Sintesi
L’aumento delle diagnosi di autismo in Italia e nei Paesi aderenti all’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) è attribuito a criteri diagnostici più ampi e maggiore sensibilità sociale piuttosto che a una crescita reale dei casi. I dati dell’Istituto Superiore di Sanità indicano una prevalenza di circa 1 bambino su 77 e fino a 600.000 persone coinvolte nel Paese. Le diagnosi risultano oggi più precoci rispetto al passato, ma persistono forti disparità, a livello globale e anche regionali in Italia tra Nord e Sud, nell’accesso ai servizi e nei tempi di presa in carico. La “forbice” tra la diagnosi (spesso precoce) e l’effettivo inizio delle terapie rimane un problema critico in molte aree geografiche, specialmente nelle zone rurali, in via di sviluppo e nelle aree svantaggiate dei paesi sviluppati. In Sicilia la Regione ha potenziato nel 2026 il sostegno all’autismo, aumentando i fondi per le ASP e pianificando una cabina di regia per unire sanità, scuola e servizi sociali. In Italia le risorse, destinate a disabilità gravissime (oltre 15.000 soggetti a gennaio 2026), includono 20 milioni di euro a marzo con il “Dopo di Noi”. Il 31 marzo ultimo scorso sono stati stanziati dal Ministero della Salute 10 milioni per rafforzare la rete nazionale dei servizi con un nuovo accordo tra Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità. A livello internazionale le diagnosi sono cresciute da 2 a 4 volte in 15 anni con picchi rilevanti in alcuni Stati come Israele.L’autismo è una condizione del neurosviluppo eterogenea e permanente che richiede interventi personalizzati e multidisciplinari. La ricerca scientifica continua a indagare cause genetiche, neurobiologiche e ambientali senza conclusioni definitive. Restano centrali diagnosi precoce, supporto alle famiglie e rafforzamento del sistema sanitario ed educativo. Post di Potenzone Salvatore ESantina “Con profonda amarezza e speranza, Un papà di Messina” – Autismo Oltre Onlus – Autismo Oltre Onlus – Doni di Cura.

Articolo
La Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, celebrata il 2 aprile, riporta al centro del dibattito pubblico un fenomeno in espansione apparente ma sempre più compreso. I dati più aggiornati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità delineano un quadro chiaro: in Italia circa 1 bambino su 77 tra i 7 e i 9 anni riceve una diagnosi di disturbo dello spettro autistico, pari a circa l’1,3%, mentre la popolazione complessiva coinvolta oscilla tra 500000 e 600000 persone. La condizione si manifesta con maggiore frequenza nei maschi rispetto alle femmine, con un rapporto stimato di 4 a 1, elemento che continua a sollevare interrogativi scientifici tra sottodiagnosi e fattori biologici.

Secondo la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (SINPIA, Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza) e l’ospedale pediatrico Bambino Gesù, l’aumento delle diagnosi registrato negli ultimi anni non coincide necessariamente con una crescita reale dell’incidenza. Al contrario, riflette l’ampliamento dei criteri diagnostici, il rafforzamento degli strumenti di screening e una maggiore consapevolezza sociale e clinica. Come sottolineato da Elisa Fazzi, presidente SINPIA, “l’incremento rappresenta anche un segnale favorevole perché indica una migliore capacità di intercettare precocemente i bisogni dei minori e delle famiglie”, pur evidenziando la pressione crescente sui servizi sanitari e assistenziali.

Un elemento rilevante riguarda l’anticipo dell’età diagnostica. In Italia oggi la diagnosi avviene mediamente intorno ai 3 anni, mentre la letteratura internazionale indica un’età media di circa 49 mesi. L’identificazione precoce dei segnali di rischio, anche prima della diagnosi formale, consente di attivare interventi tempestivi in grado di influenzare positivamente lo sviluppo cognitivo, relazionale e comportamentale. Tuttavia persistono disuguaglianze territoriali marcate a livello mondiale come anche in Itlaia tra Nord e Sud, con differenze significative nei tempi di attesa, nell’accesso ai servizi e nella presa in carico multidisciplinare, spesso dovute alla carenza di personale e risorse strutturali.
