Sintesi
Il confronto tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte ha avuto origine dalla trasformazione del M5S, nato dalle mobilitazioni promosse attraverso la rete, formalmente costituito nel 2009 e progressivamente divenuto una forza di Governo. La rottura si è aggravata nel 2024, quando gli iscritti hanno eliminato la funzione del garante, ed è poi arrivata in tribunale con la rivendicazione del nome e del simbolo.

Il 29 luglio Grillo è tornato pubblicamente, additando l’attuale gruppo dirigente di avere smarrito l’identità originaria e di essersi concentrato sulle cariche anziché sulle trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche. Conte ha replicato richiamando le precedenti aperture dell’ex garante verso Mario Draghi, mentre Danilo Toninelli ha sostenuto la rivendicazione del fondatore e Luigi Di Maio ha collegato l’intervento alla causa sul simbolo. La prima udienza è stata rinviata a gennaio 2027.

Nella stessa giornata Ignazio La Russa ha utilizzato la cerimonia del Ventaglio per affrontare il futuro del centrodestra, la legge elettorale, il programma europeo per la difesa e l’eventualità che una personalità della destra possa un giorno essere eletta al Quirinale.

Il 28 luglio 2026 l’Ars ha affrontato il nodo delle assunzioni nell’AST e nella SEUS. Dopo un confronto durato diverse ore, è stata raggiunta una mediazione che ha consentito i concorsi per 380 posti, ha limitato il ricorso al lavoro interinale e ha permesso di prorogare fino al 15 novembre i contratti già utilizzati dall’azienda di trasporto. Sono passate anche disposizioni sugli sconti aerei, sull’assistenza agli alunni con disabilità e sulle aree destinate agli impianti rinnovabili.
A Palermo, Gaetano Galvagno non ha escluso che la legislatura regionale possa concludersi prima dell’ottobre 2027. Ha inoltre rilanciato la modifica del regolamento per eliminare il voto segreto, annunciato la manovra finanziaria di settembre e ricordato il cronista parlamentare Piero Fagone.
Sempre a Palazzo dei Normanni, Cateno De Luca ha presentato i primi 12 aderenti al progetto “De Luca Sindaco di Sicilia”, fissando criteri, scadenze e soglie territoriali per costruire le liste destinate alle prossime elezioni regionali.
Articolo
Nella giornata di eiri 29 luglio, Beppe Grillo ha interrotto un lungo periodo di silenzio e ha pubblicato sulla propria pagina Facebook un j’accuse (atto d’accusa) contro l’attuale gestione del M5S. Ha affermato che il Movimento aveva “perso la sua identità” e che, nato per cambiare il sistema politico, era stato invece modificato dalle dinamiche del potere. Secondo l’ex garante, una forza concepita per occuparsi del futuro aveva finito per concentrarsi sulle cariche e sulla propria sopravvivenza interna.
La riflessione ha riservato ampio spazio all’intelligenza artificiale, all’automazione e alla distribuzione della ricchezza. Il fondatore ha posto il problema di chi riceverà i benefici economici prodotti dalle macchine quando una parte crescente del lavoro umano verrà sostituita, collegando la questione alla crisi delle democrazie occidentali e alla necessità di nuove forme di partecipazione diretta. A suo giudizio, le domande dalle quali era nato il M5S sono rimaste irrisolte fuori dai “Palazzi”, mentre la formazione ha iniziato a occuparsi soprattutto di se stessa.
Giuseppe Conte, attuale leadr del Movimento, ha risposto ricordando che proprio l’ex garante aveva definito Mario Draghi (economista ed ex presidente del Consiglio, indipendente) “grillino”, lasciando intendere che quella posizione avesse già segnato un allontanamento dall’identità originaria. Dalla comunità pentastellata sono arrivate numerose reazioni critiche verso il nuovo intervento, mentre Danilo Toninelli (ex ministro delle Infrastrutture e già esponente del M5S) ha sostenuto che un progetto politico diverso dovrebbe dotarsi di un nome e di un simbolo autonomi.
