Il divario che separa due Italie: la Sicilia resta indietro tra giovani, lavoro e qualità della vita

Le difficoltà della Sicilia nascono da un insieme di criticità storiche, economiche e sociali aggravate da servizi insufficienti, scarse opportunità, fuga di giovani qualificati e da una macchina pubblico-politica spesso lenta, burocratica e poco efficace nelle risposte concrete

Sintesi

Il quadro emerso al Festival dell’Economia di Trento del maggio 2026 conferma una persistente distanza tra Nord e Sud nella qualità della vita delle diverse generazioni. Bolzano, Trento e Gorizia guidano la classifica delle opportunità per i giovani, mentre gran parte delle province meridionali e siciliane occupa le posizioni più basse. Gli under 35 attribuiscono oggi maggiore valore a salute, relazioni personali ed equilibrio tra vita privata e lavoro rispetto al solo reddito. Le difficoltà della Sicilia non derivano da un’unica causa come criminalità organizzata o corruzione, ma da un insieme cronico di fattori strutturali storici, economici, infrastrutturali e sociali. Carenze nei servizi, debolezza del mercato del lavoro, emigrazione dei giovani qualificati, minori investimenti e limiti amministrativi contribuiscono ad alimentare il divario. Ma soprattutto un sistema pubblico-politico elefantiaco e spesso indolente e retorico. La situazione coinvolge lavoro, sanità, casa, assistenza e capacità di trattenere capitale umano qualificato

Articolo

Il Festival dell’Economia di Trento, svolto dal 20 al 24 maggio 2026, ha posto al centro della sua XXI edizione il tema “Dal mercato ai nuovi poteri. Le speranze dei giovani”, dedicando grande attenzione alle trasformazioni sociali e alle aspettative delle nuove generazioni. L’edizione ha registrato numeri record di partecipazione e ha confermato il ruolo centrale del tema giovanile nel dibattito nazionale.

Tra le analisi presentate emergono i dati sulla qualità della vita suddivisi per fasce anagrafiche, che prendono in considerazione indicatori socioeconomici, servizi territoriali, opportunità occupazionali, istruzione e capacità dei territori di rispondere ai bisogni di bambini, giovani e anziani. Nella graduatoria giovanile, Bolzano risulta in testa seguita da Trento e Gorizia. Per gli anziani guida Trieste davanti a Trento e Milano. Nella classifica dedicata ai bambini figurano ai primi posti Firenze, Milano e Aosta. Le aree meridionali occupano invece prevalentemente le posizioni più basse.

L’indagine realizzata da Eumetra (un istituto indipendente italiano di ricerca sociale e di marketing) evidenzia inoltre un cambiamento culturale importante. Per la Generazione Z e i Millennials non rappresentano più una priorità assoluta soltanto lavoro e reddito. Salute, benessere psicofisico, relazioni sociali e maggiore equilibrio tra vita personale e attività professionale assumono oggi un peso crescente. Il cosiddetto “work-life balance” (equilibrio tra vita privata e lavoro) è considerato essenziale per la costruzione del futuro individuale.

Mafia e corruzione certamente continuano a rappresentare fattori di freno, ma economisti, studiosi e analisti indicano un insieme di cause molto più ampio e articolato. L’ordine cronologico delle principali dinamiche che hanno contribuito al divario mostra una stratificazione storica complessa. Nel secondo dopoguerra il processo di industrializzazione si è concentrato prevalentemente nelle regioni settentrionali. Dagli anni Settanta in avanti il Mezzogiorno ha conosciuto una crescita meno stabile. Negli anni Novanta la globalizzazione ha aumentato la competitività dei territori più infrastrutturali. Tra gli anni Duemila e oggi il fenomeno della cosiddetta “fuga dei cervelli” ha progressivamente sottratto capitale umano qualificato alle regioni meridionali. Successivamente la pandemia e l’inflazione hanno aggravato squilibri già esistenti.

I dati delle province siciliane mostrano criticità diffuse. Palermo occupa l’ultima posizione nazionale relativamente alla disponibilità di verde urbano attrezzato per bambini. Catania e Ragusa scendono oltre la centesima posizione per disponibilità di posti negli asili nido. Trapani registra l’ultima posizione per i costi delle mense scolastiche. Siracusa e Caltanissetta evidenziano livelli molto elevati di disoccupazione giovanile e di NEET (Not in Education, Employment or Training, giovani che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi formativi). Messina mostra criticità importanti nell’assistenza agli anziani. Le province di Enna e Agrigento presentano invece risultati relativamente migliori grazie a forme di micro imprenditorialità e iniziative agricole e turistiche locali.

Lavoro e occupazione restano il principale punto debole regionale. In Sicilia la difficoltà non riguarda soltanto la scarsità di posti disponibili ma anche il “mismatch” (disallineamento) tra competenze richieste dalle imprese e formazione disponibile. Molti giovani con qualifiche elevate trovano opportunità più interessanti fuori dall’isola e decidono di trasferirsi.

Anche il sistema sanitario territoriale presenta elementi di fragilità. Il numero di pediatri, infermieri e servizi di prossimità risulta spesso inferiore rispetto alle regioni del Centro-Nord. Sul fronte degli anziani emergono carenze nell’ADI (Assistenza Domiciliare Integrata) e nelle RSA (Residenze Sanitarie Assistenziali), strutture dedicate alle persone non autosufficienti.

Le difficoltà coinvolgono anche il settore abitativo. Nelle principali città siciliane il rapporto tra redditi medi e costo degli affitti limita fortemente l’autonomia giovanile. Alla questione economica si aggiunge la scarsità di servizi di supporto familiare, come asili nido e scuole a tempo pieno, che ostacolano la possibilità di conciliare famiglia e lavoro.

Il confronto con territori come Trento o Bolzano rende il divario più evidente. In queste realtà incidono positivamente amministrazioni locali con maggiore capacità di spesa, sistemi di welfare territoriale più estesi, infrastrutture più moderne, tassi occupazionali più elevati, servizi diffusi e una forte connessione tra formazione, imprese e ricerca. La differenza non appare quindi spiegabile con una presunta superiorità culturale o con caratteristiche antropologiche della popolazione, ma con la diversa capacità storica di costruire reti economiche e istituzionali efficienti.

Tra le più recenti osservazioni emerse nel dibattito economico italiano ricorre un concetto condiviso da studiosi e demografi come Alessandro Rosina: il futuro dei giovani dipende sempre meno esclusivamente dal lavoro e sempre più dalla qualità complessiva dell’ambiente sociale nel quale vivono. La vera sfida per il Mezzogiorno non consiste soltanto nel creare occupazione, ma nel costruire condizioni di vita capaci di trattenere competenze, famiglie e nuove generazioni.

Le difficoltà della Sicilia derivano di tutta evidenza da un intreccio cronico di fattori storici, economici, infrastrutturali e sociali che nel tempo hanno rallentato lo sviluppo dell’Isola. Alla fragilità del mercato del lavoro, alla carenza di servizi essenziali, alla continua emigrazione di giovani qualificati, ai minori investimenti e ai limiti della macchina amministrativa si aggiunge spesso la percezione di un sistema pubblico-politico pesante, burocraticamente lento e talvolta più incline alla retorica e propaganda che alla programmazione concreta e ai risultati misurabili. Una condizione che rischia di alimentare immobilismo e sfiducia, rendendo più difficile trasformare risorse e potenzialità territoriali in crescita stabile e opportunità reali.