Federconsumatori Messina vince il giudizio: banca condannata al risarcimento della correntista truffata online

Il Tribunale di Treviso ha riconosciuto il diritto al risarcimento di una cliente messinese vittima di phishing e spoofing, assistita dall’avv. Fulvio Capria di Federconsumatori Messina, disponendo il pagamento di 24.991 euro oltre spese legali. Puntata de “Le Iene” su casi analoghi

Sintesi

Il Tribunale di Treviso, con sentenza del 16 aprile 2026, ha condannato un istituto bancario a risarcire una cliente messinese vittima di una frode informatica, riconoscendole oltre 24.991 euro, oltre alle spese legali, per le carenze nei sistemi di sicurezza della banca. La donna era stata raggirata attraverso sms apparentemente provenienti dal proprio istituto di credito, mediante tecniche di phishing e spoofing ormai diffuse e ben conosciute. L’avv. Fulvio Capria di Federconsumatori Messina ha dimostrato davanti al Giudice la particolare sofisticazione della frode informatica, ottenendo così il riconoscimento del diritto della correntista al risarcimento del danno. La vicenda si inserisce in un contesto nazionale segnato da un costante aumento delle truffe online ai danni dei conti correnti e dei sistemi di home banking. Anche la trasmissione televisiva “Le Iene”, nella puntata del 14 maggio 2026, ha documentato nuovi casi di hackeraggio e bonifici fraudolenti. Esperti informatici, associazioni dei consumatori, giurisprudenza italiana e normativa europea sottolineano l’obbligo per gli istituti di credito di adottare sistemi avanzati di autenticazione e di protezione dei dati dei clienti. Restano comunque fondamentali la prudenza degli utenti, le verifiche dirette con la banca e i controlli sugli investimenti online autorizzati dalla CONSOB.

Articolo

Il Tribunale di Treviso, con sentenza emessa il 16 aprile 2026, ha condannato una banca a risarcire una cliente di Messina vittima di una sofisticata frode informatica, riconoscendo alla correntista il diritto a ottenere 24.991 euro oltre alle spese legali. La donna, assistita dall’avvocato Fulvio Capria di Federconsumatori Messina, era stata raggiunta sul proprio telefono cellulare da una serie di sms apparentemente provenienti dal numero ufficiale dell’istituto di credito. Nei messaggi veniva richiesto di scaricare una specifica applicazione per aumentare la sicurezza del conto corrente e proteggere le operazioni bancarie online.

Il giorno successivo la cliente, non riuscendo più ad accedere al proprio profilo bancario digitale, contattava il servizio assistenza della banca apprendendo che dal proprio conto era stato disposto un bonifico di 24.991 euro verso un soggetto completamente sconosciuto. L’istituto bancario sosteneva inizialmente che la responsabilità fosse attribuibile alla correntista, ma il Tribunale di Treviso, competente territorialmente in relazione alla residenza della cliente, ha invece riconosciuto una responsabilità dell’ente creditizio per l’insufficienza dei sistemi di protezione delle credenziali e dei codici di autenticazione utilizzati dai clienti.

Secondo il Giudice, infatti, le tecniche di phishing e spoofing erano da tempo conosciute nel panorama della criminalità informatica e avrebbero imposto agli istituti di credito l’adozione di strumenti di sicurezza più avanzati. Il phishing consiste nell’invio di comunicazioni fraudolente apparentemente autentiche finalizzate a sottrarre dati personali e bancari. Lo spoofing, invece, è una tecnica di falsificazione informatica attraverso la quale il truffatore fa apparire un numero telefonico o un mittente come ufficialmente riconducibile alla banca o a un ente affidabile.

La decisione del Tribunale di Treviso si inserisce in un orientamento giurisprudenziale sempre più consolidato. Negli ultimi anni numerose sentenze della Corte di Cassazione e dell’Arbitro Bancario Finanziario, noto come ABF (Arbitro Bancario Finanziario), hanno evidenziato che gli istituti di credito devono dimostrare di avere adottato tutte le misure tecnologiche idonee a prevenire accessi abusivi ai conti correnti online. In base alla normativa europea PSD2 (Payment Services Directive 2, Direttiva Europea sui Servizi di Pagamento) e alle disposizioni dell’EBA (European Banking Authority, Autorità Bancaria Europea), le banche sono obbligate a garantire sistemi di autenticazione forte del cliente, definiti “Strong Customer Authentication”, cioè procedure di verifica multilivello capaci di ridurre il rischio di frodi digitali.

