L’IA sempre più diffusa tra i manager italiani, ma in ritardo sono conoscenza, gestione e procedure

IA diffusa tra i manager italiani, ma regole, competenze e controllo restano il vero banco di prova. In calce una sintesi dei decreti attuativi del 10 giugno 2026 (da leggere in particolare l'ultimo paragrafo soprattutto gli haters-odiatori ideologizzati o nostalgici)...

Il 21 marzo 2026 il nostro presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha richiamato la necessità di governare l’IA (intelligenza artificiale) come occasione per valorizzare competenze, lavoro e capitale umano. Il 26 maggio 2026 il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha sostenuto che l’IA non può essere soltanto comprata e inserita nei sistemi produttivi, ma va costruita come ecosistema fatto di filiere digitali, software (programmi informatici), cloud (archiviazione e calcolo su infrastrutture digitali remote) e formazione. Il 29 maggio 2026 il presidente della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha indicato l’IA come leva decisiva per rilanciare la produttività italiana, avvertendo però che i benefici dipenderanno dalla capacità delle imprese, soprattutto piccole e medie, di adottarla davvero nei processi. Il 10 giugno 2026, alla Camera dei deputati, CIDA (Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità) e AI4I (Istituto italiano per l’intelligenza artificiale) hanno presentato l’AIMI (AI Management Index, indice di gestione dell’intelligenza artificiale), primo indicatore italiano sulla maturità manageriale nell’adozione e nella governance (governo di regole, responsabilità e controlli) dell’IA, costruito su 1.740 dirigenti e manager pubblici e privati. L’89% dei manager usa regolarmente strumenti intelligenti, mentre il 57% segnala una riduzione delle mansioni ripetitive, oltre l’80% controlla sempre o quasi gli output (risultati generati dal sistema), ma solo il 30% delle organizzazioni li ha integrati stabilmente nei processi aziendali, il 12% ha completato una governance strutturata e il 28% la sta ancora sviluppando. Il punteggio medio dell’indice è 39,7 su 100, con l’ICT (information and communication technology, tecnologie dell’informazione e della comunicazione) a 56,4 punti, la PA (pubblica amministrazione) a 39,1 e l’industria a 38,3, mentre il pilastro Human-AI Skills (competenze uomo-IA) scende a 27,2, mostrando che il principale limite non è l’accesso agli strumenti, ma la preparazione organizzativa. Fabio Pammolli (un economista italiano, professore di Finanza e Scienza dei dati al Politecnico di Milano, da novembre 2022 consigliere economico del Ministro delle Finanze e dell’Economia) ha insistito su formazione continua, discipline STEM (science, technology, engineering and mathematics, scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), collaborazione tra università, ricerca e imprese e valorizzazione dei talenti. Agostino Scornajenchi (un dirigente d’azienda italiano, amministratore delegato di Snam una delle principali società italiane di infrastrutture energetiche in Europa e il primo operatore nel trasporto del gas naturale) ha collegato IA e data center (centri di elaborazione dati) alla sicurezza energetica, richiamando il principio human in the loop (controllo umano nel ciclo decisionale). Paolo Zangrillo ministro per la pubblica amministrazione nel Governo Meloni, ha definito l’IA strategica per modernizzare la PA e ha ricordato le oltre 640.000 assunzioni degli ultimi 3 anni e il passaggio da 6 a 40 ore annue di formazione per dipendente. Sul piano normativo, il quadro è cambiato rispetto al testo originario: il Regolamento UE (Unione europea) 2024/1689 è entrato in vigore il 1 agosto 2024, con primi obblighi dal 2 febbraio 2025, la legge italiana n. 132 del 23 settembre 2025 è in vigore dal 10 ottobre 2025 e il 10 giugno 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare 2 decreti legislativi attuativi*. Restano rilevanti, come riferimenti giurisprudenziali, il Consiglio di Stato n. 2270/2019 sulla conoscibilità dell’algoritmo, il Tribunale di Bologna del 31 dicembre 2020 sulla discriminazione algoritmica nei rapporti di lavoro tramite piattaforma e la Cassazione penale n. 11431/2026 sulle citazioni giurisprudenziali errate generate da IA, che rafforza il principio secondo cui la verifica umana non è delegabile.

