Sintesi
La Sicilia arriva al 2026 con 113.245 imprese femminili registrate, pari al 24,4% dell’intero tessuto imprenditoriale regionale, contro il 22,3% nazionale. Rispetto al 2024 sono 783 in più e l’Isola si colloca al 5° posto fra le regioni italiane per incidenza. Una presenza che non è più marginale nell’economia siciliana.

Tra i nomi di maggiore richiamo c’è Miriam Leone, che con Lávika ha trasformato una passione per la cura della pelle in un’impresa, legando nome, formule e racconto del marchio all’Etna e alla Sicilia. C’è però una distinzione sostanziale: la fondatrice è siciliana e il brand rivendica queste radici, mentre la società ha sede legale a Milano. La Sicilia, in questo caso, è soprattutto origine, materia narrativa e parte della filiera degli ingredienti.

Nel vino emergono modelli differenti: José Rallo con Donnafugata, Francesca Planeta con Planeta e Arianna Occhipinti con la propria azienda agricola. Le prime hanno trasformato grandi storie familiari in marchi internazionali; Occhipinti ha costruito invece dal basso un percorso fortemente personale nel territorio ragusano. Tre strade diverse che hanno convertito il territorio in valore economico riconoscibile nel mondo.

La fotografia si allarga poi a settori meno associati all’imprenditoria femminile: Enrica Arena ha portato Orange Fiber dagli scarti degli agrumi alla moda internazionale; Olga Mondello Franza guida Caronte & Tourist; Iolanda Riolo ha sviluppato il gruppo automobilistico di famiglia ed è presidente di Irfis; Barbara Cittadini opera da oltre 30 anni nell’imprenditoria sanitaria. Non esiste dunque un unico modello di impresa femminile siciliana.
Dalle aree interne arrivano infine Rosa Giovanna Castagna, imprenditrice agricola di Tusa divenuta nel 2026 presidente nazionale di Donne in Campo-Cia, e Maria Grazia Bonsignore, ceramista di Monreale oggi alla guida nazionale di Donne Impresa Confartigianato. Agricoltura e artigianato non sono il passato dell’Isola quando riescono a diventare organizzazione, innovazione e mercato.
Non esiste una graduatoria ufficiale delle “imprenditrici siciliane più conosciute”. La selezione comprende 10 figure con elevata riconoscibilità oppure con un peso imprenditoriale, innovativo o associativo documentabile, privilegiando le attività effettivamente radicate in Sicilia e segnalando le eccezioni. I nomi sono importanti, ma ancora di più lo sono le imprese e i percorsi costruiti dietro quei nomi.
Articolo
Una Sicilia imprenditoriale che pesa più della media italiana. Prima dei nomi vengono i numeri. Secondo i più recenti dati Unioncamere disponibili per il confronto annuale, al 31 dicembre 2025 in Sicilia risultavano 113.245 imprese femminili registrate, il 24,4% del totale regionale, rispetto alle 112.462 dell’anno precedente: 783 in più, pari a una crescita dello 0,70%. La quota nazionale si fermava al 22,3% e la Sicilia risultava 5ª, dopo Molise, Basilicata, Abruzzo e Umbria.
Per impresa femminile Unioncamere intende una realtà nella quale la partecipazione delle donne supera complessivamente il 50%, considerando quote e cariche. Il rapporto diffuso da Confartigianato nel marzo 2026 aggiunge un altro elemento: nei primi 9 mesi del 2025 le lavoratrici indipendenti siciliane sono cresciute del 3%, arrivando a circa 95.000, mentre le imprese artigiane femminili erano 11.139. Rimane però il rovescio della medaglia: il tasso di occupazione femminile siciliano nel 2024 si è attestato al 37,3%, con un divario rispetto agli uomini di 26,3 punti percentuali. L’imprenditorialità mostra quindi un dinamismo che il mercato del lavoro femminile nel suo complesso non riesce ancora a esprimere.
Dieci nomi, non una classifica. Stabilire chi siano “le più note” comporta inevitabilmente una valutazione editoriale: non esiste un indice pubblico che misuri la notorietà delle imprenditrici siciliane. Abbiamo quindi incrociato riconoscibilità nazionale e internazionale, consistenza e storia dell’attività, capacità innovativa, radicamento nell’Isola e ruoli imprenditoriali tuttora documentabili. Ne esce un panorama interessante anche perché mette insieme donne che hanno creato un’impresa da zero, altre che hanno raccolto un’eredità familiare trasformandola profondamente e altre ancora che, alla guida di aziende consolidate, hanno ampliato mercati e settori. È proprio questa diversità a rendere meno superficiale la fotografia.