Luigi Di Maio (ex vicepresidente del Consiglio ed ex dirigente del M5S) ha attribuito il tempismo dell’uscita alla causa in corso, pur evitando di entrare nel merito delle accuse rivolte alla nuova direzione. Il riferimento a una futura decisione sul simbolo non deve tuttavia essere confuso con una pronuncia già emessa, poiché il procedimento è ancora nella fase iniziale e non è stata adottata alcuna sentenza sul diritto di utilizzare il nome e il logo.
Lo scontro che ha riacceso il dibattito nazionale ha avuto invece radici più recenti. Il Movimento 5 Stelle ha preso forma dalle iniziative organizzate dal blog di Beppe Grillo (comico genovese, cofondatore ed ex garante del M5S) e dai Meetup (incontri coordinati mediante una piattaforma in rete) avviati dal 2005 insieme a Gianroberto Casaleggio (imprenditore e cofondatore del Movimento, morto nel 2016). L’8 settembre 2007 il V-Day (giornata di protesta contro la classe politica) ha portato nelle piazze una mobilitazione costruita soprattutto attraverso internet, mentre il 4 ottobre 2009 la formazione è stata ufficialmente costituita a Milano (comune e capoluogo della Lombardia).
Dopo l’ingresso in Parlamento nel 2013 e l’esperienza di Governo iniziata nel 2018, la struttura originaria si è progressivamente trasformata. Nel 2021 Giuseppe Conte (presidente del M5S ed ex presidente del Consiglio) ha assunto la guida politica in seguito a un difficile accordo con il fondatore. Nel novembre 2024 l’assemblea costituente ha approvato una revisione dell’organizzazione e ha eliminato la carica del garante. Una seconda consultazione online (in rete), richiesta dopo la contestazione della prima votazione, ha confermato nel dicembre successivo la scelta con una maggioranza superiore all’80% dei partecipanti.
Il 31 marzo 2026 il fondatore e l’associazione collegata alla sede genovese hanno notificato al Tribunale di Roma, nella capitale d’Italia e capoluogo del Lazio, un atto di citazione per rivendicare la titolarità del nome e del contrassegno politico. La controversia non riguarda ancora una sentenza favorevole all’una o all’altra parte, ma l’avvio di un giudizio civile destinato a stabilire chi possa legittimamente utilizzare gli elementi identificativi della formazione. La prima udienza, inizialmente prevista alla fine di luglio, è stata rinviata a gennaio 2027.
Sempre ieri, a Roma, Ignazio La Russa (presidente del Senato e senatore di FdI, Fratelli d’Italia) ha trasformato il tradizionale incontro del Ventaglio in un lungo confronto politico. Ha ricordato di appartenere a un gruppo parlamentare e ha rivendicato la possibilità di esprimersi anche come esponente della maggioranza, distinguendo la propria posizione da quella super partes del capo dello Stato.
La cerimonia del Ventaglio (rito di consegna di un ventaglio decorato al Presidente della Repubblica Italiana e ai Presidenti della Camera dei deputati e del Senato, tradizionale omaggio da parte dell’Associazione stampa parlamentare – ASP, che si tiene annualmente tra la fine di luglio e i primi giorni di agosto), è nata nel luglio 1893, quando i giornalisti parlamentari hanno donato un ventaglio a Giuseppe Zanardelli (allora presidente della Camera ed esponente della Sinistra storica). Il gesto, pensato anche per alleviare simbolicamente il caldo delle aule parlamentari, è diventato nel tempo un appuntamento istituzionale prima della pausa estiva, durante il quale i presidenti delle assemblee incontrano la stampa e tracciano un bilancio dell’attività svolta.
Sul Quirinale, sede della Presidenza della Repubblica, ha contestato l’idea che l’elezione di una personalità proveniente dalla destra debba essere considerata un tabù. Ha precisato che Giorgia Meloni (presidente del Consiglio e presidente di FdI) non stava pensando a tale prospettiva, ma ha aggiunto che, qualora un giorno la valutasse, potrebbe diventare “una grande presidente” dopo Sergio Mattarella (presidente della Repubblica, indipendente). Si tratta comunque di una considerazione politica sul futuro, non dell’annuncio di una candidatura.