Nonostante infatti i progressi nella diagnosi precoce dell’autismo grazie a una maggiore consapevolezza e a migliori strumenti di screening, persistono forti disparità geografiche e socio-economiche nell’accesso ai servizi e nella qualità della presa in carico.Nei Paesi ad alto reddito, come Nord America ed Europa, i sistemi di screening sono più robusti e l’età media della diagnosi si è abbassata (in Italia intorno ai 3 anni). Al contrario, in America Latina, Africa e Asia le diagnosi arrivano spesso in ritardo a causa di infrastrutture limitate, scarsità di professionisti formati e persistente stigma sociale (etichetta negativa attribuita a individui o gruppi che provoca discriminazione, esclusione sociale e discredito, spesso basato su pregiudizi e credenze). Anche all’interno dei singoli Paesi si registrano differenze marcate tra aree urbane e rurali, con ritardi diagnostici significativamente maggiori nelle zone rurali. A livello globale, le famiglie a basso reddito e le minoranze etniche incontrano maggiori barriere burocratiche, tempi di attesa più lunghi e difficoltà nell’ottenere un supporto adeguato. Il risultato è una forbice critica tra il momento della diagnosi, sempre più precoce, e l’effettivo avvio delle terapie, problema particolarmente evidente nelle aree rurali, nei Paesi in via di sviluppo ma anche nei contesti socio-economicamente svantaggiati o dogmatici dei Paesi ricchi. Si stima che a livello mondiale ameno 78 milioni di persone vivano nello spettro autistico.
In Italia, nonostante l’aumento delle diagnosi (1 bambino su 77 nella fascia 7-9 anni), i servizi rimangono disomogenei, con una netta forbice tra Nord e Sud nell’accesso ai percorsi riabilitativi e alla presa in carico precoce. A marzo 2026, la gestione delle risorse per la disabilità in Italia procede su due binari principali. In Sicilia oltre 20 milioni di euro sono stati impegnati dall’assessorato regionale della Famiglia e delle politiche sociali in favore di persone con disabilità gravissima per il pagamento del beneficio economico del mese di febbraio 2026. Le risorse saranno destinate a tutte le Asp dell’Isola sulla base della comunicazione del numero delle persone colpite da disabilità gravissima. I soggetti censiti nell’isola a gennaio 2026 risultano oltre 15 mila. A livello nazionale, sono stati sbloccati 72 milioni di euro del Fondo “Dopo di Noi” (Legge 112/2016) destinati a sostenere persone con disabilità gravi prive del supporto familiare, di cui 15 milioni riservati alle situazioni di maggiore fragilità. Parallelamente, dal 1° marzo 2026 la riforma sulla disabilità è stata estesa ad altre 40 province, introducendo la valutazione multidimensionale e il Progetto di vita personalizzato. In Italia, associazioni come ANGSA (Associazione Nazionale Genitori perSone con Autismo) operano dal 1985 per promuovere diritti, assistenza e ricerca, affiancate da realtà locali nate per colmare le lacune del sistema pubblico.
Nello stesso mese è stato siglato un nuovo Accordo tra Ministero della Salute e Istituto Superiore di Sanità, finanziato con 10 milioni di euro attraverso il Fondo Autismo 2025-2026. L’obiettivo è rafforzare la rete nazionale dei servizi per l’autismo, con particolare attenzione alla diagnosi precoce, alla gestione delle emergenze comportamentali e alla costruzione di percorsi di vita integrati. Sono state potenziate le Équipe Dedicate per le Emergenze Comportamentali (EDECO), formate 67 professionisti del SSN e attivata una piattaforma digitale per il monitoraggio dei dati. L’accordo punta a rendere più accessibili anche i percorsi di accoglienza e assistenza ospedaliera per le persone nello spettro autistico e con disabilità intellettiva.
Il modello che emerge privilegia la centralità del Progetto di vita, l’integrazione tra ambito sanitario, sociale e territoriale, la continuità assistenziale e la personalizzazione degli interventi. Tra le novità figurano il rafforzamento della sorveglianza neuroevolutiva nei primi anni di vita (con progetti come MuSAND) e un migliore coordinamento nazionale tra istituzioni. Questi interventi, in coerenza con il decreto legislativo 62/2024 e la riforma nazionale sulla disabilità, mirano a superare la frammentazione dei servizi e a migliorare concretamente la qualità della vita delle persone con disabilità e delle loro famiglie lungo tutto l’arco della vita.
Lo scenario internazionale conferma nel frattempo un trend in crescita. Un rapporto dell’OCSE evidenzia che negli ultimi 10 anni le diagnosi di autismo sono aumentate con tassi annuali medi tra il 6% e il 10%, determinando in 15 anni un incremento compreso tra 2 e 4 volte. In alcuni contesti, come Israele, la crescita ha raggiunto il 16% annuo, con un aumento complessivo vicino a 10 volte, anche per effetto di politiche di welfare che collegano direttamente la diagnosi a benefici economici. L’espansione della domanda di diagnosi si accompagna a una crescente richiesta di servizi educativi personalizzati, interventi precoci e sostegno economico.
