Limitazioni negli scali di Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia: carenza carburante

Limitazioni in alcuni aeroporti con priorità riservata ai voli essenziali, a causa delle tensioni internazionali e del rischio di chiusura dello Stretto di Hormuz legato al conflitto nel Golfo Persico. Nel frattempo la Premier vola in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, per rafforzare la sicurezza energetica italiana e consolidare le relazioni strategiche

Sintesi

In Italia scattano restrinzioni al carburante in alcuni aeroporti a causa delle tensioni internazionali e dei rischi sulle forniture. Le restrizioni riguardano Bologna, Milano Linate, Treviso e Venezia con priorità ai voli essenziali. La crisi energetica si lega al conflitto nel Golfo Persico e alla possibile chiusura dello Stretto di Hormuz. Le compagnie aeree segnalano aumenti dei costi e rischi futuri per l’approvvigionamento. Il Governo italiano avvia iniziative diplomatiche per garantire sicurezza energetica e diversificazione delle fonti.

Articolo

Le prime limitazioni nella distribuzione di carburante per il trasporto aereo emergono in Italia in un contesto internazionale segnato da forti tensioni geopolitiche. Negli scali di Aeroporto di Bologna, Aeroporto di Milano Linate, Aeroporto di Treviso e Aeroporto di Venezia sono state introdotte misure temporanee di contenimento dei rifornimenti, comunicate attraverso un Notam (Notice to Airmen, avviso ufficiale aeronautico destinato agli operatori del settore) emesso da Air BP Italia.

Il provvedimento, con validità fino al 9 aprile, prevede una gestione contingentata delle forniture. La priorità viene assegnata a voli sanitari, istituzionali e tratte di lunga durata, mentre per gli altri collegamenti sono previsti limiti quantitativi variabili. In particolare, negli scali di Bologna e Venezia il tetto si attesta intorno ai 2000 litri per aeromobile, mentre a Treviso raggiunge circa 2500 litri. A Venezia viene inoltre raccomandato ai piloti di effettuare rifornimento prima dell’arrivo, segnale di una criticità più marcata rispetto agli altri aeroporti coinvolti.

Il Gruppo Save, che amministra gli scali veneti, ha tuttavia ridimensionato l’allarme, sottolineando come le restrizioni non siano tali da compromettere l’operatività complessiva. La presenza di fornitori alternativi e l’assenza di limitazioni per voli intercontinentali e area Schengen (spazio europeo di libera circolazione) consentirebbero di mantenere una gestione regolare dei flussi.

Il quadro si inserisce in una dinamica internazionale complessa, aggravata dal conflitto tra Iran e le forze sostenute da Stati Uniti e Israele. Gli eventi, sviluppatisi a partire dal 28 febbraio con attacchi militari e successive ritorsioni, hanno avuto ripercussioni dirette sulle rotte energetiche globali, in particolare sullo Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita circa il 20% del petrolio mondiale.

La possibile interruzione o riduzione del traffico nello stretto rappresenta un fattore critico per l’approvvigionamento energetico europeo. Secondo analisi diffuse da International Air Transport Association (l’associazione internazionale di categoria che rappresenta, coordina e supporta oltre 290 compagnie aeree, coprendo la maggior parte del traffico aereo mondiale), l’Europa importa circa il 30% del carburante per aviazione e presenta una capacità di raffinazione in progressiva riduzione, elementi che ne aumentano la vulnerabilità a shock esterni.

Le compagnie aeree monitorano con attenzione l’evoluzione della situazione. Ryanair ha dichiarato di non prevedere carenze nel breve periodo, pur riconoscendo una fase di incertezza legata alla durata della crisi. L’azienda segnala inoltre un incremento significativo dei prezzi del carburante registrato nel mese di marzo, con possibili ripercussioni sulle tariffe dei voli nei mesi successivi. Analoghe preoccupazioni sono state espresse da Lufthansa, che ha evidenziato criticità già presenti in alcuni aeroporti asiatici.

Parallelamente, l’azione politica italiana si sviluppa sul piano diplomatico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha avviato una missione nel Golfo Persico con tappe in Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza energetica e consolidare le relazioni strategiche. L’Italia dipende per circa il 15% del proprio fabbisogno petrolifero da questa area, fattore che rende prioritario diversificare le fonti e garantire continuità negli approvvigionamenti. Le restrizioni negli aeroporti italiani rappresentano un segnale anticipatore di possibili tensioni più ampie, in cui la stabilità delle forniture energetiche diventa un elemento cruciale non solo per l’economia ma anche per la mobilità e la sicurezza internazionale.

Nell’immagine di copertina l’aeroporto di Milano Malpensa.