Sintesi

L’intelligenza artificiale è ormai entrata nelle scrivanie dei dirigenti italiani, ma non ancora con la stessa forza nei modelli interni delle aziende, delle amministrazioni e delle strutture pubbliche. La fotografia più aggiornata arriva dall’AIMI (AI Management Index, indice di gestione dell’intelligenza artificiale), presentato il 10 giugno 2026 alla Camera dei deputati durante l’incontro “Leadership e governo dell’intelligenza artificiale”, primo appuntamento nazionale per gli 80 anni di CIDA (Confederazione italiana dirigenti e alte professionalità), realizzato insieme ad AI4I (Istituto italiano per l’intelligenza artificiale).

Il dato da cui partiree è chiaro: l’89% dei manager usa regolarmente strumenti di IA (intelligenza artificiale), mentre il 57% ne vede già un vantaggio concreto nella riduzione delle attività ripetitive. La ricerca, condotta su 1.740 dirigenti e manager del settore pubblico e privato, non racconta dunque un Paese fermo, bensì un sistema in movimento, nel quale l’uso individuale della tecnologia procede più rapidamente della capacità delle organizzazioni di trasformarla in metodo, responsabilità e valore misurabile.

Il divario emerge soprattutto quando si passa dall’impiego quotidiano alla struttura aziendale. Solo il 30% delle realtà considerate ha integrato stabilmente l’IA nei processi interni. Circa 1 organizzazione su 2 dispone già di una strategia formalizzata o la sta costruendo, ma la governance (insieme di regole, responsabilità, procedure e controlli) resta il punto più fragile: appena il 12% ha concluso un percorso organico, mentre il 28% si trova ancora in fase di sviluppo. Anche il dato sull’attenzione umana è significativo, perché oltre l’80% dei manager dichiara di verificare sempre o quasi sempre gli output (risultati generati dal sistema) prima di usarli nelle decisioni.

L’indice misura 5 dimensioni: strategia, integrazione nei processi, governance, competenze e capacità di produrre risultati. Il punteggio medio nazionale si ferma a 39,7 su 100, valore che segnala una transizione ancora incompleta. L’ICT (information and communication technology, tecnologie dell’informazione e della comunicazione) raggiunge 56,4 punti e guida la classifica. La PA (pubblica amministrazione) resta vicina alla media con 39,1, l’industria si attesta a 38,3 e il pilastro più debole è quello denominato Human-AI Skills (competenze uomo-IA), che scende a 27,2. Il messaggio è netto: gli strumenti ci sono, ma mancano ancora competenze diffuse, regole operative, formazione applicata e capacità di inserire l’IA nel lavoro quotidiano senza ridurre il controllo umano.

Stefano Cuzzilla ha sintetizzato la questione sostenendo che la vera sfida non è più adottare la tecnologia, ma governarla. Il punto non è sostituire la leadership con le macchine, ma rafforzare giudizio, responsabilità e direzione del cambiamento. La stessa linea è stata sviluppata da Fabio Pammolli, secondo cui il progresso tecnologico diventa produttività e impatto industriale solo se accompagnato da formazione continua, discipline STEM (science, technology, engineering and mathematics, scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), collegamento tra università, ricerca e imprese e valorizzazione dei talenti.

Il nodo delle competenze è stato collegato anche alla competitività nazionale. Il 29 maggio 2026 Fabio Panetta aveva già indicato l’IA come una possibile leva per rilanciare la produttività italiana, avvertendo che il potenziale non si realizzerà da solo e dipenderà soprattutto dalla diffusione tra le imprese, a partire da quelle piccole e medie, e dalla capacità di inserirla nei processi produttivi. Pochi giorni prima, nella relazione all’assemblea di Confindustria, Emanuele Orsini aveva affermato che l’IA non è una tecnologia da comprare e montare nei sistemi esistenti, ma un ecosistema da costruire attraverso filiere produttive, software (programmi informatici), cloud (infrastrutture digitali remote) e formazione estesa, anche per i giovani.

