Sintesi
L’impiego dei veicoli terrestri senza pilota nella guerra in Ucraina ha registrato un’accelerazione determinante fino al 2026 con una trasformazione operativa riconosciuta dalle autorità di Kyiv e rilanciata durante la visita italiana del presidente ucraino. Le tecnologie autonome e semi-autonome, già esistenti da decenni, sono state adattate e sviluppate rapidamente nel contesto bellico ucraino a partire dal 2022. Nel 2025 la produzione ha subito un incremento esponenziale con migliaia di unità distribuite e un numero crescente di missioni operative. Nel primo trimestre del 2026 si è raggiunto un volume record di operazioni robotizzate, culminato nella prima conquista militare effettuata esclusivamente con sistemi autonomi senza perdite umane. Parallelamente si registra un ritardo relativo della Russia e uno sviluppo non ancora pienamente operativo negli Stati Uniti. Il dibattito italiano ed europeo si concentra sulle implicazioni strategiche e normative con particolare attenzione al controllo umano e alla regolamentazione internazionale.

Articolo
L’utilizzo degli UGV (Unmanned Ground Vehicle, veicoli terrestri senza pilota) nel conflitto ucraino ha rappresentato nel 2026 un punto di svolta concreto e non più teorico, come confermato dai dati ufficiali del Ministero della Difesa di Kyiv e dalle dichiarazioni del presidente Volodymyr Zelensky durante la sua visita in Italia tra il 14 e il 16 aprile. Il paradigma dei mezzi terrestri privi di equipaggio, controllati a distanza o dotati di capacità semi-autonome grazie a tecnologie come LIDAR (Light Detection and Ranging, rilevamento tramite luce), sensori termici e radar, affonda le sue radici nei primi anni 2000 con sistemi come Packbot 510 per lo sminamento e successivamente con piattaforme logistiche come THeMIS sviluppata in Estonia nel decennio successivo.

A partire dal periodo 2022-2024, il teatro ucraino si è trasformato in un vero banco di prova tecnologico, dove prototipi inizialmente destinati a evacuazione e rifornimenti sono stati progressivamente adattati a compiti più complessi. Nel 2025 si è verificata una crescita straordinaria della produzione, pari al 488%, con un mercato della difesa tecnologica stimato in circa 6,8 miliardi di dollari e oltre 15.000 unità distribuite, accompagnate dall’approvazione di 330 modelli di sistemi senza pilota. L’incremento operativo è stato altrettanto significativo: dalle 2.900 missioni mensili registrate nel novembre 2025 si è passati a oltre 7.000 nel gennaio 2026 fino a superare le 9.000 nel marzo successivo, con un totale trimestrale superiore a 21.500 operazioni e 167 unità attive, un dato che rappresenta il doppio rispetto all’anno precedente.

Le piattaforme sviluppate in Ucraina, tra cui Zmiy per logistica ed evacuazione con capacità di carico tra 300 e 500 kg, e sistemi come Ratel, TerMIT, Ardal, Rys, Protector e Volia destinati a combattimento e sorveglianza, si caratterizzano per una struttura modulare e per l’adozione di soluzioni tecniche resilienti come il controllo tramite fibra ottica o sistemi FPV (First Person View, visione in prima persona), progettati per contrastare il jamming (disturbo elettronico) russo. Questi mezzi operano inoltre in sinergia con droni aerei, creando un ecosistema integrato di guerra automatizzata.
Il momento più significativo si è verificato nell’aprile 2026 con la prima conquista documentata di una posizione nemica ottenuta esclusivamente tramite piattaforme robotiche, senza il coinvolgimento diretto della fanteria e senza perdite umane. Lo stesso Volodymyr Zelensky ha evidenziato come questa evoluzione abbia consentito di “salvare 22.000 vite in tre mesi”. Un ruolo centrale è stato svolto dal ministro della Trasformazione digitale Mykhailo Fedorov, spesso erroneamente associato al dicastero della Difesa, che ha promosso l’integrazione dell’IA (Intelligenza Artificiale) e il rafforzamento della produzione nazionale con l’obiettivo di automatizzare progressivamente la logistica nelle aree di prima linea.
Sul versante russo, il sistema Uran-9, un mezzo cingolato da 10-12 tonnellate armato con cannone da 30 mm e missili Ataka, già testato in Siria nel 2018, continua a mostrare criticità legate alla connettività e alla precisione in movimento, risultando quindi limitato nell’impiego operativo. Più promettente, ma ancora in fase sperimentale, appare la piattaforma Marker, progettata per missioni di ricognizione e utilizzo in sciami robotici.
Negli Stati Uniti, il programma Ripsaw M5 sviluppato da Textron nell’ambito del progetto RCV-M (Robotic Combat Vehicle-Medium, veicolo da combattimento robotico medio), caratterizzato da elevata velocità, modularità e armamento avanzato, è stato presentato pubblicamente nel 2025 e successivamente adattato dalla DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency, Agenzia per i progetti di ricerca avanzata per la difesa). Tuttavia, il progetto ha subito un ridimensionamento e non risulta ancora pienamente operativo su larga scala.
In Italia, l’evoluzione ha suscitato un ampio dibattito mediatico e strategico. Durante la trasmissione Porta a Porta su Rai si è discusso del significato politico e militare delle dichiarazioni di Zelensky nel corso degli incontri con il Governo italiano e il presidente della Repubblica. Analisti ed esperti hanno sottolineato come l’esperienza ucraina rappresenti un segnale di allarme per l’Europa, evidenziando la necessità di aggiornare dottrine e capacità difensive.
Sul piano normativo, non esiste ancora una legislazione italiana specifica sugli UGV, ma il Paese partecipa attivamente al GGE (Group of Governmental Experts, Gruppo di esperti governativi) nell’ambito della CCW (Convention on Certain Conventional Weapons, Convenzione su alcune armi convenzionali) dedicata ai LAWS (Lethal Autonomous Weapon Systems, sistemi d’arma autonomi letali). Nel marzo 2026 l’Italia ha ribadito la necessità di un “controllo umano contestualmente appropriato”, sottolineando i principi di responsabilità e trasparenza, e sostenendo l’adozione di un possibile protocollo vincolante entro la Review Conference prevista per novembre 2026, in continuità con la posizione espressa sin dal 2013 e con il voto favorevole alla Risoluzione ONU 80/57 del dicembre 2025.
Il quadro complessivo mostra dunque una trasformazione profonda del modo di combattere, in cui la componente umana tende a ridursi a favore di sistemi automatizzati, ridefinendo non solo le dinamiche militari ma anche le implicazioni etiche, giuridiche e strategiche a livello globale.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.








