Lampedusa. Naufragio di un barchino: disperso un bambino di 2 anni durante il salvataggio di 64 migranti

Nuova tragedia nel Mediterraneo davanti all’isola di Lampedusa. Una piccola imbarcazione partita dalla Tunisia affonda durante la traversata. La Guardia Costiera soccorre decine di persone ma un bambino originario della Sierra Leone risulta disperso. L’episodio riaccende il dibattito politico e umanitario sulle rotte migratorie e sulle politiche di frontiera

Sintesi

Un bimbo di 2 anni proveniente dalla Sierra Leone risulta disperso dopo il naufragio di un barchino carico di migranti avvenuto al largo di Lampedusa, mentre la Guardia Costiera ha salvato 64 persone tra cui donne e minori. L’imbarcazione era partita da Sfax in Tunisia nella notte di venerdì e ha iniziato a imbarcare acqua fino all’affondamento in mare aperto. Le operazioni di soccorso sono state effettuate con motovedette e un velivolo della Guardia Costiera mentre sull’isola sono proseguite le ricerche senza esito del bambino. L’organizzazione Save the Children denuncia ancora una volta il prezzo pagato dai minori lungo le rotte migratorie del Mediterraneo. Intanto proseguono gli sbarchi a Lampedusa e il Viminale registra dall’inizio dell’anno oltre 5.200 arrivi con un calo del 38% rispetto allo stesso periodo del 2025 mentre analisti segnalano che il caro carburante e la situazione geopolitica potrebbero influenzare i flussi migratori e il costo delle traversate.

Articolo

Una nuova tragedia del mare si è consumata nelle acque davanti all’isola di Lampedusa, punto strategico delle rotte migratorie del Mediterraneo centrale. Un bambino di circa 2 anni risulta disperso dopo il naufragio di una piccola imbarcazione che trasportava migranti. Il barchino, lungo circa 9 metri, è affondato nel tardo pomeriggio di sabato mentre si trovava in mare aperto.

L’intervento dei soccorsi è stato effettuato dai militari della motovedetta Cp327 della Guardia Costiera. I soccorritori sono riusciti a mettere in salvo 64 persone tra cui 14 donne e 10 minori. Nonostante l’immediato avvio delle ricerche nella zona del naufragio, del bambino non è stata trovata alcuna traccia.

Secondo la ricostruzione fornita dai superstiti, il piccolo proveniva dalla Sierra Leone e viaggiava insieme alla madre. Durante l’affondamento dell’imbarcazione, mentre i passeggeri cadevano in acqua, il bambino sarebbe scivolato dalle braccia della donna. La madre è stata soccorsa e trasferita durante la notte sull’isola insieme agli altri sopravvissuti.

Le testimonianze raccolte indicano che il gruppo era partito alle 23 di venerdì dalla città di Sfax in Tunisia a bordo di un natante precario. Nel corso della traversata il barchino avrebbe iniziato progressivamente a riempirsi d’acqua fino a perdere stabilità. Quando l’unità navale della Guardia Costiera lo ha individuato, l’imbarcazione risultava già parzialmente sommersa e i migranti erano finiti in mare.

Le operazioni di ricerca sono proseguite anche nelle ore successive con l’impiego della motovedetta Cp271 e di un velivolo Manta della Guardia Costiera, utilizzato per missioni di pattugliamento e ricognizione aerea. I mezzi hanno perlustrato l’area del naufragio nel tentativo di individuare il bambino disperso, ma senza risultati.

Sul caso è intervenuta l’organizzazione umanitaria Save the Children, organizzazione non governativa internazionale impegnata nella tutela dei diritti dei minori. In una nota diffusa sull’isola l’organizzazione ha dichiarato: “Ancora una volta un bambino di 2 anni paga il prezzo di politiche che privilegiano la difesa dei confini rispetto al salvataggio delle vite umane”. Il team dell’organizzazione, insieme alla Croce Rossa Italiana (CRI, Croce Rossa Italiana), sta fornendo assistenza ai superstiti appena sbarcati. L’organizzazione ricorda inoltre che negli ultimi 3 anni oltre 100 bambini ogni anno hanno perso la vita lungo le rotte migratorie del Mediterraneo, una delle vie di fuga più pericolose al mondo secondo diverse organizzazioni internazionali.

