Lega, il Nord incalza Salvini. Sammartino difende l’unità

Romeo e Attilio Fontana chiedono più territorio e una guida collegiale. Dalla Sicilia arriva il contrappeso: niente strappi, difesa del progetto nazionale e attenzione al Sud

Sintesi

La tensione nella Lega ha assunto una dimensione pubblica dopo il direttivo lombardo del 7 agosto. Massimiliano Romeo ha trasformato il malessere raccolto tra militanti e amministratori nel libro “Fare la Lega, agenda per il rinnovamento”, mentre Attilio Fontana ha chiesto di discutere senza preclusioni anche l’assetto della guida del partito. I 2 saranno insieme il 20 agosto alla Versiliana. La contestazione non riguarda più soltanto singole scelte politiche, ma il modo in cui la Lega dovrà essere organizzata e rappresentata.

Matteo Salvini ha respinto l’idea di riportare il movimento entro una dimensione esclusivamente settentrionale e ha ribadito che la Lega vuole rappresentare Nord, Centro e Sud. Il segretario dispone inoltre di un mandato congressuale che, dopo la riconferma del 6 aprile 2025, arriva fino al 2029.

A rendere più difficile il confronto contribuiscono i numeri. Il 34,26% ottenuto alle Europee del 2019 appartiene ormai a un’altra fase politica, alle Politiche del 2022 la Lega è scesa all’8,79% e nel 2026 diversi sondaggi l’hanno collocata tra il 5% e il 6%, mentre Futuro Nazionale di Roberto Vannacci l’ha superata in alcune rilevazioni. La pressione interna nasce anche dal timore che la perdita di consenso diventi strutturale.

Il 19 agosto è arrivata però una risposta politica dalla Sicilia. Luca Sammartino ha chiesto di chiudere le polemiche, difendendo la costruzione di una Lega nazionale capace di recuperare la spinta autonomista del Nord senza rinunciare al radicamento raggiunto nel Mezzogiorno. Ha inoltre rivendicato il progetto infrastrutturale sostenuto da Salvini per il Sud e il risultato ottenuto dalla Lega nella circoscrizione Isole alle Europee del 2024. In sostanza, al confronto tra Salvini e i nordisti si è aggiunto il problema di come non disperdere la rete politica costruita negli ultimi anni fuori dal Settentrione.

Il primo appuntamento ravvicinato sarà il confronto del 20 agosto alla Versiliana, seguito da un mese nel quale ogni dichiarazione peserà in vista del raduno di Pontida del 20 settembre. Nessuna scissione è stata formalizzata e l’associazione annunciata da Fontana non coincide, allo stato, con un nuovo partito. La crisi appare reale, ma il suo esito resta ancora aperto.

Articolo

Il libro che porta il malessere fuori dalle riunioni

Massimiliano Romeo (senatore, capogruppo della Lega a Palazzo Madama e segretario della Lega Lombarda) ha scelto un libro per mettere nero su bianco una discussione che da mesi attraversa il partito. “Fare la Lega, agenda per il rinnovamento”, pubblicato da Rubbettino non è stato presentato dall’autore come un atto di rottura. Romeo ha spiegato di averne accelerato la preparazione per il momento “complicato” attraversato dalla Lega e di avere raccolto soprattutto il desiderio di cambiamento proveniente dalla base.

Il punto politico più significativo è stato il recupero di parole che appartengono all’identità originaria del Carroccio: territorio, autonomia, federalismo e amministratori locali. Romeo ha riproposto l’idea della Lega come “sindacato del territorio” e ha usato anche il termine “celodurismo”, espressione legata alla stagione di Umberto Bossi e utilizzata allora per rappresentare una linea politica combattiva e poco incline alla mediazione. Il senatore non ha però proposto di cancellare il partito nazionale costruito negli anni di Salvini: la sua tesi è che la dimensione italiana debba convivere con identità territoriali molto più forti.