Miriam Leone, dalla notorietà all’impresa. Miriam Leone (attrice e imprenditrice nata a Catania) costituisce il caso più immediatamente riconoscibile ma anche quello che richiede la maggiore precisione. Lávika non è semplicemente un marchio al quale Leone ha prestato il volto: è un progetto da lei creato nel 2023, nato dall’esperienza personale con la skincare (cura della pelle) e sviluppato intorno a formule, rituali e un’identità che richiama esplicitamente l’Etna. Lo stesso sito ufficiale del marchio definisce Lávika un viaggio attraverso “profumi, colori, terra, mare e Sicilia”. In un’intervista al Sole 24 Ore, vengono indicati una comunità superiore a 50.000 persone, circa 50.000 prodotti venduti, 3 milioni di euro di sell-out (valore delle vendite al consumatore finale) e 1,2 milioni di sell-in (vendite del produttore alla distribuzione), oltre alla presenza in più di 300 profumerie italiane e all’avvio della distribuzione spagnola. Sono indicatori commerciali differenti dal fatturato di bilancio e non devono essere sovrapposti fra loro.
Le radici siciliane di Lávika e la precisazione societaria. Il passaggio più interessante è proprio il rapporto tra impresa e territorio. Leone ha spiegato nel giugno 2026, durante il Taormina Film Festival, che l’idea di Lávika è stata anche un modo per “riallacciarsi” alla propria terra, richiamando profumi, agrumi, Etna e mare. Nel suo intervento a Taormina ha ribadito il legame con le origini, mentre il marchio utilizza e racconta principi attivi legati anche alla natura siciliana. Ma dal punto di vista giuridico occorre essere netti: Lavika Società Benefit S.r.l. ha sede legale in via Cino del Duca 5 a Milano, come attestano le condizioni ufficiali di vendita della società. Il “made in Sicily” citato nell’intervista va quindi letto come identità del progetto, provenienza di alcuni elementi e ispirazione territoriale, non come indicazione della sede societaria. È una differenza importante proprio perché distingue un’operazione di comunicazione da un dato amministrativo verificabile.
José Rallo, il vino di famiglia portato nel mondo. José Rallo (amministratrice delegata di Donnafugata) rappresenta un modello quasi opposto: non la fondazione recente, bensì la trasformazione internazionale di un patrimonio imprenditoriale che affonda le radici nel 1851. Classe 1964, appartiene alla 5ª generazione di una famiglia con 170 anni di esperienza nel vino. Dopo la laurea in Economia e Commercio con lode alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e un’esperienza nella consulenza internazionale, nei primi anni ’90 è entrata in Donnafugata, fondata nel 1983 dai genitori Giacomo Rallo e Gabriella Anca. Oggi con il fratello Antonio ne è amministratrice delegata. Secondo il profilo ufficiale di Donnafugata, l’azienda dispone in Sicilia delle cantine storiche di Marsala (Comune del Libero consorzio comunale di Trapani) e di 4 tenute tra Contessa Entellina, Pantelleria, Etna e Vittoria, per 488 ettari complessivi di vigneti. José ha legato marketing, comunicazione, cultura e sostenibilità, fino a utilizzare anche la musica come strumento per raccontare il vino. Qui l’eredità familiare non è stata semplicemente conservata: è diventata linguaggio internazionale.
Francesca Planeta, dal marketing all’ospitalità. Anche Francesca Planeta Tagliavia (imprenditrice e responsabile della comunicazione di Planeta) proviene da una lunghissima storia agricola: 17 generazioni di famiglia legate alla terra, con il padre Diego Planeta fra i protagonisti del rilancio qualitativo del vino siciliano. Dopo due master in comunicazione aziendale a Londra (capitale del Regno Unito) e Milano e un primo lavoro nel marketing di Nestlé, nel 1995 ha scelto di tornare in Sicilia e di lavorare con i cugini Alessio e Santi alla costruzione della nuova Planeta. Il suo profilo imprenditoriale mostra come si sia occupata fin dall’inizio di marketing e comunicazione per poi creare e presiedere Planeta Estate, società dedicata all’ospitalità e al patrimonio immobiliare. Oggi il sistema Planeta esporta in 80 Paesi, conta 371 ettari vitati, produce circa 2,4 milioni di bottiglie, dispone di 7 cantine in 5 territori siciliani, 151 ettari di oliveto e 6 strutture di ospitalità ed enoturismo, dando lavoro, insieme al comparto ricettivo, a 270 collaboratori. Il prodotto, in questo modello, non è più soltanto il vino: è l’esperienza complessiva della Sicilia.