Dal punto di vista clinico, il disturbo dello spettro autistico (ASD, Autism Spectrum Disorder – disturbo dello spettro autistico) è una condizione del neurosviluppo permanente che coinvolge comunicazione, interazione sociale e comportamento. Il termine “spettro” indica la variabilità delle manifestazioni, che possono essere lievi o severe, con livelli di supporto differenti. Le caratteristiche principali comprendono difficoltà nella reciprocità sociale, comunicazione verbale e non verbale atipica, interessi ristretti e comportamenti ripetitivi, oltre a una sensibilità sensoriale alterata. L’origine del termine risale al greco “autòs” (‘sé stesso’), introdotto dallo psichiatra Eugen Bleuler.
La storia clinica moderna dell’autismo inizia con il caso di Donald Triplett, diagnosticato negli anni 40 dal medico Leo Kanner presso la Johns Hopkins University, seguito nel 1944 dagli studi di Hans Asperger su una forma distinta poi denominata sindrome di Asperger (un disturbo del neurosviluppo che rientra nello spettro autistico di livello 1, caratterizzato da difficoltà nell’interazione sociale, schemi di comportamento ripetitivi e interessi ristretti, a differenza dell’autismo classico, le persone Asperger hanno uno sviluppo cognitivo e del linguaggio nella norma o superiore). Da allora la ricerca ha ampliato la comprensione della condizione, oggi interpretata anche nel paradigma della neurodiversità [il concetto che riconosce la variabilità naturale dei cervelli umani, considerando le differenze neurologiche come variazioni biologiche anziché deficit o malattie, includendo condizioni come autismo, ADHD (Sindrome da Deficit di Attenzione/Iperattività, un disturbo neurobiologico dello sviluppo caratterizzato da livelli invalidanti di disattenzione, disorganizzazione, iperattività e impulsività) e dislessia (DSA, Disturbi Specifici dell’Apprendimento, di origine neurobiologica che comporta difficoltà nella lettura fluente, accurata e nella comprensione dei testi, non è una malattia né un deficit di intelligenza, ma una diversa modalità di elaborazione delle informazioni da parte del cervello che accompagna l’individuo per tutta la vita)], ovvero una variante del funzionamento cerebrale rispetto allo standard neurotipico (NT, descrive persone con uno sviluppo cerebrale e un funzionamento neurologico considerati “standard” o tipici dalla maggioranza, in pratica Indica chi ha funzioni cognitive, sociali e comportamentali che si allineano con la norma statistica).
I sintomi possono emergere già prima dei 2 anni e variano notevolmente tra individuo e individuo. Tra i segnali più frequenti si osservano ritardi nel linguaggio, ecolalia (ripetizione di parole o frasi), limitata espressività facciale, movimenti ripetitivi come il dondolio, ipersensibilità a stimoli sensoriali, difficoltà relazionali e tendenza all’isolamento. In alcuni casi si registrano capacità cognitive elevate in ambiti specifici come matematica o musica. Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5, Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders – manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) distingue 3 livelli di supporto necessari, da lieve a molto significativo, per orientare gli interventi senza finalità etichettanti.
Le cause restano non definitive. La comunità scientifica converge su una multifattorialità che include componenti genetiche, neurobiologiche e fattori ambientali. Tra gli elementi studiati figurano familiarità, associazioni con sindromi genetiche come Rett (una grave malattia genetica del neurosviluppo che colpisce prevalentemente le bambine, caratterizzata da una iniziale crescita normale seguita da una rapida regressione dello sviluppo) o Angelman (una rara malattia genetica del neurosviluppo, causata generalmente da un difetto sul cromosoma 15 di origine materna. Caratterizzata da grave disabilità intellettiva, assenza di linguaggio, atassia: difficoltà motorie; epilessia e un comportamento tipicamente allegro con riso frequente), anomalie nello sviluppo delle reti neuronali e possibili influenze ambientali come prematurità o esposizione a sostanze nocive in gravidanza. Tuttavia non esiste una prova conclusiva che identifichi una causa unica o determinante.
La diagnosi si basa su osservazione clinica e valutazioni multidisciplinari che coinvolgono neuropsichiatri, psicologi, neurologi e logopedisti. Il ruolo del pediatra e degli insegnanti è cruciale nell’individuazione precoce dei segnali. Non trattandosi di una malattia ma di una condizione, non esiste una cura risolutiva, ma interventi terapeutici mirati. Tra questi figurano approcci educativi personalizzati, terapia cognitivo-comportamentale e programmi di supporto familiare. In alcuni casi si ricorre a farmaci per gestire sintomi associati come disturbi del sonno, epilessia o depressione.
Il quadro complessivo evidenzia un progresso nella diagnosi e nella consapevolezza, ma anche criticità strutturali ancora irrisolte. La sfida attuale consiste nel trasformare l’aumento delle diagnosi in opportunità di intervento precoce ed efficace, garantendo equità territoriale e continuità assistenziale lungo tutto l’arco della vita.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