Il direttivo lombardo ha cambiato il livello dello scontro

La sequenza è diventata più chiara all’inizio di agosto. Il 5 agosto c’è stata una convocazione di un direttivo straordinario della Lega lombarda per il 7 agosto, alla presenza di Salvini, dopo settimane di tensioni sulla cosiddetta questione settentrionale. Attilio Fontana (presidente della Regione Lombardia ed esponente della Lega) aveva anche ricevuto e inoltrato una bozza di statuto per una possibile formazione liberale e federalista. La circostanza ha alimentato il sospetto di una scissione, ma l’operazione serviva soprattutto a rendere visibile il malessere interno.

Durante quella riunione infatti la contestazione è uscita dai tradizionali confini della discussione sulla linea politica. Secondo le ricostruzioni successive, alcuni amministratori e dirigenti hanno chiesto una gestione maggiormente condivisa e altri hanno spinto fino all’ipotesi di un passo indietro del segretario. Il direttivo si è concluso senza una rottura formale, ma da quel momento la questione della guida della Lega è diventata parte esplicita del confronto.

Fontana apre alla guida collettiva

Il passaggio successivo è arrivato il 17 agosto. Nell’intervista al Corriere della Sera, Fontana ha descritto un malessere che, a suo giudizio, non riguarda soltanto la Lombardia ma attraversa il Nord. Ha proposto una “leadership” (guida) collettiva, capace di coinvolgere più competenze e amministratori, e alla domanda sull’eventualità che Salvini compia un passo indietro ha risposto che “nessuna soluzione va esclusa a priori”.

Fontana ha inoltre confermato di lavorare a un’associazione larga, nella quale discutere modernizzazione dello Stato, federalismo, autonomia degli enti territoriali, politica industriale e diritti civili. È un particolare importante: allo stato degli elementi pubblicamente disponibili si tratta di uno spazio politico e culturale da costruire, non di un partito concorrente già costituito. Alla domanda sulla possibilità che in futuro possa trasformarsi in un nuovo soggetto politico, il governatore non ha assunto un impegno in quella direzione.

Salvini difende il partito nazionale

Matteo Salvini (vicepresidente del Consiglio, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e segretario federale della Lega) aveva già indicato la propria linea il 15 agosto a Marina di Pietrasanta (frazione del Comune di Pietrasanta, provincia di Lucca, Toscana). Alla Versiliana ha ribadito che il partito intende rappresentare Nord, Centro e Sud e ha respinto l’idea che una diversa impostazione territoriale possa sostituire la Lega nazionale. La risposta del segretario ha quindi fissato una linea opposta a quella di chi vorrebbe rimettere la questione settentrionale al centro dell’identità del movimento.

Il nodo non è soltanto personale. Salvini guida la Lega dal 2013 e il congresso federale del 6 aprile 2025 lo ha riconfermato, unico candidato, con un mandato di 4 anni, fino al 2029. Al momento esiste una pressione interna crescente, non una procedura conclusa per il cambio del leader.

I numeri spiegano una parte della rivolta

Il dato elettorale aiuta a comprendere perché la discussione sia divenuta così aspra. Alle elezioni europee del 2019 la Lega ha raggiunto il proprio massimo nazionale con il 34,26%. Alle Politiche del 25 settembre 2022 è scesa all’8,79% alla Camera, con 2.470.318 voti. Nel 2026 i dati citati nel confronto interno appartengono invece ai sondaggi e oscillano a seconda dell’istituto.

Un’indagine Ipsos Doxa pubblicata il 5 luglio ha stimato a fine giugno Futuro Nazionale al 6% e la Lega al 5,6%. La stessa ricerca, basata su circa 20.000 interviste cumulate tra febbraio e giugno, ha indicato che più del 20% di chi aveva votato Lega alle Europee si sarebbe orientato verso la formazione di Roberto Vannacci. Non significa che quelle percentuali saranno automaticamente confermate alle urne, ma indica una concorrenza elettorale che colpisce direttamente il partito di Salvini.

Roberto Vannacci (eurodeputato, ex generale dell’Esercito e fondatore di Futuro Nazionale) ha lasciato la Lega all’inizio di febbraio 2026. Il 7 febbraio ha poi annunciato la registrazione dello statuto della nuova formazione. Il suo percorso ha aggravato un problema che esisteva già: da una parte chi considera indispensabile recuperare l’identità autonomista e settentrionale, dall’altra chi teme che una ritirata verso il Nord cancelli il lavoro compiuto per costruire una presenza leghista nazionale.

