Sintesi
Nel 2020 alcuni studi sulle Forze speciali statunitensi definirono la cosiddetta Operator Syndrome, collegando anni di missioni, stress, privazione del sonno, traumi e difficoltà ormonali a una combinazione di problemi fisici, neurologici e psicologici. Nel 2024 la questione raggiunse il Congresso, che sollecitò approfondimenti sulle conseguenze dei contesti operativi ad alta pressione. Dal settembre 2025 il Pentagono ha irrigidito gli standard riguardanti peso, preparazione atletica, addestramento e cura della persona. Il 6 maggio 2026 è stato quindi avviato un programma generale per misurare e migliorare la prestazione fisica e cognitiva delle truppe. Il 15 luglio Pete Hegseth ha disposto che tutto il personale attivo e della riserva dai 30 anni sia sottoposto ogni anno al controllo del testosterone, mentre i più giovani potranno richiederlo. Le eventuali terapie sostitutive saranno volontarie. La disposizione, utilizzando l’espressione “tutto il personale”, se ne deduce che comprende formalmente anche le donne, ma demanda a successive direttive la definizione dei criteri clinici e delle modalità di trattamento, attese entro il 15 agosto 2026.

Articolo
L’origine dell’iniziativa risale al 2020, quando Christopher Frueh (psicologo e ricercatore statunitense) e altri studiosi descrissero l’Operator Syndrome (sindrome dell’operatore), un insieme di conseguenze riscontrate soprattutto tra gli appartenenti alle Forze speciali dopo anni di impieghi ad alta intensità. Il quadro non riguarda soltanto una riduzione del testosterone, ma può comprendere esposizione alle esplosioni, traumi cerebrali, disturbi del sonno, dolore cronico, depressione, ansia, difficoltà relazionali e alterazioni neuroendocrine. Nel 2024 la Camera dei rappresentanti esaminò proposte rivolte a verificare se militari e riservisti ricevessero controlli adeguati e se le patologie fossero correttamente annotate nella documentazione sanitaria.

La nuova misura si inserisce inoltre nella trasformazione disciplinare avviata da Pete Hegseth (Segretario statunitense alla Difesa dell’Amministrazione repubblicana). Il 30 settembre 2025 il responsabile del Pentagono aveva imposto maggiore severità nei confronti dei militari sovrappeso o insufficientemente preparati, ripristinato controlli atletici più frequenti e irrigidito le disposizioni sulla barba e sull’aspetto personale. Per gli incarichi di combattimento era stato affermato il principio di standard fisici uguali per uomini e donne, mentre per il personale in servizio attivo era stata prevista attività motoria intensa durante le giornate lavorative e almeno 2 verifiche annuali dell’efficienza fisica.

Il passaggio successivo è arrivato il 6 maggio 2026 con il memorandum denominato Warfighter Performance Optimization (WPO, ottimizzazione della prestazione del combattente), fondato sul modello Total Force Fitness (TFF, efficienza complessiva della forza). Il militare viene considerato una capacità strategica da controllare e preservare con lo stesso rigore applicato alle armi e alle attrezzature. Il progetto comprende forma fisica, prontezza mentale, capacità decisionale, salute cerebrale, dispositivi indossabili, analisi dei dati e tecnologie destinate a individuare precocemente un calo delle prestazioni.
Il memorandum del 15 luglio rende immediatamente obbligatorio il controllo della carenza di testosterone per tutto il personale attivo e della riserva che abbia compiuto 30 anni. L’esame dovrà essere inserito nella Periodic Health Assessment (PHA, valutazione sanitaria periodica), cioè il controllo medico ordinario compiuto annualmente per verificare l’idoneità e la prontezza operativa. Chi non ha ancora raggiunto quella soglia anagrafica potrà domandare volontariamente il prelievo. In caso di valori ridotti, il trattamento proposto non sarà imposto e il militare potrà scegliere se sottoporsi alla testosterone replacement therapy (TRT, terapia sostitutiva con testosterone).
Il documento ordina all’apparato sanitario militare di rendere disponibili i test in tutte le strutture e di predisporre indicazioni cliniche, materiale informativo e procedure uniformi. Entro il 15 agosto 2026 dovrà essere aggiornata anche l’istruzione sanitaria emanata nel 2016 che disciplina le valutazioni periodiche. Sarà inoltre costituito un organismo consultivo formato da specialisti esterni, chiamato a orientare le scelte su salute, prestazione umana e appropriatezza dei trattamenti.
