L’Opposizione siciliana si spacca su La Vardera e consegna al centrodestra fondi, cantieri e bilanci

Sullo sfondo resta però una Sicilia che cresce poco, perde giovani, offre lavoro fragile e continua a vedere troppi Comuni trasformati in feudi locali, tra sprechi, tasse e gestione del potere

Sintesi

La vicenda si inserisce in un percorso politico iniziato prima dello strappo di luglio, con l’accordo del 27 maggio 2024 sui fondi FSC e con la successiva stagione di cantieri, investimenti e comunicazione istituzionale rivendicata dal Governo regionale. Nel 2025 l’economia siciliana ha continuato a crescere, ma con un ritmo debole, sostenuta soprattutto da opere pubbliche e PNRR, mentre lavoro giovanile, occupazione femminile, salari reali ed emigrazione hanno confermato problemi strutturali. A giugno 2026 il rapporto della Banca d’Italia ha fotografato un’Isola dai conti pubblici migliorati, ma ancora lontana dalla media nazionale per occupazione e benessere. Nello stesso mese La Vardera ha rivendicato un ruolo autonomo nel campo alternativo al centrodestra, entrando in attrito con PD e M5S. Tra il 1 e il 3 luglio 2026 il passaggio di Marano e Gilistro a Controcorrente, la nascita del gruppo all’ARS e il duro botta e risposta con Sunseri hanno reso evidente la frattura nell’Opposizione. Intanto la Maggioranza di centrodestra può continuare a ripresentarsi come forza di amministrazione, mentre il centrosinistra siciliano rischia di apparire diviso proprio mentre dovrebbe costruire una proposta unitaria per le prossime regionali.

Articolo

La frattura esplosa attorno a Ismaele La Vardera non nasce soltanto dal trasferimento di 2 deputati regionali da un gruppo a un altro, ma da una tensione più profonda dentro il campo dell’Opposizione siciliana. Da una parte c’è Controcorrente, movimento personale e politico che prova a trasformare la visibilità del suo fondatore, Ismaele La Vardera, in peso parlamentare. Dall’altra ci sono il M5S (Movimento 5 Stelle) e il PD (Partito democratico), che temono di vedere indebolito il percorso del cosiddetto “campo largo”, cioè l’alleanza progressista costruita per sfidare il centrodestra. In mezzo resta il Governo regionale di centrodestra guidato dal presidente della Regione Renato Schifani, che può osservare le divisioni altrui mentre la Maggioranza all’Ars (Assemblea regionale siciliana) di centrodestra continua a valorizzare fondi, opere, inaugurazioni e risanamento dei conti come prova di stabilità amministrativa.

Il primo dato da mettere in ordine riguarda le risorse. Il 27 maggio 2024, a Palermo, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e Schifani hanno firmato l’accordo per lo sviluppo e la coesione della Sicilia, basato su 6,8 miliardi di euro del FSC (Fondo per lo sviluppo e la coesione) 2021-2027. La Regione ha indicato 580 interventi finanziati e ha precisato che 5,5 miliardi sono destinati a progetti regionali, mentre 1,3 miliardi riguarderanno il cofinanziamento del Ponte sullo Stretto. Nella ripartizione figurano ambiente, acqua, rifiuti, dissesto idrogeologico, trasporti, competitività, sanità, città, cultura, istruzione, energia, capacità amministrativa e cofinanziamenti europei.

Il PNRR (Piano nazionale di ripresa e resilienza) ha però dato alla Maggioranza regionale un ulteriore strumento di comunicazione politica e amministrativa. Secondo i dati richiamati nel rapporto della Banca d’Italia, alla Sicilia risultavano assegnati 12,6 miliardi di euro per interventi nel territorio regionale o a favore di soggetti privati con sede nell’isola, pari all’8,6% del totale nazionale. A fine 2025 le gare finanziate dal Piano erano circa 17.000, per un valore di 6,4 miliardi, con aggiudicazioni pari a circa il 75% degli importi banditi e pagamenti vicini a 4,8 miliardi, cioè il 38,6% delle risorse. Il vice direttore generale Gian Luca Trequattrini ha però avvertito che i trasferimenti non bastano, da soli, a cambiare i fattori strutturali di sviluppo: dove mancano capacità amministrativa, procedure rapide e competenze tecniche, la pressione a spendere rischia di trasformarsi in una corsa frammentata più che in una strategia duratura. Se si sommano in modo stretto i 6,8 miliardi FSC si arriva a circa 19,4 miliardi, mentre si supera quella soglia considerando anche ulteriori cofinanziamenti e investimenti collegati.