Arianna Occhipinti, partire dalla terra senza un grande gruppo alle spalle. Arianna Occhipinti (viticoltrice e titolare dell’omonima azienda agricola) racconta un’altra traiettoria. Nata a Marsala nel 1982, ha costruito la propria attività nel territorio di Vittoria (Comune del Libero consorzio comunale di Ragusa) puntando su un rapporto strettissimo fra vino, suolo e identità produttiva. Un documento pubblico consente persino di fissare un punto cronologico certo: l’azienda agricola risulta iscritta nella sezione speciale del Registro delle imprese dal 10 novembre 2003. Nel 2025 la Regione Siciliana ha inoltre riconosciuto 3 “spighe” alla sua attività agrituristica distribuita tra contrada Fossa di Lupo, a Vittoria, e contrada Santa Margherita, a Chiaramonte Gulfi (Comune del Libero consorzio comunale di Ragusa). Il decreto regionale del 3 ottobre 2025 costituisce una fonte particolarmente utile in quanto certifica impresa, sedi e continuità dell’attività. È il caso forse più vicino all’idea classica dell’imprenditrice che costruisce progressivamente un proprio marchio partendo direttamente dalla produzione agricola.
Enrica Arena, quando lo scarto degli agrumi diventa tecnologia. Con Enrica Arena (amministratrice delegata e cofondatrice di Orange Fiber) si entra invece nella ricerca applicata e nell’economia circolare. La storia ha avuto origine nel 2012, quando Arena e Adriana Santanocito hanno osservato un problema tipicamente siciliano e italiano: centinaia di migliaia di tonnellate di sottoprodotti dell’industria agrumaria da gestire ogni anno. Da quella criticità è nata l’idea di ricavarne cellulosa destinata al tessile. Dopo lo studio di fattibilità con il Politecnico di Milano, il brevetto è stato depositato nel 2013 e successivamente esteso a livello internazionale; nel febbraio 2014 è stata costituita Orange Fiber a Catania. Il primo impianto pilota è arrivato in Sicilia nel dicembre 2015. La cronologia ufficiale dell’azienda registra poi il debutto nella moda con Salvatore Ferragamo nel 2017, H&M ed E. Marinella nel 2019 e successive collaborazioni per tessuti circolari. Oggi Arena è ancora amministratrice delegata e cofondatrice e l’azienda estrae in impianti siciliani la cellulosa dal “pastazzo”, il residuo della spremitura degli agrumi. È uno dei casi più nitidi nei quali una specificità dell’agroindustria dell’Isola è stata trasformata in proprietà intellettuale e tecnologia esportabile.
Olga Mondello Franza, un’impresa sullo Stretto. Olga Mondello Franza (imprenditrice messinese e presidente del Gruppo Caronte & Tourist) porta la fotografia in un settore ancora diverso, quello dei trasporti marittimi. È presidente del gruppo dal 2019, dopo avere ricoperto numerosi incarichi all’interno della holding nata nel 2003 dalla fusione fra Caronte e Tourist Ferry Boat, società le cui origini operative risalgono agli anni ’60. Il gruppo ha sede a Messina, opera nei collegamenti con la Sicilia e le isole minori e dichiara più di 5 milioni di passeggeri l’anno. Il profilo imprenditoriale di Caronte & Tourist restituisce dunque una dimensione ben lontana dalla microimpresa. Nel dicembre 2024 il gruppo ha presentato la “Pietro Mondello”, traghetto destinato allo Stretto dotato di motori a doppia alimentazione, gasolio e gas naturale liquefatto, e di batterie capaci di consentire la propulsione elettrica nelle manovre portuali e lo spegnimento dei motori termici in banchina. Anche un’impresa familiare e storica può quindi essere letta attraverso il ricambio tecnologico e ambientale.
Iolanda Riolo, dall’auto alla finanza regionale. Iolanda Riolo (imprenditrice palermitana, manager del Gruppo Riolo e presidente di Irfis FinSicilia) è entrata nell’azienda automobilistica di famiglia nel 1995, quando la concessionaria Volkswagen contava 33 addetti, assumendone poi la guida e ampliando progressivamente marchi, sedi e servizi. Fonti istituzionali regionali indicano oggi un gruppo con oltre 300 dipendenti e concessionarie di numerosi marchi automobilistici, mentre Riolo è laureata in Economia aziendale all’Università Bocconi. Nel 2023 è stata nominata Cavaliere del Lavoro. La Regione Siciliana ne ha ricostruito il profilo alla nomina in Irfis. Il secondo passaggio è infatti significativo: dal febbraio 2023 presiede Irfis FinSicilia, la società finanziaria controllata dalla Regione. Il bilancio 2025 approvato nell’aprile 2026 la indica ancora alla presidenza e le comunicazioni dell’istituto la vedono operativa nel 2026 su prestiti d’onore, credito, transizione energetica e attrattività territoriale. È una delle figure in cui esperienza privata e strumenti pubblici di politica economica regionale finiscono per incontrarsi.