La domanda se le donne sono coinvolte, troverebbe una prima risposta nella formulazione letterale dell’atto. Non vengono indicati esclusivamente gli uomini, ma “tutto il personale” in servizio attivo e nella riserva. Di conseguenza, una militare di almeno 30 anni rientra formalmente nello screening obbligatorio. Questa inclusione, tuttavia, non equivale automaticamente all’accesso generalizzato alla somministrazione di testosterone. Il provvedimento non chiarisce quali intervalli di riferimento saranno impiegati per il sesso femminile, quali sintomi dovranno accompagnare un risultato ridotto, se verranno considerate menopausa e perimenopausa e se saranno predisposti controlli più ampi su estrogeni, fertilità e salute riproduttiva. Il Dipartimento non ha ancora fornito una risposta pubblica dettagliata su tali aspetti.
Le differenze biologiche e cliniche sono decisive. Anche l’organismo femminile produce testosterone, prevalentemente nelle ovaie e nelle ghiandole surrenali, ma in concentrazioni molto inferiori rispetto a quelle maschili. Non esiste un’unica soglia ematica capace di diagnosticare, da sola, una presunta carenza androgenica nelle donne sane. Il consenso scientifico internazionale individua come sola indicazione sostenuta da prove sufficienti l’eventuale trattamento del hypoactive sexual desire disorder (HSDD, disturbo del desiderio sessuale ipoattivo) in alcune donne dopo la menopausa, dopo una valutazione clinica, psicologica e relazionale completa. Non risultano invece dimostrazioni adeguate per prescriverlo allo scopo generale di aumentare forza, energia, capacità cognitive, benessere o rendimento professionale.
Negli Stati Uniti i medicinali contenenti testosterone autorizzati dalla Food and Drug Administration (FDA, Agenzia statunitense per alimenti e farmaci) sono approvati per uomini con bassi livelli associati a condizioni mediche accertate. Non esiste attualmente un prodotto specificamente autorizzato per una generica insufficienza di testosterone femminile o per migliorare le prestazioni delle soldate. Qualunque eventuale impiego dovrebbe quindi essere valutato individualmente dagli specialisti, evitando dosaggi capaci di provocare acne, crescita dei peli, alterazioni della voce, perdita dei capelli, modificazioni metaboliche o altri segni di eccesso androgenico.
Il 16 luglio l’Endocrine Society (organizzazione scientifica internazionale degli specialisti delle malattie ormonali) ha reagito all’annuncio ricordando che non esistono prove sufficienti per raccomandare uno screening indiscriminato della popolazione maschile priva di sintomi. La diagnosi di ipogonadismo richiede disturbi compatibili e almeno 2 prelievi eseguiti al mattino, a digiuno e con sistemi di laboratorio attendibili. Obesità, uso di oppioidi o corticosteroidi, stress, carenza di sonno e altre condizioni reversibili devono essere esaminate prima di iniziare una cura. Per chi è sovrappeso e non presenta ulteriori cause organiche, la riduzione del peso rappresenta generalmente il primo intervento.
La società scientifica ha ricordato che lo studio TRAVERSE, svolto su oltre 5.200 uomini, non ha rilevato un aumento significativo di infarti e ictus durante un periodo compreso tra 1 e 4 anni. Sono però emersi un incremento relativo di circa il 50% delle embolie polmonari e un numero maggiore di fratture tra i soggetti trattati. Restano inoltre da approfondire gli effetti a lungo termine, compreso il rischio prostatico. Nel 2025 l’agenzia regolatoria statunitense ha eliminato l’avvertenza più severa riguardante infarto e ictus, mantenendo però l’indicazione che questi prodotti possono aumentare la pressione arteriosa.
Diversi studiosi hanno pertanto contestato l’equazione secondo cui una concentrazione più alta renderebbe necessariamente una persona più forte, lucida o resistente. Adriane Fugh-Berman (professoressa di farmacologia e fisiologia alla Georgetown University) ha definito la scelta priva di una base scientifica sufficiente e potenzialmente dannosa. Altri specialisti hanno osservato che i valori oscillano nel corso della giornata, delle settimane e delle stagioni e che una persona con 700 nanogrammi per decilitro non è automaticamente più capace di chi presenta un livello pari a 300. Una somministrazione esterna può inoltre ridurre la produzione di spermatozoi e compromettere la fertilità maschile.