Tra i sopravvissuti recuperati in mare viaggiavano cittadini provenienti da Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Guinea e Sierra Leone. Presso l’hotspot dell’isola sono state avviate le audizioni dei superstiti per ricostruire la dinamica del viaggio e individuare eventuali reti di trafficanti. Alcuni migranti ivoriani hanno riferito di avere pagato circa 300 euro per affrontare la traversata e di voler restare in Italia.

Nelle stesse ore la situazione sull’isola ha registrato nuovi arrivi. Complessivamente sono sbarcati 292 migranti nelle ultime ore, inclusi i 64 superstiti del naufragio. In totale 7 imbarcazioni sono state soccorse da Guardia Costiera e Guardia di Finanza. I militari hanno inoltre fornito assistenza alla nave della organizzazione non governativa Sea-Watch 2 che ha tratto in salvo 40 persone tra cui 4 donne e 1 minore trovati su un gommone alla deriva.

Dopo gli sbarchi avvenuti tra il molo Favarolo e il molo commerciale dell’isola, 4 migranti sono stati trasferiti al poliambulatorio di contrada Grecale per accertamenti medici. Tre uomini e una donna sono stati curati per ipotermia mentre un altro migrante è stato assistito per tachicardia. All’interno dell’hotspot di Lampedusa risultano presenti 394 persone.

Secondo i dati diffusi dal Ministero dell’Interno italiano, noto anche come Viminale, dall’inizio dell’anno sono arrivati in Italia oltre 5.200 migranti. Il numero rappresenta un calo del 38% rispetto allo stesso periodo del 2025, diminuzione attribuita anche alle condizioni meteorologiche avverse che tra gennaio e febbraio hanno interessato il Mediterraneo.

A fornire una lettura geopolitica del fenomeno è stato il direttore del CeSi (istituto fondato nel 2004 che si occuupa di ricerca concentrandosi sull’analisi delle relazioni internazionali, sicurezza e difesa) Marco Di Liddo (in carica dal 2022, un esperto di politica internazionale e sicurezza che collabora con diversi media e insegna in scuole di formazione delle Forze dell’ordine, rappresentando il Centro in importanti contesti istituzionali) L’esperto ha sottolineato che l’aumento dei prezzi del carburante sta incidendo anche sulle attività dei trafficanti di esseri umani. Il rincaro dei costi logistici ha infatti determinato un aumento delle somme richieste ai migranti per la traversata, fattore che potrebbe temporaneamente rallentare le partenze dai Paesi di origine.

Secondo l’analisi del CeSI, il conflitto in Medio Oriente potrebbe non produrre un aumento diretto dei flussi migratori verso l’Italia. I Paesi più coinvolti nella crisi, tra cui Iran, Libano e Iraq, non rappresentano infatti le principali aree di provenienza dei migranti che attraversano il Mediterraneo centrale. Lo stesso analista ha però avvertito che l’aumento del costo dell’energia e delle materie prime rischia di peggiorare le condizioni economiche dei lavoratori stranieri già presenti in Sicilia. Il caro carburanti potrebbe infatti ridurre i salari disponibili nei settori agricoli e stagionali, mentre contemporaneamente aumenterebbe il costo della vita.

Rimane elevato anche il numero dei minori stranieri non accompagnati registrati in Italia. Secondo i dati aggiornati del Ministero dell’Interno sono 714 i minori arrivati nel Paese dal 1 gennaio, un dato che continua a rappresentare una delle principali criticità del fenomeno migratorio nel Mediterraneo.