La società della doppiezza, tra ombre interiori, opportunismo e istinto primordiale

Dal trasformismo politico alla dissimulazione interiore, passando per l'origine di primati, emerge il ritratto di una società sempre più dominata da convenienza, paura e lotta per il potere

Sintesi

La società contemporanea appare sempre più segnata da trasformismo, opportunismo e voltafaccia, dai vertici della politica fino alla quotidianità collettiva e senza distinzione di età, provenienza, titolo e genere, in un contesto dove convenienza personale, venalità e cinismo sembrano prevalere su lealtà e coerenza. Il richiamo simbolico a Giuda Iscariota* rappresenta il paradigma del tradimento interessato e del rimorso disperato, distinto dal pentimento di Pietro* che conduce invece alla redenzione. La riflessione si intreccia con la teoria dell’Ombra” di Carl Gustav Jung, secondo cui ogni individuo custodisce aspetti nascosti della propria personalità che, se repressi, influenzano inconsciamente comportamenti e relazioni. Parallelamente, le moderne ricerche scientifiche sull’evoluzione umana* confermano che l’essere umano appartiene ai primati antropomorfi e conserva istinti sociali, competitivi e territoriali simili. Le dinamiche di dominio, violenza, leadership, esclusione e cooperazione osservate nei gruppi di primati richiamano infatti molti comportamenti delle società umane contemporanee, spesso mascherati da formalità, potere e strutture istituzionali.

Articolo

La società contemporanea viene sempre più descritta come un sistema dominato dal trasformismo e dal voltagabbana, nel quale il tradimento non rappresenta più un’eccezione morale ma una pratica diffusa che attraversa politica, istituzioni e relazioni sociali senza distinzione di anni, provenienza, titolo culturale o appartenenza sociale. In questo scenario prevalgono opportunismo, convenienza personale, retorica, falsità, mercimonio, cinismo e dissimulazione, mentre rapporti umani, amicizie, alleanze e fedeltà vengono spesso sacrificati per interesse o ambizione. L’immagine evocata è quella di una collettività popolata da emuli di Giuda Iscariota, figura biblica simbolo del tradimento per denaro, ma priva di reale pentimento e figurarsi della disperazione estrema che, secondo il Vangelo di Matteo, portò Giuda al suicidio dopo il rimorso per avere consegnato Gesù alle autorità religiose in cambio di 30 denari.

Secondo i Vangeli canonici, il tradimento di Giuda avviene prima della Pasqua ebraica quando l’apostolo si accorda con i sommi sacerdoti per identificare Gesù attraverso un bacio nel Getsemani (un celebre, piccolo oliveto situato alle pendici del Monte degli Ulivi, appena fuori la Città Vecchia di Gerusalemme). Il racconto evangelico collega questo episodio al rinnegamento di Pietro, annunciato da Cristo con la frase “prima che il gallo canti, mi rinnegherai 3 volte”. I 2 episodi vengono tradizionalmente interpretati nella cristianità come differenti manifestazioni della fragilità umana: da una parte il tradimento motivato dal profitto, dall’altra il rinnegamento dettato dal timore. Tuttavia la differenza decisiva, secondo la teologia cristiana, riguarda il rapporto con il perdono. Pietro, dopo il canto del gallo, riconosce il proprio errore e piange amaramente trovando successivamente riconciliazione, mentre Giuda precipita nella disperazione senza riuscire ad accettare la possibilità della misericordia divina.