La questione femminile è stata sollevata anche sul piano politico. Tammy Duckworth (senatrice democratica, veterana della guerra in Iraq e componente della commissione Forze armate) e Chrissy Houlahan (deputata democratica ed ex ufficiale dell’Aeronautica) hanno chiesto che la salute ormonale venga affrontata in maniera paritaria, includendo controlli utili a individuare problemi di fertilità sia negli uomini sia nelle donne. La prima ha inoltre evidenziato la contraddizione tra la disponibilità a finanziare una terapia ormonale per determinate categorie e le restrizioni imposte ai militari transgender.
Il richiamo non è soltanto politico. Il 1° giugno 2026 una sezione della Corte d’appello federale del Distretto di Columbia ha ritenuto illegittima la politica che escludeva dal servizio le persone transgender, limitando però la protezione ai militari già in servizio che avevano presentato ricorso. La pronuncia è stata temporaneamente sospesa per consentire all’Amministrazione di chiedere un ulteriore riesame, mentre il divieto è rimasto operativo in seguito a un precedente intervento della Corte Suprema. Non risultano invece, alla data del 17 luglio, decisioni giudiziarie riguardanti specificamente il nuovo controllo annuale del testosterone, emanato soltanto 2 giorni prima.
Nel dibattito italiano, un’analisi pubblicata il 24 maggio 2026 da Il Sole 24 Ore ha sottolineato che il mercato delle terapie ormonali sta avanzando più rapidamente delle conoscenze scientifiche, favorito da cliniche, piattaforme telematiche e promesse di ringiovanimento. Un successivo approfondimento di Scienza in Rete ha distinto il trattamento dell’ipogonadismo documentato dalla ricerca commerciale di muscoli, virilità ed eterna giovinezza. Chiara Volpato (psicologa sociale e docente all’Università di Milano-Bicocca) ha osservato che gli ideali corporei estremi e la competizione continua possono alimentare isolamento, insoddisfazione e concentrazione ossessiva sull’aspetto fisico.
Lo stesso contributo ha ricordato che l’Associazione Medici Endocrinologi (AME), la Società Italiana di Andrologia e Medicina della Sessualità (SIAMS) e la Società Italiana di Endocrinologia (SIE) avevano chiesto all’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) un accesso più equo alle cure per i pazienti affetti da vero ipogonadismo. Il principio è dunque duplice: non ostacolare chi presenta una patologia accertata, ma evitare che il testosterone sia trasformato in uno strumento automatico di potenziamento fisico o in un indicatore di valore personale e professionale.
La misura statunitense potrà diventare un’occasione di prevenzione soltanto se il primo risultato non verrà confuso con una diagnosi e se uomini e donne riceveranno percorsi distinti, fondati su sintomi, ripetizione degli esami, cause individuali e consenso informato. Allo stato attuale le soldate risultano comprese nel controllo, ma non è ancora possibile affermare che saranno destinatarie delle medesime terapie. La risposta definitiva dipenderà dalle istruzioni applicative, dai valori di riferimento scelti e dalle indicazioni cliniche che dovranno essere pubblicate entro il 15 agosto.
L’opinione
In questi giorni L’Odissea di Christopher Nolan riporta al centro dell’immaginario Ulisse, personaggio che da quasi 3.000 anni rappresenta l’intelligenza, l’inquietudine e la capacità umana di sopravvivere alle proprie fragilità. Ulisse è un uomo, ma avrebbe potuto incarnarsi anche in una donna. Nel mondo antico, tuttavia, i ruoli politici, militari e sociali erano riservati quasi esclusivamente ai maschi. Le donne rimasero subordinate persino nelle società occidentali moderne, perciò sarebbe stato difficile immaginare una comandante alla guida di una flotta nell’epoca in cui nacquero i poemi omerici. L’Iliade e l’Odissea vengono collocate tra la fine dell’VIII e l’inizio del VII secolo a.C. Non sappiamo se Omero sia realmente esistito o se il suo nome indichi una lunga tradizione poetica orale. Odisseo è il nome greco dell’eroe, chiamato Ulisse nella tradizione latina.
