Sintesi
Il Rapporto 2026 della Banca d’Italia, relativo all’anno 2025, evidenzia un miglioramento della condizione finanziaria di famiglie, imprese e banche rispetto agli anni precedenti. Lo shock geopolitico legato al conflitto in Iran ha colpito un sistema economico più resiliente ma comunque esposto a rischi. Le famiglie mostrano maggiore ricchezza e potere d’acquisto pur con minore fiducia mentre le imprese registrano crescita della redditività e investimenti. Il sistema bancario resta solido con riduzione dei crediti deteriorati ma vulnerabile a un eventuale peggioramento macroeconomico. I mercati finanziari hanno reagito con volatilità contenuta e un recupero degli indici azionari mentre l’esposizione ai settori più rischiosi resta limitata.

Articolo
Il Rapporto sulla stabilità finanziaria 2026 pubblicato dalla Banca d’Italia, principale documento di analisi del sistema economico e creditizio nazionale, descrive un Paese in condizioni complessivamente più robuste rispetto al passato recente. L’analisi, che inquadra il sistema italiano nel contesto macroeconomico globale, evidenzia come lo shock geopolitico derivante dal conflitto in Iran abbia incontrato un’economia nazionale più preparata ad assorbirne gli effetti. Nel corso del 2025 famiglie, imprese e banche hanno mostrato segnali di rafforzamento, creando una base più solida in grado di attenuare le conseguenze di una eventuale prosecuzione della crisi nel Golfo.

Il quadro generale resta tuttavia caratterizzato da incertezza. La situazione finanziaria delle famiglie e delle imprese viene definita equilibrata, ma un deterioramento dello scenario macroeconomico potrebbe ridurre la fiducia e incidere sulla capacità di spesa e investimento. Le famiglie beneficiano di una buona solidità patrimoniale e di un indebitamento contenuto, mentre le imprese presentano livelli di debito moderati e una crescita del credito ancora sostenibile. Persistono però fattori di rischio legati all’aumento dei costi energetici, alla crescita delle spese di trasporto e a pressioni inflazionistiche più durature, oltre a condizioni finanziarie meno favorevoli.

In ordine cronologico: nel secondo semestre del 2025 si registra un incremento del potere d’acquisto delle famiglie, seppur in rallentamento, accompagnato da una riduzione della propensione al risparmio che rimane comunque in linea con i livelli precedenti alla pandemia. Nello stesso periodo cresce la ricchezza finanziaria complessiva, con una riallocazione degli investimenti che vede un ridimensionamento delle partecipazioni azionarie e un aumento dei depositi a vista, mentre si rafforza anche la domanda di credito. Parallelamente, nel comparto produttivo si osserva un miglioramento della redditività: il valore aggiunto cresce del 2,7% su base annua nell’ultimo trimestre del 2025, rispetto al dato più contenuto registrato a fine 2024, mentre il MOL (Margine Operativo Lordo, indicatore della redditività aziendale) torna ad aumentare e gli investimenti continuano a espandersi, sebbene con ritmo meno intenso rispetto alla prima parte dell’anno.
Il sistema bancario italiano si presenta in una posizione di partenza solida. Le banche mantengono elevati livelli di patrimonializzazione e redditività, con un tasso di deterioramento dei prestiti in lieve calo, attestato all’1,2% nell’ultimo trimestre del 2025. La riduzione degli NPL (Non Performing Loans, crediti deteriorati) rappresenta un segnale positivo, anche se persistono rischi legati a un possibile peggioramento della capacità delle imprese di rimborsare i finanziamenti. Le condizioni di liquidità e di raccolta potrebbero risentire di un aumento significativo dei rendimenti di mercato, mentre una eventuale estensione del conflitto potrebbe amplificare tali criticità.
Dal punto di vista settoriale, l’esposizione diretta delle banche ai comparti maggiormente colpiti dall’aumento dei prezzi energetici resta contenuta, con circa il 20% dei prestiti alle società non finanziarie concentrato nei settori più sensibili a tali rincari. Tuttavia, permangono rischi indiretti legati agli effetti sistemici della crisi internazionale. Sul fronte dei mercati finanziari, si osserva un aumento dei rendimenti dei titoli di Stato italiani e un ampliamento, seppur limitato, dello spread rispetto ai titoli tedeschi. I mercati azionari, dopo le perdite iniziali legate allo scoppio del conflitto, hanno recuperato terreno, registrando un incremento del 7% a partire da novembre, sostenuto anche dall’annuncio di una tregua a inizio aprile.
Infine, il Rapporto evidenzia come l’esposizione del sistema italiano ai rischi legati alle Big Tech e alla cosiddetta AI (Artificial Intelligence, intelligenza artificiale) sia estremamente ridotta, pari a circa l’1% degli investimenti complessivi di famiglie, imprese e intermediari finanziari. Questo elemento contribuisce a limitare i rischi connessi a eventuali bolle speculative in tali settori. Nel complesso, emerge un sistema economico più stabile ma ancora vulnerabile a shock esterni, in cui la solidità raggiunta rappresenta una base importante ma non sufficiente a escludere possibili criticità future.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









