Sintesi
Nei documenti pubblici non esiste una stima complessiva delle somme spese tra il 2024 e il 2026 dalla Regione Siciliana e dai 9 Comuni capoluogo per sagre, feste, spettacoli e manifestazioni. Le risorse sono distribuite fra leggi finanziarie, variazioni di bilancio, decreti, contributi dell’Ars e provvedimenti comunali. Oggi non è possibile indicare correttamente un totale unico senza esaminare migliaia di atti.

La Presidenza dell’Ars ha pubblicato gli elenchi dei contributi concessi nel triennio. Uno studio del deputato regionale Adriano Varrica ha calcolato 7,85 milioni di euro e circa 2.700 beneficiari nel periodo 2023-2025, mentre nel 2026 le assegnazioni hanno già superato 431.000 euro. Questa sola forma di finanziamento ha assorbito diversi milioni, ma non comprende tutti gli eventi sostenuti dalla Regione.

Le finanziarie regionali hanno autorizzato stanziamenti molto più consistenti, spesso raccolti in tabelle che comprendono insieme manifestazioni, promozione turistica, opere pubbliche, chiese, associazioni e interventi sociali. I circa 100 milioni attribuiti al maxi-emendamento approvato alla fine del 2024 non sono stati destinati interamente a feste e sagre.