Sul fenomeno è intervenuta anche la trasmissione televisiva “Le Iene”, che nella puntata del 14 maggio 2026 ha dedicato un ampio servizio alle truffe sui conti correnti online. L’inchiesta realizzata da Veronica Ruggeri dal titolo “Come un hacker ti svuota il conto” ha ricostruito il caso di due fratelli ai quali sarebbero stati sottratti circa 100.000 euro da un conto aziendale. La frode sarebbe partita da un sms apparentemente inviato dalla banca, seguito poi da bonifici istantanei verso un’associazione inesistente con conto corrente localizzato a Salerno. Secondo quanto documentato nel servizio, i codici autorizzativi risultavano ancora presenti sul computer aziendale delle vittime, elemento che ha alimentato dubbi sull’effettiva vulnerabilità dei sistemi bancari e delle reti informatiche.

Nel corso della trasmissione, l’esperto informatico Paolo Dal Checco ha illustrato alcune delle modalità utilizzate dagli hacker per intercettare o manipolare i sistemi di autenticazione bancaria. Le tecniche criminali descritte comprendono malware, software malevoli capaci di sottrarre dati sensibili, intercettazioni di sessioni digitali e alterazioni delle comunicazioni elettroniche tra cliente e banca.

Le inchieste televisive della trasmissione Mediaset hanno inoltre documentato altre tipologie di frodi. Tra queste emergono i falsi investimenti online promossi da call center localizzati spesso all’estero, in particolare nei Balcani, che propongono piattaforme di trading apparentemente collegate a società famose. In questi casi vengono mostrati guadagni simulati attraverso software manipolati, inducendo le vittime a versare somme sempre più elevate prima della scomparsa definitiva dei truffatori. Il programma televisivo ha dedicato spazio anche alle cosiddette romance scam, cioè truffe sentimentali nelle quali persone anziane o fragili vengono raggirate da individui che fingono relazioni affettive per ottenere accesso ai risparmi bancari.

Negli ultimi mesi anche la CONSOB ha intensificato gli avvisi contro piattaforme abusive di investimento online, oscurando numerosi siti internet non autorizzati. L’autorità di vigilanza finanziaria italiana continua a ricordare ai cittadini la necessità di verificare che gli operatori finanziari siano regolarmente iscritti negli elenchi ufficiali prima di effettuare investimenti o trasferimenti di denaro.

Sul piano normativo e giurisprudenziale si registra una crescente attenzione verso la tutela dei correntisti. Diverse pronunce giurisprudenziali recenti hanno chiarito che la semplice digitazione di codici personali da parte della vittima non esclude automaticamente la responsabilità della banca qualora risultino carenze nei sistemi antifrode, anomalie nelle procedure di controllo o mancato blocco di operazioni sospette. Alcuni tribunali italiani hanno inoltre evidenziato come le banche debbano monitorare movimenti anomali, bonifici improvvisi o trasferimenti verso soggetti sconosciuti intervenendo tempestivamente per bloccare operazioni incompatibili con le abitudini finanziarie del cliente.

Secondo associazioni dei consumatori e specialisti di cybersicurezza, la prevenzione resta comunque fondamentale. Gli esperti raccomandano di non cliccare mai su collegamenti ricevuti tramite sms o posta elettronica apparentemente inviati dalla banca. È inoltre consigliabile non comunicare codici personali o password telefonicamente e contattare direttamente il numero ufficiale dell’istituto di credito in caso di dubbi. Particolare attenzione deve essere prestata alle richieste urgenti di trasferimento di denaro verso presunti “conti sicuri”, modalità frequentemente utilizzata nelle frodi telefoniche più recenti.

Il fenomeno delle truffe digitali continua infatti a crescere parallelamente alla diffusione dell’home banking e dei pagamenti elettronici. Le organizzazioni criminali sfruttano tecnologie sempre più sofisticate, social engineering, cioè manipolazione psicologica delle vittime, e vulnerabilità informatiche per aggirare sistemi di sicurezza tradizionali. In questo contesto, sentenze come quella del Tribunale di Treviso rappresentano un segnale importante nella definizione delle responsabilità degli istituti bancari e nella tutela economica dei correntisti colpiti da frodi informatiche sempre più avanzate.