un’ipotesi per chi necessita di una sistemazione immediata.

Sul piano politico, il presidente della Regione Siciliana Renato Schifani ha parlato di collaborazione istituzionale indispensabile, mentre esponenti dell’Opposizione, come Fabrizio Micari di Italia Viva Sicilia, hanno definito singolare la scelta di nominare un commissario nazionale anziché il presidente regionale.

Parallelamente, a Santa Teresa di Riva, uno degli epicentri del ciclone Harry, sono stati già spesi 2 milioni per interventi di somma urgenza su tre tratti del lungomare, con ripristino della condotta idrica e opere di protezione costiera. In Prefettura a Messina è stato stabilito che tali lavori saranno coperti dai fondi della prima fase emergenziale. Il Dipartimento tecnico regionale e il Genio Civile di Messina interverranno su ulteriori segmenti, mentre Anas realizzerà una pista di protezione civile di circa 300 metri per garantire una viabilità alternativa alla statale 114. La stima complessiva degli interventi necessari ammonta a 60 milioni.

È stato inoltre accelerato il progetto anti erosione che prevede 14 pennelli in rocce vulcaniche distanziati di circa 200 metri lungo i 3,5 chilometri di costa e il ripascimento della spiaggia, misura ritenuta strategica per contrastare il dissesto idrogeologico e tutelare l’economia turistica di una località insignita della Bandiera Blu, riconoscimento internazionale per la qualità ambientale delle acque e dei servizi.

Il complessivo nuovo intervento del Governo Meloni si colloca dunque in una cornice più ampia che intreccia emergenza attuale e responsabilità pregresse, con l’obiettivo dichiarato di evitare che, come accaduto dopo il 1997, i risarcimenti e le opere strutturali restino incompiuti per decenni.