Sintesi
L’omicidio di Giacomo Bongiorni a Massa evidenzia una violenza collettiva aggravata dall’uso brutale della forza con un minorenne ex pugile tra gli indagati e un’inchiesta per omicidio volontario. A Foggia un personal trainer viene ucciso a colpi di pistola senza movente chiaro mentre si indaga sulla sua vita privata e professionale. A Napoli si chiude il cerchio sull’uccisione di un ventenne colpito accidentalmente durante uno scontro tra gruppi legati alla criminalità organizzata con arresti e accuse aggravate. Il cardinale Mimmo Battaglia ha denunciato la frequenza crescente di morti tra i giovani. Le tre vicende mostrano scenari differenti ma convergono su un quadro di violenza diffusa e sull’urgenza di risposte giudiziarie ma anche e soprattutto sociali e formative per le nuove generazioni.

Articolo
Il quadro della violenza in Italia si arricchisce di nuovi episodi gravi e ravvicinati nel tempo, con dinamiche differenti ma accomunate da un’elevata intensità aggressiva e da rilevanti implicazioni giudiziarie. In ordine cronologico: la sera dell’11 aprile a Massa si consuma l’aggressione mortale ai danni di Giacomo Bongiorni, 47 anni, colpito ripetutamente alla testa e al corpo fino al decesso. Le indagini dei carabinieri, supportate dalle immagini di videosorveglianza e dall’autopsia eseguita a Genova, hanno evidenziato traumi cranici e lesioni compatibili con calci e pugni inferti con estrema violenza.

L’azione, secondo la ricostruzione investigativa, si sviluppa in pochi istanti quando Bongiorni interviene per difendere il cognato dopo un diverbio con un gruppo di giovani. Le immagini mostrano la vittima colpita anche quando era ormai a terra e priva di difesa, fino alla perdita di coscienza e alle conseguenze fatali. Tra gli indagati figura un 17enne con precedenti esperienze nella boxe agonistica, disciplina sportiva in cui si apprendono tecniche di colpo regolamentate e finalizzate alla sicurezza e al rispetto delle regole. L’associazione sportiva di riferimento ha preso le distanze dichiarando “non associate la violenza alla nostra palestra di boxe”. Insieme al minorenne risultano coinvolti altri soggetti, tra cui due maggiorenni, e l’accusa contestata è omicidio volontario con ulteriori aggravanti per i minori come la rissa aggravata.

Le versioni difensive parlano di reazione a una presunta aggressione, ma al momento non emergono riscontri medici o probatori che confermino tale ricostruzione. La testimonianza diretta della compagna della vittima descrive invece un’azione collettiva violenta, con il cosiddetto “branco” che si accanisce su un uomo già inerme. Il procedimento si inserisce nel quadro normativo dell’articolo 575 del codice penale relativo all’omicidio volontario, con possibili aggravanti legate alla pluralità di soggetti e alla particolare efferatezza della condotta.
Pochi giorni dopo, a Foggia, si registra un secondo episodio di sangue con modalità completamente diverse ma ugualmente inquietanti. Il 42enne Annibale Carta, personal trainer conosciuto come Dino, viene colpito alle spalle da 4 proiettili mentre passeggia con il cane in prossimità della propria abitazione. L’arma utilizzata è una pistola di piccolo calibro e l’assassino agisce a distanza ravvicinata, circa 1,5 metri, centrando tutti i colpi. Sul luogo viene rinvenuto il caricatore, elemento ora sottoposto ad analisi balistica.
Le indagini, coordinate dalla procura di Foggia, si concentrano sull’ambito personale e professionale della vittima, escludendo al momento un collegamento diretto con contesti di criminalità organizzata. Carta era descritto come un uomo integrato socialmente, impegnato nel lavoro e nel volontariato, padre di famiglia e punto di riferimento nell’ambiente sportivo locale. L’assenza di un movente chiaro rende il caso particolarmente complesso dal punto di vista investigativo.
Infine, a Napoli, si arriva a una svolta nel caso dell’uccisione del 20enne Fabio Ascione, colpito al petto da un proiettile mentre rientrava a casa dopo il lavoro. A distanza di 7 giorni dai fatti, un 23enne si è consegnato ai Carabinieri ed è stato sottoposto a fermo con accuse di omicidio volontario aggravato dalle finalità mafiose, oltre a porto e detenzione illegale di arma da fuoco. Contestualmente è stato fermato anche un minorenne coinvolto nella sparatoria.
La ricostruzione degli inquirenti, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda, organismo giudiziario specializzato nel contrasto alle mafie) e dalla Procura per i minorenni, indica che il colpo mortale sarebbe partito accidentalmente durante una fase successiva a uno scontro armato tra gruppi rivali riconducibili a contesti camorristici. La vittima, estranea alla criminalità, si trovava a distanza ravvicinata quando è stata raggiunta dal proiettile. Le immagini video acquisite agli atti documentano gli ultimi momenti prima della tragedia.
Durante i funerali, il cardinale Mimmo Battaglia ha denunciato la frequenza crescente di morti tra i giovani, sottolineando la necessità di una presa di coscienza collettiva. Le sue parole evidenziano un disagio sociale profondo e una responsabilità diffusa nel contrasto alla violenza. I tre episodi delineano scenari distinti ma convergenti: violenza di gruppo in ambito urbano, omicidio con dinamica ancora oscura e delitto legato indirettamente a contesti criminali organizzati. Sul piano giuridico emergono fattispecie di omicidio volontario aggravato, uso illegale di armi e responsabilità penali anche per soggetti minorenni, confermando la centralità dell’azione repressiva e preventiva dello Stato in un contesto di crescente allarme sociale, ma anche e soprattutto sociale e formativa specialmente per le nuove generazioni.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