Ulisse può essere considerato il vero rappresentante dell’essere umano. Non possiede la forza quasi sovrumana di Achille né l’imponenza di Aiace. La sua grandezza risiede nell’intelligenza, nell’osservazione, nella creatività e nella capacità di adattarsi. Riesce a prevedere le mosse degli avversari, inventare soluzioni e trasformare una condizione di inferiorità in un vantaggio. Per questo Agamennone lo volle nella spedizione contro Troia, nonostante provenisse dalla piccola Itaca e disponesse di poche navi e combattenti. La sua forza non coincide con i muscoli o con il testosterone, ma con la parola, l’intuizione e la capacità di immaginare ciò che ancora non esiste. È forte perché conosce le proprie debolezze e sa modificare il proprio comportamento secondo le circostanze e lavora quotidianamente su se stesso.
Anche la storia dell’umanità può essere letta come una lunga Odissea. In un intervallo brevissimo rispetto alla vita complessa sulla Terra, gli esseri umani hanno sviluppato un cervello capace di elaborare informazioni, creare strumenti, linguaggi, conoscenze e organizzazioni sociali. A questa facoltà si è unito un corpo adatto a trasformare il pensiero in azione, grazie anche alla precisione delle mani e dei pollici opponibili. Non furono quindi i muscoli, da soli, a rendere dominante la nostra specie. I nostri antenati sopravvissero a predatori più forti e veloci attraverso l’intelligenza, il fuoco, gli strumenti, la comunicazione e soprattutto la collaborazione. Il mutuo soccorso, la cura dei figli e la protezione dei più fragili furono elementi fondamentali dell’evoluzione umana.
Ulisse rappresenta proprio questa combinazione. È guerriero e narratore, mente e corpo, coraggio e paura. Non vince perché non cade mai, ma perché dopo ogni caduta osserva, confronta, impara e riparte. Anche una donna avrebbe potuto incarnare queste qualità, poiché intelligenza, umiltà, creatività, coraggio e capacità strategica non appartengono a un solo sesso. La stessa Odissea, nonostante i tempi lontani e seppure con concetti antichi, è attraversata da figure femminili decisive come Atena, Penelope, Circe, Calipso e Nausicaa.
Per questo il tentativo di misurare la forza dei militari attraverso il testosterone rischia di proporre una visione impoverita dell’essere umano. Un esercito non diventa necessariamente più efficiente aumentando la massa muscolare o inseguendo un modello biologico di virilità. La vera preparazione comprende lucidità, equilibrio psicologico, disciplina, esperienza, collaborazione e capacità di decidere sotto pressione. Il testosterone può anche avere rilievo medico, ma non può diventare il simbolo assoluto della forza e del valore personale. Ulisse dimostra che il guerriero più utile non è sempre il più muscoloso, ma colui che sa pensare mentre gli altri reagiscono soltanto d’istinto.
La nostra epoca sembra invece spingerci verso corpi perfetti, performanti e apparentemente felici, mentre indebolisce la capacità di riflettere, dubitare e immaginare alternative. Consumismo, media e piattaforme digitali premiano spesso l’apparenza, la reazione immediata e lo scontro. Anche una parte della Politica e delle Istituzioni hanno cinicamente compreso che cittadini stanchi, impauriti e divisi sono più facili da controllare rispetto a persone informate e consapevoli. Sicché, noi cittadini, invece di diventare nuovi Ulisse, rischiamo così di trasformarci in buoi anabolizzati, ingrassati, ubriachi di consumo e imbottiti di ideologie. Restiamo chiusi nei nostri recinti mentali e, anziché riconoscere chi li ha costruiti, ci accusiamo reciprocamente. Mentre la mandria combatte al proprio interno, chi controlla i recinti può spartirsi il ricavato. È sufficiente alimentare timori, rancore e contrapposizioni, inducendo ciascuno a considerare l’altro come il principale nemico.
Ulisse continua invece a ricordarci che l’essere umano non coincide con i muscoli, con l’apparenza o con un valore rilevato nel sangue. È la creatura capace di immaginare una via d’uscita, trasformare il pensiero in azione e collaborare con gli altri per raggiungere una meta comune. La vera alternativa, quindi, non è tra forti e deboli, né tra uomini e donne, ma tra esseri umani consapevoli e individui ridotti a consumatori obbedienti; elettorati irregimentati per opportunismo; masse ideologizzate come zombi; o immobilizzati da nostalgie alimentate dalla propaganda: una sorta di bestiami trasversali, ben nutriti e apparentemente liberi, guidati verso destinazioni decise da altri.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.