Dalla Sicilia arriva il contrappeso

È in questo punto che l’intervento di Luca Sammartino (vicepresidente della Regione Siciliana, assessore regionale all’Agricoltura, allo Sviluppo rurale e alla Pesca mediterranea ed esponente della Lega) assume un significato che supera la semplice difesa di Salvini. Il 19 agosto, in un’intervista pubblicata da Il Mattino di Napoli e ripresa nello stesso giorno, Sammartino ha chiesto di interrompere le polemiche interne e di trasformare il confronto in un’occasione di rafforzamento del partito.

La sua posizione non consiste nel negare la questione settentrionale. Sammartino ha sostenuto la necessità di recuperare la capacità propulsiva del Nord, ma contemporaneamente di valorizzare le specificità del resto d’Italia, cominciando dal Mezzogiorno. Ha attribuito a Salvini la costruzione di un progetto infrastrutturale per il Sud e ha indicato il Ponte sullo Stretto di Messina come uno dei simboli di questa strategia. L’affermazione secondo cui l’opera “si farà” resta naturalmente una valutazione e un impegno politico espresso da Sammartino, non sostituisce l’iter amministrativo, finanziario e giudiziario dell’infrastruttura.

Una Lega nuovamente concentrata quasi esclusivamente sul Settentrione dovrebbe fare i conti con classi dirigenti e reti elettorali che, negli anni della trasformazione nazionale, si sono consolidate anche nel Sud. La presa di posizione siciliana segnala quindi una seconda domanda di rappresentanza territoriale: non soltanto quella del Nord che chiede di tornare centrale, ma anche quella delle strutture meridionali che non vogliono diventare il prezzo da pagare per quel ritorno alle origini. È una lettura che emerge dal confronto tra la linea di Romeo e Fontana e quella espressa da Sammartino.

Il precedente delle Isole e la precisazione necessaria

Sammartino ha richiamato anche le Europee del 2024 sostenendo che nella circoscrizione Isole la Lega aveva battuto Vannacci nella sfida delle preferenze. Il riferimento è al risultato di Raffaele Stancanelli (eurodeputato della Lega), che nelle Isole è stato l’unico candidato leghista a precedere Vannacci in una delle 5 circoscrizioni italiane. Vannacci ha invece raccolto complessivamente oltre mezzo milione di preferenze ed è risultato il candidato leghista più votato nelle altre 4 circoscrizioni.

La partita adesso passa da Versiliana e Pontida

Il calendario ha trasformato le prossime settimane in un test politico. Il 20 agosto Romeo presenterà un’anticipazione del libro alla Versiliana insieme ad Attilio Fontana. La presenza sullo stesso palco dei 2 principali interpreti della richiesta di rinnovamento sarà osservata per capire se il confronto resterà sul terreno della linea politica oppure evolverà in una proposta organizzata sulla guida del partito.

Poi arriverà Pontida (Comune della provincia di Bergamo, in Lombardia). Il raduno ufficiale della Lega è fissato per domenica 20 settembre 2026 e il sito del partito indica l’inizio alle 10. È lì che il confronto tra radici settentrionali, modello nazionale e gestione della leadership (guida) potrebbe assumere una forma più definita.

Per ora, tuttavia, parlare di epilogo già scritto per Salvini sarebbe anticipare i fatti. Il segretario conserva il mandato congressuale e una parte consistente della dirigenza continua a sostenerlo. Al tempo stesso, il dissenso non può più essere liquidato come una somma di dichiarazioni isolate: il direttivo lombardo, l’intervento di Attilio Fontana e il manifesto politico di Romeo mostrano un fronte che vuole modificare equilibri, metodo e identità del partito. La risposta di Sammartino aggiunge il tassello che rende la partita ancora più complessa: qualunque nuova Lega dovrà decidere non soltanto quanto Nord recuperare, ma anche quanto della Lega nazionale costruita negli ultimi anni intende conservare.

Nell’immagine di copertina, Matteo Salvini, Attilio Fontana e Massimiliano Romeo.