Il quadro economico presentato il 25 giugno 2026 dalla Banca d’Italia nella sede di Palermo, guidata da Milena Caldarella, conferma questa doppia lettura. L’ITER (Indicatore trimestrale dell’economia regionale) segnala per il 2025 una crescita del PIL (prodotto interno lordo) siciliano dello 0,6%, lievemente superiore (0,1) alla media italiana ma in rallentamento rispetto all’anno precedente. L’industria ha tenuto, le costruzioni sono state sostenute soprattutto dai lavori pubblici, i servizi hanno perso slancio, il turismo è cresciuto, l’export complessivo è sceso per il peso dei prodotti petroliferi ma al netto di quel comparto è aumentato grazie a cantieristica navale, agroalimentare ed elettronica. Il lavoro è migliorato nei numeri generali, ma con segnali negativi per donne, giovani tra 25 e 34 anni e laureati, mentre le retribuzioni reali private non hanno recuperato la perdita accumulata tra 2008 e 2023.

Il presidente Schifani ha letto quel rapporto come la conferma di una Sicilia che “ha cambiato pagina”, richiamando crescita economica, investimenti attratti, saldo attivo e pieno rientro dal disavanzo. Nello stesso intervento ha ammesso che il tema dei giovani resta decisivo, in quanto la fuga di competenze verso altre regioni o verso l’estero, continua a impoverire il futuro dell’Isola. Qui sta il punto politico: il centrodestra può raccontare bilanci risanati e cantieri aperti, ma non può cancellare la distanza con la media nazionale su occupazione, salari, servizi e prospettive. Anche il fondo straordinario da 5 milioni di euro per 35 Comuni sotto i 10.000 abitanti in dissesto finanziario, firmato a fine giugno dall’assessora regionale alle Autonomie locali Elisa Ingala, conferma che sotto la narrazione delle opere resta una rete amministrativa fragile, troppo spesso oscura, chiusa, senza controlli e distante dai cittadini.

Dentro questo quadro si inserisce anche il richiamo ai “sermoni” degli esponenti del centrodestra siciliano, dalla Regione ai Ministeri, con uno stile pubblico percepito da molti come eccessivamente pedagogico, severo e moralistico, mentre nello stesso perimetro politico del controdestra continuano a emergere inchieste, tensioni istituzionali, vicende giudiziarie e persino casi di deputati accusati di minacciare altri colleghi. Ne viene fuori, almeno per chi può e vuole ancora osservare e capire, un comportamento complessivo divenuto ormai il paravento ipocrita di troppi giovani e donne della politica, mentre adulti e matusalemme risultavano già da tempo contaminati da quel sistema. Una retorica che, soprattutto negli Enti locali e nel circuito pubblico-sociale, appare ormai tanto nota quanto mistificata, spesso rivestita di parole forbite ma intrisa di doppiezza, arroganza e, in certi casi, persino di delirio di onnipotenza.

Sul fronte opposto del controsinistra, La Vardera ha progressivamente trasformato Controcorrente da sigla di testimonianza in soggetto parlamentare e competitivo. Il 18 giugno 2026, in un’intervista, ha sostenuto che la “locomotiva” del campo alternativo al centrodestra non fosse il PD di Anthony Barbagallo ma il suo movimento, accusando i democratici di non riuscire a guidare la Sicilia se non sono in grado di organizzare se stessi. Ha anche ribadito la propria disponibilità a restare in campo per la presidenza della Regione e ha richiamato un “piano Marshall” come formula politica per aiutare imprese e riportare giovani nell’Isola. La locuzione “piano Marshall” (programma straordinario di ricostruzione e sviluppo, dal nome del piano statunitense per l’Europa del dopoguerra) in questo caso non indica un provvedimento già approvato,

La tensione nel centrosinstr è divenuta scontro aperto quando Jose Marano e Carlo Gilistro hanno lasciato il M5S per aderire a Controcorrente. La composizione aggiornata dei gruppi all’ARS (Assemblea regionale siciliana) registra Controcorrente con 4 componenti e indica nel gruppo La Vardera, Marano, Gilistro e Alessandro De Leo, mentre il M5S risulta a 9 deputati. Il dato parlamentare è essenziale: il movimento di La Vardera non è più soltanto una voce personale, ma un gruppo autonomo che sottrae forza numerica e simbolica ai pentastellati proprio mentre l’opposizione discute di alleanze.