Nel confronto ideale tra Antonio Tajani (vicepresidente del Consiglio e segretario di FI, Forza Italia) e Roberto Vannacci (generale, eurodeputato e capo politico di Futuro Nazionale), il presidente del Senato ha indicato il primo come una risorsa per la coalizione e ha ridimensionato la competizione su chi rappresenti la “vera destra”. Ha inoltre richiamato il lavoro per una riforma elettorale che restituisca spazio alle preferenze degli elettori.
La Russa ha definito una “normale procedura” anche il passaggio parlamentare relativo a SAFE (Security Action for Europe, Azione per la sicurezza dell’Europa). Si tratta dello strumento dell’UE (Unione europea) istituito nel maggio 2025 per concedere fino a 150 miliardi di euro di prestiti agli Stati membri, destinati a investimenti e acquisti comuni nel settore della difesa. La disciplina europea richiede la presentazione di piani nazionali e prevede finanziamenti a lunga scadenza, senza trasformare automaticamente ogni adesione in una decisione di spesa priva di controllo parlamentare.
Nel frattempo, anche in Sicilia si sono registrati diversi sviluppi politici. il 27 maggio 2026 la Regione Siciliana ha approvato la legge n. 12, divenuta nota come “legge Cracolici” dal nome di Antonello Cracolici (deputato regionale del Partito Democratico e promotore della disposizione). Il provvedimento aveva sospeso fino al 31 dicembre 2027 nuove assunzioni e stabilizzazioni in diversi enti e società compresi nel GAP (Gruppo amministrazione pubblica) regionale, salvo le deroghe successivamente autorizzate dal Parlamento siciliano.
Il 28 luglio l’Assemblea regionale siciliana ha esaminato una norma diretta a consentire nuovi concorsi nell’AST (Azienda Siciliana Trasporti) e nella SEUS (Sicilia Emergenza-Urgenza Sanitaria), società che gestisce il servizio 118 nell’Isola. L’obiettivo era coprire 380 posti rimasti scoperti nonostante il blocco generale, ma Giuseppe Lombardo (deputato regionale di Sud Chiama Nord) ha proposto di escludere l’azienda di trasporto dalla deroga, chiedendo che la decisione fosse assunta a scrutinio segreto.
Il confronto si è complicato quando Alessandro Dagnino (assessore regionale all’Economia) ha sostenuto che il divieto vigente non comprendesse il lavoro interinale, cioè la somministrazione temporanea di personale tramite agenzia, perché derivante da un appalto di servizi. Le Opposizioni hanno cercato allora di estendere espressamente il blocco a questa forma contrattuale per tutte le società partecipate. Alessandro Aricò (assessore regionale alle Infrastrutture e alla mobilità, esponente di Fratelli d’Italia) ha avvertito che l’AST impiegava circa 100 lavoratori temporanei prossimi alla scadenza e che la mancata proroga avrebbe potuto fermare il 40% degli autobus, compresi molti collegamenti utilizzati dagli studenti dei piccoli comuni.
La mediazione presentata da Antonio De Luca (capogruppo regionale del M5S) ha autorizzato i concorsi esclusivamente per l’AST e la SEUS, ha impedito nuovi rapporti interinali negli enti interessati e ha permesso all’azienda di trasporto di rinnovare soltanto i contratti già esistenti fino al 15 novembre. Entro quella data le selezioni dovrebbero consentire l’ingresso del personale stabile necessario a scongiurare la riduzione delle corse. Il Governo regionale ha così superato uno scrutinio segreto che la cronaca parlamentare ha descritto come una prova particolarmente delicata per la maggioranza.
Nella medesima seduta è stata approvata la proroga fino alla fine di novembre degli sconti sui biglietti aerei per i residenti, mentre l’assessore competente ha anticipato l’intenzione di estenderli fino a gennaio. Sono stati stanziati anche fondi per i servizi destinati alle persone con disabilità e per gli ASACOM (assistenti all’autonomia e alla comunicazione), che affiancano gli alunni con particolari necessità durante l’attività scolastica.