Non esiste neppure un rendiconto coordinato delle somme impegnate da Palermo, Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Enna, Caltanissetta, Agrigento e Trapani. Per ricostruirlo occorrerebbe controllare bilanci, determine, affidamenti, contributi e compartecipazioni di ogni Comune, distinguendo le risorse proprie da quelle già trasferite dalla Regione. La lacuna principale è la mancanza di trasparenza aggregata, non l’assenza dei singoli atti.
Articolo
Il conto che nessuno ha ancora redatto
Quanto ha speso complessivamente la Sicilia tra il 2024 e il 2026 per sagre, feste patronali, carnevali, spettacoli, tornei ed eventi analoghi? La risposta documentale più corretta è che un totale ufficiale non esiste. Gli stanziamenti sono disseminati tra bilancio regionale, leggi finanziarie, variazioni, decreti dell’assessorato al Turismo, contributi della Presidenza dell’Assemblea regionale siciliana, trasferimenti ai Comuni e provvedimenti autonomi delle amministrazioni locali.
La frammentazione rende impossibile sommare automaticamente le cifre pubblicate sui giornali. Lo stesso evento può comparire prima nella legge regionale che finanzia il Comune, poi nel bilancio comunale e infine nella determina con cui viene affidato il servizio. Addizionare i 3 importi produrrebbe un conteggio multiplo della medesima somma.
Per ottenere un totale attendibile occorrerebbe utilizzare i pagamenti effettivi oppure gli impegni definitivi, identificandoli attraverso il Codice unico di progetto e il Codice identificativo di gara quando presenti. Bisognerebbe inoltre scegliere un criterio uniforme: includere soltanto sagre e feste oppure anche festival culturali, concerti, iniziative sportive, promozione turistica, luminarie, allestimenti, sicurezza e comunicazione. Certo che stride nell’era di IA non esserci dei rendiconti regionali.
I contributi decisi dalla Presidenza dell’Ars
La parte più facilmente consultabile è rappresentata dagli elenchi pubblicati dall’Ars. Il regolamento speciale consente al presidente dell’Assemblea di concedere contributi per attività culturali, beneficenza e solidarietà. Fino a 15.000 euro la decisione può essere assunta dal presidente. Oltre tale limite è necessaria una deliberazione del Consiglio di Presidenza.
Gaetano Galvagno (presidente dell’Ars ed esponente di Fratelli d’Italia) ha quindi esercitato un potere previsto da un regolamento interno, non una facoltà priva di base normativa. Resta politicamente discutibile l’ampiezza della discrezionalità, in quanto non si tratta di una graduatoria costruita attraverso un bando competitivo con punteggi preventivamente stabiliti.
Secondo il rapporto elaborato da Adriano Varrica (deputato regionale del Movimento 5 Stelle), nel triennio 2023-2025 la Presidenza dell’Ars ha erogato 7,85 milioni di euro a circa 2.700 beneficiari. Le associazioni e gli altri enti senza scopo di lucro hanno ricevuto il 67,8% delle risorse; gli enti locali il 19,5%; parrocchie e istituti religiosi l’11,4%; scuole e università circa l’1,5%.
Lo stesso studio ha rilevato una concentrazione territoriale: Catania e Ragusa, con circa il 29% della popolazione siciliana, hanno ottenuto oltre il 40% degli importi considerati. Paternò (Comune della Città metropolitana di Catania), città d’origine di Galvagno, ha ricevuto 268.700 euro nel triennio. Sono dati che vorrebbero una verifica politica sulla distribuzione.
Nel 2026 gli elenchi disponibili fino all’estate hanno documentato più di 431.000 euro per circa 110 iniziative. Gli importi sono andati da 700 euro per la mostra di bonsai e suiseki, cioè pietre naturali selezionate e presentate secondo una tradizione artistica giapponese, organizzata a Modica (Comune del Libero consorzio comunale di Ragusa, Sicilia), fino a 15.000 euro per singoli appuntamenti.
Tra questi sono comparsi 15.000 euro per Etna Comics a Catania, 15.000 euro per “Natura e cultura” a Maletto (Comune della Città metropolitana di Catania), 15.000 euro per la Sagra del carciofo violetto a Niscemi (Comune del Libero consorzio comunale di Caltanissetta) e 15.000 euro per Taomoda a Taormina. Il contributo non coincide necessariamente con il costo totale dell’evento e, negli elenchi dell’Ars, l’asterisco segnala le pratiche non ancora definitivamente erogate.
Le finanziarie e il rischio dei conteggi gonfiati
Il secondo canale è costituito dalle leggi regionali. Nella finanziaria approvata all’inizio del 2024 il maxi-emendamento è stato descritto come un intervento da circa 40 milioni di euro, dei quali una parte vicina a 20 milioni è stata collegata ai territori. La cifra, tuttavia, comprendeva anche lavori su piazze, edifici, chiese e impianti sportivi. Non può quindi essere classificata interamente come spesa per eventi.
Alla fine del 2024 la manovra per il 2025 ha raccolto quasi 100 milioni di interventi territoriali. Anche in quel caso le voci non riguardavano soltanto manifestazioni. Accanto a feste patronali, carnevali e iniziative di promozione sono comparsi contributi per infrastrutture, bilanci comunali, attrezzature, edifici di culto e altre finalità. Allcune ricostruzioni giornalistiche hanno contato quasi 60 feste patronali, ma attribuire tutti i 100 milioni agli eventi significherebbe alterare il contenuto della legge.
Il metodo è stato contestato poiché molti finanziamenti sono stati inseriti durante la fase finale dell’esame parlamentare, attraverso emendamenti e tabelle concordate fra gruppi di Maggioranza e Opposizione. Marco Falcone (all’epoca assessore regionale all’Economia e rappresentante di Forza Italia) li ha difesi come risposte a esigenze legittime dei territori e strumenti per il turismo e la riqualificazione urbana.
Renato Schifani (presidente della Regione Siciliana e rappresentante di Forza Italia) ha annunciato in più occasioni la volontà di restringere il ricorso ai contributi discrezionali e di privilegiare procedure fondate su avvisi e criteri verificabili. Non si è fatto. La permanenza di numerose assegnazioni nominative dimostra però che il problema non è stato ancora superato.
I 9 capoluoghi e il dato mancante
Ancora più complessa è la ricostruzione delle spese sostenute direttamente dai 9 capoluoghi siciliani. Palermo, Catania, Messina, Siracusa, Ragusa, Enna, Caltanissetta, Agrigento e Trapani non adottano una classificazione identica. Le spese possono essere registrate come turismo, cultura, grandi eventi, sport, promozione territoriale, servizi tecnici, sicurezza, spettacolo oppure contributi ad associazioni.
Nei documenti comunali, inoltre, il valore complessivo di una manifestazione può comprendere risorse regionali, imposta di soggiorno, sponsorizzazioni, fondi propri e prestazioni acquistate separatamente. Senza ricondurre ogni pagamento al singolo evento e alla sua fonte finanziaria, qualsiasi somma complessiva sarebbe soltanto indicativa.
La stima prudente che emerge dagli atti esaminati è dunque quella di diverse decine di milioni di euro nel triennio per il solo insieme degli interventi regionali riconducibili, in senso ampio, a manifestazioni e promozione territoriale. Non è invece documentabile, allo stato, una cifra precisa comprendente anche i 9 capoluoghi. I 100 milioni della manovra 2025 rappresentano il valore di un contenitore eterogeneo e non il costo delle sole sagre.
Tasse, servizi e controlli
Un timore ragionevole, alla luce dei precedenti, è che tutto questo, insieme ad altri fattori, possa contribuire ad aumentare ulteriormente la pressione fiscale locale, provinciale e regionale.
I Comuni deliberano l’Imposta municipale propria (IMU), la Tassa sui rifiuti (TARI) e l’addizionale comunale all’Imposta sul reddito delle persone fisiche (IRPEF). Gestiscono inoltre il Canone unico patrimoniale (un corrispettivo patrimoniale dovuto ai Comuni, alle Province e alle Città metropolitane per l’occupazione di spazi pubblici e per la diffusione di messaggi pubblicitari). Aliquote, esenzioni e agevolazioni cambiano da Comune a Comune e sono consultabili nel portale della fiscalità regionale e locale del Ministero dell’Economia.
Le Città metropolitane e i Liberi consorzi ricevono l’Imposta provinciale di trascrizione (IPT, deve essere pagata entro 60 giorni dal rilascio della carta di circolazione per i veicoli nuovi, dall’autentica della firma per quelli usati e dall’accettazione dell’eredità in caso di successione, per gli atti giudiziari o societari, il termine decorre dal sesto mese successivo alla data dell’atto), la quota sulle assicurazioni per la responsabilità civile automobilistica (l’imposta RC Auto, è un tributo obbligatorio applicato dallo Stato e dalle Province sul premio della polizza assicurativa) e il Tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela ambientale (un’addizionale provinciale legata alla tassa sui rifiuti, destinata a finanziare le funzioni ambientali di Province e Città Metropolitane) applicato insieme alla TARI.
La Regione riscuote invece, con regole e destinazioni differenti, bollo automobilistico, addizionale regionale all’IRPEF e Imposta regionale sulle attività produttive (un tributo locale italiano che si applica al valore aggiunto netto prodotto dalle attività economiche).
Mentre cittadini e imprese sono chiamati a sostenere tributi destinati ai servizi collettivi, la Regione e gli Enti locali non offrono ancora una banca dati unica che consenta di conoscere quanto viene speso, con quali criteri e quali risultati, per feste, spettacoli e promozione territoriale.
È proprio questa assenza di rendicontazione coordinata a impedire una valutazione completa. Non basta sapere quanto è stato concesso: servono costi finali, somme realmente pagate, presenze certificate, ricadute economiche, criteri di scelta ed eventuali finanziamenti ricevuti dallo stesso evento attraverso canali differenti. Solo allora sarà possibile distinguere un investimento turistico utile da una distribuzione di risorse fondata prevalentemente sulla vicinanza politica.

Giornalista pubblicista, ex direttore di una precedente testata e attuale direttore di Mediterranea24.









