Giornata Mondiale del Parkinson. In Italia circa 300 mila pazienti, prevalenza maggiore tra gli uomini

Dalla scoperta di James Parkinson alle più recenti evidenze scientifiche italiane, cresce l’attenzione su segnali precoci, terapie mirate e percorsi assistenziali per una patologia sempre più diffusa, con prevalenza maggiore negli uomini rispetto alle donne con rapporto 1,5:1

Sintesi

Nel 1997 è stata istituita ad ogni 11 aprile la Giornata Mondiale del Parkinson per richiamare l’attenzione su una patologia neurodegenerativa tra le più diffuse dopo l’Alzheimer. In Italia i pazienti sono circa 300 mila con una tendenza all’abbassamento dell’età di esordio grazie a diagnosi più precoci. Studi recenti confermano che ansia e depressione possono precedere i sintomi motori fino a 10 anni aumentando il rischio di sviluppare la malattia. Le istituzioni hanno avviato un percorso normativo con fondi dedicati nella Legge di Bilancio 2026 e linee guida per i percorsi diagnostico terapeutici assistenziali. La ricerca scientifica prosegue su biomarcatori e nuove terapie mentre campagne di sensibilizzazione e iniziative nazionali rafforzano la prevenzione e il supporto ai pazienti.

Articolo

La celebrazione della Giornata Mondiale del Parkinson, istituita nel 1997 dalla European Parkinson’s Disease Association (EPDA ,fondata nel Giugno del 1992 a Monaco di Baviera, è una Associazione che unisce oltre trenta Associazioni Parkinson europeee) e fissata l’11 aprile in coincidenza con la nascita di James Parkinson (un medico, paleontologo, speziale e geologo britannico, nato a Londra l’11 aprile 1755 e deceduto nella stessa città il 21 dicembre 1824) che ha ricevuto la massima notorietà per il suo contributo An Essay on the Shaking Palsy, un saggio sulla “paralisi agitante”, pubblicato nel 1817, nel quale descrive una patologia denominata in seguito da Jean Martin Charcot (un medico neurologo francese nato a Parigi il 29 novembre 1825 e deceduto a Montsauche-les-Settons il 16 agosto 1893, che ha scoperto malattie come SLA, Sclerosi Laterale Amiotrofica, la sclerosi multipla e la malattia di Charcot-Marie-Tooth, la più comune neuropatia ereditaria rara) con l’eponimo (da colui che la rese nota) di malattia di Parkinson, rappresenta un momento centrale per la diffusione della conoscenza su una patologia neurodegenerativa cronica e progressiva. Descritta per la prima volta nel 1817 in quel saggio, la malattia è oggi la seconda più diffusa dopo l’Malattia di Alzheimer (una patologia neurodegenerativa progressiva e la forma più comune di demenza, 50-80% dei casi, causando la perdita di neuroni e portando a un declino cognitivo, specialmente della memoria a breve termine, disorientamento e cambiamenti comportamentali e sebbene non esista una cura, i trattamenti attuali possono rallentare i sintomi) e si manifesta con rigidità muscolare, tremore a riposo e bradicinesia, cioè lentezza nei movimenti, evolvendo nel tempo in disturbi dell’equilibrio, postura incurvata e difficoltà nel linguaggio, spesso accompagnati da sintomi non motori come depressione e rallentamento cognitivo.

Dal punto di vista clinico e biologico, il Parkinson è caratterizzato dalla degenerazione dei neuroni della sostanza nera, definita Substantia nigra pars compacta (Snpc, area cerebrale responsabile della produzione di dopamina), con una riduzione significativa di questo neurotrasmettitore fondamentale per il controllo motorio. Le evidenze biochimiche indicano anche una diminuzione della neuromelanina, cioè il pigmento che conferisce colorazione alla Snpc, e un’alterazione dei meccanismi mitocondriali legati alla produzione di energia cellulare. Non esiste una cura definitiva, ma i trattamenti disponibili, tra cui levodopa, stimolazione cerebrale profonda denominata DBS (Deep Brain Stimulation, stimolazione cerebrale profonda) e terapie infusionali, consentono di controllare i sintomi attraverso un approccio multidisciplinare che coinvolge neurologi, fisioterapisti e logopedisti.

