Lavoro. Rallenta la domanda di personale ma turismo e servizi sostengono ancora il mercato. Segnali in chiaro scuro

Il bollettino Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro conferma il calo delle assunzioni previste nel 2026 rispetto al 2025, con difficoltà di reperimento ancora elevate soprattutto nei settori tecnici e industriali

Sintesi

La domanda di lavoro in Italia continua a diminuire rispetto al 2025, anche se il comparto turistico e il settore dei servizi mantengono viva la richiesta di personale. Le imprese prevedono 544.100 ingressi a maggio 2026 e oltre 1,7 milioni di contratti nel trimestre maggio-luglio, con una riduzione del 4,6% nel mese e del 2,4% nel trimestre rispetto allo scorso anno. Il terziario resta il principale motore occupazionale grazie a turismo, commercio e servizi alla persona, mentre industria e costruzioni mostrano un andamento più debole. Permane il problema del mismatch, termine inglese che indica il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro, con il 42,9% dei profili difficili da reperire soprattutto tra operai specializzati e tecnici. Cresce invece la richiesta nel settore agricolo. I contratti a tempo determinato rimangono prevalenti. Una quota significativa delle assunzioni è rivolta ai giovani e ai lavoratori immigrati, in particolare nei comparti agricolo, edilizio e tessile. Sindacati, analisti e rappresentanti del mondo produttivo sottolineano la necessità di rafforzare formazione tecnica, competenze digitali e politiche attive del lavoro.

Articolo

Il mercato del lavoro italiano mostra nuovi segnali di rallentamento nel 2026, anche se il sistema produttivo continua a mantenere una domanda occupazionale significativa grazie soprattutto al turismo e ai servizi. Secondo il bollettino Excelsior, elaborato da Unioncamere insieme al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali attraverso il Programma nazionale “Giovani, donne e lavoro” finanziato dall’Unione Europea, le imprese prevedono 544.100 ingressi nel mese di maggio e circa 1,7 milioni di contratti nel trimestre maggio-luglio. Rispetto allo stesso periodo del 2025 emerge però una flessione di 26mila unità nel mese, pari al -4,6%, e di circa 42mila unità nel trimestre, corrispondente al -2,4%.

La riduzione della domanda di lavoro conferma il rallentamento già registrato nei mesi precedenti. A marzo 2026 le imprese avevano programmato 479mila contratti, in diminuzione del 2,7% rispetto al 2025, mentre ad aprile le previsioni si attestavano intorno a 500mila assunzioni. L’andamento evidenzia un progressivo raffreddamento della crescita occupazionale, influenzato dalla frenata dell’industria europea, dall’incertezza economica internazionale e dalla riduzione degli investimenti produttivi.

A sostenere il mercato occupazionale continua a essere soprattutto il comparto dei servizi. Nel mese di maggio il terziario genera 368mila assunzioni previste e oltre 1,2 milioni nel trimestre maggio-luglio. Il principale contributo arriva dalla filiera turistica, che comprende alloggio, ristorazione e attività collegate ai flussi vacanzieri, con 129mila lavoratori ricercati a maggio e circa 440mila nel trimestre estivo. Seguono il commercio con 68mila ingressi nel mese e 220mila nel trimestre e i servizi alla persona con 57mila assunzioni a maggio e 196mila nel trimestre.

L’industria mostra invece un andamento più prudente. Le aziende industriali prevedono oltre 131mila ingressi nel mese e circa 400mila nel trimestre. La domanda arriva soprattutto dal manifatturiero, che richiede 81mila lavoratori a maggio e 253mila entro luglio. Tra i comparti più attivi figurano la meccanica e l’elettronica con 18mila ingressi mensili e 56mila trimestrali, il settore alimentare con 14mila assunzioni mensili e 56mila trimestrali e la metallurgia con 14mila ingressi nel mese e 43mila nel trimestre. Le costruzioni programmano invece 50mila ingressi a maggio e 148mila nel trimestre.

In controtendenza rispetto alla frenata generale si colloca il settore primario, cioè agricoltura e attività collegate, che registra una crescita rispetto al 2025. Le imprese prevedono oltre 45mila assunzioni a maggio e 129mila nel trimestre, con incrementi superiori rispettivamente a 3mila e 5mila unità rispetto all’anno precedente. La crescita riguarda soprattutto le coltivazioni arboree, con 19mila ingressi nel mese e 53mila nel trimestre, e le coltivazioni di campo con 14mila assunzioni mensili e 40mila trimestrali.