Barbara Cittadini, l’impresa sanitaria. Barbara Cittadini (imprenditrice palermitana del settore sanitario) è presidente e legale rappresentante della Casa di Cura Candela di Palermo dal 1994. Ha costruito parallelamente un lungo percorso nella rappresentanza delle aziende sanitarie private: dopo avere presieduto l’Associazione italiana ospedalità privata (Aiop) a livello regionale, nel 2018 è diventata la prima donna alla presidenza nazionale dell’associazione; concluso quel mandato nel 2024, è oggi vicepresidente nazionale e presidente di Aiop Sicilia. Il suo curriculum istituzionale pubblicato dall’Aiop consente di ricostruire oltre 30 anni di attività tra impresa e associazionismo. La continuità del ruolo regionale è confermata ancora nell’aprile 2026, quando Cittadini ha partecipato come presidente Aiop Sicilia alla sottoscrizione con l’Azienda sanitaria provinciale di Palermo dei contratti aggiuntivi destinati anche a prestazioni ad alta complessità e alla riduzione delle liste d’attesa. La sanità privata accreditata è un settore imprenditoriale a pieno titolo e rappresenta uno dei pezzi meno raccontati dell’economia femminile siciliana.
Rosa Giovanna Castagna, impresa e presidio delle aree interne. Rosa Giovanna Castagna (imprenditrice agricola di Tusa, Comune tirrenico della Città metropolitana di Messina) ha ricevuto nel 2026 una proiezione nazionale. Laureata in Lettere moderne, gestisce un allevamento biologico estensivo tra Nebrodi e Madonie e, con la famiglia, un agriturismo ricavato da un casale del Settecento. Dopo avere guidato Cia Sicilia dal 2014 al 2022 ed essere diventata presidente di Pescagri, il 1° aprile 2026 è stata eletta per 4 anni presidente nazionale di Donne in Campo, l’associazione delle imprenditrici di Cia-Agricoltori Italiani. L’atto politico-associativo della sua elezione ha posto al centro accesso alla terra, credito, servizi, maternità e contrasto all’abbandono delle aree interne. Ancora il 26 agosto 2026 Castagna ha collegato agricoltura e paesaggio, sostenendo che le donne costituiscono un presidio dei territori rurali. In questo caso l’impresa coincide anche con la permanenza di famiglie, attività e servizi nei luoghi più fragili dell’Isola.
Maria Grazia Bonsignore, il laboratorio artigiano che arriva al tavolo nazionale. Maria Grazia Bonsignore (ceramista, pittrice e imprenditrice di Monreale, Comune della Città metropolitana di Palermo) è titolare del laboratorio “Ceramiche d’Arte Elisa Messina”. Nell’aprile 2025 è stata eletta presidente nazionale di Donne Impresa Confartigianato fino al 2028, movimento che rappresenta decine di migliaia di imprenditrici artigiane e titolari di micro e piccole imprese. Nel dicembre dello stesso anno è entrata inoltre nel Comitato Impresa Donna del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) in rappresentanza dell’artigianato. Il profilo diffuso da Confartigianato parte dunque da una bottega artistica siciliana e arriva a uno dei luoghi nazionali nei quali si discutono politiche per credito, welfare e imprenditoria femminile. Nel maggio 2026 Bonsignore ha insistito proprio sul legame fra impresa, autonomia economica e servizi capaci di rendere compatibile lavoro e responsabilità familiari. Il mestiere artigiano, quando diventa impresa e rappresentanza, smette di essere soltanto tradizione.
Il punto comune non è il settore, ma la capacità di trasformare l’origine. Miriam Leone parte dalla propria esperienza personale e trasforma la Sicilia in identità di marca; José Rallo e Francesca Planeta prendono storie familiari antiche e le portano sui mercati internazionali; Arianna Occhipinti costruisce un marchio individuale intorno alla terra; Enrica Arena converte lo scarto degli agrumi in tecnologia; Olga Mondello Franza innova il traghettamento; Iolanda Riolo passa dall’automotive alla finanza per lo sviluppo; Barbara Cittadini consolida un’impresa sanitaria; Rosa Castagna unisce azienda agricola e difesa delle aree interne; Maria Grazia Bonsignore porta l’artigianato siciliano nella rappresentanza nazionale.
Non esiste dunque “l’imprenditrice siciliana” come categoria uniforme: esistono imprese molto diverse che hanno trasformato una condizione geografica, una storia familiare, una competenza o perfino uno scarto industriale in valore economico. Ed è forse questo il dato più interessante di una Sicilia che nel 2026 registra una quota di imprese femminili superiore alla media nazionale, mentre continua a dover colmare un pesante ritardo nell’occupazione delle donne.
Immgine di copertina realizzata con IA.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