In Italia, secondo dati consolidati da Fondazione LIMPE (un’organizzazione italiana senza scopo di lucro dedicata alla ricerca scientifica, alla formazione e alla sensibilizzazione sulla malattia di Parkinson e i disordini del movimento),Confederazione Parkinson Italia (è una rete nazionale che unisce associazioni di volontariato indipendenti, fondata nel 1998 e che coordina 30 associazioni locali per supportare persone con Parkinson, familiari e caregiver, promuovendo la qualità della vita, la ricerca e la sensibilizzazione, rappresentando l’Italia in Parkinson’s Europe) e analisi IQVIA 2024-2025 (Il mercato farmaceutico italiano), i pazienti sono circa 300.000, con una prevalenza maggiore negli uomini rispetto alle donne con rapporto 1,5:1 e un’età media di esordio compresa tra 59 e 62 anni, anche se sempre più casi vengono diagnosticati in età inferiore ai 50 anni. Le ricerche più recenti, in particolare lo studio prospettico dell’IRCCS Neuromed pubblicato nel marzo 2026 sul “Journal of Neurology” (Rivista di neurologia), hanno evidenziato che disturbi dell’umore come ansia e depressione possono precedere i sintomi motori fino a 10 anni, raddoppiando il rischio di sviluppare la patologia se trattati farmacologicamente in quella finestra temporale.

Il percorso istituzionale italiano ha registrato tappe significative in ordine cronologico: ad aprile 2025 è stato avviato il tavolo interistituzionale per l’Agenda Nazionale Parkinson promosso da Confederazione Parkinson Italia, Istituto Superiore di Sanità e LIMPE-DISMOV (Società Italiana Parkinson e disordini del movimento); il 25 novembre 2025 sono state presentate in Senato le prime linee di indirizzo per i PDTA (Percorsi Diagnostico Terapeutico Assistenziali, modelli organizzativi di cura); a dicembre 2025 è stato approvato un emendamento alla Legge di Bilancio 2026, promosso dalla senatrice della Legas Elena Murelli, che ha introdotto finanziamenti specifici nel Fondo Sanitario Nazionale per la diagnosi precoce e la presa in carico tempestiva; a marzo 2026 è stato pubblicato lo studio Neuromed sui sintomi prodromici; tra il 10 e l’11 aprile 2026 si sono svolti convegni e iniziative nazionali coordinate da ISS e associazioni di pazienti in occasione della Giornata Mondiale.

Il contributo della comunità scientifica italiana è stato accompagnato da dichiarazioni autorevoli. La ricercatrice Francesca Bracone ha sottolineato che “la finestra temporale di 10 anni rappresenta un dato concreto utile ai clinici” (un concetto clinico fondamentale che indica la presenza di una fase prodromica, pre-motoria, prolungata, durante la quale la neurodegenerazione è già in atto, ma i sintomi classici, quali tremore, rigidità, lentezza, non sono ancora evidenti), mentre il neurologo Alfredo Berardelli ha evidenziato l’importanza di integrare diagnosi e trattamento dei disturbi dell’umore. Il presidente della Fondazione LIMPE Leonardo Lopiano ha promosso il decalogo “Parkinson: 10 cose da sapere”, che individua segnali precoci come disturbi del sonno REM (Rapid Eye Movement, fase del sonno con movimenti oculari rapidi), perdita dell’olfatto, stipsi persistente, micrografia e riduzione del volume della voce, insieme a comportamenti protettivi legati a stile di vita e prevenzione.

La giurisprudenza recente della Corte di Cassazione, con sentenze come la n. 26943/2024 e la n. 27452/2025, ha ribadito il principio di unitarietà delle prestazioni sanitarie nei casi di patologie neurodegenerative gravi, stabilendo che quando le cure sono ad alta integrazione sanitaria il costo deve essere sostenuto dal SSN (Servizio Sanitario Nazionale). Tale orientamento, pur riferito principalmente a demenze come l’Alzheimer, può essere applicato in via analogica anche ai pazienti con Parkinson in fase avanzata.

Nel contesto attuale, la Giornata Mondiale del Parkinson del 2026 si inserisce in un quadro di crescente consapevolezza, con iniziative diffuse su tutto il territorio nazionale e un forte impulso alla ricerca su biomarcatori, genetica e tecniche di imaging. Parallelamente, eventi scientifici e formativi, come convegni e programmi di supporto ai caregiver, rafforzano l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei pazienti, confermando un’evoluzione significativa nella gestione della malattia tra prevenzione, diagnosi precoce e innovazione terapeutica.