Il caso è esploso sui social tra il 2 e il 3 luglio 2026. Luigi Sunseri, deputato del M5S, ha contestato soprattutto il metodo: secondo la sua ricostruzione, la notizia del passaggio dei 2 colleghi sarebbe stata appresa attraverso un video diffuso da La Vardera, mentre a Palermo era in corso una riunione della coalizione progressista. Sunseri ha definito la vicenda motivo di sdegno, ha criticato il silenzio dei fuoriusciti e l’annuncio affidato ai social, quindi ha sostenuto che la fiducia tra alleati si costruisce con confronto, trasparenza e rispetto, non con imboscate politiche e colpi di teatro. Da quella ferita ha tratto anche una conclusione: il M5S, a suo giudizio, dovrebbe esprimere il candidato alla presidenza della Regione, non per piantare bandierine ma per garantire e prospettiva di governo.

La replica di La Vardera ha rovesciato l’accusa. Il leader di Controcorrente ha sostenuto che Sunseri avrebbe raccontato una “bugia enorme”, precisando che il suo movimento era rappresentato al tavolo politico dal coordinatore regionale e dal responsabile organizzativo. Ha poi accusato il deputato pentastellato di cercare lo scontro con lui più che con Schifani, sottolineando di non essere il presidente della Regione e proponendo che i tavoli della coalizione vengano svolti in streaming (trasmissione in diretta via internet), richiamando una storica battaglia di Beppe Grillo. La Vardera ha anche osservato che la domanda politica non dovrebbe essere solo perché Marano e Gilistro non siano rimasti nano scelto di andare via.

Il cambio di gruppo è politicamente discutibile, ma si colloca dentro la libertà del mandato elettivo. L’articolo 67 della Costituzione stabilisce che ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato, principio che nel dibattito istituzionale viene richiamato anche per le assemblee elettive regionali, pur dentro i regolamenti interni dei singoli organi.

La conseguenza è che oggi il centrosinistra siciliano appare più impegnato a contenere La Vardera che a costruire una proposta riconoscibile contro Schifani. Il PD guarda con diffidenza un alleato che si muove come concorrente, il M5S accusa il colpo della perdita di 2 parlamentari, Controcorrente rivendica autonomia e forza espansiva, mentre il centrodestra può continuare a occupare lo spazio pubblico con inaugurazioni, fondi e rivendicazioni di governo. In questa cornice il rischio è evidente: mentre l’Opposizione litiga su metodi, leadership e candidature, la Maggioranza può presentarsi come l’unico blocco capace di amministrare, anche se i numeri economici dimostrano che la Sicilia cresce poco, conserva fratture sociali pesanti e continua a vedere molti giovani partire poiché non trovano lavoro dignitoso o non intendono adattarsi ai meccanismi chiusi del potere locale e rispettive pletore di cortigiani e piaggiatrici.

La vicenda La Vardera, quindi, non è un semplice litigio da social, ma il sintomo di una debolezza più ampia. L’Opposizione deve decidere se considerare Controcorrente un alleato scomodo, un competitore interno o un problema da isolare. Il centrodestra, invece, può permettersi di gongolare nei propri feudi politici in quanto dispone di una macchina istituzionale, di risorse straordinarie e di una narrazione già pronta: conti risanati, investimenti in arrivo, opere finanziate, sostegni ai Comuni e centralità del Governo regionale. Ma proprio questa distanza tra racconto del potere e vita reale dei cittadini resta il nodo decisivo: senza lavoro stabile, salari adeguati, pubblica amministrazione efficiente e occasioni per i giovani, né i fondi né i cantieri basteranno a cambiare davvero la Sicilia.

Immagine parzialmente realizzata con Ia.