Questa rappresentazione simbolica del tradimento viene collegata alla teoria dell’ombra, elaborata dallo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung, fondatore della psicologia analitica. Jung descrive l’ombra come la parte nascosta della personalità, composta da desideri, paure, impulsi ed emozioni che l’individuo tende a reprimere perché considerati incompatibili con l’immagine cosciente di sé o con le regole imposte dalla società. Secondo questa teoria, più tali contenuti vengono negati, maggiore diventa il loro potere nell’inconscio. L’ombra agisce allora indirettamente influenzando decisioni, rapporti e comportamenti senza che la persona ne sia pienamente consapevole. Jung sostiene inoltre che l’essere umano proietti spesso sugli altri i propri aspetti oscuri, riconoscendo nei difetti altrui ciò che non riesce ad accettare di se stesso. L’integrazione dell’ombra rappresenta quindi un percorso di consapevolezza che non punta a eliminare gli aspetti negativi ma a comprenderli e governarli, trasformandoli in maturazione personale e autenticità.

La riflessione psicologica si intreccia poi con quella scientifica ed evoluzionistica. Le moderne ricerche paleoantropologiche e genetiche confermano infatti che l’essere umano appartiene ai grandi primati antropomorfi e condivide con scimpanzé e gorilla un antenato comune vissuto in Africa tra 5 e 10 milioni di anni fa. L’evoluzione del cervello umano ha comportato un aumento straordinario del volume encefalico, passato dai circa 400-500 centimetri cubici degli australopitechi agli oltre 1.300-1.400 centimetri cubici dell’uomo moderno. Questo sviluppo, favorito dal bipedismo, dall’adattamento ambientale e dalla crescente complessità sociale, ha determinato una corteccia cerebrale (lo strato di sostanza grigia che riveste la superficie esterna degli emisferi del cervello, responsabile delle funzioni cognitive superiori come pensiero astratto, linguaggio, memoria, pianificazione e coscienza, essa integra le informazioni sensoriali, quali vista, udito, tatto, dirige i movimenti volontari, l’area motoria e coordina le risposte emotive e decisionali) molto più estesa e specializzata rispetto agli altri primati.

Nonostante tali differenze cognitive, numerosi studi scientifici, compresi quelli richiamati dall’Istituto Jane Goodall Italia (un’organizzazione non profit fondata nel 1998, impegnata nella tutela dei primati, la salvaguardia ambientale e la cooperazione allo sviluppo in Africa e Italia), evidenziano come le strutture limbiche deputate agli istinti primari, alle emozioni e ai comportamenti sociali restino profondamente simili a quelle degli altri primati. Gli scimpanzé, ad esempio, costituiscono gruppi sociali anche numerosi, costruiscono gerarchie di potere, combattono per la leadership, organizzano spedizioni aggressive contro gruppi rivali, difendono territori, praticano cooperazione e assistenza familiare, puniscono membri del gruppo e manifestano conflitti interni che possono culminare nell’espulsione o nella morte del soggetto sconfitto. Allo stesso tempo mostrano comportamenti legati al piacere, all’ozio, al sesso, al cibo, alla incontrastabilità e alla ricerca di consenso sociale.

Il parallelismo con le società umane contemporanee appare quindi evidente. Dietro formalità, abiti eleganti, strutture istituzionali e linguaggi sofisticati, continuano infatti a sopravvivere meccanismi ancestrali di dominio, paura, competizione, appartenenza e sopraffazione. L’essere umano moderno, pur dotato di cultura, tecnologia e organizzazione politica, conserva dinamiche comportamentali che affondano le proprie radici nell’evoluzione dei primati. In questa prospettiva, il trasformismo sociale, il tradimento opportunistico e la ricerca del potere non rappresentano soltanto deviazioni morali individuali ma anche manifestazioni profonde di una natura antica che la civiltà tenta di disciplinare senza riuscire mai a cancellarla del tutto tanto più se non si consapevolizzano.

Insomma, cari concittadini, soprattutto Voi dei trasversali “Piani alti” e rispettivi gregari dei ‘Piani medi’, possiamo pure rivestirci di raffinati doppiopetto anche dorati o di tailleur pure scintillanti, o ancora di lunghi mantelli solenni, oppure sfoggiare l’oratoria più colta e sofisticata, continuando a costruire teorie, idee e visioni infinite come l’essere umano fa sin dal proprio avvento sulla Terra, ma la scienza moderna ci ricorda che una parte di noi conserva ancora l’eredità della scimmia di milioni di anni fa. Forse osservare noi stessi anche attraverso questa prospettiva, rimettendo in discussione concezioni rispettabilissime nate però quando si credeva ancora che il Sole ruotasse attorno alla Terra, potrebbe aiutarci a comprenderci meglio e a farlo prima di raggiungere l’ennesima storica soglia di non ritorno.

