Furto degli Antonello, la pista del mare e il nodo della tutela: un’unica struttura regionale tecnico-scientifica

Le verifiche sulle imbarcazioni, la proposta di Articolo 9 per il sistema regionale e l’Ecce homo esposto a Rimini

Sintesi

Il 15 agosto, al museo di Messina, gli autori del furto hanno rimosso 5 tavole del Polittico di San Gregorio e una tavoletta bifronte. Due pannelli sono stati abbandonati, mentre 3 tavole e la tavoletta restano da recuperare. Il 21 agosto Magistrati e Polizia hanno esaminato nuovi filmati, concentrando una parte delle verifiche sulle imbarcazioni e su un possibile trasferimento verso l’Europa orientale. La fuga via mare è una delle ipotesi ancora da verificare.

Dal 20 al 27 agosto un altro dipinto bifronte di Antonello da Messina, l’Ecce homo, è stato concesso in prestito dal Museo nazionale d’Abruzzo e dal 21 al 26 agosto è esposto al Meeting di Rimini. Centinaia di visitatori si sono messi in fila per vederlo. In parole povere, l’opera esposta a Rimini non è una di quelle rubate a Messina.

Il trasferimento temporaneo ha provocato la protesta dei rappresentanti aquilani di Sinistra Italiana, che hanno contestato l’assenza del dipinto durante l’avvio della Perdonanza Celestiniana e nell’anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura. La contestazione riguarda soprattutto il calendario del prestito.

Dopo il furto, l’associazione Articolo 9 ha presentato alla Regione Siciliana una proposta di riordino della tutela, con 89 postazioni dirigenziali anziché 122, un unico istituto per catalogazione, restauro e sicurezza, nuovi bandi per specialisti e la stabilizzazione di archeologi formati nelle scuole siciliane. La proposta punta a ridurre i livelli dirigenziali e ad aumentare le competenze specialistiche.

Articolo

Le indagini sul furto commesso la sera del 15 agosto 2026 al Museo regionale interdisciplinare di Messina “Maria Accascina” (MuMe) hanno aggiunto una nuova direzione di lavoro alle verifiche già avviate. Nella prima ricostruzione del colpo e nel successivo approfondimento sul sistema di sicurezza sono state ricostruite le fasi essenziali dell’azione.

Gli autori del furto hanno rimosso le 5 tavole superstiti del Polittico di San Gregorio e una tavoletta bifronte, cioè dipinta su entrambi i lati. I pannelli raffiguranti San Benedetto e San Gregorio sono stati abbandonati nel museo. Restano da recuperare 3 tavole del polittico e la tavoletta, per un totale di 4 elementi pittorici.

Il 21 agosto, nel Palazzo di giustizia di Messina, si è svolto un nuovo vertice nell’ufficio del procuratore capo Antonio D’Amato. Hanno partecipato il procuratore aggiunto Marco Colamonici, i sostituti procuratori Maria Di Mulo e Massimo Trifirò e il dirigente della Squadra mobile Simone Scalzo. Al centro dell’incontro sono finiti i filmati acquisiti dalla Polizia scientifica, che comprendono le telecamere del museo e quelle collocate lungo le principali direttrici utilizzabili per lasciare la zona.

Una parte delle verifiche è stata destinata alla possibile fuga via mare attraverso lo Stretto. Gli investigatori stanno cercando nei video barche e imbarcazioni da diporto che, nella fascia oraria del colpo, possano avere lasciato uno dei porticcioli della zona, cambiato improvvisamente rotta o preso il largo. L’obiettivo è capire se le opere siano state trasferite direttamente su un natante oppure consegnate in un secondo momento lungo la costa.

A questa ricostruzione si collega l’ipotesi di un successivo trasferimento verso l’Europa orientale, dove i dipinti potrebbero essere ricevuti da intermediari collegati ai circuiti clandestini internazionali dei beni culturali. Le informazioni disponibili non consentono al momento di collegare con certezza una specifica imbarcazione al furto.

La pista del mare, quindi, ha assunto rilievo ma non ha escluso le altre ipotesi. Il procuratore D’Amato ha confermato che gli accertamenti proseguono lungo più direzioni, comprese la presenza di una persona di appoggio che conoscesse luoghi e procedure, eventuali complicità interne e l’intervento di reti criminali capaci di tentare la collocazione di opere immediatamente riconoscibili. Sono proseguiti anche i sopralluoghi, le audizioni del personale e l’esame delle registrazioni disponibili. Nessuna di queste possibilità costituisce, allo stato, un risultato definitivo dell’inchiesta.

Il furto di Messina ha aperto anche un fronte relativo all’organizzazione della tutela in Sicilia. L’associazione Articolo 9 ha inviato una lettera-manifesto al presidente della Regione Renato Schifani, all’assessore regionale dei Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato e alla Commissione Cultura dell’Assemblea regionale siciliana (Ars). Tra i promotori figurano gli ex assessori regionali Fabio Granata e Alberto Samonà e Guido Meli, già alla guida del Centro regionale per la progettazione e il restauro.

L’associazione considera il furto un “campanello d’allarme” inserito in un quadro caratterizzato, secondo la propria analisi, da organici ridotti e invecchiati, carenza di specialisti, direzioni vacanti o affidate temporaneamente, strutture accorpate, archivi non aggiornati e interventi concentrati sulle emergenze. Si tratta della diagnosi contenuta nella proposta di riorganizzazione avanzata da Articolo 9, non di conclusioni raggiunte dagli inquirenti sulle cause del furto.

