Fondi europei. 16 richieste di arresti domiciliari tra atenei e centri di ricerca, in Sicilia, Campania e altre regioni

La Procura europea amplia l’indagine partita dal quartiere Zen di Palermo e ipotizza un sistema di affidamenti diretti pilotati in cambio di dispositivi tecnologici. Coinvolti docenti universitari, ricercatori e manager di una società informatica siciliana.

Sintesi

L’inchiesta della Procura Europea (EPPO, European Public Prosecutor’s Office, Ufficio del Procuratore pubblico europeo) ipotizza un meccanismo illecito di assegnazione di appalti finanziati con fondi dell’Unione europea in cambio di beni tecnologici, con richiesta di 16 arresti domiciliari tra imprenditori, docenti universitari e ricercatori. Le indagini, partite nel 2023 dal caso della scuola Giovanni Falcone allo Zen di Palermo e dalla condanna della dirigente Daniela Lo Verde per corruzione e peculato, si sono estese a università come la Federico II di Napoli e a strutture del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), coinvolgendo Sicilia, Campania e altre regioni. Secondo l’accusa il sistema si basava su affidamenti diretti pilotati e su una “corsia preferenziale” nelle forniture, mentre la società R-Store ha dichiarato di aver già collaborato con gli inquirenti e di stare esaminando i nuovi atti.

Articolo

Dalle prime verifiche del 2023 sulla gestione dei finanziamenti europei destinati alla scuola Giovanni Falcone nel quartiere Zen di Palermo si è sviluppato un filone investigativo di più ampia portata che oggi coinvolge atenei e centri di ricerca in diverse aree del Paese. L’indagine è coordinata dalla Procura Europea, EPPO (European Public Prosecutor’s Office, Ufficio del Procuratore pubblico europeo), organismo istituito con regolamento UE 2017/1939 per tutelare gli interessi finanziari dell’Unione, e punta a chiarire un presunto circuito di corruzione e turbativa della libertà di scelta del contraente, reato che riguarda l’alterazione delle procedure di affidamento degli appalti pubblici.

I Pubblici ministeri europei Geri Ferrara e Amelia Luise hanno chiesto al Giudice per le indagini preliminari l’applicazione degli arresti domiciliari per 16 indagati tra imprenditori, professori universitari e ricercatori. Tra questi figurano dirigenti e manager della società palermitana R-Store, attiva nel commercio di prodotti informatici, tra cui l’amministratore delegato Giancarlo F. che si è autosospeso dall’incarico, l’education manager Mario P. e Giuseppe C. Risultano sospesi anche Antonio F. e lo stesso Mario P. Due docenti universitari, Enrico C. e Luigi C. avrebbero ammesso davanti al Giudice parte delle contestazioni, secondo quanto emerso nelle fasi preliminari.

L’ipotesi accusatoria delinea un sistema consolidato fondato su una “corsia preferenziale” nell’assegnazione di forniture e servizi finanziati con risorse europee, in cambio di utilità personali rappresentate da dispositivi tecnologici quali smartphone, computer e televisori intelligenti. Tali beni, secondo gli investigatori, non sarebbero stati destinati esclusivamente agli indagati ma anche a familiari e conoscenti. Gli affidamenti diretti, modalità consentita entro determinate soglie dal codice dei contratti pubblici ma subordinata a criteri di trasparenza e rotazione, sarebbero stati orientati in modo da favorire sistematicamente la medesima società.

Tra gli Enti citati negli atti compaiono l’Università Federico II di Napoli e strutture del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), oltre a fondazioni e istituti con sedi a Como e Bari. Le regioni interessate dalle attività investigative comprendono Sicilia e Campania, ma gli approfondimenti si sono estesi anche ad altri territori, in un quadro che gli inquirenti descrivono come diffuso e non episodico. Il punto di origine dell’inchiesta risale al 2023, quando la dirigente scolastica Daniela Lo Verde, il vice Daniele Agosta e una dipendente della società fornitrice furono posti agli arresti domiciliari con accuse di corruzione e peculato, reato che consiste nell’appropriazione indebita di denaro o beni pubblici da parte di chi ne abbia la disponibilità per ragioni d’ufficio. In seguito i tre hanno definito il procedimento con patteggiamento. Secondo quanto accertato in quel primo segmento investigativo, parte dei beni acquistati con fondi europei per progetti scolastici, inclusi dispositivi elettronici e generi alimentari destinati alla mensa, sarebbe stata distratta dall’uso previsto. Alcuni oggetti furono restituiti nel corso del procedimento per ottenere un trattamento sanzionatorio più mite.

Le indagini presero le mosse dalla fornitura di smartphone destinati ai progetti finanziati dall’Unione europea. Una dipendente del punto vendita R-Store di via Notarbartolo avrebbe ammesso che quei dispositivi costituivano una contropartita per l’assegnazione delle commesse. Da tali dichiarazioni sarebbe scaturito l’ampliamento delle verifiche ad altri contesti universitari e scientifici.

La Procura Europea sostiene che il meccanismo fosse strutturato e reiterato nel tempo, con un’alterazione sistematica delle procedure di scelta del contraente. Nei prossimi giorni proseguiranno gli interrogatori preventivi davanti al giudice per le indagini preliminari, che dovrà valutare la sussistenza delle esigenze cautelari e decidere sull’eventuale applicazione delle misure richieste. In una nota ufficiale la società R-Store ha precisato che “le informazioni diffuse riguardano sviluppi di un procedimento già noto sin dalla tarda primavera del 2023” e che l’azienda avrebbe assicurato “piena e tempestiva collaborazione” con gli inquirenti, aggiungendo che gli aggiornamenti farebbero riferimento a vicende ritenute concluse e che i nuovi atti sono in fase di esame.

Il quadro normativo di riferimento comprende la disciplina nazionale sugli appalti pubblici e la tutela penale degli interessi finanziari dell’Unione europea, rafforzata dall’azione dell’EPPO (European Public Prosecutor Office) competente per i reati che ledono il bilancio comunitario. L’evoluzione dell’inchiesta e le decisioni del Giudice determineranno la tenuta delle accuse e l’eventuale approdo a giudizio, in un contesto che riporta al centro il tema della gestione trasparente delle risorse europee e dei controlli sugli affidamenti diretti.

Nota

In ottemperanza al diritto di cronaca tutelato dalla Costituzione, si precisa che, dato lo stadio di indagini in corso, ogni persona eventualmente coinvolta è da considerarsi innocente fino a una sentenza definitiva che accerti la sua colpevolezza.