Giustizia. Confronto sul Gip collegiale: L’allarme della Anm e apertura del Governo. Contraria l’Avvocatura

La riforma Nordio sul Gip collegiale richiede un confronto per rischio paralisi dei processi causa carenza di organico, mentre l’Avvocatura difende la misura come garanzia contro abusi della custodia cautelare

Sintesi

Nel 2024 è stata approvata la riforma della giustizia che introduce il Gip collegiale e abolisce l’abuso d’ufficio. Nel 2026, con entrata in vigore prevista ad agosto, l’Anm chiede la sospensione per carenza di Magistrati e rischio blocco dei tribunali. Il Governo apre al confronto e valuta un cronoprogramma condiviso con Csm e avvocatura. Le Camere penali si oppongono allo stop ritenendo la norma essenziale per rafforzare le garanzie. Il dibattito si inserisce nel quadro delle riforme della giustizia e della carenza strutturale di organico rispetto alla media europea.

Articolo

La riforma della giustizia approvata nel 2024 su impulso del ministro Carlo Nordio torna al centro del confronto istituzionale nel 2026, con l’avvicinarsi dell’entrata in vigore della norma sul cosiddetto Gip collegiale”, prevista per il 24 agosto. Il provvedimento, che ha già cancellato il reato di abuso d’ufficio, introduce una modifica rilevante nella fase delle indagini preliminari, stabilendo che le decisioni sulle misure cautelari personali, come la custodia in carcere, siano affidate a un collegio di Giudici e non più a un singolo Magistrato. L’obiettivo dichiarato è rafforzare le garanzie per gli indagati e aumentare il livello di ponderazione delle decisioni.

Nel corso del 2026 il dibattito si è intensificato a seguito dell’intervento dell’Associazione Nazionale Magistrati, che ha lanciato un allarme sulla sostenibilità operativa della misura. Secondo il sindacato togato, guidato dal neo presidente Giuseppe Tango, l’introduzione del collegio rischia di determinare un blocco del sistema giudiziario, soprattutto nei tribunali di dimensioni medie e ridotte. I dati disponibili evidenziano infatti una situazione critica: 39 uffici tra Gip (Giudice per le indagini preliminari) e Gup (Giudice dell’udienza preliminare) dispongono di meno di 3 magistrati e 28 ne contano appena 3. In tale contesto, l’applicazione della collegialità comporterebbe lo spostamento di giudici da altri settori, con conseguente scopertura e rallentamento delle attività.

L’Anm sottolinea inoltre che il numero complessivo dei Magistrati italiani risulta poco superiore alla metà della media europea, elemento che aggrava le difficoltà organizzative. Per queste ragioni, l’associazione ha richiesto la sospensione immediata della norma fino all’adeguamento delle piante organiche, evidenziando il rischio concreto di un allungamento dei tempi processuali senza benefici tangibili sul piano dell’efficienza.

A fronte di queste criticità, il ministero della Giustizia ha manifestato un’apertura al dialogo, confermando la disponibilità a definire un cronoprogramma attuativo condiviso con il Consiglio Superiore della Magistratura e con le rappresentanze dell’Avvocatura. L’iniziativa si inserisce in un clima di rinnovata collaborazione tra istituzioni, dopo le tensioni registrate durante la fase referendaria, e mira a evitare effetti distorsivi sull’organizzazione degli uffici giudiziari.

Diversa la posizione dell’avvocatura penalista. L’Unione delle Camere Penali Italiane, attraverso il presidente Gian Domenico Caiazza, ha espresso una netta contrarietà a qualsiasi ipotesi di rinvio o sospensione. Secondo i penalisti, la collegialità rappresenta una garanzia fondamentale, in quanto consente una valutazione più approfondita delle misure restrittive della libertà personale, riducendo il rischio di errori e abusi. Il tema si collega direttamente al fenomeno delle ingiuste detenzioni e all’uso esteso della custodia cautelare nel sistema italiano.

Nel confronto emerge anche la questione degli organici. L’avvocatura evidenzia come la stessa riforma abbia previsto strumenti per affrontare le carenze, tra cui l’assunzione di nuovi Magistrati tramite concorsi e la possibilità di richiamare in servizio quelli fuori ruolo, cioè temporaneamente distaccati presso altre amministrazioni. Questa prospettiva, secondo i penalisti, renderebbe possibile l’applicazione immediata della norma senza compromettere il funzionamento dei tribunali.

Il dibattito sul Gip collegiale si colloca all’interno di un più ampio processo di revisione del sistema giudiziario italiano, caratterizzato da interventi normativi volti a bilanciare esigenze di efficienza e tutela dei diritti fondamentali. La decisione finale sulla tempistica di attuazione della misura rappresenterà un passaggio cruciale per verificare la capacità delle istituzioni di coniugare riforme strutturali e sostenibilità operativa.