Frane. Musumeci stanzia 100 milioni per interventi immediatamente avviabili. 23% dell’Italia a rischio

Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare scrive alle 7 Autorità di bacino chiedendo fino a 5 opere prioritarie per territorio. Le risorse arrivano dal Fondo per la riduzione dei rischi naturali previsto dalla legge di bilancio 2026, mentre è in attesa di bollinatura il decreto da 1,1 miliardi per i territori colpiti dal ciclone Harry e per Niscemi

Sintesi

Il ministro Nello Musumeci ha destinato 100 milioni alla prevenzione del dissesto franoso attingendo al Fondo per la riduzione dei rischi naturali istituito con la legge di bilancio 2026 e dotato di 350 milioni, chiedendo alle 7 Autorità di bacino di indicare entro il 27 febbraio fino a 5 interventi strategici ciascuna con priorità ai progetti già maturi e coerenti con i Piani di bacino. L’iniziativa si inserisce in un quadro più ampio che comprende l’attesa bollinatura del decreto legge da 1,1 miliardi per le aree colpite dal ciclone Harry e per Niscemi e segue precedenti assegnazioni per 320 milioni destinate a opere superiori a 10 milioni. I dati Ispra evidenziano un aggravamento del rischio idrogeologico con il 23% del territorio nazionale a pericolosità da frana e un incremento del 15% delle superfici esposte, mentre le zone a maggiore rischio passano dall’8,7% al 9,5%, confermando l’urgenza di interventi strutturali e tempestivi.

Articolo

Il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci ha attivato un nuovo programma di prevenzione contro il dissesto idrogeologico destinando 100 milioni di euro a interventi contro le frane immediatamente cantierabili. Le risorse provengono dal Fondo per la riduzione dei rischi naturali istituito con la legge di bilancio 2026, che prevede una dotazione complessiva di 350 milioni per l’anno di riferimento.

Con una lettera indirizzata ai segretari generali delle 7 Autorità di bacino distrettuali, enti pubblici competenti per la pianificazione idrografica e la gestione sostenibile del suolo e delle acque, il ministro ha affidato al Dipartimento Casa Italia, struttura della Presidenza del Consiglio dei ministri dedicata alla sicurezza del territorio e alla prevenzione dei rischi, il compito di promuovere un Programma nazionale specifico sui fenomeni franosi. Nella comunicazione viene richiesto a ciascuna Autorità di segnalare un elenco di massimo 5 interventi strategici relativi alle situazioni di maggiore criticità nel proprio ambito territoriale.

Le proposte dovranno rispettare criteri puntuali: coerenza con il Piano di bacino e con gli strumenti urbanistici vigenti; livello di esposizione al rischio per insediamenti abitativi, infrastrutture strategiche e servizi essenziali; avanzato stato di progettazione per consentire l’apertura rapida dei cantieri. Ogni dossier dovrà indicare localizzazione dell’area, descrizione sintetica del dissesto e delle opere di mitigazione previste, livello progettuale raggiunto, cronoprogramma delle attività, stima dei costi ed eventuali finanziamenti già assegnati. L’obiettivo dichiarato è accelerare l’allocazione delle risorse verso le emergenze più gravi riducendo i tempi amministrativi.

Il termine fissato per la trasmissione delle proposte è il 27 febbraio, così da consentire l’adozione dei successivi provvedimenti attuativi in tempi ristretti. L’iniziativa si colloca mentre è in corso la procedura di bollinatura, cioè la verifica tecnico-contabile da parte della Ragioneria generale dello Stato, del decreto legge da 1,1 miliardi contenente misure di sostegno per i territori colpiti dal ciclone Harry e per l’area di Niscemi, teatro di recenti eventi calamitosi e oggetto di attenzione istituzionale anche con la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Il nuovo stanziamento si aggiunge ai 320 milioni già attribuiti nei mesi precedenti alle Autorità di bacino per interventi di grande dimensione, con importo non inferiore a 10 milioni ciascuno. Il quadro scientifico conferma la crescente vulnerabilità del Paese. Secondo l’ultimo rapporto sul dissesto idrogeologico dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, la superficie nazionale classificata a pericolosità da frana ha registrato un incremento del 15%, raggiungendo il 23% del territorio complessivo. Le aree a maggiore pericolosità sono passate dall’8,7% al 9,5%, evidenziando un aggravamento legato anche agli effetti del cambiamento climatico.

La scelta di privilegiare interventi già in fase progettuale avanzata mira a coniugare prevenzione strutturale e rapidità esecutiva, in linea con gli indirizzi normativi nazionali sul contenimento del rischio idrogeologico e con gli obblighi di tutela del territorio sanciti dall’articolo 9 della Costituzione, come modificato nel 2022 per includere la protezione dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi. In questo contesto la prevenzione diventa leva prioritaria rispetto alla sola gestione dell’emergenza, con l’intento di ridurre l’esposizione di comunità e infrastrutture a fenomeni franosi sempre più frequenti e intensi.

Nell’immagine di coperti: Rapporto ISPRA – Dissesto Idrogeologico in Italia 2025