Il dibattito non riguarda soltanto imprese e uffici, ma anche energia, sicurezza e infrastrutture. Agostino Scornajenchi ha ricordato che IA e data center (centri di elaborazione dati) richiedono consumi elettrici continui e rilevanti, ponendo un problema di continuità energetica e di equilibrio tra fonti. In questo quadro il principio richiamato è human in the loop (controllo umano nel ciclo decisionale), cioè una supervisione costante della persona sulle decisioni assistite da sistemi intelligenti, insieme a trasparenza, protezione e qualità del dato. L’IA, quindi, non viene descritta come sostituzione dell’uomo, ma come strumento che impone più responsabilità e non meno.

Per la PA, Paolo Zangrillo ha presentato l’IA come una leva per modernizzare processi e servizi destinati a cittadini e imprese. Il ministro ha collegato questa prospettiva al rafforzamento delle competenze del personale pubblico, ricordando oltre 640.000 assunzioni negli ultimi 3 anni e il passaggio da 6 a 40 ore annue di formazione per dipendente. La sua osservazione sul disegno di legge in materia va però letta con precisione: non si tratta più del disegno di legge generale sull’IA, perché quello è già diventato legge, ma del provvedimento su sviluppo della carriera dirigenziale e valutazione della performance (risultati misurati rispetto agli obiettivi) del personale pubblico, approvato dalla Camera il 28 gennaio 2026 e trasmesso al Senato il 29 gennaio 2026.

Il quadro normativo è infatti già avanzato. Il Regolamento UE 2024/1689, conosciuto come AI Act (legge europea sull’intelligenza artificiale), è entrato in vigore il 1 agosto 2024 e diventerà pienamente applicabile il 2 agosto 2026, con alcune tappe anticipate: dal 2 febbraio 2025 sono operative le regole sulle pratiche vietate e sugli obblighi di alfabetizzazione in materia di IA, mentre dal 2 agosto 2025 valgono le norme di governance e gli obblighi per i modelli GPAI (general purpose AI, intelligenza artificiale per finalità generali). In Italia, la legge n. 132 del 23 settembre 2025, pubblicata nella Gazzetta ufficiale n. 223 del 25 settembre 2025 ed entrata in vigore il 10 ottobre 2025, ha introdotto principi nazionali per ricerca, sperimentazione, sviluppo, adozione e applicazione dei sistemi intelligenti, imponendo un uso corretto, trasparente, responsabile e centrato sulla persona.

Il 10 giugno 2026, lo stesso giorno della presentazione dell’AIMI, il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare 2 decreti legislativi attuativi* in materia di IA. Il primo riguarda poteri delle autorità nazionali, formazione, tutela dei lavoratori e giustizia. Il secondo interviene su attività di Polizia, responsabilità civile e profili penali. Il loro significato politico e amministrativo è coerente con i risultati dell’indice: l’IA non può essere lasciata alla sola sperimentazione individuale dei manager, ma deve entrare in un perimetro di controlli, competenze, trasparenza, spiegabilità e responsabilità.

Anche la giurisprudenza conferma questa direzione. Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 2270/2019, ha affermato l’esigenza di rendere conoscibili criteri e logica dell’algoritmo quando incide sull’attività amministrativa. Il Tribunale di Bologna, con l’ordinanza del 31 dicembre 2020 sul caso Deliveroo, ha riconosciuto il rischio di discriminazione indiretta prodotto da sistemi automatici di valutazione e prenotazione delle sessioni di lavoro. Più di recente, la Cassazione penale, con l’ordinanza n. 11431/2026, ha richiamato il problema delle cosiddette allucinazioni dell’IA generativa, cioè riferimenti giurisprudenziali formalmente plausibili ma sostanzialmente errati, ribadendo che chi usa questi strumenti deve controllarne i risultati. È lo stesso principio che attraversa l’intero rapporto: l’IA può accelerare il lavoro, ma non può sostituire competenza, responsabilità e verifica umana.

Immagine realizzata con Ia.