Il confronto è stato rivolto alla Regione perché lo Statuto speciale siciliano, all’articolo 14, lettera n, le attribuisce competenza legislativa esclusiva nella tutela del paesaggio e nella conservazione delle antichità e delle opere artistiche. Il decreto del Presidente della Repubblica 30 agosto 1975, n. 637, ha poi trasferito alla Regione le relative funzioni amministrative, come risulta dallo Statuto e dalle norme di attuazione. Tale competenza deve essere esercitata nel rispetto dei vincoli costituzionali e delle norme statali di grande riforma, quadro richiamato anche dalla Corte costituzionale nella sentenza 160 del 2021.

Articolo 9 non propone di modificare la classificazione prevista dalla legge regionale 10 del 2000 per aree e servizi centrali, musei, parchi e biblioteche. Chiede invece che le Soprintendenze, cioè gli uffici territoriali responsabili della tutela, e il nuovo Istituto regionale per la conoscenza, la conservazione e la sicurezza del patrimonio siano riconosciuti come strutture tecnico-scientifiche complesse.

Il progetto prevede 89 postazioni dirigenziali al posto delle attuali 122: 33 in meno, pari al 27%. Il conteggio riguarda le postazioni organizzative indicate nel progetto e non equivale a una riduzione del 27% dell’intero personale regionale. La diminuzione dei livelli dirigenziali dovrebbe essere accompagnata, nelle intenzioni dell’associazione, da una più precisa attribuzione delle competenze e delle responsabilità operative.

Il nuovo istituto riunirebbe le funzioni oggi distribuite tra il Centro regionale per l’inventario, la catalogazione e la documentazione e il Centro regionale per la progettazione e il restauro. Una delle priorità sarebbe l’applicazione della Carta del rischio, un sistema informativo territoriale che mette in relazione la posizione dei beni, il loro stato di conservazione, i pericoli ambientali, strutturali e umani e le priorità d’intervento. Lo scopo dello strumento regionale è programmare manutenzione e prevenzione prima che il danno diventi un’emergenza.

La proposta comprende inoltre bandi attraverso i quali musei e parchi possano acquisire e retribuire direttamente personale qualificato. Articolo 9 chiede anche di valorizzare le 2 scuole di archeologia presenti in Sicilia e di stabilizzare circa 30 archeologi specializzati. Il manifesto, tuttavia, non modifica l’ordinamento vigente: per attuarne i contenuti sarebbero necessari atti legislativi, provvedimenti amministrativi e adeguate risorse finanziarie.

Mentre a Messina sono continuate le ricerche, un’altra opera di Antonello da Messina ha attirato centinaia di visitatori al 47º Meeting per l’amicizia fra i popoli di Rimini. Nello spazio del Dipartimento per le attività culturali (DiAC) del ministero della Cultura è esposto “Ecce homo”, espressione latina che significa “Ecco l’uomo”.

Si tratta di un’opera diversa da quelle rubate al MuMe. Anche questa è una tavola bifronte: da un lato presenta il Cristo sofferente, dall’altro San Girolamo penitente. Il dipinto appartiene al Museo nazionale d’Abruzzo (MuNDA) ed è stato concesso in prestito dal 20 al 27 agosto, con esposizione al pubblico dal 21 al 26 agosto, come indicato nella comunicazione ufficiale del museo.

Il ministero della Cultura lo ha acquistato il 9 febbraio 2026, attraverso la Direzione generale Musei, per 14,9 milioni di dollari in un’asta statunitense. Prima dell’arrivo al MuNDA, avvenuto l’8 giugno, la tavola è stata sottoposta agli esami e agli interventi conservativi dell’Istituto centrale per il restauro (ICR). Il suo ingresso nel museo aquilano è stato presentato come uno degli eventi dell’anno dedicato all’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.

La direttrice del MuNDA, Federica Zalabra, ha spiegato che Antonello ha realizzato la tavola per un committente privato, come “una sorta di viatico per poter pregare meglio”. Il sottosegretario alla Cultura Giampiero Cannella ha collegato il prestito alla scelta ministeriale di portare le opere anche fuori dalle sedi museali e ha ribadito la fiducia nelle autorità impegnate nelle indagini di Messina. Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting, ha ricordato la consuetudine della manifestazione di ospitare opere d’arte di particolare importanza.

Il prestito ha però provocato una contestazione politica all’Aquila. Pierluigi Iannarelli, segretario comunale di Sinistra Italiana, il consigliere comunale Lorenzo Rotellini e il segretario provinciale Fabrizio Giustizieri hanno giudicato inopportuna l’assenza del dipinto nei giorni in cui la città accoglie i partecipanti alla Perdonanza Celestiniana, il cui programma prende avvio il 23 agosto. Secondo i rappresentanti del partito, il trasferimento ha sottratto al museo una delle sue maggiori attrazioni proprio durante uno dei periodi di maggiore affluenza. La loro protesta ha riguardato in particolare la coincidenza delle date, mentre il rientro dell’opera al MuNDA resta previsto per il 27 agosto.

Nell’immagine di copertina, il Polittico di San Gregorio, l’Ecce homo e il MuMe di Messina.