Sintesi
La XIX legislatura è cominciata il 13 ottobre 2022 e il requisito pensionistico minimo previsto per i parlamentari al primo mandato si completa dopo 4 anni, 6 mesi e 1 giorno, quindi Il 14 aprile 2027 è la data in cui i parlamentari al primo mandato, eletti all’inizio della legislatura, maturerebbero il requisito temporale minimo per il futuro trattamento pensionistico contributivo: 65 o 60 in presenza di altre legislature. Il conteggio è questo: la XIX legislatura è iniziata il 13 ottobre 2022. Aggiungendo 4 anni si arriva al 13 ottobre 2026, aggiungendo 6 mesi al 13 aprile 2027 e aggiungendo 1 ulteriore giorno al 14 aprile 2027, primo giorno utile della maturazione. La scadenza può rappresentare un interesse economico comune a una parte degli esponenti della Maggioranza e dell’Opposizione, inducendoli a non favorire elezioni anticipate prima di quella data. Non riguarda però tutti i componenti delle Camere e teoricamente non impedisce una crisi dell’Esecutivo, poiché un presidente del Consiglio può dimettersi ed essere sostituito senza interrompere la legislatura.

Articolo
La XIX legislatura si è aperta il 13 ottobre 2022 con la prima seduta della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica a Roma. Da quel giorno decorre il periodo necessario per consolidare il requisito minimo pensionistico richiesto agli eletti che non abbiano già maturato precedenti mandati parlamentari.

Dal 1° gennaio 2012 il precedente assegno, collegato soprattutto alla durata del mandato, è stato sostituito da una pensione fondata sui contributi effettivamente versati durante l’attività istituzionale. Il requisito ordinario prevede almeno 5 anni di mandato e il conseguimento dei 65 anni di età, riducibili fino a 60 in presenza di ulteriori legislature.

Nell’applicazione delle regole parlamentari, il requisito temporale viene raggiunto dopo 4 anni, 6 mesi e 1 giorno. Partendo dal 13 ottobre 2022, la data decisiva cade quindi il 14 aprile 2027. Da quel momento gli esponenti al primo incarico che abbiano mantenuto il seggio per il periodo necessario consolidano il diritto al futuro trattamento, ma non iniziano automaticamente a riceverlo: il pagamento resta subordinato all’età pensionabile prevista e viene determinato sulla base dei contributi accumulati.
La soglia non coinvolge nello stesso modo l’intero Parlamento. Chi ha già svolto precedenti mandati può avere maturato il requisito, mentre deputati e senatori entrati successivamente, subentrati ad altri rappresentanti o rimasti in carica per un periodo inferiore potrebbero trovarsi in condizioni differenti. Secondo una stima generale relativa agli eletti alla prima esperienza, la loro incidenza sarebbe pari al 66% in FdI (Fratelli d’Italia); al 50% in AVS (Alleanza Verdi e Sinistra); al 39% nel M5S (Movimento 5 Stelle); al 38% nel PD (Partito Democratico); al 35% in FI (Forza Italia); al 23% nella Lega. Le percentuali possono variare in seguito a dimissioni, sostituzioni e cambiamenti nella composizione dei gruppi.
Dal 2012 i parlamentari non ricevono più il vecchio vitalizio calcolato soprattutto sugli anni trascorsi in Parlamento. Per i nuovi mandati, la futura pensione dipende invece dai contributi effettivamente versati, come avviene per gli altri lavoratori. Nel 2018 il Senato decise di ricalcolare con questo metodo anche molti vitalizi già concessi in passato, riducendone diversi importi. Ne nacquero ricorsi e contestazioni. Nel 2022 la Corte costituzionale esaminò le questioni giuridiche legate a questi provvedimenti, ma non riportò in vigore il vecchio sistema per i parlamentari attuali. In sostanza, oggi si parla di pensione contributiva e non del tradizionale vitalizio.
Va detto che il Governo può anche perdere la fiducia, dimettersi ma teoricamente può anche essere sostituito da un altro esecutivo sostenuto da una diversa Maggioranza parlamentare senza che si tengano necessariamente subito nuove elezioni e invalidare anche la maturanda pensione per i nuovi eletti . La Costituzione stabilisce che il Consiglio dei ministri debba conservare la fiducia di entrambe le Camere, mentre attribuisce al presidente della Repubblica il potere di scioglierle dopo avere consultato i rispettivi presidenti. Una crisi dell’esecutivo potrebbe quindi aprire trattative per formare un’altra Maggioranza e consentire alla legislatura di proseguire comunque fino e oltre il 14 aprile 2027.
È ragionevole ritenere che una parte degli eletti alla prima esperienza preferisca evitare uno scioglimento anticipato prima di avere completato il periodo minimo. Questo interesse è trasversale e può riguardare tanto la Maggioranza quanto l’Opposizione. Le difficoltà della coalizione sono comunque emerse nel luglio 2026 durante l’esame della riforma elettorale. Il 14 luglio la maggioranza è stata sconfitta per 1 voto su un emendamento riguardante le preferenze, con 187 favorevoli e 188 contrari. Il 16 luglio la Camera ha però approvato il testo complessivo con 217 sì, 152 no e 2 astensioni, trasmettendolo al Senato. La sequenza evidenzia tensioni, assenze e una tenuta numerica non sempre scontata, ma anche la capacità della coalizione di ricomporsi sul voto finale.
Dopo la battuta d’arresto, Luca Ciriani (ministro per i Rapporti con il Parlamento, appartenente a Fratelli d’Italia) ha ribadito la volontà di completare l’esperienza di Governo. Giancarlo Giorgetti (ministro dell’Economia e delle Finanze, esponente della Lega) ha ridimensionato le ipotesi di una crisi imminente. Elly Schlein (segretaria del Partito Democratico) ha invece sostenuto che l’Opposizione sarebbe pronta ad affrontare eventuali elezioni e ha descritto la Maggioranza come politicamente divisa. Sono dichiarazioni contrapposte, utili per rappresentare il confronto in corso, ma nessuna prova che la data pensionistica determini da sola le scelte dei gruppi.
Il requisito pensionistico del 14 aprile 2027 potrebbe quindi contribuire a scoraggiare lo scioglimento anticipato delle Camere e costituisce un elemento concreto nella valutazione politica di numerosi eletti. Non rende però inamovibile il presidente del Consiglio, non impedisce la nascita di un altro Esecutivo nella stessa legislatura e non consente.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