* Il 10 giugno 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato in esame preliminare 2 schemi di decreto legislativo attuativi della legge n. 132/2025 sull’IA (intelligenza artificiale), per adeguare l’ordinamento italiano all’AI Act (Regolamento europeo sull’intelligenza artificiale). Il primo decreto riguarda soprattutto autorità nazionali, formazione, lavoro e giustizia: affida ad AgID (Agenzia per l’Italia digitale) compiti di notifica, ad ACN (Agenzia per la cybersicurezza nazionale) vigilanza del mercato e raccordo europeo, con ruoli settoriali per Banca d’Italia, Consob, Ivass e Garante privacy. Prevede alfabetizzazione e formazione sull’IA nella scuola, nell’università, nella PA (pubblica amministrazione), nella sanità, nelle professioni e nella magistratura. Per i lavoratori stabilisce che assunzioni, licenziamenti, sanzioni disciplinari e modifiche del rapporto non possano essere decisi soltanto da sistemi automatizzati: deve intervenire una persona fisica con potere decisionale, il dipendente deve essere informato e può chiedere una spiegazione comprensibile dei criteri usati dall’algoritmo. Il licenziamento deciso in violazione di questo divieto è nullo. Nella giustizia, la formazione dei magistrati deve servire a usare l’IA come supporto tecnico e organizzativo, senza sostituire l’interpretazione e la decisione del giudice.

Il secondo decreto interviene soprattutto su attività di polizia, responsabilità civile e profili penali. Per la sicurezza pubblica l’IA viene ammessa come strumento di supporto, non come “poliziotto automatizzato”: le decisioni finali restano umane, con revisione qualificata, tutela dei dati personali e divieto di sorveglianza di massa o di banche dati biometriche create con raccolte indiscriminate dal web. L’identificazione biometrica remota in tempo reale è prevista solo per casi eccezionali, come gravi minacce alla sicurezza, terrorismo, ricerca di persone scomparse o vittime di tratta, con richiesta del questore e autorizzazione dell’autorità giudiziaria. L’uso successivo al reato resta possibile con garanzie specifiche. Sul piano civile, il danneggiato da un sistema di IA viene agevolato nella prova: può chiedere documenti tecnici, il Giudice può ordinare l’esibizione, si presume il nesso causale quando il danno deriva dalla violazione di obblighi europei, resta salva la prova contraria e, se c’è assicurazione, è prevista l’azione diretta contro l’assicuratore. Sul piano penale si introduce il nuovo articolo 437-bis del codice penale, per punire chi progetta, realizza, altera o omette misure di sicurezza nei sistemi di IA ad alto rischio quando ne derivi un concreto pericolo per la vita, l’incolumità pubblica o la sicurezza dello Stato, con possibile estensione della responsabilità agli enti secondo il d.lgs. n. 231/2001.

Nel caso di immagini di persone alterate con l’IA (intelligenza artificiale) per farle apparire falsamente in atteggiamenti amorali, smodati, sessuali, degradanti o illeciti, il riferimento principale è la legge n. 132/2025, che ha introdotto l’art. 612-quater c.p. (codice penale), punendo con la reclusione da 1 a 5 anni la diffusione senza consenso di immagini, video o voci falsificati o manipolati con IA e idonei a sembrare veri, quando causano un danno ingiusto alla persona. Possono aggiungersi, secondo i casi, la diffamazione, la sostituzione di persona, la truffa, gli atti persecutori, la diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite e, se la vittima è minorenne, i reati sulla pornografia minorile anche virtuale. I 2 decreti legislativi approvati in via preliminare il 10 giugno 2026 rafforzano il quadro su controlli, responsabilità civile, attività di polizia e profili penali, mentre l’AI Act (legge europea sull’intelligenza artificiale) impone trasparenza sui deepfake (contenuti falsi realistici generati o alterati dall’IA), il GDPR (Regolamento generale sulla protezione dei dati) tutela volto, voce e dati personali, il diritto all’immagine consente rimozione e risarcimento e il DSA (Digital Services Act, legge europea sui servizi digitali) impone alle piattaforme procedure per segnalare e rimuovere contenuti illegali.