In Sicilia l’energia costa più che in Italia: accelerare nelle rinnovabili a 10.485 MW entro il 2030

In Sicilia l’aumento dei consumi, le potenzialità delle rinnovabili, i ritardi autorizzativi e una recente sentenza del Consiglio di Stato hanno riaperto il confronto su come accelerare la transizione energetica

Sintesi

La fase più recente della crisi energetica ha avuto origine alla fine di febbraio 2026, quando il conflitto nell’area mediorientale ha drasticamente ridotto i transiti di petrolio e gas attraverso lo Stretto di Hormuz. Prima della crisi da quel passaggio transitava circa 1/5 del petrolio e del gas naturale liquefatto commercializzati nel mondo. L’Agenzia internazionale dell’energia ha definito quella in corso la maggiore interruzione dell’offerta petrolifera mai registrata, mentre ad agosto le scorte europee di gas sono rimaste inferiori ai livelli abituali degli ultimi anni.entare la domanda di elettricità per il raffrescamento, mentre la riduzione della portata dei fiumi ha penalizzato l’idroelettrico e, in alcuni Paesi, anche il funzionamento delle centrali nucleari. In Francia alcuni reattori hanno ridotto temporaneamente la produzione per le condizioni dei corsi d’acqua. In Ungheria sono state spente nelle ore notturne alcune illuminazioni pubbliche non essenziali e in Romania sono state adottate misure analoghe per contenere i consumi.
In parole povere, proprio mentre serviva più elettricità per difendersi dal caldo, alcune delle fonti disponibili hanno prodotto meno energia.

In Italia, a giugno, la richiesta elettrica è stata pari a 28.034 GWh e le fonti rinnovabili hanno coperto il 47% del fabbisogno. Rispetto allo stesso mese del 2025 la produzione idroelettrica rinnovabile è diminuita del 23,7%, mentre il fotovoltaico è aumentato del 15,7%. Il 6 agosto il prezzo medio giornaliero dell’elettricità sul mercato all’ingrosso è stato di 198,35 euro/MWh e in Sicilia di 199,25 euro/MWh.

Un gigawatt (GW) è un’unità di potenza, mentre il megawattora (MWh) è un’unità di energia. Una potenza di 1 GW (1.000 MW) erogata o consumata costantemente per un’ora produce 1.000 MWh di energia. Se immaginiamo delle abitazioni che in un determinato momento stiano utilizzando ciascuna 3 kW, 1 GW sarebbe sufficiente ad alimentare contemporaneamente circa 333.000 case. Se questa potenza venisse mantenuta per 1 ora, produrrebbe o consumerebbe 1.000 MWh, cioè 1 milione di kWh di energia. Quanto ai prezzi, 198,35 euro/MWh equivalgono a circa 0,198 euro per kWh e 199,25 euro/MWh a circa 0,199 euro per kWh: una famiglia che consumasse 270 kWh in un mese avrebbe quindi, considerando soltanto il valore dell’energia all’ingrosso, un costo teorico di circa 53,55 euro in Italia e 53,80 euro in Sicilia. La bolletta effettiva sarebbe però più alta in quanto comprende anche trasporto, gestione del contatore, commercializzazione, imposte e altre voci.

La Sicilia ha registrato a giugno consumi per 1.633 GWh, il 2,8% in più rispetto allo stesso mese del 2025. Nei primi 6 mesi dell’anno la crescita è stata del 5,1%. Parallelamente sono proseguite le nuove installazioni rinnovabili: nel primo semestre la potenza fotovoltaica dell’Isola è aumentata di 451 MW e quella eolica di 45 MW. A giugno è stato inoltre inaugurato Fénix, uno dei maggiori impianti fotovoltaici italiani, con una potenza di 243 MW.

Il potenziale teorico resta molto superiore agli impianti effettivamente entrati in esercizio. Al 30 giugno 2025 Terna indicava per la Sicilia circa 81 GW di richieste di connessione alla rete ad alta tensione per nuovi impianti rinnovabili. In Italia sono state presentate richieste per collegare alla rete oltre 300 GW di nuovi impianti rinnovabili, ma si tratta in gran parte di progetti che devono ancora essere autorizzati, finanziati e costruiti. Per la Sicilia, invece, sono stati fissati obiettivi minimi precisi: l’Isola deve aggiungere almeno 3.847 MW di nuova potenza rinnovabile entro il 2026 e arrivare a 10.485 MW (10.000 megawatt, MW, corrispondono a 10 gigawatt, GW) aggiuntivi entro il 2030 rispetto al livello preso come riferimento dal decreto del 2024.

Una vicenda in questo settore iniziata in Puglia nel 2010 si è conclusa il 20 luglio 2026 con la sentenza n. 5880 del Consiglio di Stato. Dopo 2 dinieghi regionali successivamente annullati e il rilascio dell’autorizzazione soltanto nel 2023, i Giudici hanno confermato la responsabilità dell’Amministrazione per la perdita della concreta possibilità dell’impresa di accedere agli incentivi disponibili nel periodo precedente. La decisione non ha però riconosciuto automaticamente tutti i ricavi che l’impianto avrebbe potuto ottenere dalla vendita dell’energia.
Insomma, una Pubblica amministrazione che insiste in provvedimenti illegittimi può essere chiamata a risarcire il danno concretamente dimostrato provocato dai propri ritardi.