* Il tradimento di Giuda Iscariota rappresenta uno degli episodi centrali della Passione di Cristo ed è il momento che conduce alla cattura di Gesù. Giuda, uno dei dodici apostoli e tesoriere del gruppo, si accorda con i sommi sacerdoti per consegnare il Maestro in cambio di 30 monete d’argento. Le ragioni del gesto sono state interpretate nei secoli come avidità, delusione verso un Messia spirituale anziché politico oppure come il tentativo di spingere Gesù a manifestare apertamente il proprio potere. Nell’orto del Getsemani, dopo l’Ultima Cena, Giuda identifica Gesù con un bacio, trasformando un gesto di amicizia nel simbolo universale dell’ipocrisia e del tradimento. Cristo, pur consapevole di quanto stava accadendo, continua a chiamarlo “amico”. Dopo la condanna di Gesù, Giuda viene travolto dal rimorso, restituisce il denaro ai sacerdoti e si suicida, incapace di credere nella possibilità del perdono.

* Diversa è la vicenda del rinnegamento di Pietro, anch’essa narrata nei Vangeli durante la Passione. Nel corso dell’Ultima Cena Gesù (l’ultimo pasto consumato da Gesù con i suoi apostoli a Gerusalemme, la sera del Giovedì Santo, prima della sua passione e morte) annuncia che Pietro lo rinnegherà 3 volte prima del canto del gallo, nonostante l’apostolo dichiari di essere disposto a morire per lui. Dopo l’arresto di Gesù, Pietro lo segue fino al cortile del sommo sacerdote ma, temendo di essere arrestato, nega per 3 volte di conoscerlo davanti alle persone presenti. Subito dopo l’ultimo rinnegamento il gallo canta e Pietro comprende la gravità del proprio gesto, ricordando le parole di Gesù. Travolto dal dolore, scoppia in un pianto amaro. A differenza di Giuda, Pietro reagisce con un pentimento sincero che nella tradizione cristiana diviene simbolo di misericordia, redenzione e possibilità di rinascita attraverso il perdono.

* L’evoluzione umana ha preso avvio dal distacco evolutivo avvenuto circa 6-8 milioni di anni fa tra gli antenati dell’uomo e quelli delle altre grandi scimmie antropomorfe. Elementi come il bipedismo, il cambiamento dell’alimentazione e soprattutto la necessità di sviluppare maggiori capacità cognitive e sociali negli ambienti della savana hanno favorito la crescita di cervelli sempre più grandi e complessi. Pur mantenendo una forte somiglianza con quello degli altri primati, il cervello umano si distingue per un numero molto più elevato di neuroni nella corteccia cerebrale, circa 86 miliardi contro i circa 30 miliardi degli scimpanzé. Le ricerche più recenti mostrano inoltre che il cervello umano non rappresenta una struttura completamente nuova, ma piuttosto un cervello da primate “riscalato”, cioè enormemente ampliato e specializzato. Le aree limbiche (spesso definito “cervello emotivo” o “scrigno antico” del cervello, è un insieme complesso di aree corticali e sottocorticali che regolano emozioni, memoria, comportamenti motivati, olfatto e funzioni omeostatiche ed è situato nel profondo degli emisferi cerebrali, integra risposte emotive con l’apprendimento e il comportamento), responsabili degli istinti e delle emozioni più primitive, restano infatti molto simili a quelle delle altre grandi scimmie africane, confermando che alla base del comportamento umano continuano a esistere profonde radici evolutive comuni ai primati antropomorfi.