Magistrati onorari: la Consulta cancella l’obbligo di rinuncia ai diritti europei

La Corte costituzionale dichiara illegittima la norma che subordinava la stabilizzazione dei magistrati onorari alla rinuncia a ferie, previdenza e assistenza. Costo presumibile per lo Stato circa 2,1 miliardi di euro di solo importi risarcitori e retributivi diretti

Sintesi

La sentenza 71/2026 della Corte costituzionale, depositata il 12 maggio 2026, ha dichiarato illegittimo l’articolo 29, comma 5, del decreto legislativo 116/2017 (Governo Gentiloni, PD, NCD, UdC, Demo.S.), modificato dalla legge 234/2021 (Governo Draghi, M5S, PD, Lega, FI, IV, LeU, CD), nella parte in cui imponeva ai magistrati onorari di rinunciare ai diritti riconosciuti dall’Unione europea come condizione per la stabilizzazione. La Consulta ha stabilito che ferie retribuite, previdenza e assistenza non possono essere sacrificate in cambio della conferma nell’incarico. La decisione si inserisce in un quadro giurisprudenziale già rafforzato da recenti pronunce del Consiglio di Stato e potrebbe coinvolgere circa 4.200 magistrati onorari con un impatto economico molto elevato per lo Stato. In assenza di un immediato intervento normativo, sarà il Giudice ordinario a determinare gli importi spettanti ai singoli interessati.

Articolo

La Corte costituzionale, con la sentenza 71/2026 depositata il 12 maggio 2026, ha dichiarato costituzionalmente illegittimo l’articolo 29, comma 5, del decreto legislativo 116/2017, successivamente modificato dall’articolo 1, comma 629, lettera a), della legge 234/2021, nella parte in cui subordinava la stabilizzazione dei magistrati onorari alla rinuncia preventiva ai diritti riconosciuti dall’ordinamento dell’Unione europea.

La decisione della Consulta (Corte costituzionale) rappresenta uno dei passaggi più rilevanti degli ultimi anni nella lunga vicenda della magistratura onoraria. Secondo i Giudici costituzionali, la norma censurata prevedeva una rinuncia generalizzata ai diritti maturati nel precedente rapporto lavorativo come contropartita della stabilizzazione introdotta per sanare l’abuso nella reiterazione degli incarichi. Per la Corte, tale meccanismo violava apertamente il diritto dell’Unione europea, poiché la stabilizzazione può eliminare l’illecito derivante dalla reiterazione degli incarichi ma non può imporre la rinuncia ai diritti garantiti dalle norme europee, in particolare per quanto riguarda ferie retribuite, previdenza e assistenza.

La pronuncia produce effetti potenzialmente molto significativi sul piano economico e previdenziale. Secondo le stime diffuse da Monica Cavassa, vicepresidente di Unagipa (Unione nazionale giudici di pace), i Magistrati onorari potenzialmente interessati sarebbero circa 4.200. In presenza di maggiore anzianità di servizio, gli importi individuali potrebbero raggiungere circa 500.000 euro procapite, ai quali dovrebbero aggiungersi le somme necessarie alla ricostruzione delle posizioni previdenziali e assistenziali. Il costo complessivo per lo Stato potrebbe quindi assumere dimensioni particolarmente consistenti.

Da un calcolo approssimativo, il costo raggiungerebbe circa 2,1 miliardi di euro soltanto per gli importi risarcitori e retributivi diretti. A questa cifra dovrebbero poi essere aggiunti gli oneri relativi alla ricostruzione delle posizioni previdenziali e assistenziali, cioè contributi pensionistici, coperture assicurative, versamenti arretrati all’INPS ed eventuali interessi e rivalutazioni. Considerando anche tali voci aggiuntive, la stima complessiva potrebbe realisticamente superare i 2,5 miliardi di euro e, secondo alcune proiezioni più ampie legate alle anzianità maggiori e ai contenziosi accessori, potrebbe avvicinarsi ai 3 miliardi di euro.

La sentenza arriva inoltre a poche settimane dalla decisione del Consiglio di Stato n. 2716/2026 del 2 aprile 2026, anch’essa favorevole al riconoscimento dei diritti economici e previdenziali dei Magistrati onorari cessati dal servizio. In quella occasione Palazzo Spada (sede del Consiglio di Stato italiano) aveva riconosciuto il diritto a tutele economiche e contributive finora negate, valorizzando i principi della giurisprudenza europea e il progressivo avvicinamento funzionale tra magistratura onoraria e magistratura togata.

L’intera vicenda trae origine dalla riforma della magistratura onoraria introdotta con il decreto legislativo 116/2017 (Governo Gentiloni, PD, NCD, UdC, Demo.S.), adottato in attuazione della legge delega 57/2016 (Governo Renzi, PD, NCD-UDC, SC, PSI, Demo.S.). La disciplina aveva previsto un sistema di conferma e stabilizzazione per i Magistrati onorari già in servizio, successivamente modificato dalla legge 234/2021 (Governo Draghi, M5S, PD, Lega, FI, IV, LeU, CD) e poi ulteriormente rivisto dalla legge 51/2025 (Governo Meloni, FdI, Lega, FI, NM). Quest’ultima, entrata in vigore il 1° maggio 2025, ha modificato nuovamente il trattamento economico e previdenziale della categoria, introducendo nuove regole per il contingente a esaurimento dei Magistrati onorari.

Nel proprio ragionamento, la Corte costituzionale ha sottolineato che il legislatore aveva finito per impedire ai Magistrati onorari di agire in giudizio oppure di proseguire azioni giudiziarie già avviate per ottenere il riconoscimento dei diritti derivanti dal diritto europeo. Tale limitazione è stata ritenuta lesiva del diritto alla tutela giurisdizionale garantito sia dalla Costituzione italiana sia dall’ordinamento europeo.

La Consulta ha inoltre rivolto un preciso invito a Governo e Parlamento affinché intervengano rapidamente per definire criteri chiari relativi alla quantificazione economica dei diritti spettanti ai Magistrati onorari. La Corte ha precisato che tali criteri dovranno essere collegati sia all’attività concretamente svolta sia al carattere non esclusivo dell’incarico. In assenza di un intervento legislativo immediato, spetterà ai giudici ordinari determinare caso per caso gli importi dovuti.

Sul piano politico e sindacale, le associazioni della magistratura onoraria hanno accolto favorevolmente la decisione della Consulta, definendola una svolta storica dopo anni di contenziosi nazionali ed europei. Numerosi osservatori del settore giudiziario ritengono che la sentenza possa incidere profondamente sull’organizzazione futura della giustizia italiana, anche alla luce delle ripetute contestazioni avanzate negli anni dalla Commissione europea nei confronti dell’Italia per il mancato pieno riconoscimento delle tutele lavoristiche ai Magistrati onorari.