Foggia. Ucciso un 47enne personal trainer incensurato. In un audio la vittima sembra dire: “Che fai, mi spari?”

Il delitto del personal trainer 42enne ripreso da telecamere e registrazioni sonore. Gli investigatori frenano sulla diffusione mediatica: “Servono verifiche tecniche e riscontri oggettivi”

Sintesi

Un uomo di 42 anni è stato assassinato a Foggia la sera del 13 aprile mentre passeggiava con il cane vicino casa. Le indagini coordinate dalla Procura procedono tra l’analisi di un video che mostrerebbe un sospetto in bicicletta e un audio con voci e spari compatibili con l’orario del delitto. Gli inquirenti escludono al momento collegamenti con la criminalità organizzata ma non chiariscono movente e identità dell’aggressore. Le Autorità sottolineano la necessità di verifiche tecniche come la consulenza fonica per validare le prove diffuse dai media. Il caso genera forte allarme pubblico anche per il profilo della vittima descritta come persona incensurata e integrata nel tessuto sociale.

Articolo

L’omicidio di Annibale Carta, conosciuto come Dino, si è consumato nella serata del 13 aprile a Foggia, in via Caracciolo, nei pressi dello stadio Stadio Pino Zaccheria. Il 42enne, istruttore sportivo e preparatore atletico, è stato colpito alle spalle con diversi proiettili mentre accompagnava il proprio cane, in un contesto urbano ordinario e privo, almeno in apparenza, di segnali premonitori. L’azione omicidiaria, avvenuta intorno alle 21.58, si colloca in un arco temporale confermato da elementi tecnici, tra cui registrazioni audio e riscontri ambientali acquisiti nelle immediate vicinanze del luogo del fatto.

Le attività investigative, coordinate dalla Procura della Repubblica locale, guidata dal Magistrato Enrico Infante, si sviluppano lungo direttrici convergenti ma ancora prive di un approdo definitivo. Un contributo rilevante proviene da un filmato diffuso dal Tg1, nel quale si distinguerebbe un individuo con il volto coperto da cappuccio mentre si allontana in bicicletta dalla scena del crimine. L’immagine, tuttavia, non consente un riconoscimento fisionomico e richiede ulteriori analisi tecniche per determinarne l’effettiva rilevanza probatoria.

Parallelamente, un secondo elemento acquisito riguarda una traccia sonora proveniente da un impianto di videosorveglianza situato in via Carlo Pisacane, a circa 30 metri dal punto dell’agguato. La registrazione, trasmessa anche nel programma televisivo Ore 14, documenta quattro detonazioni in sequenza, precedute e seguite da voci sovrapposte. Tra queste emergerebbe una frase attribuibile a un interlocutore maschile: “Ma che fai? Mi spari?”, seguita da un’espressione di supplica. Tuttavia, gli inquirenti precisano che non vi è certezza sull’identità delle voci né sulla loro diretta connessione con la vittima o con l’autore del reato.

Dal punto di vista procedurale, gli investigatori dell’Arma dei Carabinieri hanno repertato un caricatore di arma da fuoco, verosimilmente smarrito dall’aggressore durante la fuga, elemento che potrebbe rivelarsi decisivo per l’identificazione balistica e comparativa. Contestualmente, è in corso l’acquisizione sistematica di ulteriori immagini di videosorveglianza provenienti da edifici e attività commerciali della zona, al fine di ricostruire con precisione la traiettoria di fuga del sospettato, che avrebbe percorso anche tratti contromano.

Sotto il profilo criminologico, al momento viene escluso un coinvolgimento diretto della criminalità organizzata, ipotesi che, in un contesto territoriale complesso, rappresenta un dato non secondario. La vittima risulta incensurata, inserita nel contesto sociale e impegnata anche in attività di volontariato. La sua biografia personale, che include una famiglia con due figlie, contribuisce a delineare un quadro di apparente normalità incompatibile con dinamiche delittuose strutturate, orientando le indagini verso ipotesi alternative come un conflitto occasionale o relazioni interpersonali non ancora emerse.

Le dichiarazioni del Procuratore Enrico Infante evidenziano una linea di prudenza metodologica: “I tempi dell’indagine non coincidono con quelli della comunicazione mediatica”. Il riferimento è alla necessità di sottoporre materiali audiovisivi a consulenze tecniche specialistiche, tra cui l’analisi fonica (procedura per identificare e comparare voci registrate), indispensabile per attribuire valore probatorio alle registrazioni. La diffusione anticipata di contenuti non verificati rischia, infatti, di generare distorsioni interpretative e pressioni sull’opinione pubblica.

In ordine cronologico, la sequenza degli eventi e degli atti investigativi si articola come segue: il 13 aprile alle 21.58 si consumano gli spari rilevati dalle registrazioni; nelle ore successive intervengono i rilievi tecnici dei Carabinieri con repertazione di elementi materiali; nei giorni immediatamente dopo vengono escussi familiari e conoscenti della vittima senza esiti decisivi; emergono quindi i primi contributi audiovisivi diffusi dai media tra cui il filmato del Tg1 e l’audio trasmesso da Ore 14; infine prosegue l’attività di acquisizione e analisi di ulteriori prove tecniche sotto il coordinamento della Procura.