Dell’intervento sulle energie rinnovabili è stato invece votato soltanto un articolo. La disposizione ha individuato come aree idonee alcuni SIN (siti di interesse nazionale), le zone industriali, commerciali e artigianali, parte delle aree di crisi industriale complessa e le superfici edificate appartenenti al demanio o al patrimonio regionale. Per le zone di crisi è rimasta esclusa l’installazione di impianti eolici. Il resto del disegno di legge è stato rinviato per la mancanza di un’intesa politica. Il quadro statale di riferimento è rimasto quello dell’articolo 20 del decreto legislativo 8 novembre 2021, n. 199, che disciplina l’individuazione delle aree utilizzabili per gli impianti alimentati da fonti rinnovabili.
A Palermo, Gaetano Galvagno (presidente dell’Ars e deputato di FdI) ha incontrato la stampa parlamentare nella sala Mario Palumbo di Palazzo dei Normanni. Ha riconosciuto che quella del 2026 potrebbe essere l’ultima cerimonia del Ventaglio della legislatura, pur ricordando che la scadenza ordinaria è prevista nell’ottobre 2027. Le ipotesi di voto anticipato sono state alimentate dal dibattito sulla ricandidatura di Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana ed esponente di FI), ma non sono state accompagnate da un atto ufficiale di scioglimento dell’Assemblea.
Il presidente ha fissato tra le priorità di settembre la variazione di bilancio, nella quale ha preannunciato un emendamento per riconoscere un compenso ai tirocini successivi alla laurea. Ha poi chiesto alle Opposizioni di depositare entro il 21 settembre una proposta condivisa per eliminare il voto segreto dalla legislatura successiva, dichiarandosi disposto a ritirare le proprie iniziative sul regolamento. Ha aggiunto che decidere la soppressione dello scrutinio segreto mediante lo stesso voto segreto “sarebbe una barzelletta”.
Durante l’incontro, a Galvagno e a Fabrizio Scimè (segretario generale dell’Ars) è stato consegnato un volume dedicato ai 60 anni dello Statuto speciale. La sala stampa ha ricordato con un lungo applauso Piero Fagone (storico cronista parlamentare e già presidente dell’Ordine dei giornalisti di Sicilia), morto il 9 luglio 2026, la cui testimonianza è stata inserita nella pubblicazione.
Nella sala Piersanti Mattarella dello stesso palazzo, Cateno De Luca (capo politico di Sud Chiama Nord) ha presentato i primi 12 “pionieri” del progetto “De Luca Sindaco di Sicilia”. Gli aderenti, descritti dagli organizzatori come amministratori, professionisti, imprenditori, volontari e rappresentanti della società civile, sono stati Giusy Badalamenti, Francesco Bondì, Antonio De Luca, Loredana Falcone, Giovanna Stefania Munafò, Mauro Pantò, Salvina Profita, Claudio Sala, Claudia Serio, Alfredo Siino, Salvatore Testaverde e Ivan Trapani.
L’iniziativa è partita da Palermo e proseguirà a Catania e Messina. Il progetto è stato presentato con un’impostazione autonomista, civica e progressista, orientata agli Enti locali e alla selezione anticipata dei candidati, senza attendere la definizione delle convenienze dell’ultima fase preelettorale. Le liste “De Luca Sindaco di Sicilia” e “Sud Chiama Nord” sono state dichiarate chiuse ai deputati regionali uscenti e aperte a esponenti delle Amministrazioni municipali, dell’impresa, del volontariato e della società civile.
Per misurare il radicamento dei candidati sono stati indicati obiettivi differenti entro il 30 novembre: almeno 500 soci sostenitori nelle province di Palermo, Catania e Messina; 300 a Trapani, Agrigento e Siracusa; 100 a Enna, Caltanissetta e Ragusa. La chiusura delle liste è stata fissata al 31 ottobre, mentre agosto sarà dedicato alla costruzione regionale e provinciale del cosiddetto “Governo di Liberazione della Sicilia”. L’obiettivo dichiarato è arrivare alle elezioni con 4 liste e con una struttura organizzativa già verificata sui territori.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