Riguardo alla crescita del comparto agricolo la premier Giorgia Meloni, intervenendo all’assemblea di Confagricoltura a Milano, ha sostenuto che l’Europa abbia dovuto reagire rapidamente dopo avere affidato per anni agli Stati Uniti la sicurezza, alla Russia l’energia e alla Cina le materie prime, riportando così l’agricoltura al centro delle strategie nazionali. La Premier ha rivendicato circa 15 miliardi di euro investiti dal Governo nel settore agricolo in 3 anni e mezzo attraverso il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), l’agrivoltaico e l’efficientamento idrico, oltre alla legge sui reati agroalimentari contro contraffazioni e agropirateria. Meloni ha inoltre evidenziato il sostegno all’innovazione tramite le TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita) per superare il dibattito sugli OGM (Organismi Geneticamente Modificati) e favorire coltivazioni meno dipendenti da acqua e pesticidi. Centrale anche il progetto Generazione Terra di Ismea (Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare), destinato a favorire il ricambio generazionale attraverso mutui agevolati per l’acquisto di terreni agricoli. Il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, ha infine chiesto che l’agricoltura venga riconosciuta formalmente come asset strategico per la sicurezza nazionale.

Resta nel mercato del lavoro italiano, molto elevato il problema del mismatch, termine inglese che identifica il divario tra competenze richieste dalle imprese e professionalità realmente disponibili. A maggio il 42,9% delle figure ricercate risulta difficile da reperire, anche se il dato migliora rispetto al 46,6% registrato nel 2025. Le maggiori criticità riguardano le industrie del legno e del mobile con il 61,7% di profili difficili da trovare, la metallurgia con il 59,4%, il tessile-abbigliamento con il 57% e le costruzioni con il 54,9%.

Le professioni più complicate da reperire rimangono quelle operaie specializzate. Oltre il 55% dei profili richiesti incontra difficoltà di selezione, con percentuali superiori al 70% per meccanici, manutentori e fabbri ferrai. Criticità rilevanti emergono anche per le professioni tecniche, difficili da reperire nel 51,2% dei casi, soprattutto nell’ambito sanitario dove i tecnici della salute raggiungono il 65,9%. Secondo Unioncamere la causa principale resta la carenza di candidati qualificati e la mancanza di competenze adeguate ai nuovi processi produttivi e digitali.

I contratti a tempo determinato continuano a rappresentare la formula prevalente di ingresso nel mondo del lavoro e costituiscono il 63,5% delle assunzioni programmate, mentre i contratti a tempo indeterminato si fermano al 15,5%. Il dato conferma la persistente precarietà del mercato occupazionale italiano, soprattutto nei comparti stagionali e turistici.

Una parte consistente della domanda occupazionale riguarda i giovani. Le imprese prevedono 157mila ingressi destinati agli under 30, pari al 29% delle assunzioni complessive. Le maggiori opportunità si concentrano nei servizi finanziari e assicurativi con il 45,5%, nei servizi ICT (Information and Communications Technology, cioè tecnologie dell’informazione e della comunicazione) con il 43,3% e nel commercio con il 39,3%.

Anche il lavoro immigrato continua a svolgere un ruolo centrale nel sistema produttivo italiano. Le imprese prevedono 134mila ingressi di lavoratori stranieri, pari al 24,6% del totale. Le quote più elevate si registrano nel tessile-abbigliamento con il 41,4%, nell’agricoltura con il 39,2% e nelle costruzioni con il 34,5%.

Negli ultimi mesi diversi rappresentanti del mondo produttivo e sindacale hanno sottolineato la necessità di rafforzare le politiche attive del lavoro e la formazione tecnica. Il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, ha recentemente evidenziato come la competitività del Made in Italy dipenda sempre più dalla qualità delle competenze professionali disponibili e dalla capacità di collegare scuola, formazione e imprese.

Sul piano normativo il quadro resta influenzato dalle recenti misure introdotte dal Governo per incentivare l’occupazione giovanile e femminile attraverso il Programma nazionale “Giovani, donne e lavoro”, collegato ai fondi europei, e dagli interventi previsti dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). La giurisprudenza più recente continua inoltre a concentrarsi sui contratti a termine, sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla tutela dei lavoratori precari, temi destinati a restare centrali nel confronto politico ed economico dei prossimi mesi.